Come vincere insieme per un futuro Outdoor

Tre siti uniti per un futuro outdoor. Sono Weekend Premium, Action Magazine e Ladra di biciclette. Che hanno dato vita insieme al network 3×1 Outdoor & More.

Non è passata, ma quando passerà dovremo essere pronti ad affrontare un  mondo diverso.

A noi la parola resilienza non  piace. Invece ci piace la parola insieme, che significa non resistere ma correre in  avanti uniti per essere più forti. Anche se 3 è il numero perfetto, non era sufficiente. Bisognava scegliere tre “pezzi giusti”, capaci non solo  di sommare le loro energie, ma di moltiplicarle.

È un discorso che vale per tutti, soprattutto in questo momento in cui bisogna per forza lavorare al presente e pensare al futuro. Ma quello di cui stiamo parlando in questo caso è l’unione di tre siti che vogliono realizzare un progetto green. Tre siti che hanno capito una cosa: mettendosi insieme e unendo le forze, questo futuro green può davvero diventare un obiettivo raggiungibile.

futuro outdoor
3×1 Outdoor & More è il network media creato da Weekend Premium, Action Magazine e Ladra di Biciclette.

Siamo tre siti diversi, abbiamo sempre lavorato in modo indipendente uno dall’altro. Ma ci siamo cercati e alla fine ci siamo trovati.

Il domani sarà Outdoor per tornare a respirare, sarà green per tornare a correre, a vivere finalmente di nuovo a contatto con la natura. Quella natura che – soprattutto a chi vive in città – sta mancando terribilmente in questo periodo.

Ecco allora i magnifici tre:  Weekendpremium.it, per scegliere il meglio (anche delle e-auto), Actionmagazine.it, per tornare a far  vivere il  nostro corpo grazie al ritrovato benessere, e Ladradibiciclette.it che, pensato per le donne e letto soprattutto dagli uomini, rispecchia il boom sempre più forte delle due ruote.

Tre siti che si uniscono e mettono insieme un mondo. Il mondo green del futuro. Non abbiamo concessionaria per vendere pubblicità, ma mettiamo a disposizione la nostra competenza e la nostra voglia di lavorare per un mondo nuovo, sostenibile, consapevole e solidale. Il mondo di domani. Tre strade parallele, un unico obbiettivo.

 




Intervista con Licia Colò: come ritrovare l’Eden

Dal 9 gennaio torna su LA7 Eden, un pianeta da salvare, il programma di Licia Colò di cui abbiamo sentito molto la mancanza. Perché ci ricorda quanto sia bella (e fragile) la Terra in cui viviamo.

Una bella notizia: il nuovo anno  ci riporta Licia Colò sullo schermo de LA7, con il suo programma Eden, un pianeta da salvare, ancora più atteso perché ci ricorda che lì, fuori  dalle nostre case, c’è un mondo intero che ci aspetta, con tutte le sue meraviglie.

Il 9 gennaio partirà infatti la seconda edizione di Eden. “È stato un periodo molto complicato per tutti, ma in questi otto mesi di lavoro abbiamo viaggiato molto – racconta Licia Colò nel video di presentazione – e abbiamo dedicato buona parte dello spazio della trasmissione al nostro Paese, l’Italia”. L’obiettivo non è cambiato: accendere i riflettori sulla bellezza che ci circonda e sulla sua fragilità.

Abbiamo intervistato Licia, e abbiamo parlato con lei di televisione, viaggi, consigli per i weekend, e anche di Covid. Ecco che cosa ci ha raccontato.

intervista a licia colò
Nella nuova edizione di Eden sarà dedicato ampio spazio all’Italia.

Bentornata, Licia. Innanzitutto ci sei mancata. Ma in questo periodo hai avuto il tempo per pensare e fare alcune scelte. Hai in mente altri programmi? 

I prossimi programmi sono quelli che faccio adesso. Sono sempre impegnata. Il mondo insieme su TV200 e Eden su LA7. Io vivo qui e ora, non faccio programmi troppo a lungo termine, guardo e vivo il presente. E ora appunto c’è Eden.

– Oggi si parla tanto di turismo esperienziale. Secondo te quali sono le esperienza più importanti da fare in viaggio?

Io faccio esperienze tutti i giorni quando viaggio. Provo a raccontare il mondo non solo tramite immagini e apparenza, ma spiegando cosa c’è dietro la superficee. Esperienza è conoscere le persone che vivono il territorio. Cercare gli artisti che creano opere legate al proprio territorio. Ma ognuno sceglie le proprie esperienze. Ognuno ha le proprie preferenze.

 – Qual è una meta che vorresti visitare, che ancora vuoi scoprire?

Troppe ce ne sono, ma io preferisco la natura. Posti come New York non mi interessano. Ad Itinerando, la Fiera di Padova, ho visto delle proposte in bicicletta lungo il fiume, sulle barche… quindi caricare la bici su una barca e poi scendere lungo il fiume e farsi riprendere dalla barca… Queste per esempio sono esperienze che non ho mai fatto.

licia colò
Le mete preferite di Licia Colò? Quelle a contatto con la natura.

– E la bicicletta elettrica? 

Beh, pedalata assistita (ride). Io non sono per niente un’atleta. Con la pedalata assistita fai movimento e ti facilita le cose.

– Durante I tuoi tanti viaggi hai trovato delle difficoltà?

Ho trovato di  tutto. Ma anche se ho 57 anni, faccio delle cose che non riescono a fare i venticinquenni. Non per merito del mio fisico, ma perché noi abbiamo un motore meraviglioso che è il nostro cervello. Quando faccio le cose, è perché le voglio fare. Il cervello sopperisce all’età.

– Il covid  ha bloccato I viaggi. Bisogna davvero fermarsi?

È giusto essere attenti quando si viaggia, ma ora fermarsi mi sembra esagerato. Certo bisogna ascoltare gli esperti, i medici, i ricercatori. Personalmente non sto chiusa in casa, ma scelgo delle mete sicure.

Qual è il weekend che ti ricordi di più e quale quello che consigli?

Non ti posso rispondere (ride), perché i weekend devono essere vicini alla località in cui ci si trova. Non si può sprecare troppo tempo. Per un weekend bisogna allontanarsi il meno possibile e scoprire le cose belle più vicine a casa. Ti posso citare Civita di Bagnoregio, dal momento che io vivo a Roma.

– Rimani a Roma?

Se dovessi scegliere dove vivere, non vivrei a Roma ma in posti molto più tranquilli. Magari nel futuro cambierò idea. In ogni caso non voglio fare confronti. Ognuno deve scegliere dove vuole vivere. I luoghi sono come fidanzati o fidanzate, i confronti sono sbagliati.

Quale auto usi adesso e quale vorresti nel futuro?

Sono alla ricerca di un’auto elettrica che ancora non ho trovato. Ho bisogno di fare tanta strada e la Tesla… costa un botto! Per ora uso la Volvo XC60, che consuma una media di 6,4 l/100 Km, a detta del computer. Ma  mi prendono in giro perché dicono che non è possibile. Comunque sono alla ricerca di un’auto elettrica che mi soddisfi.

 




A chi dedicare il 2021? Noi lo dedichiamo a tutti i volontari

Non so se Babbo Natale e gli angeli esistono. Ma so che esistono i volontari. È soprattutto a loro che noi di Weekend Dreamers – insieme all’associazione SportAbili Predazzo – vogliamo dedicare il nuovo anno che sta per cominciare.

Gli angeli e Babbo Natale esistono? Forse sì, forse no. Io certo non lo so. Ma so che ci sono dei papà e delle mamme, qui sulla nostra vecchia Terra, che  davvero sono angeli. E questo io posso dirlo e lo dico a gran voce.

dedica del nuovo anno
La weekend dreamer Chiara Bruzzese con i suoi genitori-angeli, Delia e Sergio.

E ci sono anche angeli che aiutano senza nulla avere in cambio, che abbracciano  e fanno volare chi ha perso le ali, che festeggiano le loro domeniche e  i loro Natali insieme a chi non è nè loro fratello nè loro padre. Lo fanno solo perchè sono dei veri angeli.

Li chiamano volontari, perchè è solo la loro volontà a spingerli a far del bene, ad essere amico, fratello e padre anche di chi non conoscono, ma di chi ne ha bisogno. Ad accarezzare
chi chiede di sentir vicino un altro cuore battere insieme al proprio. Di chi ha fame di un sorriso.

dedica del nuovo anno
Un volontario di SportAbili Predazzo pedala in tandem con un ragazzo non vedente.

Ma pochi di noi si ricordano di loro, pochi accarezzano le loro facce stanche quando chiudono le loro ali  e cercano  riposo.

Non so se Babbo Natale a cavallo della renna esiste, e non so se esistono gli angeli con una lunga veste bianca e la coroncina in testa. Ma so che esistono davvero uomini e donne, giovani e non più
giovani, che donano il loro tempo e la loro energia a chi ne ha bisogno, senza nulla chiedere e nulla avere in cambio. Vogliono soltanto ascoltare la propria volontà che suggerisce di fare la cosa giusta. Questi per me sono i veri angeli, e  li chiamano volontari.

Noi di Weekend Premium, con i Weekend Dreamers e SportAbili Predazzo (l’associazione trentina con cui collaboriamo), dedichiamo a loro questo nuovo anno. A loro che lo meritano più di tutti.

dedica del nuovo anno
Volontari dell’associazione SportAbili Predazzo accompagnano una ragazza a praticare rafting.




“Nulla dies sine linea”, nessun giorno senza far qualcosa di buono. E noi?

Ultima settimana del 2020 e inizio della prima del 2021. Settimana di bilancio su quello che succede in Italia e anche nel mondo: disastroso, drammatico, tragico.  E del nostro  bilancio Weekend Premium, meglio non parlarne, meglio dimenticare? No, a prescindere dal risultato economico, bisogna chiedersi se abbiamo fatto tutto quello che potevamo per guardarci nello spietato specchio della nostra coscienza ed essere in pace con noi stessi.
Nulla dies sine linea, nessun giorno senza tracciare una linea, lo diceva Apelle, sì quello di “Apelle, figlio di Apollo, che fece una palla di pelle di pollo…” della filastrocca,  che in realtà è stato il più grande  pittore greco del IV secolo avanti Cristo. Non ci sono rimasti i suoi capolavori, ma questa massima, che rifletteva  il suo modo di vivere e lavorare. Non lasciava passare alcun giorno senza tracciare una linea, senza mettere un colore sulle sue opere. E così ci dice che non ci si deve  mai fermare, che ogni giorno bisogna far qualcosa di buono. Noi non siamo pittori, ma qualcosa di buono possiamo farlo? Io, noi , Weekend Premium se lo è chiesto, abbiamo messo linee in quest’anno, anche se è stato un anno difficile?
Un veloce sguardo nella colonna dei ricavi del 2020.
-I WEEKEND PREMIUM AWARDS, con cui abbiamo premiato i borghi, i resort, gli  agriturismi green sostenibili.

Sentiero dei Bersagli valsugana
Borgo Valsugana, eletto Borgo Green Premium 2020.

-Il Black In the World,  il premio  maglia nera vinto dagli Stati Uniti di Trump, per essere usciti dal protocollo  internazionale per la riduzione dei gas inquinanti. Trump non ha ritirato il premio.
-Il premio Eco-Weekendcar  e la nostra  preferenza per le  weekend car meno inquinanti, come  le elettriche e le ibride.

auto eco Audi E-tron
Audi E-Tron, eco weekendcar premium 2020

– L’Outdoor, dare sempre più spazio ai  weekend green, in Camping e Glamping.

Camper Van
Van Camper Ford transit Nugget, vincitore weekend in Van 2020

-La scoperta di Val Masino, una preziosa valle a poco più di un’ora da Milano

Val Masino veduta autunnale
Val Masino

-La nascita dei WEEKEND DREAMERS:  una “linea” importante  è stata quella che abbiamo cominciato a tracciare nel 2019, aiutando  ragazzi fragili a realizzare i loro sogni di un viaggio, di un weekend desiderato. Prima da soli, poi fondando un’associazione (che ho dovuto lasciare subito per essermi reso conto che gli obbiettivi degli altri soci in realtà erano diversi da miei). Ma importante è aver proseguito, con WEEKEND PREMIUM, a tracciar linee, a realizzare sogni  in questo anno difficile, e non a parlarne soltanto.

weekend dreamers i ragazzi
I Weekend Dreamers

Sì, nei ricavi del nostro bilancio di Weekend Premium  ci sono delle linee positive  e, seppure
il  2021 non sarà facile, noi promettiamo che  continueremo a tracciare le nostre linee e a guardarci allo specchio senza arrossire. Con il vostro aiuto.



I nostri prossimi weekend: conosci davvero la tua città?

Conosci davvero la tua città? Dal momento che non possiamo viaggiare, i prossimi weekend dedichiamoli a riscoprirla.

Passerà, deve passare. Ma non possiamo aspettare che passi stando fermi in poltrona a sgranocchiare salatini, aspettando che  il forno ci sbatta sul  tavolo la solita pizza, gustosa ma banalmente solita.

Qualche tempo fa pensai che bisognava tornare ai fondamentali, da dove avevo cominciato. Mi sono chiesto: CONOSCI DAVVERO LA TUA CITTA’?

La risposta è stata che sarebbe meglio, non solo per me ma per tutti, prendere un paio di scarpe comode e scendere in strada, ricominciando da dove l’avevamo lasciata quella conoscenza: da una strada del nostro borgo, della nostra città.

conosci davvero la tua città
La Galleria Vittorio Emanuele II a Milano.

Siccome abito a Milano, mi sono chiesto: da quanto tempo non vedi il Duomo, questa meravigliosa opera in cui il marmo si è fatto merletto? Da tanti anni, troppi. E il Cenacolo di Leonardo? Sì, l’ho visto venti, trenta, quaranta anni fa, forse di più… Sì, quando  ero venuto a Milano da giovane turista, poi aspirante giornalista, ma dopo…

Forse il Duomo e anche i musei sono chiusi…ma Piazza Duomo non è chiusa, e adesso è ancora più bella, senza centinaia di persone che brulicano. Più autentica, immacolata, come un disegno, un quadro.

conosci la tua città
Un suggestivo scorcio dei Navigli a Milano.

È vero, anche  l’Accademia di Brera è chiusa, e non puoi rivedere Il bacio di Hayez, ma le strade del quartiere sono aperte, e anche  i Navigli sono aperti, quei Navigli che hanno visto Leonardo da Vinci lavorare alle grandi opere di idraulica.

Le scarpe sono comode, puoi camminare, e se qualche bar è aperto ricomincia dai caffè storici, quelli che hanno visto grandi personaggi sedersi ai loro tavolini. Caffè come Cova, il bar Jamaica, il Savini, Al Camparino. E  se prendi un caffè o un cappuccio, con una fetta di panettone, sentirai il sapore di Milano. Forse  è solo suggestione? Ma credici. È un gusto completo, vivo, pieno di grintosa dolcezza, di cuore  ma anche di forza. Il gusto di Milano.

conosci la tua città
Una vista di Napoli, con il vesuvio sullo sfondo.

E se sei a Napoli, con le solite  scarpe comode, torna al Museo Archeologico, nelle cui preziose sale è incastonato  il meglio di Pompei e di Roma, e risali le scale della semi-sconosciuta  Chiesa di San Giovanni a Carbonara, con la cappella dei Caracciolo.

E se le chiese e i musei sono chiusi, sali per le suggestive scale che portano verso i Camaldoli, verso il Vomero, e poi girati e guarda. Vedrai un paradiso. E se hai tempo rifletti sul fatto che  Neapolis e New York, due città “nuove”, sono sullo stesso parallelo, il 41°.

 

san giovanni a carbonara
L’ingresso della chiesa di San Giovanni a Carbonara, a Napoli (foto Wikipedia).

Ma dovunque sei, con le tue scarpe comode e il cervello acceso, sarai un viaggiatore. Per conoscerla o riconoscerla, pensa anche tu prima all’origine del nome della tua città. Esempi? Marsala: marsa-Allah, porto di Dio; Caserta: casa-irta, perchè  la prima Caserta era su un colle…

E comincerai a viaggiare nel tempo e nella storia, e sarai turista-viaggiatore a casa tua.

 




Un anno fa ci lasciava Jacopo Marotta. Una data che non posso dimenticare…

Jacopo Marotta un anno fa ci lasciava. Il nostro ricordo e quello del suo sogno realizzato: volare a Barcellona e veder giocare Messi.

Il 12 dicembre è una data che non posso dimenticare. Per un confusionario come me, ricordarsi una data è un evento, significa che mi interessa davvero, che per me è importante. Anche perché mi ricorda un’altra data che mi ritorna nella mente e nel cuore. Era il 25 settembre 2019 e a Milano, presso l’Hotel Enterprise, si teneva il consueto evento per l’assegnazione WEEKEND PREMIUM AWARDS.

Gente che va, gente che viene. Il presentatore rilegge la scaletta, le hostess accolgono gli ultimi ospiti. La sala ormai è piena, ma ci sono quattro posti in seconda fila tenuti liberi, con la targhetta “Riservato per Jacopo e famiglia”, e io stesso ero attento che nessuno vi si sedesse. Aspettavo Jacopo, aspettavamo tutti Jacopo.

Jacopo Marotta era un ragazzo di 15 anni. Me lo aveva fatto conoscere Vanni Oddera, il campione di moto freestyle che con la Mototerapia riesce a ridare il sorriso ai ragazzi cui gravi crudeli malattie lo hanno tolto. Io, giornalista del turismo con molti viaggi alle spalle, avevo deciso di realizzare i desideri di viaggio di quei ragazzi che la vita aveva messo duramente alla prova, per farli uscire dalla prigione della loro malattia, anche sono per pochi giorni. Volevo regalare sogni.

Jacopo a Barcellona davanti alla casa di Gaudì

Avevo quindi telefonato a Jacopo e lui aveva risposto con gentile prontezza. E quando gli chiesi qual era il weekend che lui sognava di fare, aveva avuto pochi dubbi: andare a Barcellona e vedere giocare Lionel Messi, il calciatore che era il suo idolo. Ma prima voleva parlarne con mamma Erika e papà Andrea. Loro erano stati subito d’accordo. Così, tutto era stato organizzato e Jacopo era partito per Barcellona insieme ai genitori e alla sorellina Matilde.

Jacopo con la famiglia a Barcellona

Agenzia di viaggio sotto la redazione, hotel in centro a Barcellona, a pochi passi dalle ramblas. Jacopo voleva vedere giocare Messi dal vivo, così, dopo lunghe telefonate con la gentilissima Maite De Juan del Turismo Spagnolo in Italia, Jacopo ha potuto assistere alla partita del suo idolo senza fare code e ha avuto la grande sorpresa di ricevere la maglia con l’autografo del campione. Jacopo era veramente contento di avere vissuto un’esperienza così bella con tutta la sua famiglia. Mi aveva mandato tante foto del suo weekend, sapeva che mi faceva piacere. Era sempre gentile, e cercava di non far trapelare la sofferenza per la sua malattia. Quando gli chiesi se voleva aggiungere alle foto anche un suo testo, fu entusiasta. Si rivelò un vero giovane giornalista. Pubblicai il suo articolo sulla rivista e Jacopo fu davvero contento quando ricevette la copia stampata con le foto del suo weekend a Barcellona e il pezzo con la sua firma.

L’articolo di Jacopo su Weekend Premium

Ma torniamo al 25 settembre 2019. Dal palco stavo dicendo che avevo scelto quella data per assegnare i Weekend Premium Awards perché quella era anche la Giornata Mondiale dedicata ai Sogni e, secondo me, bisogna fare di tutto per realizzarli.

Mentre parlavo, guardavo quelle sedie ancora vuote. Sapevo che Jacopo avrebbe voluto venire di persona a ritirare il premio che avevamo pensato per lui, il Premio Young Reporter. Probabilmente, però, non si sentiva bene e non ce l’avrebbe fatta a venire. Il presentatore Giuseppe Morello prendeva tempo, il pubblico non capivano tutto quel “cincischiare”, intanto, le sedie continuavano a rimanere vuote…

Jacopo con la famiglia e il premio Young Reporter

Finché non abbiamo sentito quel “Siamo qui!” Ce l’aveva fatta! Jacopo era arrivato! Era in fondo alla sala con la sua famiglia. Una bellissima sorpresa! E anche lui era sorpreso e felice di avere ricevuto il premio Young Reporter. Così, tutti insieme, io, il presentatore, Anna Maria, siamo scesi dal palco e gli siamo andati incontro. Non dimenticherò mai la luce che aveva in quel momento negli occhi e il suo meraviglioso sorriso. Il suo sogno si era realizzato e, anzi, stava ancora continuando.

Come una vera star, ritirò il premio, venne sommerso dagli applausi, dalle foto, fu contornato dall’affetto delle persone che si erano radunate attorno a lui per festeggiarlo. Jacopo mi ringraziò, ma, Dio mio, no, era stato lui a realizzare il mio sogno di regalargli quel viaggio che lui sognava.

QUESTO IL VIDEO CHE ABBIAMO GIRATO INSIEME A JACOPO

 

Dopo quella serata magnifica, ci congedammo. Jacopo tornò a casa con mamma Erika e papà Andrea, con il suo premio orgogliosamente stretto tra le mani. Da quel giorno, non l’ho più rivisto.

Seppi poi che il 12 dicembre 2019 quel ragazzino forte e tenace, dal sorriso gentile e lo sguardo vivo era volato in cielo. E, se esistono gli angeli, ora Jacopo è di sicuro uno di loro. Un angelo con la maglia di Messi e il premio Young Reporter, almeno, me piace immaginarlo così…

 




Vanni Oddera, il campione che con la Mototerapia “mette le ali” a chi non le ha

Vanni Oddera è campione di motocross freestyle. Ma è anche campione di altruismo. Perché questo ragazzo con la passione delle due ruote si è inventato un modo tutto particolare per aiutare gli altri: la mototerapia. Vanni fa salire in sella bambini e ragazzi disabili, autistici o con gravi patologie. E riesce a farli sorridere, mettendo loro le ali ai piedi.

Vanni Oddera ha il cuore grande. Grande il doppio del normale, e una patologia molto rara, la Sindrome di Kartagener. “Significa che ho il cuore a destra anziché a sinistra, e tutti gli organi invertiti: il fegato al posto della milza, i reni spostati, così come i lobi del cervello, e il sangue circola in maniera contraria”, spiega.

L’ha scoperto per caso, a 12 anni, dopo essersi sottoposto a un elettrocardiogramma per iscriversi a un corso di pattinaggio artistico, un’idea di sua madre per tentare di distrarlo dalla passione che aveva fin da bambino: le moto. Una passione che né il situs viscerum inversus, né le preoccupazioni della mamma hanno fermato, perché Vanni ha fatto di quello che poteva essere un punto debole il suo punto di forza.

Vanni Oddera in uno dei suoi spettacolari salti

Una “vita spericolata” la sua, che l’ha portato a volteggiare in sella a una moto da cross a 30 metri di altezza, a saltare, a esibirsi in giri della morte, e a diventare campione di motocross freestyle a livello nazionale e internazionale. Fino alla svolta che, come racconta nel suo libro “Il grande salto. Come ho capito che l’amore per gli altri rende felici” (Ponte delle Grazie), lo porta a realizzare il progetto di Mototerapia, dedicato a bambini e ragazzi disabili, autistici o con gravi patologie. Vanni Oddera fa salire questi ragazzi in moto, li fa volare, li fa sorridere, mette loro le ali quando sembra le la malattia gliele abbia tranciate.

Vanni Oddera ha raccontato nel suo libro “Il grande salto” come è nata la Mototerapia

E, se i ragazzi non possono andare da lui, va lui da loro in ospedale, naturalmente in moto (elettrica), portando il suo progetto Freestyle Hospital. Nel marzo 2020, grazie a uno studio dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, vengono ufficialmente riconosciuti i benefici della Mototerapia sui pazienti oncologici.

Mototerapia all’Ospedale Regina Margherita

Vanni Oddera è stato uno dei primi sostenitori della mia idea di voler aiutare questi ragazzi dalle ali fragili che oggi è diventato Weekend Dreamers. L’ho conosciuto a un convegno, mi ha dato il suo numero. E quando nessuno sembrava volermi “aiutare ad aiutare” realizzando i sogni di viaggio dei ragazzi più fragili, l’ho chiamato e lui mi ha risposto. Non solo, mi ha fatto conoscere Davide, Jacopo, Francesco, Eleonora, Veronica, Chiara, Ilaria, i nostri Weekend Dreamers e mi ha permesso di catturare i loro sogni e di aiutarli a realizzarli.

Vanni con il nostro Weekend Dreamer Francesco

Perché, secondo te, quando cercavo collaborazione per realizzare il progetto Weekend Dreamers ho trovato così poco aiuto?

“Credo perché, come per ogni cosa nuova che nasce, le persone all’inizio non ci credono, non danno valore alle idee.  Ancor più se si esce fuori dagli schemi, come portare i disabili e i malati in moto. Poi, l’Italia è il paese della burocrazia e delle conoscenze e questo non aiuta. Però non bisogna mai arrendersi, ma credere in quello che si fa e andare avanti”.

Perché invece tu hai appoggiato Il mio progetto di aiutare questi ragazzi a conoscere questo mondo che loro amano tanto anche se per loro è un mondo difficile?

“Ti ho aiutato perché ho subito capito che sei una persona buona, un po’ speciale, un sognatore, e che la tua idea del viaggio weekend era strepitosa per i ragazzi. Consentire loro di realizzare un sogno, di viaggiare, di vivere un’esperienza nuova non solo li solleva dalle difficoltà quotidiane, ma dà loro la forza di capire che la malattia, la disabilità non deve essere un limite. Certo, si fa più fatica, ma niente è impossibile se lo si vuole”.

Vanni Oddera in moto con Veronica Franco

Tu hai aiutato me, e quindi WEEKEND DREAMERS a cominciare, ma tu come hai cominciato?

“Era il 2008, ero a Mosca e avevo appena partecipato a una gara importante. Stavo andando a una festa, mi ero vestito bene e mi ero messo in tasca una manciata di banconote. Ho chiamato un taxi e quando sono salito c’era una puzza terribile. Mi sono accorto che l’autista era senza gambe e che era incontinente, ma lui non chiedeva la pietà di nessuno. Per me è stato come ricevere uno schiaffo. Gli ho dato tutti i soldi che avevo e sono tornato in albergo. Sono scoppiato a piangere, poi, appena tornato a casa, ho chiamato un amico che lavora in un centro per disabili e mi sono proposto di aiutare. È nata così l’idea della Mototerapia, che ho portato avanti credendoci con tutto me stesso”.

Mototerapia con i piccoli pazienti (foto Lorenzo Refrigeri)

Qual è la spinta che ti fa andare avanti che ti dà tanta energia che poi sai trasmettere a questi ragazzi?

Il sorriso negli occhi che questi piccoli guerrieri hanno durante le giornate con me. Sono saliti in moto ragazzi tetraplegici, altri con la sindrome di down o malati oncologici, senza distinzioni. Ho fatto Mototerapia con i bambini di ematologia e oncologia dell’Ospedale Gaslini di Genova e del Regina Margherita di Torino. Bambini talmente fragili che non li fanno nemmeno uscire in giardino, invece davanti a una moto urlavano di felicità, facevano le giravolte…”

La moto mette le ali a chi non le ha

Perchè ti vogliono tanto bene?

“Perché credo di essere genuino, vero, e loro lo sentono. Ma, soprattutto, perché li tratto come tratto tutti non come diversi o malati. Quando mi vedono in tuta, poi, mi percepiscono come un supereroe “che vola” e si fidano ciecamente”. Poi salgono sulla moto e provano emozioni mai provate prima, come se volassero”.

Emozioni sulla moto (foto Lorenzo Refrigeri)

Tra i nostri Weekend Dreamers avrebbe dovuto esserci anche Veronica Franco, che sognava di andare a Disneyland Paris. Veronica ci ha lasciato, ma un suo grande sogno è riuscita a realizzarlo, grazie a te: aveva una voce straordinaria e l’hai portata a “”Tu sì que vales”. L’emozione di quel giorno?

Veronica quel giorno ha esaudito il suo più grande desiderio, quello di fare sentire la sua meravigliosa voce nella sua indimenticabile interpretazione di “Halleluja”. La giuria era commossa e anche io piangevo come un bambino”

Vanni Oddera con Veronica Franco a “Tu sì que valés”

Tu riesci a scuoterli, a dare loro tanta energia, a fargli fare delle cose pazze. Qual è stata la cosa più pazza che hai fatto con loro?

“Farli saltare in moto con me”

In moto nei corridoi dell’Ospedale Regina Margherita

Quale quella che farai?

“I miei progetti futuri sono top secret, ma per ora te li sussurro nell’orecchio senza che ci sentano, anzi potremmo realizzarli insieme…Chissà che oltre alla Mototerapia non nasca anche la Viaggioterapia”




Perché la prima della Scala in tv è stata meravigliosa democrazia

Ieri con lo splendido spettacolo di lirica e balletti, Milano si è ripresa la scena. La scena era quella della Scala, il teatro famoso nel mondo, forse il più famoso e prestigioso. E lì è stato creato il meraviglioso spettacolo di lirica e balletto in cui si sono esibiti grandi artisti che ci hanno commosso e inorgogliti. E così siamo tornati ad essere il Paese del bel canto, per cui eravamo conosciuti e osannati.

Ricordi della lontana infanzia mi arrivano portati dalle onde delle romanze, quelle più facili e conosciute. Un contadino che cantava nei campi per trovar forza al suo lavoro, il ciabattino che picchiava sulle suole a ritmo di Domani vincerò.

prima della scala in tv
Quella del 7 dicembre 2020 è stata la prima della Scala che per la prima volta nella storia si è tenuta senza pubblico.

Voci rudi, stonate ma ugualmente meravigliose, voci di un popolo a cui la musica sapeva arrivare.
Come non ricordare una ragazza coreana che veniva dall’altra parte del mondo e prendeva lezione di canto dalla signora Marilena, che l’accompagnava al pianoforte in viale Abruzzi a Milano, dove io giovane aspirante giornalista avevo una stanza in affitto.

 

La serata inaugurale del teatro ha schierato 24 artisti con le arie più note e popolari. Sul podio il maestro Chailly,regia di Davide Livermore

Meravigliosa fu anche la visione che ebbe mia nonna, quando a fine Ottocento fu portata dal mio bisnonno a vedere l’opera al San Carlo di Napoli (il più antico Teatro lirico in Europa). Era ragazza, e dopo il viaggio da Caserta a Napoli – forse in treno o forse su un calesse – stanca si addormentò. E quando si svegliò all’interno del meraviglioso teatro, esclamò: “Ma sono in paradiso?!”.

Non era il paradiso. Ma io le invidio quella meravigliosa emozione che il teatro del bel canto seppe donarle. Ricordi, emozioni, che lo spettacolo della Scala trasmesso dalla tv ha saputo dare, non a pochi ma a tanti, all’intera Italia, al Paese del Bel canto. Ecco perché la Scala in tv è stata Meravigliosa Democrazia.

prima della scala
“Ho avuto l’impressione che tutto il mondo dell’opera volesse darci una mano in segno di affetto alla Scala e all’Italia”, ha detto il sovrintendente della Scala, Dominique Meyer.




Quel caffè con Maradona a Napoli

In una vita on the road capita di incontrare persone che non si dimenticano. A me è capitato di conoscere quel campione ancora ragazzo che sapeva buttare il cuore oltre se stesso, colui che il mondo avrebbe conosciuto come “el pibe de oro”, anche se io gli ho stretto solo la mano.

Ero a Napoli, credo alla Mostra d’Oltremare per un evento. Allora dirigevo Intrepido Sport, ed Enrico, un giovane e intraprendente giornalista, me lo ha presentato. La prima cosa che me lo rese simpatico fu la sua spontaneità e il fatto che fosse alto come me, cioè “poco alto”.

Presi un caffè con quel ragazzo, sì un ragazzo come forse è rimasto per tutta la vita. Con la sua gloria e anche con i suoi errori, ma mai in male fede, mai per far male a qualcuno.

Chi è stato il più bravo calciatore del mondo, Maradona o Pelè?  Non sono certo io a poterlo dire. Ma so che mentre Pelè è stato la bandiera di se stesso, Maradona ha preso da terra la bandiera della sua nazione, l’Argentina, e della “sua” città, Napoli e le ha sollevate, sbandierate, nel cielo del mondo intero.

E ha regalato loro finalmente il sapore della vittoria. Era solo calcio? No, era anche dignità, orgoglio, vittoria di popolo e non di un singolo. Lui prima che un campione sapeva essere argentino e napoletano.

Allora in Argentina c’era la dittatura militare e Napoli, era una città per certi aspetti poverissima. Diego diventò subito l’alfiere che trascinava in alto sia l’Argentina che Napoli. Lui sapeva amare e far amare. Non ho dati alla mano, ma posso tranquillamente affermare che, grazie a Diego Armando Maradona, sia l’Argentina che Napoli forse cominciarono ad avere più turisti, ad essere più amate.

Lui sapeva buttare il cuore oltre se stesso, sapeva battersi per gli altri.  Un esempio? Doveva ricevere un premio nei ricchi e potenti Stati Uniti e uno a Cuba. Diego andò nella Cuba di Fidel Castro che aveva liberato un pezzo d’America dalla dittatura di Battista. Diego era sempre dalla parte del più debole, per dargli un po’ della sua forza.

Oltre che mettersi in gioco negli stadi, si metteva in gioco anche nella vita. Per far vincere il più debole, e se sbagliava perdeva per se stesso. Si vergognava dei suoi errori, come confessare che era schiavo della cocaina, una maledizione da cui non si sarebbe liberato mai. Maradona sapeva fare del bene agli altri e, se faceva del male, lo faceva solo a se stesso.

Maradona amava il calcio, ci ha insegnato ad amarlo, ma ci ha insegnato anche a volere bene alla propria terra, alle proprie radici, alla propria città e a spendersi per farla amare anche agli altri.




Milano? Meglio di New York. Dove visitare il mondo in Italia

Nella foto di apertura: Milano, 23 novembre, i grattacieli di Citylife al tramonto.

L’Italia è bella, uno dei Paesi più belli del mondo. Un Paese incredibile per tutto quello che ha in così poco spazio, con gli stessi siti Unesco della  Cina, che è un continente. Già il fatto di esserci nati e di viverci è un privilegio, ma…

Ma fuori dall’Italia c’è davvero il mondo, con tanti Paesi, luoghi che meritano di essere visitati. E come con il lockdown ci sentiamo prigionieri e abbiamo bisogno di uscire dalle nostre case, dalle nostre città, così il non potere uscire dall’Italia ci crea un’ansia, un senso di prigione che fa crescere in noi  la voglia di visitare il mondo che ora ci è precluso.

visitare il mondo in Italia
Anche in Val Masino i colori del foliage autunnale incantano come nel Nord America.

Mentre tornavo da Val Masino, dove avevo visto un magnifico foliage, pensai che in fondo
avevo assistito a questo miracolo della natura come se fossi andato in Canada o  nel Vermont. Allora mi sono ricordato che una sensazione simile l’avevo provata quando ero andato  a Castelluccio di Norcia, e mi era sembrato di essere in Mongolia.

visitare il mondo in Italia
I paesaggi intorno a Castelluccio di Norcia ricordano gli altipiani della Mongolia.

Ma dove altro si può trovare “il Mondo” in Italia? Ne ho parlato con la nostra squadra, Manuela, Paola…,  e allora ecco che in Sicilia si può trovare il mondo orientale, in Sardegna le dune del deserto, in Liguria il Santuario delle balene come in Islanda
Abbiamo trovato 10 posti, ma credo che ne troveremo altri. Quindi per ora possiamo organizzarci ben  10 weekend  per conoscere il mondo  restando nelle nostre regioni. Certo sono soltanto  trailers, anteprime, antipasti che ci possono incuriosire e  far pensare: se l’altipiano di Castelluccio di Norcia  ci piace, figurarsi la vera Mongolia. Se i grattacieli di Milano ci stupiscono, figurarsi quelli di NewYork. Se il foliage di Val Masino ci fa innamorare e ci affascina, figurarsi quello del Canada…
E così appena potremo partiremo per la Mongolia, il Canada, New York  o l’Oriente. Ma oggi è ancora la nostra incredibile Italia che ci stupisce e ci affascina facendoci visitare  il Mondo in 10 weekend.

 

Lo skyline di Milano non ha nulla da invidiare a quello di New York.




Uniti per un futuro green e per i sogni di Weekend Dreamers

Ci eravamo illusi, volevamo ripartire, volevamo ripartire insieme. Ma l’illusione che poi ci disillude non deve colpirci, abbatterci. L’illusione è una speranza che deve rinascere più forte, fortificata dai colpi subiti sul ring della vita.

Appunto colpi inferti da uno sparrig partner come il Covid, che alla fine ci insegna a difenderci e a risollevarci più forti. E noi ora dobbiamo raccogliere le forze e puntare al futuro, pronti a scattare quando il nemico abbasserà la guardia.

Ma questo infausto periodo inviatoci da dei nefasti ci insegna che bisogna lottare non per falsi obiettivi, ma per le cose che davvero ci possono dare qualcosa che conta, per cui ne vale la pena. E ci insegna anche che bisogna lottare uniti, perché uniti è più facile vincere. Sì, bisogna unirsi, far rete, e noi ci proviamo avvicinandoci, unendoci ad altri due siti, actionmagazine.it ladradibiciclette.it, che come noi credono nell’outdoor e nell’ambiente, anche se lo decliniamo in tre modi diversi.

Il nostro obiettivo comune è un futuro green, per salvare questo mondo che ci ospita e soprattutto la  nostra Italia. Per conoscerla di più, per rispettarla e onorarla come merita. Se può servire, vuole essere anche un piccolo esempio per indicare la strada dell’unione per essere più forti e pronti per un futuro che certo arriverà. Fra giorni, settimane, mesi, ma certo arriverà.

Con Weekend Dreamers, non per raccogliere soldi ma per regalare sorrisi

Come è nata la pagina Facebook di Weekend Dreamers, lo avete già letto in un precedente editoriale. L’ho scritto perché bisogna sempre sapere la storia, la nascita di ogni cosa per capirne il perché, per trovarne  l’anima.

Forse anche le nostre azioni, i nostri progetti e le speranze hanno un loro Dna che prima o poi viene fuori. Quante persone sono falsi perbenisti che si commuovono delle disgrazie altrui, ma in effetti le sfruttano. Quante associazioni raccolgono soldi e donazioni non per usarle davvero per chi ne ha bisogno, ma per farne una dimostrazione di potere, di ascesa sociale. Alcune volte per dare un senso alla propria vita sterile.

E quanto più diventano grosse diventano anche grasse, e consumano per se stesse le donazioni usandone soltanto una parte per chi ne ha bisogno davvero. Raccolgono molti soldi vendendo il dolore altrui, ma distribuiscono pochi sorrisi. Weekend Dreamers non vende nulla, non raccoglie donazioni, ma regala i weekend che può a chi li sogna. Per catturarne il sorriso.

 




Foliage in Val Masino, con la Opel Grandland X Hybrid dove il green diventa oro

Siamo andati a provare la nuova Opel Grandland X Hybrid in una location particolare: la Val Masino infiammata dai colori del foliage autunnale.

Milano, Lecco, Morbegno, sfiorata Sondrio e poi verso Bormio. Quante innumerevoli volte ho fatto quella strada, d’estate e d’inverno, ma mai, proprio mai,  subito prima di Morbegno ho girato a sinistra, verso Val Masino. Eppure è la prima  valle laterale della Valtellina, quella più vicina da chi viene dalla grande Milano. Perché nessuno me l’aveva indicata, perché nessuno mi ci aveva invitato? Le risposte a volte sono foglie che lasciano il proprio albero e che vagano nel vento.

Foliage in val masino
I boschi della Val Masino regalano uno spettacolo fantastico in autunno.

Non troverò le risposte, ma le foglie dorate che ci regala l’autunno le voglio trovare, le voglio vedere.  In un posto vicino, dato che con il Covid in agguato meglio non allontanarsi troppo. E stavolta l’amica Roberta e l’amico Vittorio non hanno dubbi, entrambi fanno un nome: Val Masino.

È vicina, solo 120 km da Milano, quindi  partiamo per il nostro  weekend   premium alla ricerca di un foliage di prossimità.

Prendiamo la SS 36 per Lecco-Sondrio, a Colico passiamo alla SS 38 direzione Sondrio, poi svoltiamo a sinistra, e dopo il ponte sul Masino si comincia a salire.

Un’immagine della Val di Mello accesa dai colori dell’autunno.

La compagna di viaggio, l’Opel Grandland X Hybrid4 AWD 

Per  un “Weekend Premium” è necessario avere  una compagna di viaggio speciale, come la nuova e tecnologica Opel Grandland X Hybrid4 AWD AT8,  un SUV a trazione integrale equipaggiato con un cuore ibrido plug-in da 300 CV, in grado di offrire un’elevata autonomia in modalità 100% elettrica.

Opel Grandland X Hybrid
La nostra Opel Grandland X Hybrid durante il test in Val Masino.

Con la Grandland X plug-in è possibile andare alla scoperta delle meraviglie della natura, addentrandosi in tutta sicurezza anche  lungo sentieri impervi e non asfaltati, grazie all’uso della trazione integrale abbinata alla potenza di due motori elettrici. I motori elettrici, oltre ad essere silenziosi, sono anche molto efficienti, dato che il SUV tedesco non ha bisogno di un pesante albero di trasmissione. Grazie alla modalità di guida 100% elettrica non vengono emessi inquinanti nell’aria e si rispetta a pieno la natura, senza però rinunciare ad una guida ottimale in off-road.

Un altro scorcio della Val di Mello durante la stagione del foliage.

Se si utilizza in modalità ibrida, la Opel Grandland X Hybrid4 regala alla guida tantissime soddisfazioni, grazie al lavoro combinato di un’unità turbo benzina 1.6 litri con i già citati due motori elettrici che assicurano una potenza complessiva di ben 300 CV. Il motore a combustione interna quattro cilindri da 200 CV è stato progettato in maniera specifica per rispondere alle necessità di questa applicazione ibrida. La vettura è anche molto veloce, infatti promette di raggiungere una punta di 235 km/h, secondo i dati dichiarati dal Costruttore. 

Ma in Val Masino  non serve la velocità, c’è la natura da contemplare.

Opel Grandland X Hybrid
La cima di Pizzo Cavalcorto domina la zona di Bagni di Masino.

Le prime tappe: Predarossa  e  Bagni Masino

Val Masino è un unico comune ma composto da tre nuclei. Il primo che si incontra è Cataeggio, cui  seguono Filorera e San Martino, in tutto solo  900  abitanti.

Dopo aver attraversato Cataeggio, a Filolera puntiamo  su Predarossa, chiamata così perché le rocce granitiche lasciano il grigio metallico, per prendere le sfumature rossastre  delle sepentiniti della Val Malenco. Si sale agevolmente  fino a 2000 metri dove troviamo una piana fantastica dominata dal monte Disgrazia, il monte più alto della valle con i suoi 3678 metri. Sembra un paesaggio immaginario, dipinto.

Opel Grandland X Hybrid
Da sinistra: la Opel Grandland X Hybrid sale da Filorera a Predarossa tra le betulle; il laghetto battezzato “bidet della contessa” in Val di Mello; ancora la nostra Opel in Val di Mello.

Invece è splendida realtà. Le foglie di larici e faggi dipingono per noi il paesaggio fantastico che l’autunno ci regala. Il torrente  Duino spumeggia  creando anche un laghetto in cui il Disgrazia si riflette.

Ridiscendiamo per poi puntare alla valle dei BAGNI di MASINO, la valle dove fin dal 1460 si conoscevano le terme. Ma prima di andarvi ci rechiamo all’Hotel Miramonti di Filolera dove c’è una colonnina per ricaricare la nostra batteria e poter continuare ad andare in elettrico, rispettando l’ambiente.

 

All’Hotel Miramonti di Filorera è possibile ricaricare le batterie della nostra auto.

Con questa auto  ibrida plug-in si possono percorrere fino a 59 chilometri in modalità puramente elettrica. La batteria da 13,2 kWh, che alimenta i due motori elettrici, può essere ricaricata anche tramite una tradizionale presa domestica, impiegando circa 7 ore per una carica completa, mentre ci vogliono circa 2 ore se si utilizza una colonnina di ricarica rapida o una wallbox dedicata da installare nel box di casa.

val di mello
Un suggestivo panorama della Val di Mello.

In elettrico , senza rumore, è come viaggiare  su una carrozza fatata, ed è proprio un mondo di favola in cui arriviamo, un tunnell magico, in cui pare di poter  vedere verdi elfi apparire  dietro i massi di granito coperti da verde muschio, mentre il sole occhieggia tra le foglie d’oro della faggeta.

Il foliage ci accompagna fino a raggiungere le Terme, che già conosciute nel 1400. Si trovano in un posto fantatico, a cavallo di un torrente, ma oggi purtroppo sono chiuse. Solo una fontanella  sembra piangere calde lacrime per questa chiusura (36°). 

I colori caldi della faggeta spiccano sul granito.

Secondo giorno –  ultima tappa: Val di Mello

Come bellezza non è da meno la Val di Mello, vi si arriva partendo da San Martino, e arrivando ad un ampio parcheggio da cui parte un comodo sentiero, adatto a tutti, perfino a  me. Dal 2009 questa valle è Riserva Naturale per preservarla dal un turismo massivo, conservandone flora e fauna.

Gente che va e che ti saluta, gente  che viene che ti saluta. È bello andare in montagna. Il torrente Mello scorre fresco e allegro, e si sofferma solo nel Bidet della Contessa (l’origine del nome incuriosisce ma  ci è ignota), un piccolo lago dove gli alberi ed i colori si riflettono nell’acqua pulita e trasparente.

La Val di Mello è una delle mete preferite di rocciatori, alpinisti e amanti del bouldering (arrampicata sui massi), come pure di tranquilli escursionisti.

Vi sono vari rifugi, dove assaggiare le prelibattezze della Valtellina,  ma ci aspettano  tagliatelle e funghi all’hotel Rustichella di Filorera e la bresalola e la bisciola, rustico dolce imperdibile, da comprare  all’Alimentari Sertori, sempre a Filorera.

Il nostro weekend premium  d’autunno è finito. La nostra compagna ci ripoterà indietro  in  modalità ibrida, ma le sussurriamo che il  prossimo weekend ci vogliamo ritornare.

Considerata una delle zone più suggestive dell’arco alpino, dal 2009 la Val di Mello è riconosciuta come riserva naturale.

Opel Grandland  X Hybrid4 Plug-in, la scheda tecnica

  • Dimensioni: 448/186/161 cm
  • Bagagliaio: 390/1528 litri
  • Potenza: 300 CV
  • Autonomia elettrica: 59 km
  • Velocità massima: 235 km/h
  • Consumo medio: 2 l/100 km
  • Emissioni Co2: 97 g/km
  • Prezzo da 46.900 euro (escluso ecobonus)



I nostri weekend azzerati da quelli che…il virus era una bufala

E invece il virus non era una grossa bufala con le corna, ma era un essere piccolissimo che sa fare molto più male. Un essere che – anche se non lo vedi – ti spedisce a letto e a volte purtroppo al cimitero.

Quelli che quest’estate hanno detto che bisognava aprire le discoteche, sennò l’Italia perdeva tanti soldi. Ed ora  mentre loro (vedi Briatore) vanno al “San Raffaele” e li rimettono in piedi, tanto poveri cristi loro dipendenti chissà dove sono finitI, e se sono ancora vivi. E da quelle discoteche tanti giovani, e meno giovani,  hanno poi infettato l’Italia. Ed ora sì che si perdono tanti soldi.

Quelli che “vieni, bambino, vieni dallo zio che il virus non esiste, respira forte, non dar retta a quei porta nella, vieni bambino, vieni…”.

Quelli che sono medici e dicevano “Ma togli la mascherina, che non serve a nulla, te lo dico io che sono medico…”.

Quelli che sono professoroni e quest’estate sentenziavano in tv: “Il virus è clinicamente sparito”.

Quelli che “Abbassa quella mascherina, che altrimenti respiri anidride carbonica”.

Quelli che “A noi con la testa rasata il virus non fa nulla, è solo un’influenza…sono tutte balle come quando ci dicono che la terra è tonda, e invece è piatta”.

Quella che voleva fare affari comprando e vendendo mascherine che non esistevano. Quelli che negli anni scorsi hanno tagliato i medici di base e che ora vogliono fare affari vendendo camici.

Quelli che prima dicevano che il governo esagerava per farci paura…e ora dicono che doveva far di più.

Vergognatevi e chiedete scusa a noi e a tutto il tessuto economico del weekend.

 




“Young Reporter” su Weekend Premium: un premio per raccontare un sogno

Sì, il Premio Young Reporter continua, riprende a vivere. Ed il primo a parteciparvi è Francesco Forti che ci racconta il suo Sogno chiamato Ferrari.
Forse qualche nostro lettore conosce già la storia di questo premio che comincia  nel 2019, quando viene vinto da Jacopo Marotta, un ragazzo di 16 anni che ci aveva raccontato il suo viaggio a Barcellona, da cui era tornato con la maglia di Leo Messi, il suo idolo.

Jacopo con la maglia del suo idolo Leo Messi

Ma pochi sanno come è nato. Accade ad un certo punto della vita di volersi  staccare dalla scrivania, dagli impegni quotidiani, insomma staccare la spina.
E due anni fa accadde anche me, allora chiesi alle grandi firme del turismo di indicami loro, con le loro esperienze, un luogo, un angolo di mondo dove almeno “PER UNA VOLTA bisogna andare.
Serviva per me, ma questi miei importanti colleghi  scrissero talmente bene le loro indicazioni che ne nacque una rubrica su Weekend Premium.
Ora sapevo dove andare PER UNA VOLTA, potevo organizzarmi e partire. Ma un giorno vidi una trasmissione, o lessi una notizia?,  su ragazzi molto malati, per cui era faticoso vivere, colpiti da un destino avverso e crudele che aveva reso fragili le ali della loro gioventù.
E allora mi dissi che piuttosto a me toccava a loro PER UNA VOLTA visitare un luogo che loro sognavano, un angolo  di questo mondo che  amano tanto anche se per loro è un mondo difficile.
Cercai questi ragazzi, chiesi a molti, ma chissà perchè nessuno mi aiutava. Finchè in  un convegno all’Hotel Enterprise di Milano conobbi Vanni Oddera, un campione di moto Freestyle, che si era avvicinato a questi ragazzi e li  conosceva e li  aiutava. Con Vanni fu facile. Mi diede subito dei nomi, i primo fu Davide Ciceri, e poi seguì Jacopo Marotta. Il sogno di Davide era andare a Lisbona e quello di Jacopo era andare a Barcellona. E ci andarono e ci raccontarono i loro sogni catturati
Già perché non erano sogni regalati, ma sogni catturati. Perché loro li volevano catturare, sempre pronti, anche con sofferenza, a partire, ad andare, a prendersi la loro parte di mondo.

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Li pubblicammo ma non erano articoli comuni: meritavano un premio. Fu Anna Maria Terzi,  firma di Weekend Premium  già coinvolta nel progetto, che disse: sarà il  il premio Young Reporter.
Il 26 settembre 2019  il primo  fu consegnato  ad Jacopo Marotta.

Weekend Premium 2019
Photo ©Roberta Roccati / Blue Passion 2019

E’ passato oltre un anno da allora, il ricordo di Jacopo è ancora scolpito nella nostra memoria.
Ma Il maledetto Covid ci ha  bloccati, il premio Young Reporter  non è stato più assegnato. Ma ora altri ragazzi, altri giovani reporter speciali ci racconteranno i loro  viaggi.
Il primo  a raccontarcelo in questo sito  è  Francesco Forti, fattoci conoscere ancora una volta  dal nostro amico Vanni Oddera.
Poi seguiranno Eleonora Ghiazza, Chiara Bruzzese, Ilaria Faen… il premio YOUNG REPORTER è tornato  e stavolta con qualcosa in più: è dedicato a Jacopo Marotta.



Oggi 2020: ecco come i borghi tornano a vivere, per far risorgere anche noi

Ora sono ancora lì abbandonati, semivuoti, tristi, con vecchi signori che non vogliono lasciarli, perché sanno che in quel borgo sono ancora qualcuno, con i loro ricordi, con le albe e tramonti che sono veri e non filtrati dalle PM10, con la consapevolezza di appartenere a qualcosa e di possedere qualcosa. Lì in quel borgo sono ancora qualcuno, altrove sarebbero nessuno.
I nostri borghi, venduti ad un euro, i nostri borghi a volte acquistati per farci dei resort.
I nostri borghi umiliati, trapassati di giorno da qualche turista frettoloso, ma svuotati di notte.
I giovani li hanno abbandonati per procurarsi il lavoro, per inseguire e conquistare un mondo tecnologico. Giustamente, non potevano mica restare a guardare albe e tramonti, dovevano seguire il progresso, il lavoro, la tecnologia…
Ma oggi è quello stesso progresso, quella tecnologia che li stanno riportando da dove erano partiti. Ora con lo smart working si può lavorare da casa, da lontano.
E allora sì che si può godere di albe e tramonti, di sapori, odori familiari.
Ora può finire la terribile vita dei pendolari che ingolfano treni e strade, che arrivano in città stressati e tornano a casa di sera ancora più stressati. E ci sarebbe anche tanta CO2 in meno.
Pensate che gli scenari fino a pochi mesi fa  erano quelli di un mondo futuro in cui vi sarebbero state soltanto un centinaio di grandi città al mondo in cui si sarebbe stipata tutta l’umanità.  E noi che oggi parliamo sempre contro gli allevamenti intensivi, saremmo stati, come i polli, uomini di batteria.
Quando si parla di coltivazioni di verdure fatte in città, con acqua e luce elettrica, mi vengono i brividi.
E mi ricordo i sapori dei pomodori, dei friggirelli, dei limoni, in quegli orti che ricamavano la mia collina.
Che la tecnologia ci aiuti a tornare alle piccole città, ai borghi, dove non si erano soli, dove si faceva parte di una  famiglia, allargatissima ma famiglia.
Dove non c’era bisogno di far parte di un gruppo virtuale su whatsApp.
Che le nostre piccole città, i  nostri borghi risuscitino per far risorgere anche noi.



Quando anche le parole sono ricordi e non vogliono essere dimenticate, schegge di un viaggio, del nostro viaggio più importante

Su questo sito pubblico varie interviste, qualcuna interessante, qualcuna meno, ma oggi ne pubblico una che è riemersa dal mio passato, dal viaggio della mia vita, che non voleva essere dimenticata.
Qualche giorno fa ho ricevuto una telefonata inaspettata dal signor Marco Prato, delle Edizioni “Il Saggiatore”… Cosa poteva volere da me?…Voleva incredibilmente l’autorizzazione a pubblicare una mia intervista al grande Lucio Dalla, insieme ad altre,
In libro a lui dedicato. Un tuffo nel passato lungo 45 anni. L’avevo pubblicata sull’Intrepido, (che ho anche diretto). Allora era giovane Lucio e lo ero anche io, non Raffaele, ma diminutivamente Lello.
Quella intervista, quelle parole, questi ricordi sono riemersi, proprio come pezzi di un viaggio.

1975
Predicatore pazzo o genio incompreso?
Lello d’Argenzio, L’intrepido, 24 aprile 1975

La fama di Dalla in questi anni si rafforza anche grazie all’attività dal vivo nei teatri, se pure non è accompagnata da exploit di vendite. I dischi con Roversi, in fondo, piacciono molto alla critica ma si attirano la nomea di opere «difficili».

A dispetto della barba non curata, della coppola, del suo modo di fare spavaldo e sicuro, Lucio ci appare esile e inerme. Come un piccolo orco che non fa paura a nessuno. A metà strada fra il predicatore pazzo e il genio incompreso, gode di questa sua posizione estranea, apolide, che impedisce agli altri di classificarlo e a se stesso di autodefinirsi. I suoi jeans con le toppe non sono la divisa del personaggio, ma soltanto la proiezione comoda di un pigro e di un simpatico trasandato. Lucio non cerca nelle cose, negli oggetti, nell’atteggiamento-abito una propria dimensione, perché con la marcata personalità che possiede è riuscito a incontrarsi e a piacersi. Ecco, non è un insoddisfatto, la società non gli procura alcun trauma. Lui non vede nella «gente» una grande mamma che deve proteggerlo e coccolarlo, gli basta essere coccolato dalla propria. Forse la cosa che chiede agli altri è soltanto che continuino ad affollare suoi spettacoli, perché lui al dialogo col pubblico ci tiene. Il suo non è un canto fine a se stesso, ma un’esibizione davanti a una platea. Anche nel suo ultimo interessante trentatré, Anidride solforosa, si nota questa sua recita di fronte a un pubblico inesistente. Lucio va prima sentito, risentito e poi, soprattutto, va visto.

A cosa attribuisci il successo delle tue esibizioni in teatro?
Secondo me il pubblico ha capito che io cerco di trasmettere qualcosa. Il mio non vuole essere un messaggio fra virgolette, ma piuttosto un passaggio d’idee, d’informazione, di sensibilità. E se in quei momenti sei sincero, la gente lo capisce. Puoi ingannare dieci, venti persone, ma se sei falso vieni subito smascherato, specialmente se ti rivolgi al pubblico del Teatro Quartiere, dei giovani, dove si va per sentire, non per vedere.

Quando ti trovi sul palco, per chi canti: per te o per gli altri?
Non ho dubbi: per gli altri! Non ho bisogno di salire su di un palco per sentirmi qualcuno, non ho bisogno delle esibizioni per affermare la mia personalità!

Come hai cominciato la tua avventura musicale?
Col jazz, come tu hai già scritto in un precedente articolo che mi piacque molto… anzi, avrei voluto scriverti per dirti che avevi centrato quello che io ero…

Perché hai detto quello che io «ero»?
Perché oggi sono diverso. E sono contento di esserlo, perché secondo me oggi la poesia non esiste più negli oggetti del passato, nelle nostalgie, nei tramonti, ma nel divenire, nel mutarsi, nel vivere la vita pienamente, nel fare il proprio lavoro, contenti di farlo. C’è molta più poesia in un lavoratore che ama il proprio lavoro che in un paesaggio bellissimo ma inerte.

Dunque, non più una poesia astratta, ma una poesia «positiva», vissuta e non sognata. A che servono i sogni, allora?
A niente. Oggi bisogna fare.

Di solito il cantante, invece, specula sui sogni del pubblico, le canzoni sono un continuo invito al pubblico per farlo sognare. Tu ti senti diverso?
Io il pubblico cerco di farlo pensare, di farlo ragionare, altrimenti non salirei neppure sul palco. Ma, intendiamoci, io non voglio passare per quello che canta gratis e non gli importa di guadagnare. A me i soldi fanno piacere e anche un’alta vendita dei dischi fa piacere. L’uomo deve cercare di vivere bene, di procurarsi gli agi necessari. Ciò che combatto e aborrisco è il lusso stupido, sfrontato. Io ho una bella casa, in affitto, ho il televisore a colori, i doppi servizi, la macchina comoda per trasferirmi da un posto all’altro, ma non ho il cesso con le maniglie d’oro…

Tu sei bolognese, ma vivi molto a Roma, perché?
Sia perché la mia casa discografica si trova a Roma, sia perché secondo me si può vivere umanamente oggi soltanto dall’Umbria in giù. Però devo aggiungere che se per caso sto poco bene e voglio guarire torno subito a Bologna, dove sono sicuro di trovare ospedali funzionanti… e ora voglio farti io una domanda: ti piace il mio ultimo trentatré?

Sì, molto curato, molto ricco d’idee, ma secondo me hai dimenticato di non essere su un palco dove la tua presenza scioglie i dubbi e chiarisce le idee…
Coloro i quali ritengono un po’ difficile il mio disco sono i miei amici più cari, perché poi me li ritrovo a teatro, in uno di quei teatri dove si paga al massimo millecinquecento lire.

 

Foto Credits: stonemusic.it