Dici Sardegna e subito la mente va all’estate, al mare trasparente, al profumo di cisto, mirto e corbezzolo, ai lussi della Costa Smeralda. Invece, è in autunno che l’isola ci regala esperienze ed emozioni inaspettate, con i suoi colori, i suoi borghi antichi, il suo ritmo più lento. In Sardegna l’autunno è una seconda primavera, con le temperature miti e le fioriture che colorano le strade delle città e i lati delle strade.

È in un giorno di ottobre che decidiamo di visitare Casteldardo, tra i Borghi più belli d’Italia e detentore di quattro Bandiere Blu, per quattro spiagge: Ampurias, La Madonnina, il lido e il Porto Turistico. Un borgo da visitare per la sua antica bellezza, per la sua storia, per il suo profilo da cartolina, per l’autenticità che si trova passeggiando tra i vicoli del centro antico, per i sapori locali. Un’esperienza che vi invitiamo a vivere insieme a noi. 333
Il fascino antico della Valledoria e la Roccia dell’Elefante
Partiamo da Arzachena, il Comune capoluogo dell’opulenta Costa Smeralda, in una mattina di ottobre, quando l’aria profuma ancora d’estate ma l’autunno comincia a farsi sentire nel respiro del vento. La strada si snoda dolcemente tra colline di granito e querce, un paesaggio che cambia a ogni curva, come se la Gallura volesse mostrarci tutti i suoi volti. Le rocce levigate dal tempo si accendono di riflessi dorati, e il mare appare e scompare tra la costa e le vallate, mostrandosi in infinite sfumature di azzurro.

È in un giorno di ottobre che decidiamo di visitare Castelsardo, tra i Borghi più belli d’Italia e detentore di quattro Bandiere Blu, per quattro spiagge: Ampurias, La Madonnina, il lido e il Porto Turistico. Un borgo da visitare per la sua antica bellezza, per la sua storia, per il suo profilo da cartolina, per l’autenticità che si trova passeggiando tra i vicoli del centro antico, per i sapori locali. Un’esperienza che vi invitiamo a vivere insieme a noi. 333
Il fascino antico della Valledoria e la Roccia dell’Elefante
Partiamo da Arzachena, il Comune capoluogo dell’opulenta Costa Smeralda, in una mattina di ottobre, quando l’aria profuma ancora d’estate ma l’autunno comincia a farsi sentire nel respiro del vento. La strada si snoda dolcemente tra colline di granito e querce, un paesaggio che cambia a ogni curva, come se la Gallura volesse mostrarci tutti i suoi volti. Le rocce levigate dal tempo si accendono di riflessi dorati, e il mare appare e scompare tra la costa e le vallate, mostrandosi in infinite sfumature di azzurro.

A un tratto, il paesaggio rurale e un po’ selvaggio, abbracciato da gigantesche rocce di granito, si apre e svela il paese di Santa Maria Coghinas, nelle vicinanze del quel scorre il fiume Coghinas, tra le cui rocce si inalzano i vapori caldi e terapeutici delle Terme di Casteldoria. Immergere le mani nell’acqua tiepida è come toccare il respiro della terra, una carezza antica che rigenera. Attorno, la vegetazione è fitta, e il silenzio ha il suono sottile dell’acqua che ribolle. È un luogo di quiete profonda, dove il corpo si rilassa e la mente si svuota.

La roccia dell’Elefante e la rocca dei Doria
Ma è tempo di proseguire. Riprendiamo la strada in direzione di Castelsardo ma, prima di arrivare, facciamo una deviazione per ammirare la maestosa Roccia dell’Elefante, che si affaccia proprio sulla strada. La sua forma, scolpita dal vento e dal tempo, è quella di un elefante che sembra vegliare sul passaggio, lascia senza parole. Dentro di essa, sono nascoste antiche tombe scavate nella pietra, le domus de janas, che risalgono all’epoca Neolitica e custodiscono i segreti di un popolo lontano, come se l’isola volesse ricordare che la sua storia nasce molto prima delle città. Da lì, la vista si apre all’improvviso: in lontananza appare Castelsardo, appollaiato sulla roccia, con il mare che lo abbraccia da ogni lato. È un incontro che toglie il fiato.

Le stradine si inoltrano nel centro, più moderno, e si inerpicano fino ai piedi della maestosa Rocca dei Doria. Lasciamo l’auto proprio sotto al castello e cominciamo la salita a piedi. Ogni passo, è un’espressione di meraviglia. Da un lato, la vista spazia sul mare aperto, di un blu intenso, mentre il profilo della Corsica si staglia all’orizzonte. Dall’altro, vediamo le case farsi sempre più piccole, mentre il porto, sulla destra, disegna un quadro tra le barche moderne e la torre di avvistamento.

Arriviamo finalmente alla rocca, attraversando stradine e vicoli che sembrano usciti da una favola o da un libro di storia. Le vetrine dei piccoli negozi e i tavolini dei ristoranti si affacciano su case di pietra, volti antichi siedono sui gradini o ci osservano dalle finestre e dalle porte di casa. I colori delle ceste (qui l’intreccio è un’arte che si tramanda da generazioni) donano una nota di colore ai muri spessi e grigi.

Eccoci finalmente al cospetto della rocca, costruita nel XII secolo dalla potente famiglia dei Doria, che domina il Golfo dell’Asinara con la fierezza di un antico guardiano. Le mura raccontano di battaglie, di strategie, di amori segreti e di alleanze spezzate. Dalla terrazza, il panorama è immenso: la costa si srotola come un nastro, e il mare, sotto il cielo mutevole, sembra respirare insieme al borgo. Qui il tempo non scorre: si posa, come la polvere dorata che copre i tetti rossi del paese.

Il Museo dell’Intreccio e il Museo dell’Inquisizione
Ospitato nelle sale della rocca, c’è lo splendido Museo dell’Intreccio Mediterraneo. Le mani delle donne di Castelsardo rivivono nelle ceste di palma nana e di giunco, nei cesti da pesca e nei canestri per il pane. Ogni intreccio è una lingua silenziosa, un gesto tramandato nei secoli. Il profumo del legno e della paglia intrecciata mi avvolge, e immagino le voci, le risate, le mani che lavorano accanto alle finestre aperte sul mare. È un museo che non parla di passato, ma di continuità: la memoria che si rinnova, giorno dopo giorno.

Dopo aver ammirato il panorama mozzafiato dai camminamenti, lasciando spaziare lo sguardo tra l’infinito del mare azzurro e gli spuntoni di roccia rossastra, scendiamo per visitare la Cattedrale di Sant’Antonio con le affascinanti Cripte. La prima impressione è quella di stupore. L’interno della chiesa colpisce per i trittici barocchi e dorati, e, al centro, la statua del Cristo Nero, la cui colorazione è data dal legno in cui è stato scolpito che, dicono, varia di intensità a seconda dell’umidità. Scendiamo ancora nel cuore della terra, per ammirare le Cripte. Le luci soffuse illuminano antiche sepolture, affreschi consumati, e un silenzio che pesa come il respiro del mare.

Usciamo dalla rocca e ci incamminiamo di nuovo tra le stradine del borgo. Ci imbattiamo nel piccolo, ma interessantissimo, Museo dell’Inquisizione, che racconta con testimonianze, ricostruzioni, allestimenti e documenti d’epoca la storia delle Streghe di Castelsardo, non fattucchiere o presenza malvage, ma donne che curavano con le erbe o che, semplicemente, avevano suscitato l’invidia altrui. Il percorso si snoda attraverso la stanza del vescovo, per poi passare da una stanza che conserva un erbario e gli atti dei processi. Scendendo, si arriva alla stanza delle torture, con catene, strumenti atti al supplizio di chi era accusato di stregoneria. Qui la storia non è più bellezza, ma riflessione: un invito a a non dimenticare anche le pagine più oscure.

Torniamo nel borgo, tra le stradine strette che profumano di basilico e di mare. Le case color ocra e rosso si stringono l’una all’altra come a difendersi dal vento. Le botteghe espongono cestini intrecciati, ceramiche, conchiglie. Una vecchia signora siede sulla soglia, le mani che si muovono lente, regolari, e nella sua calma si nasconde la pazienza di tutta un’isola.

Riprendiamo l’auto e scendiamo verso il porto, dove il mare riprende il suo respiro più ampio. Le barche dondolano leggere, e l’acqua riflette il borgo lassù, come un castello sospeso tra cielo e mare. All’ingresso del porto moderno si erge come una sentinella l’enigmatica Torre di Frigiano, costruita nel XVI secolo sotto gli Aragonesi per difendere la città dalle incursioni dei pirati. Lì, nel silenzio del crepuscolo, Castelsardo sembra addormentarsi su sé stessa, consapevole della propria bellezza antica, segreta.



















