Di Raffaele d’Argenzio
A volte l’autunno viene raccontato come la stagione triste, una sorta di primavera al contrario,
invece è la stagione in cui si raccolgono i frutti di ciò che si è seminato. Anche la natura si fa bella e ci regala i suoi doni migliori: il vino, i tartufi, i funghi, i cachi, le arance, i mandarini, i broccoletti (i friarielli). Ma ci regala anche i suoi colori, quel foliage per cui vale la pena di fare un viaggio, un weekend. L’autunno è anche la stagione del pensiero, dei piccoli bilanci dell’anno passato e dei propositi dell’anno che verrà. È la stagione in cui si cerca una calda carezza, per cui anche un camino spento ti ridà calore, e una foto sbiadita ti fa tornare a battere il cuore.

Ora che le nostre sedie a sdraio sono un ricordo e i nostri ombrelloni sono fiori appassiti, possiamo alzarci per riprendere il viaggio. Il vero viaggio, quello che porta anche conoscenza. Ve ne proporremo tanti in cui trovare appunto chicche d’arte e di cibo, cominciando da quello ad Alba, nelle Langhe, sito UNESCO, agli altri Weekend, per cercare destinazioni poco conosciute ma con autenticità.
L’Autenticità
Quella con la A maiuscola, che si trova nelle nostre radici, nei luoghi dove abbiamo vissuto i nostri primi anni. Quei luoghi che forse ci chiamano, anche se non possiamo sentirli. Ritornare a quelle città, a quei borghi per ritrovarne l’autenticità.

Almeno15 anni fa (o 20?) avevo già proposto al sindaco di un borgo di raccogliere i nomi dei molti emigrati per fare sapere loro che li aspettavano. A chi è partito bisogna far sapere che chi è rimasto ha cercato di mantenere al meglio il luogo che avevano lasciato, e che anche i sapori e i loro prodotti tipici sono sempre quelli di una volta. L’autenticità si trova in quel formaggio fatto come una volta, in quel pane che sa ancora di pane, e nel piatto della domenica che ha sempre quel sapore speciale e quel profumo che sembra benedire la piazza con la chiesa. Anche la chiesa è sempre quella, anche se il vecchio parroco è volato in cielo cullato dai rintocchi delle campane del vecchio campanile.
Sessa Aurunca, la mia autenticità
Ma questa volta, e mi scuso per questo, mi tocca parlare delle mie radici, perché in un borgo dell’Alta Campania, Sessa Aurunca, sono tornato a ritrovare l’autenticità dei miei ricordi. Perchè, seppure non vi sono nato, è qui che sento vibrare un sentimento che mi lega a questo borgo, a questi tramonti, a questa terra di collina di sassi e tufo che sembra aspra, ma poi nell’autunno ti dona frutti e sapori che non dimentichi.

Mi scuso ancora per questo conflitto d’interessi, ma non posso non ricambiare queste sensazioni che mi vengono donate, e lo faccio con queste parole che dedico all’autenticità dei miei ricordi.
Sessa, il cuore ritrovato
Quando il sole è alto
dal mare arriva come un’onda
che accarezza il Teatro Romano,
s’inchina alla chiesa dei Cappuccini
e s’infrange sullo scoglio del Castello.
È un’onda di poesia
che di Sessa ne cerca il cuore antico,
che sempre vive e batte
ma è ancora ben nascosto
come per paura di un nemico.
L’onda scivola sui grigi basoli
dei vecchi vicoli resi belli
da romane colonne e capitelli
E disseta le stinte pietre delle sue mura,
che ora rivivono e diventano Cultura.
E tutti gli odori diventano profumi
e ogni voce diventa una canzone.
Anche il sole lucida scale, vicoli e sentieri
che ora son vie senza più malinconia,
il cuore di Sessa l’ha ritrovato la Poesia.








