BOTTICINO: MARMO, AUTO, CIBO, VINO E… CALZE CHIC

di Cesare Zucca

Benvenuti a Botticino, piccolo comune nella provincia di Brescia ai piedi delle prealpi bresciane in una posizione pittoresca, sovrastato dal Monte Maddalena e circondato da numerose colline su cui sorgono vigneti e uliveti.
E’ la patria del pregiato “marmo botticino”, caratterizzato dall’estrema compattezza, con bassi valori di assorbimento e porosità, idoneo all’impiego all’esterno e rinomato per le sue caratteristiche meccaniche quali la resistenza alla compressione, alla flessione e all’usura. Per l’indiscutibile bellezza e le grandi doti di resistenza, è dunque considerato un marmo pregiato.
Utilizzato fino dai tempi dei Romani per edificare nell’antica Brixia, fino al XVII secolo nella Repubblica di Venezia, fino a costruzioni più recenti, comel’Altare della Patria a Roma, il Teatro alla Scala a Milano, la Casa Bianca a Washington, il Palazzo delle Nazioni a Ginevra, il Parlamento di Vienna, e il Basamento dell’ iconica Statua della Libertà.
Prima tappa del nostro weekend sarà proprio il Museo del Marmo di Botticino, che si snoda attraverso l’area interessata da precedenti cave e offre una vasta panoramica di attrezzi, foto e documenti relativi al mondo delle cave. Un viaggio dalla geologia alla trasformazione artistica, dalla storia estrattiva al trasporto, alla memoria storica fino alla memoria locale. Il museo organizza interessanti tour che, oltre agli spazi museali, vi portanteranno nel cuore delle cave di marmo.
NEL CALICE
Il botticino è un marmo molto importante anche per la viticultura, infatti nel terreno si trovano altissime percentuali di calcare, carbonato di calcio e altri minerali che insieme alle argille danno origine alle tipiche Marne. I minerali poi assorbiti dalle piante contribuiscono alla struttura conferendo sapidità e eleganza. Ne sanno qualcosa le attivissime sorelle Alessandra e Rossella Noventa che coltivano viti con i metodi dell’agricoltura biologica.

Alessandra e Rossella Noventa

Il cavallo di battaglia di Noventa è “L’ Aura”, un rosato giovane, fresco, profumato e minerale. Secco, elegante, sapido, persistente, è un perfetto condimento per piatti di pesce di lago, di carni bianche e vegetariani. Tra i loro gioielli troviamo il rosso “Ulivi” 2020, premiato come il più “green” tra le guide vini Slow Wine di Slow Food.
MARMO, VINO E… CALZE!
Si, a Botticino scoprirete uno dei calzifici più prestigiosi d’Italia, che da oltre settant’anni rappresenta una nicchia di mercato di altissima gamma e massima espressione artistica. Si tratta di DèPio, fondato nel 1949 dall’inventore Pio Chiaruttini che per primo brevettò brevetto l’immaglio dell’elastico nella calza. Un’invenzione rivoluzionaria che decretò la fine della giarrettiera. Oggi DèPio è guidato dalla figlia Mary e dai figli, Elisabetta e Giordano, produttori di griffatissime collezioni da donna, che sfilano sulle passerelle più prestigiode del mondo, coprendo una nicchia di mercato di altissima qualità.
Le creazioni di DèPio sono frutto di una ricerca incessante e di una massima espressione artistica, piccole opere d’arte dai filati pregiati, che vanno dalla pura lana all’alpaca, al cachemire, alla lana del bufalo tibetano sino ad arrivare al pelo di cervo, veri pezzi cult che si aggirano sui 300 euro al paio.
Ho curiosato nel loro laboratorio e ho visto creazioni per nomi stellari della moda internazionale (che per accordi con le griffes non posso rivelare) ma che presto ammirerete nelle riviste di moda.
Quali saranno le tendenze moda 2024?
La donna indosserà sexy collants coloratissimi e semi trasparenti mentre l’uomo porterà calzini scuri, a righe, pois o ispirati a disegni decò, come i calzini in seta “Del Vate” dedicati a Gabriele d’Annunzio. icona di stile e eleganza.DA VEDERE
Palazzo della Canonica
Costruito nel 1765. Sul portale in bugnato, con cancello in ferro battuto, spicca lo stemma di famiglia dei parroci don Pietro e Francesco Morari, fautori dei lavori della nuova chiesa.
Chiesa della Santissima Trinità
Sul colle di San Gallo, adiacente all’ex monastero omonimo, nato intorno al 110, da tempo immemore luogo di devozione della popolazione della frazione San Gallo, così come la Madonna con Bambino, statua lignea risalente ai primi del Seicento.
Basilica minore di Santa Maria Assunta
Arricchita da altari marmorei e pale d’altare nei secoli XVII, XVIII, XIX e XX, Chiesa dei Santi Faustino e Giovita
L’antica chiesa parrocchiale
È da ritenersi l’edificio sacro di più antica fondazione di tutta la Valverde, eretto attorno all’VIII secolo. Ospita o tre cicli pittorici eseguiti nei secoli XV, XVI e XVII
Teatro Centro Lucia
Futuristico complesso polifunzionale articolato su tre piani e una terrazza-sala “a cielo aperto”, con straordinaria vista sul paese, sulle cave e sulle montagne.Museo 1000 Miglia
Spettacolare passerella di auto storiche avvolte da allestimenti e scenografie che richiamano, agli occhi dello spettatore, i vari periodi ed epoche storiche toccati dalla corsa. Gift shop dedicato ai gadget, oggetti e abbigliamento della Mille Miglia e non solo. Potrete trovare l’abbigliamento da pilota come ad esempio tute, cuffie, caschi con visiera, occhiali, guanti e il merchandising delle principali case automobilistiche.
Nella libreria del museo troverete molte pubblicazioni sul mondo delle corse automobilistiche e diversi libri dedicati a marchi specifici e modelli particolari.Aperto anche nei week-end, una vera istituzione per il mondo dell’auto d’epoca.

La prima Luna
Sale divertimento per i più piccoli che si perderanno per ore a giocare nella sala gonfiabili e altre coinvolgenti attrazioni che mentre i genitori si gustano pizza e birra in beata pace sapendo che i loro figli si divertono un mondo.FAME?
Cascina Brugnola, Rezzato
Antica e solida struttura di campagna nel mezzo di un’ oasi di verde.
Chef Giuseppe Pasini propone una cucina dal tocco mediterraneo/internazionale, caratterizzata da piatti di carne e di pesce.

Giuseppe Pasini

Il suo menu predilige ricette semplici e nello stesso tempo sofisticate, sempre con attenzione alla qualità dei prodotti e alla stagionalità e sempre mantenendo certi ingredienti e piatti tipici del territorio, come il formaggio bagoss, il manzo all’olio, lo stracotto di pecora, il carpaccio di cervo marinato e la tipica maialata con cotechino e fagioli, a cui lo Chef dedica delle serate speciale a tema.
Oltre ai piatti in menù vi saranno proposti gustosi “fuori carta” in base alla disponibilità di prodotti freschi di stagione come il delizioso coniglio disossato e porcini o il risotto al tartufo bianco o nero, a secondo della stagione.
Trattoria Cave
Ambiente familiare e accogliente, ricca di piatti della cucina tipica Bresciana paladina dei sapori di una volta, tra cui i classici casoncelli di bagoss, di cinghiale o di cervo
Trattoria Antico Sole
Ambiente rustico, tovaglie a quadretti, ottimi taglieri di salumi, più trattoria di così…

Un particolare ringraziamento alla mia agguerrita guida Francesca Facchetti, bresciana doc.

  CESARE ZUCCA Travel, food & lifestyle.
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo.  Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative. Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta in stile ‘Turista non Turista’

 

 




SAN VALENTINO, IL MONDO FESTEGGIA AMORE E CIOCCOLATO

—— di Cesare Zucca  —–

Rose rosse, fiumi di cioccolato e tanto amore !
E’ San Valentino, festività che proviene dall’antica tradizione romana dei Lupercali, feteggiamenti pagani che vennero assorbiti dalla tradizione cristiana, trasformandoli nel giorno dedicato al Santo protettore degli innamorati.

Oggi la Festa di San Valentino viene celebrata in tutto il mondo con tante usanze diverse: nel Regno Unito, il motto è “ Love is in the air”, le coppie si scambiano fiori, cioccolatini e gioielli in romantiche cenette a lume di candela. In Sud Corea e Giappone sono le donne a regalare dolci e cioccolatini ai loro innamorati che, esattamente un mese dopo, faranno lo stesso ragalando dolcetti e mazzi di fiori alle loro donne. In Peru San Valentino è il giorno più romantico per sposarsi e tante coppie scelgono proprio questa data per regalarsi orchidee e unirsi in matrimonio.

E se l’innamorata o l’innamorato non ce l’hai?
No problem: in Finlandia di divertono anche i “single”, qui infatti la festa è diventata il “Friend’s Day” dove tutti vengono coccolati con bigliettini e cioccolatini. Gli innamorati negli USA non hanno mezze misure quando si tratta di mostrare al partner il proprio amore. Il “Valentine’s Day” è davvero un gran business, bob solo cioccolato, ma anche creme di bellezza, sapone, shampoo e mille altri prodotti , tutti al seducente sapore di cacao.Si, gli americani ogni anno spendono 18 miliardi di dollari in bigliettini e gadgets targati “I Love  You”

Naturalmente il cioccolato  è la superstar della Festa: Il dolce seduttore conquista il mondo, sfila in passerella, veste la Barbie, si tuffa nell’oro, cura la pelle, diventa esperienza olistica e massaggio tendenza e protagonista di eventi dedicati alla cultura del cacao, come la manifestazione ChocoLOVE che vuole raccontare il cioccolato, sensibilizzare il concetto di Amore coinvolgendo i campioni della cioccolateria, pasticceria, gelateria, caffetteria e ristorazione, tra cui Enric Rovira, eclettico maestro Catalano, Simona Solbiati elegante maestra del cioccolato a Milano, Arianna Facci con il suo cioccolatino Equlibrio che con il gelato Baci di Pessione di Mauro De Comite,  Denis Buos e il suo progetto Gelato e Pasticceria sociale che vuole dare lavoro a persone con disabilità e vittime di violenza.

ChocoLOVE, Palazzo Bovara, Milano

Il “Re del Cioccolato” Ernst Knam ha voluto coccolare tutti gli innamorati e non solo: Il suo “Box Amour”, cioccolatini a forma di cuore rosso con salsa al lampone e ganache al fondente, Lecca Lecca al cioccolato fondente arricchito con la scritta “LOVE” in cioccolato bianco, Biscotto LOVE farcito con cremino al rum e Lollipop  in cioccolato bianco, farciti con cremino alla nocciola.
Che delizia!


Il “Box Amour” di Ernst Knam

I più grandi Maitre Chocolatiers del mondo si sbizzarriscono nel creare i loro gioielli al  cioccolato. Trionfano i cuori, forieri di messaggi romantici come “Kiss Me” ” My Love” e naturalmente…”Ti voglio bene”

I “CuorI scrigno ” creatI dal Maitre Chocolatier Ernst Knam. Racchiudono nocciole ai tre cioccolati: fondente, al latte o bianco.

CHOCOLATE SPA
Avete mai provato un massaggio… al cioccolato?
E’ un’esperiena olistica davvero unica! A cominciare dal massaggio alla mousse di cioccolato creato da Irina Pritsker un’esperta di fama internazionale  “Il cioccolato e’ ricco di proprieta antiossidanti , racconta Irina, e quindi un alleato antinvecchiamento. Contiene caffeina che pulisce idratata e nutre la pelle, combatte lo stress e rilassa.
E’ caratterizzato da movimenti lenti e circolari in modo da permettere al corpo di assorbire la teobromina. Quest’ultima è in grado di favorire il corretto flusso della circolazione sanguigna, oltre ad agire come antiossidante e anti cellulitico.

PROFUMO DI MODA
Insomma, il cioccolato è di moda e viene festeggiato in festival e show in tutto il mondo: Londra, Parigi, Bruges, Melbourne, New Brunswick, mentre la manifestazione Eurochocolate festeggerà 30 anni di attività partendo da Avellino, per approdare a Marzo e Ottobre a Perugia, terra natale dell’evento, con le due tradizionali edizioni: primaverile e autunnale.

Da tutto il mondo ci arrivano dolci tentazioni. A sinistra i cuoricini di Venchi, a destra, dalla Danimarca la proposta di Lakrids et Bulow

A sinistra , dalla illustre scuola belga arriva un cuore di praline firmate Neuhaus. A destra un box cioccolatoso di Mr. Whippy

A Dicembre i festeggiamenti si concluderanno in due “Terre del Cacao” Ecuador e Gabon. Non mancheranno nuove proposte, ricette inedite e idee sorprendenti. compresa una sfilata di moda con modelli e accessori firmati, tutti rigorosamente di cioccolato. Persino Barbie, sempre attenta alle tendenze moda, ha inserito nel suo ricco guardaroba un elegante abito di organza al profumo di cacao.

Barbie da collezione con abito al cioccolato fondente

E NEL CALICE?
La vostra cena romantica coronerà perfettamente l’ intimo ” tête-à-tête” con uno spumante rosè DOCG metodo classico al 100% Pinot Nero. Per celebrare l’amore, niente di meglio che un riferimento alla nostra terra, con un vino rifermantato in bottiglia a contatto con i lieviti per 36 mesi, per esaltare complessità e profodità al suo carattere. Ho scelto “Allure” della vinicola Sartieri che dal 1931 si distingue per vini di alta qualità, personalizzati su misura per i palati più esigenti. Sarà un’esperienza sensoriale unica ed indimenticabile, proprio come il vostro amore.

. IL GELATO AL CIOCCOLATO PIU’ CARO DEL MONDO ?
Senza dubbio è il “Golden Opulence” di Serendipity3 a New York. E’ guarnito da fiori, caviale, frutta e vaniglia ed è raccolto in una foglia d’oro 24 carati, costa 1000 dollari, compreso il calice baccarat e il cucchiaino in oro e madreperla da portare a casa come souvenir. Tra i clienti affezionati: Madonna, Jamie Foox, Jude Law, Nicole Kidman e Beyoncè.


il “Golden Opulence”di Serendipity3 , Il gelato al cioccolato piu’ caro del mondo

A questo punto non mi resta che augurarvi
“Felice San Valentino”
“Happy Valentine’s Day”
… e che questa meravigliosa Festa dell’Amore duri tutto l’anno!

Il più tenero dei baci, quello tra Minnie e Topolino, in un’opera dell’artista Sara Arnaoud @ Art Lux Gallery

CESARE ZUCCA
Travel, food & lifestyle.
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo.  Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative. Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta in stile ‘Turista non Turista’

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Al via FontinaMi, l’evento dedicato alla Fontina Dop della Valle d’Aosta

Fino al 25 febbraio, in 12 ristoranti milanesi, si potranno gustare a pranzo e a cena, piatti a base della pregiata Fontina Dop, in formaggio simbolo della Valle d’Aosta. È partita, infatti, la terza edizione di FontinaMi, la kermesse promossa dal Consorzio per la Tutela della DOP fontina per fare conoscere uno dei formaggi più famosi del mondo, in tutte le sue sfumature.

In particolare, la variante proposta sarà la più pregiata, la Fontina Dop Alpeggio e si potrà scoprire presso i ristoranti di Milano: Ciz, Coraje, Daniel Canzian, Dvca Rovello, Dvca Giardino, Il Liberty, Innocenti Evasioni, Locanda alla Scala, Mi View, Osteria Brunello, Ratanà, Testina, che proporranno in menù, per due settimane, rivisitazioni dei piatti della tradizione e abbinamenti decisamente più inconsueti.

Chiacchiere croccanti con Fontina DOP dello chef Daniel Canzian

Tutti coloro che mangeranno in uno dei ristoranti aderenti riceveranno in omaggio un amuse-bouche creato per l’occasione, affiancato a un assaggio di Fontina DOP Alpeggio in purezza per poter apprezzare la differente sensazione al palato tra il prodotto tout court e la sua versione cucinata.

La Fontina DOP e il suo legame con il territorio

Lo sapevate? La Fontina DOP viene prodotta esclusivamente in Valle d’Aosta. I suoi ingredienti sono solo tre: sale, caglio e latte intero crudo appena munto dalle bovine di razza valdostana autoctona (pezzata nera, pezzata rossa e castana). A rendere questo formaggio davvero unico al mondo è il suo legame con il territorio e con l’ambiente. La Fontina DOP nasce infatti tra le vette più alte d’Europa, tra prati ricchi di mille fiori ed erbe locali, nutrimento delle mucche che forniscono il latte, e sorgenti naturali che ne determinano il sapore dolce e l’aroma delicato.

Non solo: con 360 mila forme prodotte nel 2023, la Fontina DOP è l’8° formaggio di latte vaccino per importanza tra i formaggi DOP italiani e tra i pochissimi a essere prodotto esclusivamente con latte bovino crudo, fresco e intero.

Non c’è forma di Fontina DOP uguale all’altra

Sapevate, poi, che non esiste una forma di Fontina DOP uguale all’altra? E anche l’aroma e il sapore di ogni forma possono variare perché si adegua alla vita delle mucche. Infatti, nel periodo invernale, le mucche rimangono a fondovalle, mentre in estate le mandrie si spostano in vetta, fino a raggiungere i 2700 metri. È proprio ad alta quota che avviene la produzione della rinomata Fontina DOP Alpeggio, e la differenza è proprio l’alimentazione delle mucche: erba verde dei pascoli d’alta montagna nel periodo estivo e il fieno dei prati di fondovalle nel resto dell’anno. In alta montagna, poi, le erbe variano anche a seconda dell’altitudine, donando alla forma prodotta in un determinato alpeggio note distintive uniche.

Mungitura a mano

Inoltre, in molti allevamenti la mungitura avviene ancora a mano e anche ciò contribuisce a conferire a ogni forma di Fontina DOP caratteristiche peculiari. La salatura, poi, può essere più o meno accentuata a seconda del produttore e il risultato si potrà scoprire solo al momento del taglio.

Stagionatura delle forme

In ogni caso, le caratteristiche peculiari della Fontina DOP d’Alpeggio solo la morbidezza e la cremosità, oltre a un aroma erbaceo unico. La sua produzione rappresenta circa il 15% della produzione totale di Fontina DOP ed è considerato il “prodotto caseario d’eccellenza più alto d’Europa”, nonché quello più antico.

Una sola FONTINA DOP, tre tipologie

La Fontina DOP è presente in tre diverse tipologie. La Fontina DOP viene prodotta tutto l’anno, le forme hanno la crosta marrone chiaro, la pasta di colore giallo paglierino tenue, morbida e fondente, e al palato risulta dolce, aromatica e con prevalenti sentori lattici, come latte, burro e burro fuso.

La Fontina DOP Lunga Stagionatura, invece, viene affinata in grotta per un minimo di 180 giorni, durante i quali i sapori si esaltano, donando al formaggio un gusto più intenso e aromatico. Le forme hanno una crosta marrone scuro, la pasta di colore giallo intenso, morbida e fondente. Al palato risulta avere note aromatiche legnose e lattiche più intense e persistenti.

La Fontina DOP d’Alpeggio, invece, nasce tra giugno e settembre, negli alpeggi della Valle d’Aosta, fino a 2700 metri di altezza, quando le mucche pascolano libere nutrendosi di erbe fresche e fiori di montagna. Il latte appena munto viene trasformato direttamente in loco, nelle casere di alpeggio, per mantenere inalterate le caratteristiche. Le forme hanno una crosta marrone chiaro, la pasta è di un giallo paglierino intenso ed è morbida e fondente. Al palato risulta particolarmente dolce e aromatiche grazie ai sentori erbacei (come fiori di montagna ed erba fresca), che si aggiungono ai sentori tipici della Fontina DOP.

INFO

www.fontina-dop.it




FIUMICINO: la “periferia iodata” diventa un “paradiso gourmet”!

di Cesare Zucca —

FIUMICINO OGGI: MOLTO PIU’ DI UN AEROPORTO!

( in italian and english)
Scopriamo insieme questa città sul litorale tirrenico della metropolitana di Roma, a nord del delta del Tevere, che è diventata una meta del bello e del gusto.
DA VEDERE .
Episcopio di Porto: antico borgo medievale che, dopo lo spopolamento della città di Porto, nel medioevo l’episcopio divenne un luogo fortificato con funzione difensiva dalle incursioni saracene. Le colonne all’ingresso, provengono dalla vicina Necropoli di Porto, importante sito archeologigo dove furono scoperte quasi 150 tombe, e preziosi mosaici .

Episcopio di Porto

Entrando si accede al cortile interno, la parte più antica del borgo. Oasi di Porto transito strategico voluto dall’imperatore Claudio nel 42 d.C dal grande valore storico e archeologico. Museo delle navi romane: dove si ammirano oggetti storici e i resti di cinque navi romane ritrovate durante i lavori di realizzazione dell’aereoporto.

SPENDIDI MOMENTI “GREEN
La Riserva naturale Litorale Romani ospita due siti archeologici, la spiaggia Capotta e la marina di Palidoro. L’area di estende per oltre 16 mila e qui si possono ammirare molte specie di animali tra cui volpi, cervi, daini, falchi pellegrini, usignoli di fiume e tanti altri. L’oasi di Macchiagrande, un’area protetta gestita dal WWF, dove spiccano la “Pineta monumentale“, le “Vasche di Maccaresse” e il “Bosco Foce dell’Aronne“, veri gioielli di bellezza naturale incontaminata e rifugio faunistico. Isola Sacra, atollo artificiale creato sotto l’egemonia di Traiano realizzato grazie alla costruzione di un canale tra il Tevere e il mare.

Macchiagrande

Fiumicino riserva molte altre attrazioni: Castello di Torre In Pietra, la Torre di Palidoro, il Castello di San Giorgio, Torre Clementina, Area archeologica dei Porti Imperiali di Claudio e Traiano e non dimenticate di godervi una bella passeggiata lungo il litorale, magari all’ ora di un romantico tramonto

FIUMICINO “GOURMET: SCOPRI LA “PERIFERIA IODATA”
Cullata da un’aria insaporita dal mare, è nata “Periferia iodata”, un progetto che riunisce i ristoratori locali, impegnati nella scoperta, nella valorizzazione e nella tutela dei sapori, promozione del territorio, delle sue eccellenze enogastronomiche nonchè la diffusione della cultura culinaria di Fiumicino anche all’estero. Un mix di cucina di mare e della tradizione romana, innovati da nuove tecniche con proposte che vanno dal carpaccio di ricciola e carnacina, ai calamari arrostiti alle erbe di macchia, alle carote fermentate e infuso di calamari, agli spaghetti alle telline, ai broccoli e arzilla e molti altri.

Al progetto, iniziato dagli chef stellati Gianfranco Pascucci e Lele Usai, insieme a Marco Claroni e Benny Gili e ora presieduto da Marco Fiorucci, si sono poi aggiunti numerosi chef, uniti missione di far conoscere l’identità culinaria e territoriale di Fiumicino in tutto il mondo
DOVE MANGIARE
Torre Clementina è un lungo rettilineo che costeggia il molo dei pescherecci, costellato di ristoranti e trattorie di mare, pizzerie d’eccellenza, enoteche e pescherie. Potrete gustare i piatti tipici di Fiumicino, come la vaccinara di tonno, la coda alla vaccinara, pizza con porchetta e patate e gamberina fritta e naturalmente i succulenti primi della tradizione romana, come pasta all’amatriciana, carbonara e gricia.
Se Fiumicino è una delle nuove mete gastronomiche italiane grande merito è di uno degli Chef più importanti d’Italia: Gianfranco Pascucci. Il suo Al Porticciolo, stella Michelin dal 2012 è considerato tra i migliori ristoranti di pesce non solo del Lazio ma di tutt’Italia. Il menu “Come è profondo il mare“, valorizza sia le risorse del mare sia dell’entroterra.  Materia prima di ottima qualità, che lo chef tratta con precisione quasi orientale, facendo attenzione a non sovrastare mai l’ingrediente principale e a salvaguardarlo con temperature perfette. Dalla gallinella cruda con ceviche caviale Kaluga-Amur e zucchine, alla croccante tempura di calamari e ai gamberi viola, aromatizzati da erbe della macchia, essenze di agrumi e serviti su una mattonella di sale, fino a combinazioni più audaci, come il delizioso risotto ai gamberi, funghi porcini e mirtillo fermentato.

Gianfranco Pascucci e il suo risotto ai gamberi, funghi porcini e mirtillo fermentato.

Chef Lele Usai, al timone de’ Il Tino punta a una cucina contemporanea, territoriale, qualità  e stagionalità degli ingredienti, arricchita da tecniche di esecuzione all’avanguardia, raffinata nelle presentazioni. aperta ad elementi esotici mentre al Quarantunododici propone una cucina di mare legata al territorio e alle sue tradizioni. In aggiunta alla carta, c’è anche il “Diario di Bordo” che riassume la selezione del pescato più fresco.

Lele Usai

Sulle tavole di Fiumicino trionfano i piatti di pesce.
Chef Marco Ciaroni dell’ Osteria dell’orologio punta su una meticolosa ricerca del prodotto locale seleziondo anche varietà meno conosciute. Nel menu troviamo crudi, cotture classiche marinare, talvolts con echi asiatiici, salumi di mare e anche una bottarga di produzione propria.

Marco Ciaroni

E LA LISTA CONTINUA…
Allure, alterna mare, creatività e proposte pop. Un applauso ai dolci, vero must del locale. Malibu, pesce fresco garantito, La Marina, guidata da Alessandro Pietrini, Vista Fiumicino Darsena, dove i gamberi finiscono in una squisita pasta cacio e pepe. Follish: siamo a Fiumicino o Miami? Daniele Celso ci porta in un locale stile USA che, oltre che su cucina e cocktail punta molto sull’ambiente in stile cosmopolita.
PIZZA E PESCE ?
Sancho è una ruspante istituzione in voga dagli anni ’60, dove la classica pizza romana o quella padellino confermano al validità dell’ accoppiata “pizza e cucina di pesce” e lo dimostrano le spettacolari creazioni di Luca Pezzetta della Pizzeria  ClementinaDalla pizza ai gamberi rossi, crudo di gamberi viola o mazzancolle (a seconda del pescato del giorno) alla capricciosa di mare con prosciutto di tonno o ricciola fatto in casa, bottarga fatta in casa, stracotto di datterino,stracci di mozzarella di bufala, terra di olive e petali di carciofo alla giudia.
Vi è già venuta l’acquolina in bocca?
Quindi… niente male l’idea di un weekend a Fiumicino !

dCESARE ZUCCA
Travel, food & lifestyle.
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo.  Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative. Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta in stile ‘Turista non Turista’

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FIUMICINO TODAY: MUCH MORE THAN AN AIRPORT!
Let’s discover together this city on the Tyrrhenian coast of the Rome metro, north of the Tiber delta, which has become a destination for beauty and taste.
TO BE SEEN .
Episcopio of Porto: ancient medieval village which, after the depopulation of the city of Porto, in the Middle Ages the episcopio became a fortified place with a defensive function from Saracen incursions. The columns at the entrance come from the nearby Necropolis of Porto, an important archaeological site where almost 150 tombs and precious mosaics were discovered.

Episcopio di Porto

Upon entering you enter the internal courtyard, the oldest part of the village. Porto Oasis strategic transit wanted by Emperor Claudius in 42 AD with great historical and archaeological value. Museum of Roman ships: where you can admire historical objects and the remains of five Roman ships found during the construction of the airport.

SPEND “GREEN” MOMENTS
The Litorale Romani Nature Reserve is home to two archaeological sites, the Capotta beach and the Palidoro marina. The area extends for over 16 thousand and here you can admire many species of animals including foxes, deer, fallow deer, peregrine falcons, river nightingales and many others. The Macchiagrande oasis, a protected area managed by the WWF, where the “Monumental Pine Forest”, the “Vasche di Maccaresse” and the “Bosco Foce dell’Aronne” stand out, true jewels of uncontaminated natural beauty and wildlife refuge. Sacred Island, artificial atoll created under the hegemony of Trajan and created thanks to the construction of a canal between the Tiber and the sea.

Macchiagrande

Fiumicino has many other attractions: Torre In Pietra Castle, the Palidoro Tower, the Castle of San Giorgio, the Clementina Tower, the archaeological area of the Imperial Ports of Claudius and Trajan and don’t forget to enjoy a nice walk along the coast, perhaps at the time for a romantic sunset

FIUMICINO “GOURMET: DISCOVER   THE “IODIZED SUBURB”
Cradled by an air flavored by the sea,  was born PERIFERIA IODATA, a project that brings together local restaurateurs, committed to the discovery, valorization and protection of flavours, promotion of the territory, its food and wine excellences as well as the diffusion of culinary culture of Fiumicino also abroad. A mix of seafood cuisine and Roman tradition, innovated by new techniques with proposals ranging from carpaccio of amberjack and carnacina, to squid roasted with wild herbs, to fermented carrots and squid infusion, to spaghetti with cockles, broccoli and sprightly and many others.

The project, started by the starred chefs Gianfranco Pascucci and Lele Usai, together with Marco Claroni and Benny Gili and now chaired by Marco Fiorucci, was then joined by numerous chefs, united with the mission of making the culinary and territorial identity of Fiumicino known throughout the world

WHERE TO EAT
Torre Clementina is a long straight road that runs alongside the fishing boat pier, dotted with restaurants and seafood trattorias, excellent pizzerias, wine bars and fishmongers. You can taste the typical dishes of Fiumicino, such as tuna vaccinara, vaccinia tail, pizza with porchetta and potatoes and fried prawns and of course the succulent first courses of the Roman tradition, such as pasta all’amatriciana, carbonara and gricia.
If Fiumicino is one of the new Italian gastronomic destinations, great credit goes to one of the most important chefs in Italy: Gianfranco Pascucci.
Al Porticciolo, Michelin star since 2012, is considered among the best fish restaurants not only in Lazio but in all of Italy. The “How deep the sea is” menu enhances both the resources of the sea and the hinterland. Excellent quality raw materials, which the chef treats with almost oriental precision, taking care to never overpower the main ingredient and to safeguard it with perfect temperatures. From raw gurnard with ceviche, Kaluga-Amur caviar and courgettes, to crunchy squid tempura and purple prawns, flavored with bush herbs, citrus essences and served on a salt briquette, up to more daring combinations, such as the delicious risotto with prawns, porcini mushrooms and fermented blueberry.

Gianfranco Pascucci e il suo risotto ai gamberi, funghi porcini e mirtillo fermentato.

Gianfranco Pascucci and his risotto with prawns, porcini mushrooms and fermented blueberry.

Chef Lele Usai, at the helm of Il Tino, aims for contemporary, territorial cuisine, quality and seasonality of ingredients, enriched by cutting-edge execution techniques, refined in presentations. open to exotic elements while at Quarantunododici she offers seafood cuisine linked to the territory and its traditions. In addition to the paper, there is also the “Logbook” which summarizes the selection of the freshest catch.

Lele Usai

Fish dishes triumph on the tables of Fiumicino.
Chef Marco Ciaroni of Osteria dell’orologio focuses on meticulous research into local products, also selecting lesser-known varieties. On the menu we find raw fish, classic seafood dishes, sometimes with Asian echoes, seafood cured meats and even home-produced bottarga.

Marco Claroni

AND THE LIST GOES ON…
Allure, alternates sea, creativity and pop proposals. A round of applause for the desserts, a true must of the place. Malibu, guaranteed fresh fish, La Marina, led by Alessandro Pietrini, Vista Fiumicino Darsena, where the prawns end up in an exquisite cacio e pepe pasta. Follish: are we in Fiumicino or Miami? Daniele Celso takes us to a US-style venue which, in addition to cuisine and cocktails, focuses heavily on a cosmopolitan-style environment.
PIZZA AND FISH?
Sancho is a free-range institution in vogue since the 1960s, where the classic Roman pizza or the padellino pizza confirm the validity of the “pizza and fish cuisine” combination and this is demonstrated by the spectacular creations of Luca Pezzetta of Clementina.. From pizza with red prawns, raw purple prawns or prawns (depending on the catch of the day) to capricciosa di mare with homemade tuna or amberjack ham, homemade bottarga, datterino stew, shreds of buffalo mozzarella, ground of olives and artichoke petals Giudia style.
Is your mouth watering yet?
So… not a bad idea of a weekend in Fiumicino!




Il weekend fiorentino continua: scopriamo nuove bellezze e squisitezze stellate

di Cesare Zucca
La settimana scorsa vi abbiamo portato a Firenze per un fine settimana indimenticabile, ma un weekend fiorentino merita un altro capitolo per scoprire nuove bellezze, sorprese e squisitezze della la città soprannominata “Culla del Rinascimento”.
E’ noto, infatti, che è proprio questo il periodo storico che ha visto il fiorire nella città toscana di uno straordinario sviluppo letterario, artistico e scientifico.
A Firenze sono nati, hanno vissuto e sono passati moltissimi personaggi illustri e la città  conserva tracce dei suoi cittadini più illustri anche dove non ce lo aspetteremmo: non solo musei, ma anche strade, piazze, locali storici.
Da Dante a Michelangelo a Amerigo Vespucci e Giovanni da Verrazzano, da scopritori di nuove terre, fino a  vip contemporanei, come Gwyneth Paltrow, Michael Jordan, Tim Burton, Helena Bonham Carter, Russel Crowe, Sting , David Bowie, Richard Gere che ha ricevuto le chiavi della città in onore della sua lotta per i diritti umani

Gwyneth Paltrow,, Richard Gere

Tra gli “inquilini storici” ricordamo Galileo Galilei, protagonista dell’interessante Museo Galileo  e Michelangelo Buonarrotti la cui Casa Buonarrotti  è visitabile e merita di certo una tappa.

A sinistra Casa Buonarrotti , a destra il Museo Galileo

La vista più spettacolare della città?
Ve la dovete meritare… vi aspetta infatti un’intensa (ma pittoresca) salita per raggiungere Villa Bardini , da cui si gode di un panorama mozzafiato che abbraccia tutta Firenze.
Immersa in quattro ettari di bosco, giardino e orto frutteto affiancati dalle mura medievali della città,  Villa Bardini non è soltanto natura, ma cultura, arte e storia: una parte di Firenze. La Villa ospita rassegne fotografiche, mostre d’arte, allestimenti d’autore oltre che Il Museo Pietro Annigoni dedicato all’eclettico artista che a Firenze, nel fervido periodo tra le due guerre, sperimenta e libera la sua creatività con il disegno, la pittura, l’incisione, l’affresco e la medaglistica. Venne soprannominato il “pittore delle regine”. Tra gli altri ritrasse i reali inglesi, il presidente John Fitzgerald Kennedy e Papa Giovanni XXIII. Tuttintorno il suo meraviglioso giardino che raggiunge il culmine della bellezza da Aprile in poi.

TEATRO, OPERA, CINEMA E IL GRANDE MAESTRO
Museo Franco Zeffirelli
In Piazza San Firenze a pochi passi da Palazzo Vecch, troviamo una suntuoso palazzo tardo barocco dove arte, bellezza e talento si fondono in un unico nome:. Siamo alla Fondazione Franco Zeffirelli, scenografo, costumista e regista di alcune tra le più belle produzioni teatrali e cinematografiche di tutti i tempi. Il Museo ospita 250 opere del Maestro tra bozzetti di scena, disegni, costumi e poi ancora i poster dei suoi film più famosi come “Romeo e Giulietta”,“Fratello Sole Sorella Luna”, “Gesù di Nazareth” “Un Tè con Mussolini”, “Callas Forever” “Amleto con Mel Gibson e Glenn Close,e “La Bisbetica domata” con Richard Burton ed Elizabeth Taylor.

Il museo ospita tutta la sua produzione operistica, dalle “operine giocose” ai primi successi in America e al MET di New York,alle spettacolari regie di Bohème, Aida e Traviata alle insuperabili interpretazioni della sua grande Musa musicale: Maria Callas.

Zeffirelli espresse tutta la sua creatività e il suo talento anche alle trasposizioni in film di Cavalleria Rusticana e i Pagliacci che gli valse l’Emmy Award nel 1982 , uno dei tanti premi vinti da Zeffirelli, Oscar compreso.
Scoprirete la fedele ricostruzione dello studio di Zeffirelli con arredi, i soprammobili originali e la mozzafiato Sala Inferno dedicata al progetto sull’Inferno Dantesco mai realizzato da Zeffirelli. Cinquantuno bozzetti sono qui esposti e proiettati scenograficamente sul soffitto e sulle pareti. Un’emozione unica e una meta da non perdere.
PROFUMI E MEDICINE RACCONTANO LA STORIA E DIVENTANO ARTE…
Profumeria Santa Maria Novella
E’ considerata la farmacia più antica del mondo, la sua nascita è datata 1221, quando i frati domenicani isituirono un convento, dove coltivavano l’orto botanico di erbe aromatiche e piante per preparare medicinali, unguenti e balsami. La sua eredità nell’arte dello speziale attraversa otto secoli ed è profondamente intrecciata con la storia, le personalità e il tessuto sociale Fiorentino, in una alchimia di racconti e meraviglie che viene continuamente rinnovata.

i meravigliosi saponi ai fiori e frutta

Ricercatissimi prodotti tra cui candele, liquori e “antiche preparazioni”. Famosa per la sua Acqua della Regina, dedicata a Caterina de’ Medici, che la elogiò come un’ essenza profumata che esaltava l’eleganza e la grazia di Firenze.

Tra le più richieste troviamo Melograno dalle dolci note floreali orientali e
Tabacco Toscano  che celebra la fierezza di ingredienti toscani profondi, caldi e autentici. Una delle prime Colonie di Officina a diventare famosa nell’Europa del XIX secolo, ancora oggi è simbolo della potenza del viaggio.
Visitare questo paradiso dell’olfatto, sarà un momento indimenticabile del vostro weekend.
Ah , non dimenticate di farvi omaggiare di qualche campioncino…

Farmacia SS.Annunziata 1561
Un alro gioiello fiorentino , a pochi passi dal Duomo . Questa farmacia, nata come bottega di speziee governata delle Monache di S. Niccolò , deve il suo nome all’insegna della SS. Annunziata, un’effige con la scena dell’Annunciazione che accoglieva i passanti.

Per commemorare i 450 anni di attività, è nata la fragranza al profumo di iris, tributo a Firenze e al suo simbolico stemma. Tra i prodotti più richiesti, la nuova collezione di profumi per la persona, che include la fragranza Anniversary.

I profumi della Farmacia SS Annunciata

Santa Croce
Ricostruita nel 1294 per l’ordine francescano, è il luogo di sepoltura dei grandi e potenti di Firenze: Michelangelo, Rossini, Macchiavelli ed Galileo Galilei, Nel suo interno ospita  affreschi di Gaddi, affreschi di Giotto e il rilievo l’Annunciazione di Donatello, arricchisce la navata destra della basilica.
Una curiosità: la statua dedicata al drammaturgo Giovanni Battista Niccolini è molto simile alla Statua della Libertà dello scultore francesce Auguste Bartholdi. Chissà se  Auguste l’abbia scopiazzata?

Cosa dite: si somigliano?

Alla sinistra della facciata s’innalza la gigantesca statua celebrativa di Dante Alighieri che, con sguardo fiero, guarda i numerosi turisti che ogni giorno si recano a visitare la ChiesaSe si parla di Dante non si può ignorare colei che ispirò la sua poesia: Beatrice.
La nostra prossima meta è lo splendido Palazzo Portinari Salviati, casa natale di Beatrice. Scopriremo un mondo “gourmet” davvero stellare che ospita la Sala Beatrice, l’ambiente multifunzionale nato per ospitare eventi privati e meeting di lavoro,  il Salotto Portinari Bar & Bistrot dominato dalla statua originale di Cosimo 1 dei Medici, che ospita un ristorante per un pranzo di lavoro o una cena  informale, un cocktail bar un drink d’autore e caffetteria anche solo per sorseggiare un ottimo caffè.

Select, spuma di lampone, arancia pera: un drink creato da Dennis, barman del Salotto Portinari:

Infine il ristorante stellato 31 di Vito Mollica, all’interno dell’affrescata Corte degli Imperatori, ricca di affreschi, mosaici, possenti colonne e una storica fontana al centro della sala, insomma  un ambiente mozzafiato, dove il personale di sala vi accompagnerà al vostro tavolo.

La statua di Cosimo I e il meraviglioso sottitto affrescato

Chic Nonna è stato premiato con un Premio Speciale ai TheFork Awards 2022 per “avere dimostrato la forza e la brillantezza nel chiudere una lunga esperienza di 25 anni e rimettersi in discussione con un progetto altrettanto ambizioso e ricco”,  Chic Nonna (Stella Michelin) offre un menu alla carta e due menu degustazione, oltre a una proposta di vini in abbinamento.

Gli “amouse bouche” dello Chef Vito Mollica , tra cui uno squisito bacio di dama alla zucca e citronella

Un delicatissimo crudo di capesante con cime di rapa e mela annurca

Ho incontrato Vito Mollica per una simpatica intervista

Vito Mollica

Salve Vito, il suo primo ricordo in cucina?
Da subito, da piccolo. La mia era una famiglia contadina e l’attività casalinga si  svolgeva soratutto in cucina: tante zie intente a cucinare, camino acceso, la “pignata”  di fianco con l’ordine di non toccarla mai, visto che , come tutti i bambini , avevo sempre fame ed ero curiosissimo.

Una “cascata” di risotto al melograno servito su lepre selvatica e pistacchio salato

Quando è scattata la scintilla professionale?
In diverse “fasi”: la prima prima a vent’anni, quando frequentavo la scuola a Casargo , in provincia di  Lecco. Lì mi sono innamorato della vita del cuoco,  del fascino del viaggio, della possibilità di girare il mondo e conoscere culture e persone diverse.

Piccione alla brace, mais e mirtilli. Piatto fedele alla filosofia “no waste” dove tutto viene utilizzato, anche i fegatini serviti su polenta

Poi la fase milanese nel ristorante Mauro, dove si serviva tantissimo pesce fresco,  pwr proseguire nei grandi alberghi a Genova e Amsterdam dove avevo raggiunto una posizione di responsabilità. La scintilla “stellata” è arrivata a Londra per poi guidarmi a Firenze, una città che mi ha accolto in un modo bellissimo. Ho vissuto un lungo periodo con il gruppo Four Seasons con cui ho avuto la fortuna di aprire anche una bellissima struttura strutture a Praga di cui sono follemente innamorato anche perchè li sono nati i miei due figli

Gel di mandarino su croccante di nocciale e caramello

C’è un piatto a cui è particolarmente legato ?
Una pietanza veramente casalinga: i “cautarogni” di mia mamma Carmela, un tipo di pasta stascinata fatta a mano, mentre se penso a uno chef celebre ,mi viene in mente il meraviglioso capretto di Cesare GIaccone.
Uno dei suoi piatti preferiti?
I cavatelli cacio e pepe, insaporiti da gamberi rossi e calamaretti.

Se non fosse diventato chef…
(ride) Avrei fatto il cuoco!

LA RICETTA DI VITO MOLLICA
Cavatelli cacio e pepe, gamberi rossi e calamaretti spillo marinati
Per 4 persone

Assolutamente da vedere a Firenze:
Palazzo Vecchio, Galleria dell’Accademia per l’appuntamento con l’iconico David  di Michelangelo. la Cappella dei Medici, sfarzoso ambiente ottagonale ricco  di intarsi marmorei e delle splendide sculture di Michelangelo, Basilica di Santa Maria Novella e i numerosi tesori rinascimentali del capoluogo toscano, tra cui Santa Maria del Fiore, la Cupola del Brunelleschi, il Campanile di Giotto e il Battistero

Le sculture di Antonio Signorini in Piazza S.Firenze

Ponte Vecchio con le sue botteghe è uno dei luoghi più romantici del mondo, mentre le Gallerie degli Uffizi e del Bargello ospitano le opere dei padri del Rinascimento: Giotto, Leonardo, Michelangelo, Botticelli, Raffaello e Donatello.

Se vi siete persi la prima parte di “Weekend a Firenze”, cliccate qui

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FLORENCE, ITALY
Our next destination is the splendid Palazzo Portinari Salviati, Beatrice’s birthplace. We will discover a truly stellar “gourmet” world that houses the Sala Beatrice, the multifunctional space created to host private events and business meetings, the Salotto Portinari Bar & Bistrot dominated by the original statue of Cosimo 1 dei Medici, which houses a restaurant business lunch or an informal dinner, a cocktail bar for a signature drink and cafeteria, even just to sip an excellent coffee.

Select, spuma di lampone, arancia pera: un drink creato da Dennis, barman del Salotto Portinari:

Select, raspberry mousse, orange and pear: a drink created by Dennis, barman of the Salotto Portinari:

Finally, the starred restaurant Chic Nonna by Vito Mollica, inside the frescoed Corte degli Imperatori, full of frescoes, mosaics, mighty columns and a historic fountain in the center of the room, in short, a breathtaking environment, where the waiting staff will accompany you to your table.

Vito Mollica

Chic Nonna was awarded a Special Prize at TheFork Awards 2022 for “having demonstrated the strength and brilliance in closing a long 25-year experience and challenging itself with an equally ambitious and rich project”, Chic Nonna (Michelin star) offers an à la carte menu and two tasting menus, as well as a proposal for paired wines.

La statua di Cosimo I e il meraviglioso sottitto affrescato

The “amouse bouche” by Chef Vito Mollica, including an exquisite kiss of lady with pumpkin and lemongrass
A very delicate raw scallop with turnip tops and Annurca apple

Piccione alla brace , mais e mirtilli. Piatto fedele alla filosofia “no waste” dove tutto viene utilizzato, anche i fegatini serviti su polenta

I met Vito Mollica for a nice interview

Hi Vito, your first memory in the kitchen?
From the very beginning, as a child. Mine was a peasant family and the household activity took place mainly in the kitchen: many aunts intent on cooking, a fireplace lit, the “pignata” next to them with the order never to touch it, since, like all children, I had always hungry and was very curious.

Risotto al melograno servito su lepre selvatica e pistacchio salato

A “waterfall” of pomegranate risotto served on wild hare and salted pistachio
When did the professional spark strike?
In various “phases”: the first was when I was twenty, when I attended school in Casargo, in the province of Lecco. There I fell in love with the life of a cook, with the fascination of travel, with the possibility of traveling the world and getting to know different cultures and people.

Piccione alla brace , mais e mirtilli. Piatto fedele alla filosofia “no waste” dove tutto viene utilizzato, anche i fegatini serviti su polenta

Grilled pigeon, corn and blueberries. Dish faithful to the “no waste” philosophy where everything is used, even the chicken livers served on polenta

Then the Milanese phase in the Mauro restaurant, where a lot of fresh fish was served,  pwr continue in the big hotels in Genoa, Amsterdam where I had reached a position of responsibility, The “starry” spark arrived  in London to then guide me to Florence, a city I welcomed in a beautiful way. I lived for a long time with the Four Seasons group with which I was lucky enough to also open a beautiful structure in Prague with which I am madly in love also because my two children were born there

Gel di mandarino e croccante al caramello

Mandarin jelly on crunchy hazelnut and caramel

Is there a dish you are particularly attached to?
A truly homemade dish: my mother Carmela’s “cautarogni”, a type of hand-made pasta, while if I think of a famous chef, Cesare GIaccone’s wonderful kid comes to mind.
One of his favorite dishes of his?
Cacio e pepe cavatelli, flavored with red prawns and baby squid.

If he hadn’t become a chef …
(laughs) I would have been a cook!

VITO MOLLICA’S RECIPE
Cacio e pepe cavatelli, red prawns and marinated pin squid
For 4 people

A must see in Florence:
Palazzo Vecchio, Galleria dell’Accademia for the appointment with Michelangelo’s iconic David. the Medici Chapel, a sumptuous octagonal room full of marble inlays and splendid sculptures by Michelangelo, the Basilica of Santa Maria Novella and the numerous Renaissance treasures of the Tuscan capital, including Santa Maria del Fiore, Brunelleschi’s dome, Giotto’s bell tower and the Baptistery

If you missed the first part of “Weekend in Florence” click here

 




Lomazzo: la storia incontra la tipica cucina lombarda … e non

Oggi vi portiamo a Lomazzo, in provincia di Como, a metà strada fra Milano e Como, dove le colline di formazione glaciale declinano per lasciar posto alla serena Pianura Padana. Sarà per voi una piacevole scoperta, come lo fu nientemeno che per l’Imperatore Caio Giulio Cesare, che incoraggiò coloni agricoltori e studiosi di cultura greca a insediarsi in queste zone.


Sarà anche una meta gourmet!
Questo territorio offre piatti tipici della cucina locale, rustica e sincera.
Dal burro giallo, ottenuto con tuorli d’uovo, al mericanel de Brianza, piccolo pollo locale dalle ottime uova , spesso cucinato ‘alla diavola’ al vigoroso minestrone brianzolo con lardo, verze , patate e riso , agli spinaci in agrodolce in un mix di uvetta, pompelmo e zenzero, ottimo anche in estate, servito  semi-freddo.

Un piatto di ‘marinel’ alla diavola e un vigoroso minestrone brianzolo

Ma torniamo alla storia. Nel Medioevo, Lomazzo, fortificata con mura e fossati, divenne punto di scontro e di incontro, tanto che nel 1249 e nel 1286 le delegazioni di Milano e di Como, già schierate su opposti fronti di guerra, conclusero a Lomazzo le trattative di pace.


Cittadina attivissima fin dal 1514, quando il Duca Massimiliano Sforza vi istituì un mercato di merci e bestiame, divenuto molto popolare e affollato da compratori di ogni circondario. Le famiglie notabili aprivano a vari personaggi la carriera amministrativa e militare presso i re di Francia, di Spagna e i PapI e procuravano alle famiglie borghesi sbocchi professionali e mercantili.


L’economia restava prevalentemente agricola, sorretta e resa autonoma da un significativo artigianato di servizio (fabbri e ramai, sarti, falegnami) e da piccole imprese commerciali (macellai, prestinai, droghieri, merciai), con sbocchi commerciali (trafficanti di cereali e di bestiame) verso Como, Varese e la Svizzera.

Massimiliano Sforza

Il primo scossone all’impianto storico amministrativo fu dato da Napoleone, che unificò istituzionalmente i due comuni di Lomazzo Comasco con Lomazzo Milanese, unione che poi verrà glorificata all’importante presenza della ferrovia che congiungere la lMilano-Saronno a Como passando da Lomazzo. La strada favoriva nuovi traffici commerciali e Francesco Somaini, futuro deputato al Parlamento, aprì a Lomazzo 1891 un grande cotonificio, a quel tempo all’avanguardia; giacché non usava più energia idraulica, ma a vapore, e, dopo qualche anno, energia elettrica, che venne messa a disposizione anche per illuminare Lomazzo e i comuni limitrofi. Il cotonificio dava lavoro a più di mille dipendenti, che giungevano da ogni parte.

Somaini e il suo primo cotonificio

Somaini costruì un convitto per le ragazze operaie, assistite da suore, che accudivano alla mensa e al guardaroba; e per gli operai di Lomazzo realizzò un intero quartiere di alloggi, attrezzato con asilo infantile e asilo-nido, dimostrando una sensibilità sociale precorritrice e inedita Dal 1920 in poi  Lomazzo ha visto nascere nuove industrie, dal calzaturificio ai detersivi, è stata sede di campionati nazionali di marcia e di motociclismo e ospita strutture di protezione civile come la ARI, Associazione Radioamatori Italiani


La produzione dello storico cotonificio Comaini, che arrivò ad avere 1300 operai, è cessata nel 1973, gli edifici sono stati riconvertiti anche in abitazioni e nella sede del ComoNExT – Innovation Hub, grande parco scientifico e incubatore di imprese, ne conta oltre 130 di settori diversi.

L’escalation continua e la ricerca dell’innovazione si riflette anche in un recente progetto chiamato Fabbrica. Si tratta di un campus aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7 dove uffici privati, spazi co-working, sale meeting e le strutture lavorative offrono l’ opportunità per fare business, contaminare talenti, creare opportunità e condividere competenze con i membri della community.

Fabrica, oltre a ottimali soluzioni lavorative, offre alla community la possibilità di belle passeggiate nel parco e momenti gourmet con la cucina dello chef Davide Marzullo  al timone dell’ annessa Trattoria Contemporanea, nuovo locale del giovane chef, premiato con il S.Pellegrino Award for Social Responsibility per l’Italia e il Sud-Est Europa nell’ambito della S.Pellegrino Young Chef Academy 2021 e recentemente confermato dalla Stella Michelin.
In TV ha trionfato dello show di Cannavacciuolo che lo ha voluto al Villa Crespi e vanta illustri collaborazioni, tra cui Alberto Faccani al Magnolia di Cesenatico,  Claude Bosi all’Hibiscus ed Helene Darroze al The Connaught di Londra e il blasonato René Redzepi al Noma di Copenhagen.

Davide Marzullo, recentemente premiato con la Stella Michelin

L’ ho incontrato per una piacevole intervista

Salve Davide, domanda di rito: Dove ti piace passare un weekend libero?
Da 14 anni nel mio ‘rifugio’ International Sport Camping a Porlezza sul lago di Lugano, un piccolo campeggio internazionale con bungalow di legno, tanto relax e ottimo rimedio per ‘liberare la testa’
Una meta del cuore ?
Londra, dove mi sentivo e mi sento tuttora a casa, forse grazie ai mattoni rossi dei muri di Fabbrica.


Ami viaggiare?
Molto,  mi piace associare il viaggio a una ricerca culinaria, sia si tratti di un ristorante blasonato, sia di baracchini street food e di cibo povero del paese che sto visitando. Nell’ ultimo viaggio in Thailandia ,Bangkok e Pucket, mi spostavo da ristoranti stellati a sorprendenti scoperte di cibi on the road, insetti compresi.

Ditalino’Gerardo di Nola’, birra scura, parmigiano, aneto

Primissimo ricordo legato alla cucina?
Avevo 5 anni e papà mi regalò una cucina di plastica.  Come  ingredienti usavo biglie e pezzetti di carta, facevo finta di cucinarli, usando rigorosamente dei pentolini di acciaio, perchè sostenevo che “quelli finti non sono da vero cuoco”
La prima scintilla professionale?
Un lontano 26 Dicembre. Non dimenticherò mai l’abilità di mio zio Daniele, cuoco del ristorante Boeucc di Saronno, che ci portava gli scarti del pranzo di Natale e ne ricavava uno squisito paté di fegatini e il ripieno della faraona caramellata. Eravamo in tanti a tavola e ricordo che, vedendolo cucinare, mi chiedevo come riuscisse a far star bene così tante persone. Penso che proprio in quell’occasione la mia ammirazione si sia trasformata in desiderio di imitazione.

Cervello di vitello in crosta di mais, pera e senape

Sei in un ristorante e assaggi un piatto che ti piace molto. La tua reazione?
Subito una foto per ricordarmelo… e poi una certa curiosità per sapere come lo chef ci sia arrivato, quando vado dei colleghi riesco sempre a strappare qualche segreto…

Seppia , ‘nduja e beurre blanc

Un piatto che, si fa per dire… non ti viene così bene?
I ravioli di zucca di mia mamma Gianna, inimitabili!
‘Contaminazioni’ nel tuo menu?
Fortunatamente in cucina operiamo in sei, ognuno di noi ha viaggiato e lavorato in Europa. Per questo ci piace contribuire con la propria identità e con citazioni di esperienze passate. Io ho lavorato a Londra e Copenhagen, Andrea, che proviene da Nobu,  ama citare la cucina orientale, Christian opta per quella francese.

Dalla cucina, un’ispirazione vagamente francese di Christian: ombrina, bernese alle cozze, salsa al prezzemolo e taccole

E poi c’è Elena…
Certo la nostra pastry chef e anche la mia compagna, ci siamo conosciuti in cucina a Copenhagen e devo dire che da allora continua a stupirmi con le sue creazioni, guarda per esempio il dolce ‘A come Fabbrica’ una composizione in due cialde due frolla al cacao, farcite al cocco, chutney alla salvia e gelato al lime…

Due dessert della Pastry Chef Elena Orizio

Una domanda che detesti?
“Quanti anni hai?” Come vedi qui siamo un gruppo di ragazzi tutti i giovani, intorno ai 25 anni e non penso che il fattore età possa incidere su professionalità e abilità. Amiamo ricercare e produrre,  la nostra missione è di far sedere il cliente a tavola, di farlo star bene e di farlo ritornare.


Una domanda che vorresti che un cliente ti facesse ?
“Davide, come stai?” Trovo che questo tipo di saluto sia essenziale per un buon incontro personale e gastronomico.
Bene, allora te lo chiedo io: “Davide come stai“?
(sorride) Sto bene, grazie, un po’ stressato ma comunque innamorato di quello che faccio tutti i giorni, proprio come dice il messaggio del nostro magic box, che riuscirai ad aprire solo se scopri la combinazione…”Ogni giorno non è da scartare, un anno intero da gustare”

il ‘magic box’ di Trattoria Contemporanea… sorpresa!

DA VEDERE A LOMAZZO
Cotonificio Somaini, antica manifattura aperta nel 1893, esempio perfetto d’industria tessile del XIX secolo. che conserva ancor oggi  il suo aspetto originale.
Villa Somaini, con il suo parco, monumento nazionale.

Villa Somaini

Villa Ceriani, Ottocentesca dimora signorile sulla sommità di un’altura, valorizzata da un nuovo scenografico scalone d’onore con meravigliose vetrate realizzate dagli allievi del locale Istituto d’Arte sotto la dell’artista di fama internazionale Francesco Somaini Jr.

Francesco Somaini jr

Palazzo Arconati, sede dell’antico pretorio
Villa Carcano-Raimondi
immersa in un immenso parco, ospita stanze considerate capolavori di architettura rinascimentale lombarda

Villa Carcano-Raimondi

Chiesa di San Vito, esempio di pura architettura neoclassica lombarda, recentemente dal gruppo scultoreo e musivo dello scultore Francesco Somaini e del grande architetto Caccia Dominioni.
Arco della Pace , imponente struttura in mattoni, in perfetto stile lombardo-medioevale, eretta per garantire con la sua cisterna l’approvvigionamento idrico del paese




Maruggio (TA), tra Templari e Cavalieri

Ulivi secolari dove nasce il pregiato olio extravergine di oliva, macchia mediterranea, e poi masserie, trulli, cappelle votive e i “muretti a secco”, dichiarati dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, che abbracciano i filari di vigneti dove nascono gli unici vini salentini.

Siamo a Maruggio, 30 km a sud di Taranto, sulla costa ionico salentina, meta del nostro “Weekend con gusto” di questa settimana.  Il toponimo, secondo alcuni, deriverebbe da marubium, un’erba mediterranea che cresce nella zona, mentre, secondo altri da “mare uggioso”.

La sua fondazione viene fatta risalire al periodo compre tra l’870 e il 963 d.C, ma è nel 1100 che viene annesso alla Terra d’Otranto e amministrato dall’Ordine dei Templari, che lasciarono nel borgo diverse testimonianze. L’ Ordine viene tuttavia abolito nel 1312 e Maruggio passa sotto la giurisdizione dei Cavalieri di Malta.

Sono loro che costruiscono il castello e le torri che, ancora oggi, si possono vedere lungo la costa, per proteggere il centro dalle incursioni e dagli attacchi dei pirati turchi. I Cavalieri di Malta sono rimasti in questa zona fino al 1819.

 Nel centro storico di Maruggio

Templari e Cavalieri hanno lasciato le loro tracce del piccolo e pittoresco centro storico, fatto di vie strette e tortuose, scorci da cartolina su cui si affacciano edifici dal fascino antico.

Logge, balconate, facciate rinascimentali nascondono i simboli dei due Ordini cavallereschi. Fermatevi per una visita alla meravigliosa chiesa madre della SS Natività di Maria Vergine, fatta costruire nel Quattrocento dai Cavalieri di Malta in carparo salentino, una roccia calcarentica che con il suo colore giallo rosso spicca in diversi edifici di Maruggio, facendo splendere il borgo di riflessi dorati.

Sulla piazza principale si affaccia il Palazzo del Commendatore, della stessa epoca. Sullo sfondo, invece, si intravede la Porta Grande che consentiva l’accesso al centro storico. L’attuale sede del Comune, invece, è ospitata presso l’antico Convento dei Frati Minori Osservanti, con il suo magnifico chiostro a venti arcate, suddivise tra loro da pilastrini ottagonali e sormontate da ventotto lunette con affreschi risalenti al Seicento.  

Si deve ai Cavalieri di Malta anche la costruzione della chiesa di San Giovanni fuori le Mura, dedicata al loro santo protettore. Un tempo, qui sorgeva anche un ospedale, di cui oggi non rimane purtroppo alcuna traccia.

Relax sulla spiaggia di Campomarino

Dopo aver visitato Maruggio, dirigetevi verso la frazione di Campomarino, che dista circa 2 km, dove si trova una delle spiagge più belle dell’alto Salento, inserita nel 2013 tra le diciassette spiagge più belle d’Italia da Legambiente.

Tra le testimonianze storiche, qui si trovano una torre di avvistamento saracena del XV secolo, la Torre dei Molini e il Palazzo Seminarile. In questo spettacolare tratto della costa ionica si possono ammirare poi paesaggi composti da macchia mediterranea e uliveti secolari. Il mare, qui ha riflessi spettacolari, al punto da venire chiamato “mare dai sette colori”, da ammirare rilassandovi su una soffice spiaggia sabbiosa.

Spingetevi fino alla costa orientale, in località Acquadolce Cirenaica, per ammirare le dune di Campomarino, che arrivano fino a 12 metri di altezza. Individuate come Sito di Interesse Comunitario si sono formate tra 7500 e 3500 anni fa e hanno dato vita a una rigogliosa macchia mediterranea e a una vegetazione arbustiva di ginepro, rosmarino, lentisco e timo, utilizzati per donare ai piatti della cucina salentina un gusto unico.

Maruggio da gustare

Pesca e agricoltura forniscono gli ingredienti principali di una cucina genuina e dai sapori robusti. Rosmarino, timo e finocchietto profumano i secondi di carne. Tra i piatti a base di verdure, ci sono le melanzane ripiene, i fiori di zucchina fritti, fai e foji, una purea di fave e cicorelle.

Tra le ricette tipiche di Maruggio sono da non perdere li pudicchi, un pane speziato a base di farina, olio, chiodi di garofano, pepe e cannella, e li pezzuri (di cui trovate qui sotto la ricetta), calzoni ripieni e cotti al forno. Ottime anche le frise, da accompagnare a olio d’oliva, sale, olive e origano, oppure i pizzarieddi, pasta fresca fatta con acqua e farina da gustare con pomodoro, ricotta forte o cacio ricotta. 

Il tutto da annaffiare con i pregiati vini locali, prodotti dai vitigni di Malvasia Nera, importata dai Cavalieri Templari, e di “Primitivo”.

LI PEZZURI

Ingredienti

  • 1 kg di farina
  • 1 cubetto di lievito di birra
  • 1 cucchiaio di sale
  • Acqua tiepida q.b per impastare
  • 1 cipolla
  • 200 gr di provolone
  • 200 gr di mortadella
  • Pomodorini q.b
  • Olive nere

Versate la farina in un recipiente, aggiungete il sale. Fate sciogliere il lievito in acqua tiepida, versatelo nel recipiente e impastate fino a ottenere un impasto omogeneo. Continuate a lavorare la pasta con le mani su una spianatoia, poi ricavatene cinque palline che disporrete su una teglia precedentemente infarinata. Lasciate lievitare per circa 2 ore ponendole nel forno spento. Nel frattempo preparate il ripieno facendo soffriggere la cipolla in un po’ di olio caldo. Tagliuzzate il provolone, i pomodorini, la mortadella e le olive e mescolate il tutto. Stendete poi con il mattarello le sfere di pasta fino a ottenere cinque sfoglie sottili. Versate su ciascuna il ripieno, poi ripiegatela dandole la forma a mezzaluna e premendo sui bordi. Infornate a 180° per 25 minuti.

COME ARRIVARE

In auto: Autostrada A14 Bologna – Taranto, uscita Taranto Nord (fine autostrada). Proseguire per Taranto, seguire indicazioni per Brindisi o Lecce imboccare la superstrada Taranto-Brindisi, uscire a Grottaglie quindi proseguire per San Marzano, Sava, Maruggio

DOVE COMPRARE

*Azienda Agricola Tenute Bruno, Strada Provinciale 136, Maruggio, tel 099//675799, www.tenutebruno.com Azienda biologica che produce olio e vino.

*Azienda Agricola Olivaro, Contrada Olivaro, Maruggio (TA), tel 349/0666531, www.aziendaolivaro.it

*Oleificio Cantore, Strada Provinciale Maruggio-Monacizzo, Maruggio (TA); tel 099/676324, www.gmcantore.com

DOVE MANGIARE

*Al Fico d’India, via Umberto I 57, Maruggio (TA), tel 340/5926189, ristopub nel centro di Maruggio con un menù sempre vario di piatti della cucina pugliese di terra e di mare, tra cui bruschette, parmigiana di melanzane e spaghetti alle vongole. Prezzo medio € 25 a persona.

*Osteria del Vico, via San Pietro 32, Maruggio (TA),  tel 340/0735676, locale caratteristico con particolare attenzione alle materie prime. Offre un menù di piatti di terra e di mare e pizza.

DOVE DORMIRE

*B&B Lu Turnitu, via del Mare 3, Maruggio (TA), tel 348/6121979, www.luturnitu.it Ristrutturato di recente, offre sei camere raffinate per un totale di 18 posti letto, un’ampia sala comune, giardino e parcheggio. A pochi km dalle spiagge di Campomarino. Doppia da € 100.

*Grand Hotel dei Cavalieri****, Contrada Vento, Campomarino, Maruggio (TA), tel 099//9716210, www.grandhoteldeicavalieri.com Situato nei pressi della cittadina balneare di Campomarino e a 12 minuti dalla spiaggia privata dispone di camere confortevoli e ambiente informale. Doppia da € 80.

INFO

www.comune.maruggio.ta.it




Ostuni, alla scoperta della “città bianca”

Immaginate una città dalle mura talmente bianche da sembrare argentate, che si rispecchiano su un mare dalle mille sfumature dell’azzurro, talmente pulite da ricevere da oltre vent’anni la Bandiera Blu del Touring Club e le Cinque Vele di Legambiente. Questa settimana vi portiamo a Ostuni, in provincia di Brindisi, nella Puglia meridionale, nota anche come la “città bianca” per i muri delle sue case ricoperte di candida calce, che si affacciano su un dedalo di stradine, molte delle quali senza uscita, che sembrano uscite da una fiaba. Andiamo insieme, allora, alla scoperta di questa perla del Salento.

Una storia antichissima

Oggi Ostuni è frequentata soprattutto come località balneare, ma il suo passato è molto antico. Il suo nome deriva dal greco Astu-neon, che significa “città nuova”, e sarebbe stata fondata circa duemila anni fa a 200 metri sul livello del mare, distribuita su tre colline. Tuttavia, il ritrovamento in alcune grotte di ceramiche e resti risalenti al Paleolitico fanno pensare che la zona fosse frequentata già dalla preistoria.

Sempre l’archeologia ci racconta che, attorno al IV secolo, la zona venne abitata dalla popolazione italica dei Messapi e, successivamente, dai romani. Attorno all’anno Mille, la città venne fortificata con mura e quattro porte, di cui oggi rimangono solo Porta Nova e Porta San Demetrio. Nel Medioevo, il fulcro della vita pubblica e commerciale era invece Piazza del Moro. La città raggiunge il suo massimo splendore durante il Rinascimento, quando il centro viene spostato in Piazza Libertà. Molte sono le testimonianze di questa lunga storia. Scopriamole insieme con una passeggiata nel centro storico.

Una visita al centro storico

Via della Cattedrale taglia in due il centro di Ostuni. Percorrendola verso la parte alta della città, si arriva in Piazza del Balio, su cui si affaccia la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Costruita nel XV secolo per volere di Ferdinando d’Aragona prima e di Alfonso II, sovrani del Regno di Napoli, si presenta con uno stile che coniuga il gotico con la scuola veneta. Il suo rosone è il secondo più grande in tutta Europa. L’interno, invece, è diviso in tre navate separate da colonne, alcune cappelle riccamente decorate e un soffitto dipinto.

Centro culturale e sociale di Ostuni è la splendida Piazza della Libertà, sulla quale si affacciano numerosi locali e alcuni dei principali monumenti. Tra questo spicca, l’Obelisco di Sant’Oronzo, alto quasi 21 metri, costruito nel 1771 come ex voto per la protezione del santo contro carestie ed epidemie che avevano colpito i territori circostanti. Sulla cima si trova la statua di Sant’Oronzo che ancora vigila su Ostuni.

Sulla piazza si affaccia poi la Chiesa di San Francesco, tra le più importanti della città. Risale al 1304 ed è in stile gotico, anche se alcune importanti modifiche sono state operate nel Seicento e nella seconda metà del Settecento. Il suo interno, a una sola navata, spicca per la bellezza degli stucchi e per le statue lignee databili tra il XVII e il XVIII secolo, e per la tela di Luca Giordano. Nel vicino ex convento francescano si trova invece la sede del Municipio.

Lungo il perimetro della piazza si trova anche la Chiesa dello Spirito Santo, con il suo portale del XV secolo decorato con bassorilievi tardogotici. Al suo interno si trovano le statue di Sant’Oronzo dei Seicento e della Madonna del Buon Consiglio. Una curiosità: nella chiesa si celebrano molte funzioni in inglese per venire incontro alle esigenze dei cittadini di origine anglosassone, di cui esiste una numerosa comunità.

Merita una visita anche la maestosa chiesa di San Giacomo in Compostela, fatta costruire dalla nobile famiglia Caballerio nel Quattrocento. Percorrendo dalla piazza un tratto di via della Cattedrale, si arriva poi al Museo Civico, ospitato all’interno dell’ex monastero di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, che conserva reperti archeologici dall’età dei Messapi al Medioevo all’età Moderna e altri provenienti dalla Grotta di Agnano.

Prendendo a destra da Piazza della Libertà e continuando su via Presidente Cucci si arriva invece, alla Chiesa della Madonna della Grata, a valle del centro storico. La sua storia è legata a un miracolo che la Vergine avrebbe compiuto nel Settecento su un uomo, costretto a camminare curvo a causa di una malformazione alla schiena. Recatosi al santuario a pregare la Madonna, ottenne da esso la grazia e se ne tornò a casa ritto. Per celebrare l’evento, ogni prima domenica di agosto, Ostuni festeggia con una spettacolare processione.

Da vedere appena fuori città

Prendendo la SS16 in direzione di Fasano, in dopo appena 4 km si arriva al Parco Archeologico Naturale di Santa Maria di Agnano. Qui si trova la grotta che ha permesso di documentare la storia del culto di una divinità femminile risalente a tremila anni fa. Gli scavi hanno riportato alla luce anche due sepolture e molti reperti risalenti al Medioevo.

Prendendo invece la SP19 o la SS16, in circa 18 minuti si arriva invece al Parco delle Dune Costiere che si estende per 8 km di costa e 1100 ettari e ospita diversi habitat per il recupero e la conservazione di animali e specie vegetali. I sentieri, ben segnalati, sono ideali per passeggiate ed escursioni, che consentono di visitare anche diverse masserie.

Le spiagge più belle

Calette sabbiose, spiagge e coste a strapiombo su un mare dalle acque cristalline caratterizzano i 17 km della Marina di Ostuni. Tra le spiagge più belle c’è Torre Pozzelle, a circa 7 km dal centro storico che spicca per la suggestiva torre d’avvistamento cinquecentesca che sorge a ridosso del litorale, caratterizzato da scogliere e formazioni rocciose.

Per chi preferisce le spiagge più sabbiose e tranquille c’è la bella Rosa Marina, immersa nella macchia mediterranea, oppure Costa Merlata, che deve il nome alla sua linea frastagliata, che crea piccole e silenziose calette. A 10 km da Ostuni si trova anche la spiaggia di Creta Rossa, che si affaccia su acque incredibilmente azzurre che si possono raggiungere attraverso una scalinata naturale. Proprio come una piscina.

Tra Carovigno e Brindisi, a circa 25 minuti da Ostuni, si trova invece la spiaggia di Torre Guaceto, formata da una parte più selvaggia e rocciosa e da una più sabbiosa, ideale per il relax e lo snorkeling.

Spostandosi invece a nord rispetto al centro storico si arriva alla spiaggia del Pilone con la sua imponente torre aragonese e le dune di sabbia dorata che la rendono un luogo suggestivo e rilassante. Chi ama gli sport acquatici può invece scegliere la spiaggia di Gorgognolo, i cui fondali marittimi sono ricchi di fauna marina, a circa 9 km da Ostuni .

Nelle vicinanze di località Villanova si trova poi la poco frequentata Cala Quarto di Monte dalla spiaggia soffice e dalle acque azzurrissime, ideali per chi vuole ritagliarsi una giornata di relax.

SECONDO GIORNO: Gita a Cisternino e a Carovigno

Vi proponiamo due alternative per trascorrere una giornata alla scoperta delle bellezze nelle vicinanze di Ostuni. In appena 20 minuti, percorrendo la SP 17, si arriva a Cisternino, borgo insignito della Bandiera Arancione del Touring Club. Alla cittadina, che si affaccia sulla Valle d’Itria si accede dalla Torre di Porta Grande, sormontata dalla statua di San Nicola.

Nel centro storico si possono ammirare le dimore nobiliare, tra cui spicca il Palazzo del Governatore, il Palazzo Vescovile e Palazzo Ricci Capece, con la sua Torre del Vento. Nelle vicinanze si trova anche la Chiesa di Sant’Antonio e di San Quirico con l’annesso convento dei Cappuccini.

E, siccome la Pasqua si avvicina, vi consigliamo di recarvi, il Lunedì di Pasqua, presso il Santuario della Madonna d’Ibernia, dove ogni anno, si assiste al rito dell’u’chrruchl in cui la popolazione porta come segno propiziatorio un dolce che ha la forma di borsetta con due uova sode per gli uomini e di bambola con un uovo sodo nel grembo per le donne.

Prendendo invece, la SS116, in circa 15 minuti si arriva a Carovigno, a 8 km da Ostuni. Anch’esso di origini antichissime, spicca per un suggestivo centro storico, dominato dal Castello Dentice di Frasso, salendo sul quale si ammira uno splendido panorama della costa, fino a Brindisi. Infine, non dimentichiamo di gustare, durante le soste per il pranzo e la cena, i piatti di terra e di mare della tradizione pugliese.

Che cosa gustare

Tra i primi piatti, da non perdere le tipiche orecchiette con le cime di rapa, di cui trovate qui sotto la ricetta, oppure nella versione al sugo di pomodoro, cacio ricotta grattugiato e foglie di basilico. Ottima anche la frittata alla menta, con foglie di mentuccia, le melanzane alla parmigiana, oppure il cappello, un timballo a base di melanzane e zucchine fritte, carne, uova sode e formaggio.

Verdure, legumi e ortaggi sono i protagonisti di secondi e contorni, ma anche di minestroni e zuppe. Come la ‘ncapriata, una crema di fave secche bollite a cui si aggiungono cime di rapa o cicoria cotte a parte, con un filo di olio extravergine di oliva. Ottime anche le melanzane ripiene al forno e i carciofi fritti.

Da non perdere i formaggi, a base di latte ovino e caprino, come il cacioricotta, il canestrate e la ricotta forte, da mangiare da soli o per accompagnare i piatti tradizionali. Dal mare arrivano i frutti di mare, come cozze, vongole, ricci, ma anche polpi, seppie, alici, sarde, sgombri e merluzzi, ingredienti base di piatti come linguine allo scoglio, alici marinate, polpo in brodo di cipolle e ghiotte fritture.

Da gustare sul posto, ma anche da portare a casa, ci sono i taralli, anellini di pasta cotta al forno e aromatizzata con olio di oliva, peperoncino, spezie, oppure nella versione dolce. E, a proposito di dolci, la pasticceria pugliese è ricca di produzioni a base di mandorle, miele, ricotta, frutta secca e marmellate, ma anche noci e fichi.

Infine, parlando di prodotti tipici, un’eccellenza del territorio è l’olio extravergine di oliva DOP “Colline di Brindisi” dal sapore dolce e poco acido. Tra i vini più apprezzati ci sono invece l’Ostuni e il Martina tra i bianchi, mentre, tra i rossi, l’Ottavianello DOC.

 Orecchiette con cime di rapa

 Ingredienti

  • 300 gr di orecchiette
  • 1 kg di cime di rapa
  • 4 filetti di acciughe
  • 4/5 cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • Peperoncino q.b.
  • Sale
  • 2 spicchi di aglio

Lavate e pulite le cime di rapa eliminando le parti più dure. Prendete poi una pentola molto ampia e mettete a bollire acqua e sale. Quanto l’acqua sarà a bollore, aggiungete le cime di rapa. Quando saranno ammorbidite, aggiungete anche le orecchiette, in modo che prendano il gusto del condimento. Nel frattempo, in una padella preparate un soffritto con i due spicchi di aglio pestati, i quattro filetti di acciughe e l’olio EVO. Soffriggete finché le acciughe non si saranno sciolte, poi aggiungete il peperoncino a piacere. Quando le orecchiette e le cime di rapa saranno cotte, scolatele e aggiungete al soffritto nella padella. Fate saltare il tutto per un paio di minuti e servite calde.

COME ARRIVARE

Il modo più veloce è volare a Bari o a Brindisi. Tra le compagnie ci sono Easyjet, Ryan Air, Alitalia, Vueling. Da Bari, si prosegue in auto prendendo l’E55 Brindisi-Lecce per circa 60 km. Si prende l’uscita Ostuni e seguire le indicazioni. Da Brindisi, prendere la E55 in direzione di Bari, poi uscire a Ostuni. Chi invece vuole effettuare tutto il viaggio in auto, percorrere la A14 Adriatica, con uscita Bari Nord, poi proseguire in direzione di Brindisi. Seguire poi la SS16 Bari-Brindisi e uscire a Ostuni-Villanova e seguire le indicazioni per Ostuni.

 DOVE MANGIARE

*Osteria del Tempo Perso, via Tanzarella Vitale 47, Ostuni, tel 831/304819, www.osteriadeltempoperso.com Ricavato in una grotta del Cinquecento, offre un menù di piatti tipici pugliesi di terra e di mare, serviti in una sala museo con utensili agricoli alle pareti. Prezzo medio pp. € 44.

*La grotta degli Avi, via Galileo Galilei 13, Ostuni, tel 333/1292341, www.lagrottadegliavi.it Locale ricavato in un ex frantoio del Settecento, con pareti in pietra. Offre un menù di piatti della tradizione pugliese tra cui orecchiette con cime di rapa, melanzane ripiene, polpette, e pizze cotte nel forno a legna. Prezzo medio pp € 20.

DOVE DORMIRE

*Ostuni Palace****, Corso Vittorio Emanuele 218, Ostuni, tel 0831/338885, www.ostunipalace.it Bella struttura con SPA con idromassaggi, sauna, bagno turco e sala massaggi, a pochi minuti a piedi dal Museo Civico e dalla Cattedrale. Le camere sono arredate in stile tradizionale e dotate di WiFi gratuito, minibar, TV a schermo piatto. Alcune godono di una splendida vista sulla città. Doppia con colazione da € 142.

*Città Bianca Country Resort***, C.da Vallegna, Ostuni, tel 0831//301123, www.cittabiancahotel.com Resort in bella location circondata dagli ulivi. Dispone di due ristoranti, due bar e due piscine scoperte. Inoltre, vasca idromassaggio e parco giochi. Le camere sono ampie e accoglienti con WiFi gratuito, TV a schermo piatto e minibar. Doppia da € 60.

INFO

www.comune.ostuni.br.it/




Weekend “hygge” a Copenhagen: storia, castelli, design e “smørrebrød”

28For the English version click here
—–
di Cesare Zucca
Benvenuti a Copenhagen, Capitale Mondiale dell’Architettura UNESCO.
Nel 2023, per celebrare il design e l’architettura danese, la città ha inaugurato nuovi padiglioni portuali e dell’attesissimo museo del bunker sotterraneo Regan Vest.
Per gli amanti dell’architettura verranno organizzate visite al Danish Architecture Center e tour guidati alle opere del celebre architetto Jørn Utzon, che ha creato l’Opera House di Sydney.
Passato e futuro: la mostra Made in Denmark porta i visitatori alla scoperta della storia dell’architettura danese dall’epoca vichinga , mentre con un rocambolesco salto indietro nel passato, potreme scoprire i maestosi castelli, dove l’autenticità degli esterni e degli interni sono rimasti invariati nel tempo.

I CASTELLI DA VEDERE

Amalienborg
Racconta la storia di una delle monarchie più antiche del mondo. Il palazzo , in stile rocoò,  risale al 1700 ed è costituito da quattro strutture, residenze reali per regnanti, eredi al trono e ospiti illustri. Si affaccia sulla grandiose piazza dove potrete assistere al quotidiano cambio delle guardie Den Kongelige LivgardeFrederiksborg
Splendido palazzo costruito nel 1600 su volere di Re Cristiano IV. SI trova sui tre isolotti dell’affascinante lago sulla parte nord della città, Hillerød. Ospita anche il Museo di Storia Nazionale Danese.

Rosemborg
Nel centro di Copenaghen. costruito nel 1606-1607 come residenza estiva per ordine di Cristiano IV. Da oltre 400 anni custodisce i tesori più preziosi di re e regine danesi, trai quali spicca la Corona di Cristiano V,  ispirata a quella di Carlomagno e simbolo della monarchia e dello Stato danese.

Frederiksberg
Nato come residenza estiva per la famiglia Reale, oggi ospita l’Accademia per Ufficiale dell’Esercito Reale Danese. In sile barocco, impreziosito da  giardini curati in ogni minimo dettaglio e  da un piccolo gioiello nascosto: la suggestiva Cappella Reale

La Cappella Reale di Frederiksberg

Kronborg
Poco distante da Copenhagen, è conosciuto come la casa di Amleto. Qui infatti Shakespeare ha ambientato il suo dramma.
Le malelingue dicono che lo scrittore non ci fosse mai stato, ma sarebbe stato un attore in sua compagnia a raccontargli di questa possente fortezza.
Ogni giorno, all’improvviso le pareti risuonano delle voci dei personaggi di Amleto, che appaiono, come fantasmi, perfettamente interpretati da bravissimi attori che danno vita alle tragiche vicende del dramma.

Christiansborg
Famoso per la sua sala ricoperta da 17 arazzi giganti, che raccontano 1000 anni di storia danese e sede dei ricevimenti ufficiali alla presenza della Regina Margherita, tra un luccichio di uniformi e grandi abiti da serae un protocollo che chiede agli ospiti di arrivare in carrozza.

Sua Maestà la Regina Margrethe, attualmentete la regnante che vanta più anni di regno,  è molto amata dal popolo danese. Gli spendidi arazzi sono un regalo dell’industria danese per il suo compleanno nel 1990. Raccontano la storia della Danimarca e del mondo, tra cui l’era vichinga, il medioevo, la monarchia assoluta, la riforma, la seconda guerra mondiale, il presente e persino il futuro.
Da buongustaio non ho resistito alla tentazione di scendere nelle mitiche Cucine Reali per scoprire i retroscena di un banchetto ufficiale, curiosare tra le ricette della Regina e ammirare una delle collezioni di stoviglie in rame più grandi d’Europa

Dopo tanto lusso e abbondanza” culinaria”  impossibile non avere un certo lalnguorino e alora, alla caccia del piatto che i danesi amano alla follia… tutti a tavola con lesmørrebrød”
Sia nei baracchini street food che nelle trattorie più informali o nei ristoranti gourmet, troverete “Sol over Gudhjem” il piatto tipico della cucina danese. Deriva da un pittoresco borgo di pescatori sull’isola di Bornholmm ed è fatto di tartine smørrebrød, cioè fette di pane di segale imburrate e tradizionalmente ricoperte da svariati tipi di toppiing: anguilla, aringa, salmone, gamberetti e altri pesci affumicati oltre a versioni con carne o vegetariane a base di uova accompagnate da ravanelli, cipolla rossa. l’aneto, l’erba cipollina e barbabietole.
Non mancano svariate versioni “gourmet” con prosciutto crudo,pomodori secchi e avocado oppure con uova al tegamino e bacon o con gamberetti, salmone e avocado

Dove mangiare il migliore smørrebrød
Frk Barners Kaelder  
Ristorante tipico, senza pretese, con i piatti succulenti della Signora Barner, famosa per le sue aringhe condite con mela, aneto e servite con lardo, capperi e tritato di cipolline da spalmare su pane integrale fatto in casa, il tutto innaffiato da un bicchierino di grappa.
Un piatto squisito! E ve lo dice uno che odia grappa e aringhe…

Le-aringhe-di-Frk-Barners-Kaelde-

Ecco la ricetta classica per prepararne una dozzina.
Ingredienti

  • Burro 60 g
  • Pane di segale 12 fette
  • Uova 6
  • Cipolla rossa qualche fettina
  • Cetriolini sott’aceto 3
  • Gamberetti 6
    Preparazione
    Marinate l’aringa con olio extravergine d’oliva e il succo di limone, sgocciolotela.
    Tagliate a rondelle la cipolla e a fettine i cetriolini.e disponete il tutto su una fette il pane nero di segale abbondantemente spalmato di burro
    Cuocete le uova per poi tagliarle a metà. Ultimate guarnendo ogni fetta con: metà uovo sodo, un gamberetto, due fettine di cetriolini, alcune rondelle di cipolla e ornando con rametti di erbe aromatiche a piacere

Dopo un’intensa giornata… rilassatevi in una spa galleggiante
Copenhot
offre un momento indimenticabile di relax eccezionale. Questo concetto di New Nordic Wellness propone delle installazioni spa all’aperto in un contesto urbano, con acqua di mare pulita e del calore creato dalla legna da ardere. Navigare o risalassarsi con amici in una jacuzzi galleggiante all’aria aperta… la scelta è ampia: bagni caldi all’aperto e saune panoramiche che offrono una meravigliosa vista sul porto e sull’orizzonte

Gente sempre sorridente, educata e serena. Sembra che qui tutti scoprano il segreto della felicità “hygge”, intraducibile parola danese che invita a godersi i piaceri semplici della vita e vivere, da soli o con gli amici, a casa o fuori, momenti speciali e felici.

Una dritta: la Copenhagen Card
Utile e preziosa, una vera amica! Sto parlando della Copenhagen Card, un pass che permette di visitare ben 86 musei e attrazioni, utilizzare gratuitamente tutti i mezzi pubblici e beneficiare di sconti su tour, bar e ristoranti. L’ho usata anche per un suggestivo tour dei canali che passa sotti i ponti della città, alcuni bassissimi, occhio alle zuccate…

INFO
Visit Denmark
Le top 10 di Weeken Premium – Gennaio

CESARE ZUCCA
Travel, food & lifestyle.
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo.  Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative. Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta in stile ‘Turista non Turista’
For the English version Click Next>

Welcome to Copenhagen, the UNESCO World Capital of Architecture in 2023.
For architecture lovers, visits to the Danish Architecture Center and guided tours of the works of the famous architect Jørn Utzon, who created the Sydney Opera House, will be organised.
Past and future: the Made in Denmark exhibition takes visitors on a discovery of the history of Danish architecture from the Viking age, while with a daring leap back into the past, we can discover the majestic castles, where the authenticity of the exteriors and interiors are remained unchanged over time.

THE CASTLES TO SEE
Amalienborg
It tells the story of one of the oldest monarchies in the world. The palace, in rocoò style, dates back to the 1700s and consists of four structures, royal residences for rulers, heirs to the throne and illustrious guests. It overlooks the grand square where you can watch the daily changing of the Den Kongelige Livgarde Frederiksborg guards
Splendid palace built in 1600 at the behest of King Christian IV. It is located on the three islets of the charming lake on the north side of the city, Hillerød. It also houses the Danish National History Museum.

Rosemborg
In the center of Copenhagen. built in 1606-1607 as a summer residence by order of Christian IV. For over 400 years, it has kept the most precious treasures of Danish kings and queens, among which the Crown of Christian V stands out, inspired by that of Charlemagne and a symbol of the Danish monarchy and state.

Frederiksberg
Originally a summer residence for the Royal family, it now houses the Royal Danish Army Officer Academy. In Baroque style, embellished by  gardens cared for down to the smallest detail and  by a small hidden jewel: the suggestive Royal Chapel

La Cappella Reale di Frederiksberg

Kronborg
Not far from Copenhagen, it is known as the home of Hamlet. Here in fact Shakespeare set his play. The gossips say that the writer had never been there, but it would have been an actor in his company to tell him about this mighty fortress.
Every day, the walls suddenly resound with the voices of Hamlet’s characters, who appear, like ghosts, perfectly played by very good actors who give life to the tragic events of the drama.

Christiansborg
Famous for its hall covered with 17 giant tapestries, which tell 1000 years of Danish history and venue for official receptions in the presence of Queen Margaret, amidst a glitter of uniforms and large evening gowns and a protocol asking guests to arrive by carriage.

Her Majesty Queen Margrethe, currently the ruler who boasts the most years of reign, is much loved by the Danish people. The splendid tapestries are a gift from Danish industry on his birthday in 1990. They tell the history of Denmark and the world, including the Viking Age, the Middle Ages, the absolute monarchy, the reformation, the Second World War, the present and even the future.
As a gourmet, I couldn’t resist the temptation to go down to the legendary Royal Kitchens to discover the background of an official banquet, browse through the Queen’s recipes and admire one of the largest copper tableware collections in Europe

After so much luxury and “culinary” abundance, it’s impossible not to have a certain hunger and so, on the hunt for the dish that the Danes madly love… everyone at the table with the “smørrebrød”
Both in street food stalls and in more informal trattorias or gourmet restaurants, you will find “Sol over Gudhjem” the typical dish of Danish cuisine. It comes from a picturesque fishing village on the island of Bornholmm and is made of smørrebrød canapés, i.e. slices of buttered rye bread traditionally covered with various types of toppiing: eel, herring, salmon, shrimp and other smoked fish as well as versions with meat or egg-based vegetarian accompanied by radish, red onion. dill, chives and beets.
There are also various “gourmet” versions with raw ham, dried tomatoes and avocado or with fried eggs and bacon or with shrimp, salmon and avocado

Where to eat the best smørrebrød
Frk Barners Kaelder
Typical restaurant, unpretentious, with the succulent dishes of Mrs. Barner, famous for her herring seasoned with apple, dill and served with lard, capers and chopped onions to spread on homemade wholemeal bread, all washed down with a glass of brandy.
An exquisite dish! And someone who hates grappa and herring tells you that…

Le-aringhe-di-Frk-Barners-Kaelde-

Here is the classic recipe to prepare a dozen.
Ingredients

Butter 60 g
Rye bread 12 slices
Eggs 6
A few slices of red onion
Pickled gherkins 3
Shrimps 6
Preparation
Marinate the herring with extra virgin olive oil and lemon juice, drain.
Cut the onion into rings and the gherkins into slices. Arrange the black rye bread generously spread with butter on one slice
Cook the eggs and then cut them in half. Finish by garnishing each slice with: half a hard-boiled egg, a prawn, two slices of gherkins, a few slices of onion and decorating with sprigs of aromatic herbs to taste. Enjoy!

After a busy day… unwind in a floating spa
Copenhot offers an unforgettable moment of exceptional relaxation. This New Nordic Wellness concept offers outdoor spa installations in an urban setting, with clean sea water and heat created by firewood. Sailing or relaxing with friends in an open-air floating jacuzzi… the choice is vast: open-air hot baths and panoramic saunas that offer a wonderful view of the port and the horizon

People always smiling, polite and serene. It seems that here everyone discovers the secret of happiness “hygge”, an untranslatable Danish word that invites you to enjoy the simple pleasures of life and experience special and happy moments, alone or with friends, at home or away.

Tip: the Copenhagen Card
Useful and precious, a true friend! I’m talking about the Copenhagen Card, a pass that allows you to visit 86 museums and attractions, use all public transport for free and benefit from discounts on tours, bars and restaurants. I also used it for a suggestive tour of the canals which passes under the bridges of the city, some very low, be careful not to hit your head!

INFO
Visit Denmark

CESARE ZUCCA Travel, food & lifestyle.
Milanese by birth, Cesare lives between New York, Milan and the rest of the world. For WEEKEND PREMIUM he photographs and writes about cities, cultures, lifestyles. He likes to discover both traditional and innovative gastronomic delights. Cesare meets and interview top chefs from all over the world, ‘steals’ their recipes in a ”
non touristy tourist ” style 



Al Castello di Rametz il vino fa la storia

Che cosa c’è di più romantico di un castello? Ancora di più se tra le antiche mura si può anche soggiornare, dormire nelle stesse stanze degli storici abitanti, mangiare in un ristorante di qualità con un menù di prodotti tipici e degustare vini pregiati nelle cantine del maniero. Come al Castello di Rametz, a Merano, in Alto Adige, dove pregiati vini nascono tra antiche mura e dove c’è anche un Museo del Vino per celebrare una storia davvero gustosa.

Qui nascono vini storici

Circondato da dieci ettari di vigneti di proprietà, la storica tenuta del Castello di Rametz viene menzionata già in alcuni documenti del 1227. Ma è nel 1860 che, per la prima volta in Alto Adige, viene coltivata la vite del Pinot Nero, ma anche il Cabernet Sauvignon, il Riesling Renano e il Cabernet Franc. Da non perdere una visita alla cantina grande del castello, risalente al XVIII secolo, costruita interamente in pietra, con botti in rovere perfettamente allineate e illuminate.

Nella cantina piccola, del XII secolo, maturano invece i pregiati vini in Barrique. Al Castello di Rametz si può vivere una fantastica esperienza che inizia con una passeggiata tra i vigneti. È poi prevista una visita al Museo del Vino, dove in quattro ampie sale sono esposti attrezzi d’epoca utilizzati per la viticoltura.

Immancabile una visita alle cantine Grande e Piccola con degustazione di cinque vini e con un tagliere di Kaiserspeck, il pregiato salume altoatesino, e formaggi locali. E, per chi volesse fermarsi a pranzo o a cena, c’è il Ristorante “Al Castello Rametz” con menù di raffinate specialità locali, i piatti della tradizione internazionale e la qualità dei vini prodotti al castello.

INFO

CASTELLO RAMETZ,

via Labers 4, 39012, Merano (BZ), tel +39 0473 211011,

info@rametz.com, www.rametz.com




Destinazione SANTA FE: arte, shopping, sci, gastronomia, champagne e “chile”mozzafiato!

For the RED HOT CHILE SAUCE recipe in english click here

di Cesare Zucca

Pronti con il vostro taccuino dei “prossimi viaggi del bello e del gusto” ?
Riservate una pagina al New Mexico, la “Terra incantata” nel West-Ovest degli Stati Uniti. La sua storia, le leggende, le bellezze naturali, l’arte, la ricca cucina al sapore di “chile” il peperoncino piccante, l’artigianato, i turchesi e una miriade di attività ed eventi fanno del New Mexico una destinazione da sogno.
La nostra meta è a Santa Fe, la più antica capitale degli Stati Uniti, ufficialmente fondata dagli spagnoli nel 1610. Caratterizzata dalle sue costruzioni in adobe, un antico impasto di argilla, sabbia e paglia  mescolata a erba secca e fango, patrimonio di molte famiglie che si tramandano questa tradizione da generazione in generazione.

Santa Fe e’ una cittadina veramente a misura d’uomo, che merita una visita per scoprire come l’influenza della cultura dei nativi sia ancora forte e capace di personalizzare cucina, arte, cultura, architettura e spirito. Frequentata da artisti e celebrità, Santa Fe è soprattutto un centro internazionale d’arte, un susseguirsi di gallerie e spazi espositivi. Oltre 250 gallerie e una dozzina di festival d’arte in uno dei più grandi mercati d’arte degli Stati Uniti
I weekend sono spettacolarmente animati, tutto l’anno. Dovunque vibra musica dal vivo, canti, balli e fantastiche vibrazioni per gentile concessione di musicisti locali che fanno echeggiare i loro strumenti da ponti, dai balconi, dalle piazze. ARTE!
Imperdibile un giro a Canyon Road dove scoprire tesori nelle numerose e varie gallerie d’arte, ma anche per ammirare i meravigliosi giardini e gli edifici dallo stile unico.
In Luglio, l’annuale  “Art Santa Fe” vede la partecipazione di rinomati galleristi da tutto il mondo.
Visitatissimo il Museo d’Arte Folk.
Vero tempio dell’immagine e della creatività e quindi meta dovuta di una visita a Santa Fe  è il Museo dedicato alla grande artista Georgia O’Keeffe che di queste terre si innamorò, dipingendole con colori e suggestioni indelebili. Accoglie oltre 2.2 milioni di visitatori da tutto il mondo e è il museo d’arte più visitato nello stato del New Mexico e l’unico museo al mondo dedicato a questa artista di fama internazionale.

Un quadro di Georgia O’Keeffe

Anche in inverno !
Ski Santa Fe offre 86 piste diverse a sole 16 miglia dal centro di Santa Fe , magari con una tappa per una birra da Totemoff’s o da Railyard, WinterBre w 2023 dove potrete assaggiare la creazioni di 17 birrifici artigianali del New Mexico
Lensic Performing Arts Center
Costruito nel 1931, lo storico  nel cuore del centro, appena fuori dalla Plaza, ospita ogni tipo di musica, classica, jazz, moderna, di provenienze diverse come flamenco spagnolo, salsa cubana, samba brasiliana, valzer parigino oltre a ospiti celebri come Lyle Lovett a Benise “Il principe Spagnolo della Chitarra”

SHOPPING !
Scopriretei tesori artigianali unici in una suggestiva odissea dello shopping in squisite boutique e affascinanti edifici storici.. Che tu stia cercando moda o mobili, stivali da cowboy o cinture concho, salsa o gioielli in argento e turchese, sarai ricompensato in questo paradiso dello shopping di specialità e meraviglie del sud-ovest da tutto il mondo. Troverete arte popolare locale, nazionale e internazionale, oggetti d’antiquariato, cimeli, tappeti, tessuti, arte tribale e globale e una vasta gamma di gioielli raffinatI.
Sotto il lungo portico del Palazzo dei Governatori troverete botteghe, shops, bancarelle multicolori: ad ogni angolo c’è un posticino dove fermarsi a curiosare e a fotografare! E non c’è  sotto la pioggia o vento o neve che trattenga i venditori a aprire le loro bancarelle per proporre gioielli, ceramiche. oggetti in argento, tutti artiginali. Il Winter Mercado, situato all’interno dell’edificio El Museo de Cultural con la partecipazione di 40 paesi, non è solo un luogo dove fare acquisti, ma una vera esperienza…

A TAVOLA !
La cucina del New Mexico è molto variegata: americana, indigena, messicana e spagnola. Tra le sue specialità troviamo i “burrito” (chili, uova, formaggio e fagioli racchiusi in una tortilla)l le “sopaipillas“, una specie di frittella di pasta che si mangia come contorno agli altri piatti oppure da sola, come dessert, e in questo caso servita con miele.

sopaipillas

Volete davvero sperimentare la cucina newmexicana?
Allora non fatevi mancare un “pozole”,  uno dei piatti più autenticamente messicani. Di origine precolombiana, a base di maiale, arricchito da un trionfo di sapori e fragranze legate a tradizioni antichissime e preparato con tipici ingredienti locali, tra cui mais, chile gajilio, lime, verdure e spezie eccetera. Assolutamente da sperimentare….

Il vero re a tavola è il chile, piccantissimo peperoncino rosso o verde, protagonista assoluto  e condimento storico dei piatto newmexicani. Su tutti i tavoli troverete un vasetto o una bottiglietta di “red hot chili sauce”

La sua ricetta non è complicatissima, ma richiede tempo e un’attenta ricerca di ingredienti…. meglio portarsi a casa qualche bottiglietta per poi goderselo al vostro ritorno. Se proprio volete cimentarvi e fare bella figura con gli amici … troverete la ricetta originale a fine articolo.

A TAVOLA!
Santa Fe è popolata da eclettici ristoranti che propongono la New Mexican cuisine, dove i sapori tradizionali dei nativi indiani incontrano gli ingredienti che gli spagnoli portarono dall’Europa, fino a ricette più innovative, create da chef di fama internazionale.
Nei menù troverete grigliate di carne, pietanze piccanti e piatti  della tradizione, come huevos rancheros, burritos, enchilladas, fajitas, tortillas,tacos e i chimichangas, ripieni di fagioli, pollo, carne macinata.
Tra i ristoranti più conosciuti: Coyote Cafè, SantaFe Cafè, mentre per un’esperienza davvero “New Mexico” , vi consiglio Da Casa Sena dove la specialità è un pesce al cartoccio, avvolto in una vero mattone di “adobe”: il camerie-e ve ne regalerà un pezzetto, quale souvenir portafortuna., mentre per chi ama la carne, Rio Chama serve una bistecca da Oscar.
E nel calice?
Ottimi i vini locali, tra cui un adorabile e davvero poco costoso, mentre una margarita o una buona birra messicana non mancano mai. .Non fatevi mancare un calice di Champagne Gruet Brut  ottimo e davvero a buon prezzo. Fondata nel 1984, Gruet Winery è specializzata in vini spumanti Méthode Champenoise.
Di proprietà e gestione familiare, l’azienda produce spumanti a base di Pinot Nero e Chardonnay e una piccola collezione di vini fermi, con radici originarie della casa di Champagne di Gilbert Gruet a Bethon, in Francia. Più di 25 annate dopo, Gruet Winery ha ottenuto consensi senza precedenti e rimane uno dei preferiti dai migliori sommelier della nazione.

L’ultima settimana di Settembre vive il tradizionale Santa Fe Wine & Chile Fiesta, un appuntamento annuale di cinque giorni che celebra i migliori vini che Santa Fe ha da offrire. Partecipano oltre 60 ristoranti partecipanti e 90 aziende vinicole partner. Ospiti , esperti e amanti e visitatori “gourmet” arrivano da tutto il mondo per questa festa unica nel suo genere.

DOVE DORMIRE 
La Posada Resort e Spa
Per un soggiorno davvero magico. Sorge laddove nel 1882 c’era la lussuosa residenza del mercante Abraham Staab. Fa parte della Internazionalmente conosciuta, offre abitazioni, “casitas” e suites con uno scoppiettante caminetto, una SPA rinomata per la filosofia dei trattamenti e una splendida piscina

Ve l’avevo promesso… Siete pronti a sfidare la sferzata di una vivacissima salsa al chile?
Ecco come prepararla a casa e far rimanere i vostri ospiti… a bocca aperta!

RED HOT CHILI SAUCE

Ingredienti

  • 20-25 baccelli di peperoncino rosso del Nuovo Messico essiccati,.Potete scegliere quelli meno o più piccanti oppure una combinazione
  • 4 tazze di acqua o brodo di pollo (uso suddiviso)
  • 2 cucchiai di olio vegetale
  • 1 cipolla media, tritata
  • 3 spicchi d’aglio tritati
  • 1 o 2 cucchiaini di origano messicano essiccato sbriciolato o maggiorana
  • 1 cucchiaino di sale, o più a piacere

Prepaazione

  1. Tostare i baccelli di peperoncino interi essiccati in una padella pesante a fuoco medio finché non sono caldi e rilasciano la loro fragranza, da 1 a 2 minuti per lato.
  2. Rimuovi immediatamente i peperoncini dalla padella. Quando è abbastanza freddo da maneggiarlo, spezza ogni baccello di peperoncino in più pezzi (indossando guanti di gomma o di plastica se la tua pelle è sensibile), scartando il gambo e i semi.
  3. Metti metà dei pezzi di peperoncino in un frullatore e versa metà dell’acqua o del brodo. Purea fino a quando non è quasi liscia ma con alcune macchioline di peperoncino ancora visibili nel liquido.
  4. Riscaldare l’olio in una pentola capiente a fuoco medio. Aggiungere la cipolla e l’aglio e rosolare per diversi minuti fino a quando la cipolla è molle.
  5. Versare la miscela di peperoncini frullati, quindi aggiungere l’origano e il sale.
  6. Frullare i restanti peperoncini con l’acqua rimanente e versarli nella salsa nella padella. Ridurre il fuoco a medio-basso e cuocere a fuoco lento per un totale di 20-25 minuti.
    7. Dopo circa 15 minuti, assaggia la salsa e regola i condimenti. Quando sarà pronta, la salsa sarà cotta abbastanza da ricoprire densamente un cucchiaio ma comunque cadrà facilmente. Utilizzare caldo o refrigerare per un uso successivo

INFO
https://www.santafe.org/

CESARE ZUCCA
Travel, food & lifestyle.
Milanese di nascita, vive tra New York, Milano e il resto del mondo.  Per WEEKEND PREMIUM fotografa e racconta città, culture, stili di vita e scopre delizie gastronomiche sia tradizionali che innovative. Incontra e intervista top chefs di tutto il mondo, ‘ruba’ le loro ricette e vi racconta in stile ‘Turista non Turista’
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CESARE ZUCCA Travel, food & lifestyle.
Milanese by birth, Cesare lives between New York, Milan and the rest of the world. For WEEKEND PREMIUM he photographs and writes about cities, cultures, lifestyles. He likes to discover both traditional and innovative gastronomic delights. Cesare meets and interview top chefs from all over the world, ‘steals’ their recipes in a ”
non touristy tourist ” style 

Are you ready to challenge the kick of a lively chili sauce?
Here’s how to prepare it at home and leave your guests… amazed!

RED HOT CHILI SAUCE

Ingredients

20-25 dried New Mexico red chili pods. You can choose milder or hotter, or a combination
4 cups water or chicken stock (split use)
2 tablespoons of vegetable oil
1 medium onion, chopped
3 minced garlic cloves
1 to 2 teaspoons crumbled dried Mexican oregano or marjoram
1 teaspoon salt, or more to taste

Preparation

Toast the dried whole chile pods in a heavy skillet over medium heat until hot and releasing their fragrance, 1 to 2 minutes per side.
Immediately remove the chiles from the pan. When cool enough to handle, break each chili pod into several pieces (wearing rubber or plastic gloves if your skin is sensitive), discarding the stem and seeds.
Place half of the chili pieces in a blender and pour half of the water or broth. Puree until almost smooth but with some pepper flecks still visible in the liquid.
Heat the oil in a large pot over medium heat. Add the onion and garlic and saute for several minutes until the onion is mushy.
Pour in the blended chile mixture, then add the oregano and salt.
Blend the remaining chiles with the remaining water and pour them into the sauce in the pan. Reduce the heat to medium-low and simmer for a total of 20 to 25 minutes.
7. After about 15 minutes, taste the sauce and adjust the seasonings. When ready, the sauce will be cooked enough to thickly coat a spoonful but still fall easily.
Use hot or refrigerate for later use

INFO
https://www.santafe.org/




CARNEVALE IN BASILICATA: MASCHERE. FOLLIA, I SAPORI DELLA TRADIZIONE

di Cesare Zucca —


Alberi viventi, diavoli danzanti e maschere cornute: benvenuti nel mondo horror dell’universo fantastico del Carnevale lucano

Smoderatezza, esagerazione, intemperanza, da secoli in quell’unica occasione annuale vi era permesso di lasciarsi andare senza freni inibitori… Il Carnevale, sfrenata kermesse annuale, le cui origini vanno ricercate nella religione pagana, nei Saturnali della Roma antica e nelle feste dionisiache della classicità greca.
Da secoli la kermesse si rinnova nella terra della Basilicata, tra le proviince di Potenza e Matera, dove i dove i nove comuni che.costiuiscono la “Rete dei Carnevali con valenza antropologica e culturale”. fanno rivivere lo stretto legame tra popolazione e risorse paesaggistiche e naturalistiche, attraverso coloratissimi travestimenti si rivivranno le più suggestive e antiche tradizioni lucane, arcaiche e contadine.
Un ottimo motivo per una tappa in quelle terre e incontrare figure allegoriche, dall’aspetto grottesco. Dall’all’Orso (Urs) e la Quaresima (Quaremma) ai Rumit, alberi che camminano, a diavoli che ballano in piazza, mentre paventose maschere bussano alla porta per chiedere cibo al suono cupo dei campanacci
San Mauro Forte
Le feste sono state aperte da un suono cupo e assordante che si propaga lungo le strade e i vicoli, fino alla torre normanna, in un’atmosfera misteriosa; sono i campanacci “maschi” e “femmine” che invocano la fecondità , incoraggiano la buona riuscita del raccolta e allontanano il male.
Teana
Istinto, curiosità, umorismo: Il Carnevale di Teana è rappresentato dall’”Orso”, una delle maschere più seguite , mentre in paizza viene ambientato il “processo”, parodia della “Passione di Gesù”.
Satriano
Un Carnevale green vi trascinera nella “Foresta che cammina” dove gli alberi diventano uomini e gli uomini: una foresta umana, celebrando non solo un rito antichissimo, ma infondendo anche un attualissimo messaggio green.
Cirigliano
Si festeggiano le 4 stagioni dove Pulcinella e maschere declamano versi della tradizione orale locale, che omaggiano i frutti della terra e la primavera. “I mesi dell’anno” e “le quattro stagioni” scortano in processione la bara del Signor “Carnevale”, fino al momento di massimo climax, dove verrà arso su un falò.
Lavello
Let’s party! Tutti coinvolti nei tipici “Festini” dove si balla fino al mattino con il Domino, la maschera caratterizzata dalla lunga tunica in raso rosso.
Tricarico
Comune capofila che ha proposto di condividere con gli altri comuni lucani un cammino condiviso che punta al coordinamento dei singoli percorsi. Non stupitevi di essere circondati da una mandria di “tori” e “mucche” dal look davvero suggestivo: cappellaccio nero coperto da un foulard e un velo bianco, decorato con nastri multicolori fino alle caviglie.
Aliano
Questo minuscolo villaggio nella provincia di Matera, insignito del riconoscimento di Parchi Letterari Italiani e’ senza dubbio uno degli scenarii più magici della Basilicata. Tra paesaggi argillosi, caratterizzato da specie di canyon, chiamati calanchi si aggirano maschere “cornute” e maligne, fatte di cartapesta e dotate di corna enormi e nasi pendenti. Sono indossate dagli uomini del villaggio, che sfoggiano fantasmagorici cappelli di stelle filanti, e pantaloni adornati da campanacci, mentre marciano lungo la strada principale, muovendosi al suono di fisarmoniche e cupa-cupa e lanciando generose manciate di farina. Non vestitevi di nero…
Stigliano
Alziamo i calici! Siete tutti invitati dal “Pagliaccio” con in mano un fiasco di vino e il cupa cupa, simbolo del contatto mai spezzato con il passato.
Montescaglioso
Ci regala due celebrazioni: il “Carnevale Montese”. con imponenti carri allegorici e il “Carnevale Tradizionale” del Martedi Grasso, capitanato da una famglia alquanto bizzarra: il Signor Carnevalone, personaggio dalla una doppia faccia e doppia anima al suo fianco , la tenebrosa moglie “Quaremma” che regge il pupazzo in fasce “Carnevalicchio” e “U’ Fus’”, una sorta di “Parca romana” che tesse i fili del Destino… altro che gli Addams….
A queste feste “storiche” ogni comune lucano ama celebrare il proprio “Signor Carnevale”.che nei comuni di 
Armento, Pietrapertosa, Picerno e Tursi viene condotto al rogo. .A Oppido la tradizione voleva che gli abitanti rappresentassero i braccianti agricoli e il loro lavoro dei campi.A Trecchina la “cupa – cupa” porta il ritmo delle rime del “Contacronze”, vestito con cappellaccio scuro e giubba dei pastori. Tra i vicoli si svolge il corteo di Pomarico, capitanato da Pulcinella e la moglie Zeza, che viene beffata con canzoni non proprio gentili mentre a Accettura campanacci, zampogne e ciaramelle accompagnano la festa di S. Antuono.

Vi è venuta una fame “diabolica”?
Il Carnevale della Basilicata porta a tavola piatti semplici che rispettano la tradizione culinaria lucana, dai gustosi salumi, alle abbondanti zuppe di verdure fresche, all’agnello, alla polenta chiamata anche “frascatala” con sugo di salsiccia e pezzi di pancetta, ai calzoni ripieni di zucchero e ricotta, conditi con sugo di maiale, alle strascinate ai ferricelli, e i cavatelli,.spolverati da mollica di pane sfritta e “conzata “ con polvere di peperone.
A Carnevale si preparano le polpette di pane, pauppett, cuculicchie, cocole, rummuledd’, con aggiunta di patate, pecorino, salsiccia e soppressata, in alcune case arricchite di uva passita.

i tradizionali “strascinati” con funghi e peperone crusco

Non chiamatelo peperoncino!
Lo chiamano “Appuntito”, Tronco” e “Uncino”, viene piantato tra febbraio e marzo e raccolton in agosto. Assomiglia proprio ad un peperoncino ma è dolce, sottile  adatto a essere essiccato. Ricco di vitamine A, E, C, K , insomma un gustoso toccasana !
E’ protagonista assoluto di un piatto tipico lucano: fritto in olio bollente e salato diventano “crusco”, cioè croccanti (Zafaran’ Crusk), e accompagna molto bene la pasta (Rasccatell cu Zifft), carni rosse e baccalà ma anche formaggi e verdure fresche come fave o insalate. Con l’olio di frittura poi ci si condisce lo stoccafisso locale ma anche le uova fritte, all’occhio di bue o strapazzate, a cui si può aggiungere la sausizz (salsiccia).
Il migliore peperone crusco ?
Beh, io sono un “crusco maniac”,  l’ho gustato in tante localitò e in mille ricette, ma devo dire che , secondo me, il vero “re crusco” è quello IGP di Senise, località vicina a Teana.
Di colore rosso intenso e dal sapore dolce, ha una polpa sottile, viene raccolto i primi di agosto e viene disposto per qualche giorno su teli di stoffa in un luogo buio e asciutto. Successivamente, i peperoni vengono legati con uno spago a formare delle collane note come serte (o nserte), dalle dimensioni che possono raggiungere anche 2 metri di lunghezza.
Come da tradizione, le serte vengono appese ai balconi e all’interno di serre o locali areati per la corretta essiccazione dei peperoni. Può essere ridotto in polvere come fosse una spezia con la quale arricchire di gusto, profumo e colore impasti di focacce, pizze, paste e salumi o in alternativa può essere fritto e diventare crusco ovvero croccante, La produzione di peperone crusco è il fiore all’occhiello  dell’ Agricola Libone nei pressi di Teana, anche in versione bio e ultimamente riscoperto dagli chef in combinazioni dolci, abbinato al cioccolato.

Curiosi di sperimentare un piatto al crusco?
Ecco una ricetta tradizionale: patate e peperoni cruschi
Ingredienti per 4 persone
800 g di patate
100 g di peperoni di Senise IGP essiccati
olio extra vergine di oliva
sale
Procedimento
Fate bollire le patate in acqua salata per 10 minuti. Scolatele, sbucciatele, tagliatele a fettine spesse 5 mm e tenetele da parte. Nel frattempo pulite i peperoni, eliminate i semi e il picciolo. Mettete in una padella due cucchiai di olio extra vergine di oliva e friggetevi i peperoni per pochi secondi o fino a che non assumeranno un colore rosso acceso. Scolateli su carta assorbente per fritti e tenete da parte. Nella stessa padella in cui avete cotto i peperoni cruschi versate anche la patate e fate cuocere fino a che non saranno ben dorate. Aggiustate di sale e aggiungete i peperoni cruschi ridotti a pezzi grossolani. Saltate il tutto per un paio di minuti e servite subito.
DOLCI MOMENTI IERI E OGGI
A conclusione della grande abbuffata di Carnevale, non può mancare una nota dolce. Immancabili a fine pasto gustatevi i taralli al naspro aromatizzati all’anice, ricoperti da una glassa di zucchero e le celebri chiacchiere, aromatizzate con liquore, fritte imbiancate di zucchero a velo. Tradizione e attualità. tipico delle festivita è lo storico sanguinaccio: una mousse originariamente composta da sangue di maiale cioccolato, mandorle tostate e tritate, cannella, latte e scorza di limone. Oggi l’utilizzo del sangue di maiale è vietato, ma è pur sempre una squisitezza…

INFO
Carnevale della Basilicata fino al Martedi Grasso del 13 febbraio
www.basilicataturistica.it
www.aptbasilicata.it

CESARE ZUCCA
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Viaggio “gourmet” in Basilicata: dai Sassi di Matera ai calanchi di Aliano

(Italian and English version)

Basilicata: partiamo per un tour dove primeggiano ingredienti selvaggi e piatti veraci, proprio come questa terra.

Dal rafano selvaggio, conosciuto anche come “tartufo dei poveri” alla melanzana rossa di Rotonda, piccante e amarognola,  ottima sott’olio, fritta, grigliata, al formaggio canestrato di Moliterno squisitamente piccante. I piatti  sono ricchi, saporiti e solari: le strascinate (pasta con cime di rape materane e peperoni cruschi), i gnummareddi (involtini di interiora di agnello, fegato, polmone, cuore e animelle legati da un sottile budello naturale), il baccalà con peperoni cruschi, cutturiddi (agnello con cipolline, pomodori, alloro e rosmarino), pignata (carne di pecora o di castrato condito in terracotta con salame piccante, pecorino, peperoncino e tante verdure).

Basilicata: partiamo dal firmamento Michelin

A Lavello, sotto il cielo stellato della Guida Michelin troviamo
Don Alfonso 1890  San Barbato
(Stella Michelin)
Il leggendario Alfonso Iaccarino, la moglie Livia e i figli Ernesto e Mario hanno portato al San Barbato la stessa filosofia e la stessa passione che hanno reso il Don Alfonso 1890 uno dei più importanti ristoranti al mondo, un tempio dell’ospitalità: cucina d’autore, accoglienza impeccabile e calore umano. Al timone lo Chef Donato De Leonardis . Ogni suo piatto è caratterizzato dalla cura maniacale dei dettagli e dalla ricerca di materie prime della migliore qualità.

Don Alfonso San Barbato , Adagiato tra le pendici dell’antico vulcano Monte Vulture e la valle del fiume Ofanto,

La cena diventa così un’esperienza culinaria interattiva offrendo alla vista lo spettacolo di una brigata di cucina gourmet immersa nel proprio affascinante lavoro, con suggestivi giochi di luce che accompagnano le preparazioni e le mise en place, dagli antipasti ai dessert.

Donato de Leonardis

Sapori e colori sulla Terrazza di Don Alfonso , San Barbato

Lasciamo Lavello e puntiamo verso l’incredibile.
Pronti? Chiudete gli occhi e adesso riapriteli… siamo a Matera!
L’incanto inenarrabile di una città a cui foto, disegni o video non rendono minimamente  giustizia al meraviglioso impatto e alla superlativa bellezza che ci circonda.


Matera va raggiunta, vista, vissuta …e assaggiata…

Molti viaggiatori gourmet conoscono da tempo questa città di montagna, unica, costellata da caverne, da antiche abitazioni scavate nella roccia, dai suoi poveri Sassi abitati da famiglie e bestiame, da storie, leggende e arte. Matera, a lungo isolata dal resto d’Italia, rimane uno degli ultimi veri baluardi della cucina povera.
Autentiche ricette contadine composte da ingredienti poverissimi che danno vita ad un piatto buonissimi, sani e nutrienti, come le spettacolari zuppe di legumi locali e quelle con i ceci neri. per non citare il pane di Matera, celebre in tutto il mondo

La storica cucina cucina povera.di Matera

Indiscutibile leggenda della cucina materana è il  dolce peperone crusco, che viene prima essiccato al sole e poi fritto per tramutarsi in una croccante e saporita esplosione di gusto, deliziosa in tutte le stagioni. A partire dal 1 Agosto, tra balli, canti e tavole imbandite, si celebrerà la crapiata (tradizionale piatto conviviale con grano, farro, lenticchie, ceci, fagioli, fave, patate e piselli).

Peperone crusco, il protagonista

Matera, Ristorante Vitantonio Lombardo  (Stella Michelin)

Vitantonio Lombardo è lucano di origine. Il suo è stato un viaggio con illustri maestrii come Paolo Teverini, Gianfranco Vissani e Fabio Barbaglini. Amante del suo territorio,ha voluto ridare vita ad una grotta abbandonata per proporre due menu :“Frammenti,  cucina della nostra storia e “Battiti, piatti in continua evoluzione”

Lo chef stellato Vitantonio Lombardo

Dalla cucina di Chef Vitantonio

 ll Terrazzino  
Vista, ambiente, cibo vero, menu ricco, prezzi moderati e… ho menzionato la vista? Benvenuti a Il Terrazzino di Matera, uno dei più antichi ristoranti a terrazza dei Sassi. Eustachio Persia mi ha accolto con un piatto di salumi nostrani, tra cui i miei lampascioni preferiti, bulbi di un fiore di campo comune del sud Italia, poi ho ordinato l’agnello, e…sorpresa! E  arrivato avvolto in carta paglia gialla.

l’agnello “incartato” del Terrazzino

Baccus
Situato nella zona dei Sassi, semplice ma elegante, noto per il suo Chef Carlo Pozzuoli che ama reinterpretare in chiave moderna i piatti tipici locali e i sapori e le tradizioni di una volta, come il minestrone con tagliolini ai ceci bianchi e neri, considerato ideale per le donne in gravidanza, poiché contiene molto ferro. Il menu dedica un’attenta ricerca delle erbe locali, come la cicoriella, il sivone utilizzate nelle insalate, nelle minestre, come ripieno di ravioli e pansotti o semplicemente lessate con olio e limone.

Matera: Carlo Pozzuoli e sua moglie Mariella: ospitalità e piatti veraci, come la loro zuppa con ceci bianchi e neri

Dolce finale… sporcamuso
Sorprendevi con un assaggio di un dolce sporcamuso a forma di cuore, un dessert strapieno di crema pasticcera calda che inevitabilmente vi finirà su tutta la faccia.

lo Sporcamuso

Da Mario
‘Rappresentiamo la tradizione. La mia famiglia gestisce questo ristorante dagli anni ’50’ mi racconta Anna, titolare del Ristorante Pizzeria Da Mario. ‘Da allora siamo sempre stati amati dai materani e da tutto il mondo. Molte celebrità hanno mangiato qui: Richard Gere, Mel Gibson solo per citarne alcuni” Tra i sui piatti forti: le  gustose orecchiette alle rape con acciughe e pangrattato tostato e i suoi famosi strascinati fatti in casa con funghi cardoncelli e guarniti con il tipico croccante di peperone crusco fritto.

i tradizionali “strascinati” con funghi e peperone crusco

Scelti per voi in Basilicata

La Locandiera, Bernalda
La Villa, Melfi
Luna Rossa, Terranova di Pollino
Forentum
, Lavello
Al Baliaggio, L’ Incanto, Venosa
Al becco della Civetta, Castelmezzano
Ego, Le Bubbole, Matera
Fandango, Scalera
Cibò, Massimo Carleo Home Restaurant , Potenza

Lo splendido artigianato locale

Le  migliori osterie

Pezzolla, Accettura(MT)
Gagliardi, Avigliano (PZ)
Da Beppe, La Rotonda (PZ)
La mangiatoia, Rotondella (MT)

… e per finire, ovviamente un Amaro Lucano!

Al mare

La Basilicata è bagnata dal Tirreno e dallo Ionio e il suo mare è considerato uno dei più puliti d’Italia. Nelle località di  Maratea, Acquafredda, della Spiaggia di Mezzanotte, Cersuta, Fiumicello, Spiaggia Nera, le Secche, Castrocucco e in molte altre, troverete lunghe spiagge sabbiose, calette nascoste, pittoresche grotte e sopratutto un mare cristallino. Per non parlare degli ottimi piatti di pesce…

Mare cristallino e ottimi piatti di pesce. La Basilicata vi aspetta!

Scelti per voi

La Locanda di Nettuno, Ohana, Taverna Rovita, Il Sacello , Maratea
L’approdo, Catrocucco
Hemingway, Bell’agio Bistrò, La Lampara Jonica, Scanzano Jonico
Essenza, Policoro
Le Vele, Acquafredda
Imperiale, Nova Siri

Maratea

Scopriamo Aliano

Destinazione per molti sconosciuta, Aliano è un piccolo villaggio nella provincia di Matera, insignito del riconoscimento di Parchi Letterari Italiani e situato in uno dei luoghi più insoliti, panoramici, magici e spirituali della Basilicata.
Il paesaggio argilloso circostante è caratterizzato da specie di canyon, chiamati calanchi.

Basilicata: we leave for a tour where wild ingredients and authentic dishes stand out, just like this land.
From the wild horseradish, also known as “poor man’s truffle” to the red aubergine of Rotonda, spicy and bitter, excellent in oil, fried, grilled, to the exquisitely spicy Moliterno canestrato cheese. The pastas are rich, tasty and sunny: strascinate (pasta with turnip tops from Matera and cruschi peppers), gnummareddi (rolls of lamb entrails, liver, lung, heart and sweetbreads tied by a thin natural casing), cod with cruschi peppers, cutturiddi (lamb with onions, tomatoes, bay leaf and rosemary), pignata (mutton or mutton seasoned in terracotta with spicy salami, pecorino, chilli and many vegetables).

Let’s start from the stars…
In Lavello, under the starry sky of the Michelin Guide we find Don Alfonso 1890 San Barbato (Stella Michelin) The legendary Alfonso Iaccarino, his wife Livia and their children Ernesto and Mario brought to San Barbato the same philosophy and the same passion that made Don Alfonso 1890 one of the most important restaurants in the world, a temple of hospitality: signature cuisine , impeccable hospitality and human warmth. At the helm the Chef Donato De Leonardis. Each of his dishes is characterized by the obsessive attention to detail and the search for raw materials of the best quality.

Don Alfonso San Barbato , Adagiato tra le pendici dell’antico vulcano Monte Vulture e la valle del fiume Ofanto,

Dinner thus becomes an interactive culinary experience offering the spectacle of a gourmet kitchen brigade immersed in their fascinating work, with suggestive plays of light that accompany the preparations and mise en place, from appetizers to desserts.

Donato de Leonardis

Sapori e colori sulla Terrazza di Don Alfonso , San Barbato

We leave Lavello and head towards the incredible. Are you ready? Close your eyes and now reopen them … we are in Matera!
The unspeakable charm of a city whose photos, drawings or videos do not do the least justice to the wonderful impact and the superlative beauty that surrounds us.

MATERA MUST BE REACHED, VISITED, LIVED AND… TASTED
Many gourmet travelers have long known this unique mountain town, dotted with caves, ancient dwellings carved into the rock, its poor Sassi inhabited by families and cattle, stories, legends and art. Matera, long isolated from the rest of Italy, remains one of the last true bastions of poor cuisine. Authentic peasant recipes composed of very poor ingredients that give life to a delicious, healthy and nutritious dish, such as the spectacular soups of local legumes and those with black chickpeas. not to mention the bread of Matera, famous all over the world

La storica cucina cucina povera.di Matera

The indisputable legend of Matera cuisine is the sweet crusco pepper, which is first dried in the sun and then fried to turn into a crunchy and tasty explosion of taste, delicious in all seasons. Starting from August 1st, between dances, songs and laid tables, the crapiata (traditional convivial dish with wheat, spelled, lentils, chickpeas, beans, broad beans, potatoes and peas) will be celebrated.

Peperone crusco, il protagonista

Matera, Ristorante Vitantonio Lombardo  (Stella Michelin)
Vitantonio Lombardo is originally from Basilicata. His was a journey with illustrious masters such as Paolo Teverini, Gianfranco Vissani and Fabio Barbaglini. Lover of his territory, he wanted to revive an abandoned cave to propose two menus: “Fragments, cuisine of our history and” Battiti, dishes in continuous evolution

Lo chef stellato Vitantonio Lombardo

Dalla cucina di Chef Vitantonio

 ll Terrazzino  
View, ambiance, real food, rich menu, moderate prices and … did I mention the view? Welcome to Il Terrazzino di Matera, one of the oldest terrace restaurants in the Sassi Eustachio Persia welcomed me with a plate of local cured meats, including my favorite lampascioni, bulbs of a common wildflower in southern Italy, then I ordered the lamb, and … surprise! It came wrapped in yellow straw paper.

l’agnello “incartato” del Terrazzino

Baccus
Located in the Sassi area, simple but elegant, known for its Chef Carlo Pozzuoli who loves to reinterpret in a modern key the typical local dishes and the flavors and traditions of the past, such as the minestrone with tagliolini with white and black chickpeas, considered ideal for pregnant women, as it contains a lot of iron. The menu devotes careful research of local herbs, such as chicory, sivone used in salads, soups, as a filling for ravioli and pansotti or simply boiled with oil and lemon.

Matera: Carlo Pozzuoli e sua moglie Mariella: ospitalità e piatti veraci, come la loro zuppa con ceci bianchi e neri

Dolce finale… sporcamuso
Final surprise with a taste of a sweet heart-shaped sporcamuss, a dessert filled with hot custard that will inevitably end up all over your face. a.

lo Sporcamuso

Da Mario
‘We represent tradition. My family has been running this restaurant since the 1950s, ‘Anna, owner of Ristorante Pizzeria Da Mario, tells me. ‘Since then we have always been loved by the people of Matera and by the whole world. Many celebrities have eaten here: Richard Gere, Mel Gibson just to name a few “Among his main dishes: the tasty orecchiette with turnips with anchovies and toasted breadcrumbs and his famous homemade strascinati with cardoncelli mushrooms and garnished with the typical crunchy pepper fried crusco.face.

i tradizionali “strascinati” con funghi e peperone crusco

Chosen for you

La Locandiera, Bernalda
La Villa, Melfi
Luna Rossa, Terranova di Pollino
Forentum
, Lavello
Al Baliaggio, L’ Incanto, Venosa
Al becco della Civetta, Castelmezzano
Ego, Le Bubbole, Matera
Fandango, Scalera
Cibò, Massimo Carleo Home Restaurant , Potenza

Lo splendido artigianato locale

Pezzolla, Accettura(MT)
Gagliardi, Avigliano (PZ)
Da Beppe, La Rotonda (PZ)
La mangiatoia, Rotondella (MT)

… e per finire, ovviamente un Amaro Lucano!

By the sea
Basilicata is bathed by the Tyrrhenian and Ionian and its sea is considered one of the cleanest in Italy. In the localities of Maratea, Acquafredda, Spiaggia di Mezzanotte, Cersuta, Fiumicello, Spiaggia Nera, le Secche, Castrocucco and many others, you will find long sandy beaches, hidden coves, picturesque caves and above all a crystalline sea. Not to mention the excellent fish dishes …

Mare cristallino e ottimi piatti di pesce. La Basilicata vi aspetta!

Selected for you

La Locanda di Nettuno, Ohana, Taverna Rovita, Il Sacello , Maratea
L’approdo, Catrocucco
Hemingway, Bell’agio Bistrò, La Lampara Jonica, Scanzano Jonico
Essenza, Policoro
Le Vele, Acquafredda
Imperiale, Nova Siri

Maratea

Discovering Aliano
Destination unknown to many, Aliano is a small village in the province of Matera, awarded the recognition of Italian Literary Parks and located in one of the most unusual, scenic, magical and spiritual places in Basilicata. The surrounding clayey landscape is characterized by species of canyons, called badlands.




Perché il radicchio di Treviso è un tesoro che vale un weekend

Esiste un’insalata talmente pregiata da essere l’ingrediente principe di un intero menù stellato? Un ingrediente che vive d’inverno e domina le tavole con il suo colore unico e la sua particolare sagoma: il radicchio di Treviso. Buono in tutte le salse, crudo o cotto, può far parte di qualsiasi tipo di portata (dal salato al dolce) grazie alla sua lunga e controllata coltura. Un sapore amarognolo inconfondibile che contraddistingue non solo la cicoria, ma anche il territorio che popola, il trevigiano. In questa area geografica veneta, ricca di bellezze di ogni tipo, infatti avere il radicchio in frigo è quasi d’obbligo nelle stagioni più fredde. Un ingrediente talmente unico da riuscire a coniugare bellezza e gusto. Ecco la nostra guida: 

Perché il radicchio di Treviso è un tesoro che vale un weekend
Coltura del radicchio di Treviso IGP, immersa in una pregiata tradizione costruita in questa regione di generazione in generazione

Il nostro weekend alla scoperta del radicchio di Treviso

Il nostro weekend con gusto parte dal ristorante ai Brittoni in centro a Treviso che offre un intero menù a base di radicchio: dalle casatelle in carrozza (formaggio trevigiano) al risotto, fino ad un dolce di cioccolato con spuma di liquore al radicchio. Con una vista sul canale tipico di questa città, riesce a comunicare tanto della storia di Treviso. Insieme alla sognante Venezia, Treviso emerge prorompente sui canali d’acqua, suo elemento prediletto, che donano alla città un’aria magica. Ricca di storia e aneddoti che, senza troppe difficoltà, posso rientrare in un vero e proprio weekend all’insegna del gusto e del bello. Dall’imponente Piazza dei Signori, al Duomo fino ad arrivare alla fontana delle tette e al parco degli alberi parlanti. La scelta è vasta e di certo non vi annoierete!

Perché il radicchio di Treviso è un tesoro che vale un weekend
Piazza dei Signori: la più importante piazza di Treviso e sede dell’antica signoria trevigiana

Facile parlare del centro e di una città famosa per le sue meraviglie, il nostro weekend adesso si sposta verso la campagna, verso la natura. Appuntamento da non perdere è l’oasi di Cervara, riserva naturale di grande bellezza a pochi chilometri da Treviso e ultima palude del Sile che si estende per 25 ettari. È un luogo ideale per passeggiare, fotografare e praticare birdwatching. Per i più raffinati invece è impossibile non passare per il Golf club Ca’ amata che offre un eccellente ristorante e passeggiate nel verde (anche per i non appassionati di golf). Tra flan con fonduta di Asiago e tagliatelle fatte in casa, scoprirete i sapori del radicchio come mai gli avete assaggiati. Ciliegina sulla torta per un weekend perfetto è il soggiorno all’hotel Fior di Castelfranco veneto: una struttura a quattro stelle celebre in tutto il trevigiano per eleganza e sfiziosità da osservare e gustare. 

Perché il radicchio di Treviso è un tesoro che vale un weekend
Viaggio culinario offerto dal ristorante Hotel Fior**** con: l’uovo che non c’è, tegola di patata americana robiola e radicchio, frittella di polenta con stravecchio “oro”

Il nostro weekend con gusto termina qui, se seguirete qualche nostra dritta non esitate a taggarci sui nostri canali social (Facebook, Instagram, Youtube, Tiktok)! Siamo attivi tutti giorni per nuove guide in tutta l’Italia. 

Ecco il nostro mini vlog del weekend! Se vi piace fatecelo sapere con un like e un commento!

 

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Thanks to @radicchioditrevisoigp @fruttaeverduraigp per il fantastico weekend!

Collab @ristoranteaibrittoni @oasidicervara @glofclubcaamata @hotelfior

Volete scoprire altre meraviglie di Treviso? Leggete la nostra precedente puntata su questa unica terra (link)..buon divertimento!




Colli Euganei: natura, storia, vini e “giuggiole” per un dolce weekend con Petrarca

di Cesare Zucca
For the “zaleti” recipe in english click here

Pronti a passare un weekend speciale nell’incanto dei Colli Euganei e scoprire  un meraviglioso borgo antico, ricco di storia, arte, enogastronomia e… tante giuggiole?

Tutto super…. a cominciare dalla nostra eccezionale guida, nientemeno che Messer Francesco Petrarca.  Il sommo Poeta amò immensamente questa terra e questo borgo, fino a curarne personalmente costruzioni e lavori di restauro, a comiciare dalla sua casa, fino al mausoleo dove volle essere seppellito
Arquà Petrarca è uno dei borghi più suggestivi d’Italia, sede del Parco Letterario Francesco Petrarca e dei colli Euganei, istituzione che vuole preservare e comunicare le sensazioni che hanno ispirato tanti autori per le loro opere, facendole rivivere al visitatore e elaborando interventi che ricordano l’autore, la sua ispirazione e la sua creatività attraverso la valorizzazione dell’ambiente, della storia e delle tradizioni di quel luogo.

Il Poeta, la classica corona di alloro e la sua amata Musa ispiratrice , Madonna Laura

Petrarca sarà la vostra guida in un viaggio attraverso un itinerario in 7 targhe letterarie http://www.parcopetrarca.com/i-luoghi-del-parco/arqua-petrarca/, mentre in tutto il Parco letterario che comprende 17 comuni del Parco Regionale dei Colli Euganei saranno a breve 5  che ritraggono frasi di diversi autori che hanno immortalato il paesaggio e quei luoghi tanto celebrati nella letteratura italiana e internazionale da autori famosi. La bellezza silenziosa e incantevole dei Colli Euganei è stata fonte di ispirazione per scrittori, poeti e artisti, come Bruce Chatwin, Percy e Mary Shelley,  Lord Byron, Ugo Foscolo e Gabriele d’Annunzio

DA VEDERE A ARQUA’
Casa Petrarca
Petrarca, vi abitò dal 1369, sopravvisionò di persona la ristrutturazione, apportò modifiche , tra cui la creazione di arcate e trasformò il palazzo due unità abitative, per sè e per la sua famiglia. Attualmente sono ancora conservati, lo studiolo in cui morì il poeta, con sedia e libreria (pare) originarie.
Da ricordare, inoltre, la nicchia in cui è custodita la mummia della gatta che si dice fosse appartenuta al Poeta.

la nicchia in cui è custodita la mummia della gatta che si dice fosse appartenuta al Poeta.

FONTANA E TOMBA DEL PETRARCA
La fontana del Petrarca è struttura che in realtà preesisteva all’arrivo del Poeta e alla quale veniva per attingere l’acqua, tanto che forse vi fece eseguire anche dei lavori di restauro. L’arca, in marmo rosso di Verona, che tuttora contiene le spoglie del Poeta ricalca l’esempio degli antichi sarcofagi romani.

FONTANA E TOMBA DEL PETRARCA

ORATORIO SS TRINITÀ E LOGGIA DEI VICARIDatato 1181,  era una Chiesa molto cara al Petrarca, che vi era solito recarsi a pregare . Nuovo nuovo nuovo il sito dell’oratorio che ora è visitabile su prenotazione www.oratorioarqua.com)CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA
Ricca di affreschi di scuola veneto-bizantina in particolare una Madonna con il Bambino del secolo XI). Sono emersi poi altri affreschi risalenti al XV secolo di scuola post giottesca.
FONDAZIONE MUSICALE MASIERO E CENTANIN
Mostra permanente di antichi pianoforti. Nella Villa ad Arquà è possibile visitare il museo costituito di 25 pianoforti del XVIII e XIX secolo, a coda, a tavolo, verticali e di altre forme inconsuete.SE IL WEEKEND SARA’ IN PRIMAVERA…
Nelle vicinanze di Arquà (verficate siano aperti, recentemente sono stati chiusi ma solo in maniera temporanea) tanti luoghi storici di grande interesseVilla Barbarigo, a Valsanzibio una frazione di Galzignano Terme
Una sontuosa dimora del 1600, così spettacolare che è stata ribattezzata la piccola Versailles. Giocate a perdervi nello straordinario giardino-labirinto.

Villa Barbarigo

Castello Cini, Santuario delle Sette Chiese e Villa Duodo a Monselice
Imponente complesso architettonico, anticamente castello, poi torre difensiva fino a diventare una Villa. La Sala del Consiglio con affreschi e stalli lignei alle pareti,la sala Jacopino con camino smussato e la cucina con una ricca collezione di utensili nella Casa romanica medioevale e rinascimentale; l’Armeria, preziosa sala con pareti affrescate e motivo carrarese a scacchiera bianca e rossa che racchiude una delle più importanti collezioni di armi e armature d’Italia.
Castello Catajo,  Battaglia Terme
Insolita villa veneta con 360 stanze, decorate dagli stupefacenti affreschi di GianBattista Zenotti, Fu ideato nel 1570 dalla ricca famiglia Obizzi come teatro per ricevere e divertire i loro ospiti. Balli glamour, scene di battaglie navali, enormi produzioni teatrali… probabilmente i più grandi organizzatori di feste di tutti i tempi.

Castello Catajo

Storia e buon vino
Colori, sapori e profumi raccontati in oasi ambientali, antiche abbazie, castelli, ville, agriturismi e negli straordinari vini dei Colli Euganei,, dai Fior d’Arancio, un Moscato molto dorato, fino a una varietà di bianchi dal tipico colore giallo paglierino e dal profumo di gelsomino, come Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon rossi, lChardonnay, Merlot e il mio preferito, lo spumante Serprino.

Quando si dice “ dolce come un brodo di giuggiole”...

La giuggiola è il frutto prodotto dalla pianta del giuggiolo, che produce delle drupe ovoidal  dal colore rosso scuro e dal sapore dolce. Le giuggiole si possono consumare fresche subito dopo la raccolta oppure si possono conservare per lungo tempo essiccandole o mettendole sotto spirito; si prestano inoltre per preparare confetture e sciroppi, o come ingrediente per farcire dolci secchi e biscotti. Il frutto del giuggiolo è inoltre l’ingrediente principale della ricetta di un particolare liquore, conosciuto come “brodo di giuggiole”.

giuggiole fresche

Le giuggiole sono il perfetto connubio con gli zàleti, tipici dolci di Arquà.
Sono biscotti secchi tipici della tradizione contadina, dove si fa largo uso della farina di mais. L’aggiunta delle giuggiole conferisce a questi un sapore più dolce e sfizioso.

giuggiole essiccate

L’ ideale è servire questi biscotti friabili con qualche vino fresco da dessert, come il Moscato Fior d’Arancio Docg dei Colli Euganei o in abbinamento al liquoroso Brodo di Giuggiole ottenuto con il frutto delle giuggiole di Arquà. Servito freddo è un ottimo digestivo, ma si può sorseggiare anche caldo come punch. Con l’aggiunta di un buon prosecco diventa un ottimo aperitivo. Si può mettere anche sul gelato e sulla frutta, tipo ananas e fragole, per scoprire un gusto molto ricercato.

E NEL CALICE…
Per restare nel territorio Euganeo, consiglio bianco Val di Spie un viaggio sperimentale nel mondo dello spumante della Cantina Vignale di Cecilia, di Paolo Brunello, situata a Baone. Un bianco  che trizza l’occhio al passato, rifermentando naturalmente in bottiglia, senza successiva sboccatura, “sur lies”. Divertente slalom fra uva Glera e Garganega, trae dalla prima la semplicità e dalla seconda la freschezza.Il suo nome trae spunto dalla Val de Spin, selvaggia valletta in cui si trova il vigneto di Garganega.
oppure un  autentico e vero Malterreno Quota 101, le cui uve vengono raccolte a mano nel mese di settembre, quando il sole le ha rese belle e mature .Perfetto come aperitivo, accompagna primi piatti o secondi di pesce e carni bianche e colora i biscotti di Arquà.

Malterreno Quota 101 e il tradizionale Fior d’Arancio

Da queste meravigliose colline vulcaniche proviene lo Spumante Moscato Giallo IGT di Maeli Colli Euganei  un vino ricco di emozioni e allo stesso tempo degno ambasciatore di questo prestigioso territorio. Imbottigliato con i propri lieviti e rifermentato in bottiglia secondo l’antico metodo ancestrale. Appena versato nel calice, libera note sulfuree che poi lasciano il posto a profumi di agrumi. Vino di grande personalità aromatica sia al naso che al palato, la presenza dei lieviti gli dona una particolare consistenza ma di facile beva.

DOVE MANGIARE
Osteria Del Guerriero
Antica osteria nel cuore del borgo, sapori e profumi antichi della cucina veneta, dal family comfort food ai tradizionali cicchetti, preparati con prodotti stagionali a km0  e accompagnati dai migliori vini veneti

Osteria del Guerriero

Al Tavern
Una nuova avventura firmata dall’esperienza e dalla passione per l’enogastronomia di Roberto Veronese con le risorse straordinarie del territorio. Nel menu spiccano che celebrano un luogo incantato, che da sempre ammalia poeti e viaggiatori

Al Tavern

I Ronchi
Nato alla fine degli anni ’80, ambiente schietto, panorama suggestivo, un menù alla carta che varia in base alla stagione e che propone la ristorazione tipica dei Colli Euganei.

I Ronchi

Miravalle
Il nome non tradisce le aspettative: un bel panorama e gli gnocchi fatti in casa con ragù di cinghiale ne confermano l’ottima cucina.

Miravalle

E NEI DINTORNI…

Antica Trattoria Da Ballotta, Torreglia
Tempio dell’enogastronomia Euganea e italiana,
Più di Cinque Secoli di Storia  , come appare in un’ antica mappa, dove la terra circostante era nota come “campagna detta dell’osteria”. Oggi, nella sua elegante veranda,  un tempo officina per riparare le antiche carrozze, si gusta un menu fedele alle radici del passato e attento alla cucina di oggi.

Un piatto dell’ Antica Trattoria Ballotta

Incalmo
Ambiente ricercato per un menu gourmet. Ciascun piatto può essere abbinato a un vino, selezionato tra piccoli ma intensi vitigni autoctoni che esaltano il territorio italiano e oltre confine

Incalmo

Antica Trattoria Taparo, Torreglia
Datata 1921. Celebra la tradizione con l’innovazione senza mai lasciarsi coinvolgere dagli eccessi. Da non perdere il “percorso del baccalà” stoccafisso cucinato in 3 modi diversi.

Antica Trattoria Taparo

Trattoria Al Sasso, Teolo
Gestione famigliare da più di 70 anni. Famoso pollo fritto e non solo: i tagliolini con morchelle e lumache, “risi e bisi” con prosciutto di Montagnana, tagliatelle allo spezzatino di manzo, cotechino con fagioli in tocio, anatra alle marasche… vado avanti?…

Trattoria Al Sasso

E siamo arrivati al dolce ! Curiosi di scoprire la ricetta dei biscotti di Arquà ?
Ecco la ricetta !

ZÀLETI ALLE GIUGGIOLE

Zàleti alle gIuggiole

  • 120 g di giuggiole mature tritate grossolanamente
  • 60 ml di rum
  • 150 g di farina di grano
  • 150 g  di farina di mais
  • la scorza grattugiata di 1/2 limone
  • un pizzico di sale marino
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere
  • 3 tuorli d’uovo
  • 150 g di zucchero semolato
  • 130 g di burro, fuso e raffreddato:

Preparazione
Immergere i pezzi di giuggiola nella grappa per almeno un paio di ore o, meglio ancora, per tutta la notte. Mentre si preparano i biscotti, preriscaldare il forno a 180°C.
Foderare un vassoio per biscotti con carta da forno e mettere da parte.
Unire la farina bianca, farina gialla di mais, la scorza di limone, il sale e il lievito in una piccola ciotola. In una ciotola più grande, sbattere i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto giallo e spumoso, o comunque fino a quando lo zucchero si sarà sciolto completamente. Aggiungere il burro fuso al mix di farine, quindi unire delicatamente il tutto al composto di uova. Mescolare e poi aggiungere le giuggiole sgocciolate, incorporandole in maniera omogenea all’impasto.
Per sagomare i biscotti, afferrare una noce di impasto e farlo rotolare tra le mani.
Cercate di dare una forma piatta leggermente ellittica, per distribuirli con più facilità sul vassoio foderato.
Ripetere l’operazione fino a quando si finisce la pasta, lasciando pochi centimetri tra ogni biscotto. Cuocere in forno per 13-15 minuti, o fino a quando l’aspetto superficiale dei biscotti appare bene dorato.
Togliere dal forno e lasciare raffreddare i biscotti su una griglia.

ALLOGGIO E BENESSERE
Dopo una gironata di visite e percorsi , sarà bello rilassarsi e dedicarsi al proprio benessere. A pochi chilometri dal Arquà troverete Abano Terme, famosa in tutto il mondo come le “Terme di Venezia”, grazie alle straordinarie qualità curative dell’acqua termale e dell’argilla biotermale o fango invecchiato: una vera medicina senza effetti collaterali.

Abano Ritz Hotel è una meta ideale che si distingue per servizi, accoglienza e professionalità- Lo raggiungerete dopo una breve passeggiata lungo Viale delle Terme è il centro storico della città abbellito dalla Cattedrale, il Duomo di San Lorenzo,  fondata nel X secolo e che conserva ancora il suo campanile trecentesco. Abano Ritz Hotel offre camere spaziose, eleganti altre che a spazi vagamente retro e dll’atmosfera suggestiva, vanta due piscine, la SPA, rituali di benessere ed esperienze culinarie  immersi in un territorio ricco di cultura e folklore, oltre che di golf e altri sport.

INFO

Parco Petrarca, Monselice e Battaglia Terme si possono raggiungere anche da Padova in barca lungo il canale Battaglia, che usava anche Petrarca per spostarsi dalla sua casa di Padova ad Arquà. https://www.anticheviedinavigazione.it/it/default.aspx)
www.visitabanomontegrotto.com
www.parcopetrarca.com
Parco Petrarca e Colli Euganei
Abano Terme

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UN WEEKEND PREMIUM A PILA TRA SCI, DIVERTIMENTO E ALTA CUCINA

Per il weekend abbiamo deciso di abbandonare la città, insieme ai problemi e alle preoccupazioni accumulate in settimana, per catapultarci in un paesaggio alpino incantato e ricco di divertimenti: stiamo parlando di Pila, importante località turistica di montagna situata al centro della Valle d’Aosta, subito sopra il capoluogo Aosta.

Pila e i suoi impianti sciistici

La funivia Aosta-Pila

Per vivere un weekend romantico e divertente abbiamo scelto quindi di partire da Milano alla volta della Val d’Aosta. In meno di due ore di auto siamo arrivati ad Aosta ed esattamente nel grande parcheggio gratuito da cui parte la funivia per Pila, adiacente alla stazione dei treni e a soli 10 minuti a piedi dal centro cittadino. Lasciata l’auto siamo saliti sulla funivia che in soli 18 muniti ci catapulta tra le piste da sci di Pila, impreziosite da abeti e larici e contornate da abitazioni e strutture ricettive che risultano “incastonate” in modo armonico nella natura circostante. Chi desidera può direttamente raggiungere la località sciistica situata nel comune di Gressan percorrendo un breve tratto di strada di montagna che collega Aosta a Pila in appena 20 minuti di auto. Questa strada si trova in ottime condizioni e viene pulita in maniera costante in modo da garantire ai turisti un percorso agevole.

Primo giorno: Piste per tutti i gusti e le età

Dopo aver lasciato i bagagli in albergo e affittato l’attrezzatura necessaria, carichi di entusiasmo siamo andati di corsa sulle piste per una giornata all’insegna del divertimento sulla neve. Per accedere agli impianti di risalita è ovviamente necessario munirsi di skipass. Consigliamo di acquistare quest’ultimo tramite il sistema di vendita online sul sito pila.it che permette di accedere a tariffe agevolate. Numerosi i punti di ritiro skipass collocati a fianco delle casse di Aosta, alla partenza della telecabina, dedicati a tutti coloro che decidono di acquistare online e che non sono in possesso dell’apposita tessera magnetica.

Tra le caratteristiche di Pila spicca la sua posizione naturale che la tiene al riparo dal vento pur vantando una altitudine considerevole, con le piste che si sviluppano fra i 1800 e i 2700. Qualora le precipitazioni nevose non dovessero essere sufficienti, gli impianti sciistici godono di una sofisticata tecnologia di innevamento programmato, supportato da un bacino di accumulo di 70mila metri cubi.

Come accennato in precedenza, Pila offre divertimento sugli scii e sullo snowboard per tutti i gusti e i livelli:  si parte dalle piste meno impegnative, come le Baby Pila, la Baby Gorraz e la Grimod, a quelle per i più esperti. Il comprensorio comprende 4 piste nere, 21 rosse, 4 blu, che assieme ai tracciati percorribili sci ai piedi arrivano a 70 km, da un’altitudine di 1.540 a 2.750 metri di quota. 15 impianti, fra seggiovie, ovovia e funivia, assicurano una comoda risalita.

Due scuole di sci che complessivamente vantano oltre 170 maestri, accolgono allievi di tutte le età, livello e volontà per il grande debutto sulla neve o per perfezionare il proprio stile e soddisfare le proprie ambizioni. Dallo scorso anno sono presenti anche due piste di scialpinismo, due percorsi tracciati e messi in sicurezza per tutti coloro che vogliono provare il lato più wild dello sci.

Di seguito riportiamo il poker di piste che ha reso famosa Pila in tutto Europa:

  • Platta de Grevon (Pista 27 sullo Skirama):

Pista per freerider: 510 metri di dislivello per quasi 1,8 km di sviluppo e pura adrenalina. Doppio tracciato finale, uno più veloce e dinamico, l’altro, tradizionale, più dolce e graduale.

  • Du Bois (Pista 2 sullo Skirama):

è una pista dove liberare la propria voglia di libertà, dando “full gas” sui divertenti cambi di pendenza. La pendenza è sostenuta sull’intero tracciato e, pur essendo un tracciato per sciatori di buon livello, i passaggi non sono mai eccessivamente impegnativi.

  • Gorraz (Pista 3 sullo Skirama):

Questa pista presenta una sequenza di fantastici muri verticali di discreta lunghezza, alternati a tratti più riposanti e stimolanti cambi di pendenza.

  • Bellevue (Pista 10 sullo Skirama):

Una nera omologata anche per competizioni di alto livello, molto apprezzata dagli sciatori più esperti anche per la prima “S”, lunga e impegnativa. Grazie al raccordo con la pista Du Lac (Pista 12, sullo Skirama), consente un lungo tracciato che permette di cimentarsi in curvoni tipo Super G e discesa. Spettacolare il panorama, come suggerisce il nome.

Relax in albergo e cena sopraffina allo Yeti

Hotel La Chance

Dopo un’estenuante ma divertentissima giornata sulla neve è arrivato il momento di rilassarsi prima della cena. Tra la vasta offerta di alberghi, b&b e case vacanze abbiamo scelto l’Hotel La Chance (Località Chacard 5, 11020 Gressan).

il Bar dell’Hotel La Chance

Questo Hotel 3 stelle si trova nei pressi della stazione di arrivo della cabinovia Aosta-Pila e ai piedi delle principali piste. L’ambiente è in stile rustico ed è molto curato, le camere con bagno spaziose e luminose, inoltre godono di un terrazzino con vista in stile sauna.

La stanza da letto matrimoniale

La chicca di questo hotel è però la sauna, piccola, ma molto curata e completa di tutto. Non manca una vasca con acqua calda e idromassaggio, sauna, bagno turco e le “ice shower”. C’è anche una piccola sala relax con biscotte e tisane, mentre a richiesta si possono ricevere trattamenti specifici e massaggi.

Per cena abbiamo invece abbiamo scelto lo Yeti, un piccolo ristorante che si trova a pochi minuti dall’albergo.

Capriolo al ristorante Yeti

Al ristorante di conduzione familiare troviamo ad accoglierci troviamo la proprietaria, Katia Albanese, una giovane e preparatissima sommelier che ci ha accompagnato in un percorso eno-gastronomico che non ha nulla da invidiare a quello proposto da ristorante ben più costosi e blasonati.

PURTROPPO IL PRIMO GIORNO E’ TERMINATO MA BASTA GIRARE PAGINA PER SCOPRIRE COSA CI RISERVERA’ LA PROSSIMA GIORNATA

Secondo giorno: passeggiata sulla neve con le ciaspole

Dopo una ricca colazione internazionale all’Hotel La Chance, abbiamo deciso di provare una nuova avventura sulla neve, con l’obiettivo di scoprire il volto di Pila dedicato anche a chi non è appassionato di sci o snowboard.

Pila propone infatti la conoscenza e l’esplorazione della natura in montagna, organizzando escursioni con le ciaspole, con la preziosa conduzione delle guide ambientali naturalistiche. L’appuntamento con le ciaspole è tutti i mercoledì, giovedì, sabato e domenica con ritrovo nel parcheggio Bouton d’Or nei pressi dell’arrivo della telecabina Aosta.

Per le ciaspole sono diversi gli itinerari, percorribili in autonomia o con la guida ambientale naturalistica. guida.

Un itinerario affascinate è quello che porta verso l’Alpeggio Grivel e, salendo ulteriormente all’alpeggio Grimondet. Entrambe le mete offrono una straordinaria vista a tutto tondo sul fondovalle e sui 4000 valdostani, tra cui il Monte Bianco, il Monte Rosa, il Cervino e il Gran Combin.

Ci si addentra nelle incantevoli abetaie, avvolti dal silenzio e circondati dal paesaggio nevoso, lontani dalle piste affollate per rimanere a stretto contatto con la natura. La presenza della guida permette di godere oltre che delle emozioni generate dalla bellezza del contesto, anche della comprensione delle caratteristiche dell’ambiente circostante, rendendo l’esperienza interessante ed unica.

L’attività ha una durata totale di circa 3,5 ore e termina con il ritorno al punto di partenza.

Gli insaziabili di questa attività possono inoltre godere della ciaspolata in notturna, guidata, con aperitivo a seguire: un calice di vino locale, accompagnato da salumi e formaggi valdostani, oppure una prelibata cena nelle accoglienti baite di Pila.

Info e prenotazioni:

TrekkingHabitat di Roberto Giunta

  • Tel: +39 335811873
  • Mail: info@trekking-habitat.com
  • Sito web: www.trekking-habitat.com

Tracce Alpine ASD 

  • Tel: +39 3384599714
  • Mail: traccealpinevda@gmail.com
  • Sito web www.traccealpine.it

Gli appuntamenti culinari della giornata sono stati a pranzo a “Lo Baoutson”, un ristorante situato direttamente sulle piste di sci che propone ottima cucina locale e carne cucinata a vista sulla griglia. La sera ci siamo invece concessi una cena a La Chatelaine, una baita sulle piste che oltre ad offrire una vista propone anche intrattenimenti musicali a cura di una simpaticissima e preparata band.

Lo speciale “taxi” per raggiungere il ristorante Chatelaine

Per raggiungere di sera la baita si può prendere il gatto delle nevi dotato di cabina riscaldabile che può essere prenotato contattando direttamente il ristorante.

PURTROPPO IL SECONDO GIORNO E’ TERMINATO MA BASTA GIRARE PAGINA PER SCOPRIRE COSA CI RISERVERA’ LA PROSSIMA GIORNATA

Terzo giorno: cultura, turismo e buon cibo

Teatro romano

A dir poco maestoso il Teatro Romano che rappresenta una delle principali attrazioni di questo capoluogo, oltre ad essere la più antica. Costruita nell’anno 25 a.C. si tratta di un capolavoro di epoca romana conservato molto bene e in grado di ospitare migliaia di spettatori. Si distinguer per una maestosa parete di 22 metri formata da arcate e finestre, da una platea a semicerchio che risulta destinata all’accoglienza del pubblico ed è costruita su più livelli.

Probabilmente vero e proprio simbolo della città, l’Arco di Augusto si erge nella parte est di Aosta e fu edificato per celebrare la vittoria dei Romani sui Salassi. La struttura vanta una forma di volta a botte e nel XII secolo ospitò la dimora di una nobile famiglia locale, visto che al suo interno era stata costruita una piccola fortificazione, chiusa in seguito con blocchi di ardesia a causa delle infiltrazioni.

Arco di Augusto

Non bisogna perdere il Museo Archeologico Regionale che sorge proprio nel luogo dove sono stati condotti degli scavi che hanno portato a nuova vita reperti di diverse epoche. Nel museo ritroviamo troviamo oggetti ritrovati in tutta la regione, in ordine cronologico e suddivisi per oggetti, anche se la  maggior parte dell’esposizione risale all’epoca romana.

Non si può visitare Aosta senza però provare la sua succulenta cucina locale e i piatti tipici che caratterizzano questo luogo. Se amate la pasta non perdete le tagliatelle fatte in casa condite magari con degli ottimi funghi porcini locali.

Tra le pietanze tipiche troviamo la celebre fonduta a base di fondita valdostana DOP. Non può mancare nemmeno la polenta cucinata utilizzando la farina gialla e abbinata a formaggio e carne.  La cacciagione occupa un posto fondamentale nella cucina di qui: non si può non provare il capriolo, capretto o agnello.

Nel pomeriggio lasciamo Pila per tornare verso casa, sicuramente con un po’ di malinconia, ma nello stesso tempo felici di aver trascorso un fine settimana indimenticabile e ricco di divertimento.

Il progetto della nuova telecabina “Pila – Couis”

Nel dicembre del 2020 è stato presentato ad Aosta, il progetto per la nuova telecabina Pila-Couis in Val d’Aosta.  Si tratta del nuovo impianto di risalita del comprensorio di Pila che cambierà radicalmente la fruibilità del resort montano e renderà accessibile uno dei punti panoramici più iconici della Val d’Aosta: Cima Couis 1 a 2730 m.s.l., da cui è possibile ammirare le vette di alcune delle montagne più famose al mondo come il Monte Bianco, il Cervino, il Grivola, il Gran Paradiso e molte altre.  Non soltanto un’opera funiviaria che migliorerà significativamente l’esperienza sportiva per gli sciatori ed i biker di qualsiasi livello ed età, ma una vera e propria attrazione turistica internazionale, che renderà la montagna accessibile a chiunque desideri ammirare uno dei panorami più incredibili delle Alpi.

progetto vincitore

Il progetto vincitore (realizzato dallo studio di architettura De Carlo – Gualla)  è prima di ogni cosa un sistema integrato nell’ambiente. Le nuove funivie e le stazioni sono un esempio di architettura e ingegneria d’avanguardia che si pone l’obiettivo di stupire i visitatori con una vista mozzafiato delle montagne oltre i 4.000 mt ma anche attraverso l’uso di materiali e di tecnologie innovative ed attuali, e da un design incredibilmente innovativo per una struttura di alta quota.

La stazione di arrivo a monte sulla Cima Couis – motrice – è caratterizzata da un particolare disegno a stella con le punte orientate verso i diversi 4.000 della Valle d’Aosta e conterrà al suo interno anche un bar-ristorante panoramico e servizi per il pubblico. Con una portata di 2.400 persone all’ora alla velocità di 6 metri al secondo sarà possibile percorrere la lunghezza totale di 3,8 chilometri e un dislivello di 923 metri in 13 minuti. Attualmente per raggiungere Cima Couis da Pila, sci ai piedi, sono necessari 3 impianti ed un tempo complessivo di circa 60 minuti.

Dove Dormire

Hotel La Chance ***

  • Indirizzo: Località Chacard 5, 11020 Gressan
  • Tel: +39 0165 1773022
  • Sito web: www.hotellachancepila.it
  • Mail: info@hotellachancepila.it

Dove Mangiare

Yeti

  • Indirizzo: Frazione Pila, 22, 11020 Pila AO
  • Tel: 0165 521181
  • Sito web: yetipila.it

Lo Baoutson

La Chatelaine

Trattoria dei Maestri