Quelli che…il virus era una bufala

E invece il virus non era una bufala, una grossa bufala con le corna, ma era un essere piccolissimo che sa fare molto più male. Un essere che – anche se non lo vedi – ti spedisce a letto e a volte purtroppo al cimitero.

Quelli che quest’estate hanno detto che bisognava aprire le discoteche, sennò l’Italia perdeva tanti soldi. Ed ora  mentre loro (vedi Briatore) vanno al “San Raffaele” e li rimettono in piedi, tanto poveri cristi loro dipendenti chissà dove sono finitI, e se sono ancora vivi. E da quelle discoteche tanti giovani, e meno giovani,  hanno poi infettato l’Italia. Ed ora sì che si perdono tanti soldi.

Quelli che “vieni, bambino, vieni dallo zio che il virus non esiste, respira forte, non dar retta a quei porta nella, vieni bambino, vieni…”.

Quelli che sono medici e dicevano “Ma togli la mascherina, che non serve a nulla, te lo dico io che sono medico…”.

Quelli che sono professoroni e quest’estate sentenziavano in tv: “Il virus è clinicamente sparito”.

Quelli che “Abbassa quella mascherina, che altrimenti respiri anidride carbonica”.

Quelli che “A noi con la testa rasata il virus non fa nulla, è solo un’influenza…sono tutte balle come quando ci dicono che la terra è tonda, e invece è piatta”.

Quella che voleva fare affari comprando e vendendo mascherine che non esistevano. Quelli che negli anni scorsi hanno tagliato i medici di base e che ora vogliono fare affari vendendo camici.

Quelli che prima dicevano che il governo esagerava per farci paura…e ora dicono che doveva far di più.

Vergognatevi tutti!

 




“Young Reporter” su Weekend Premium: un premio per raccontare un sogno

Sì, il Premio Young Reporter continua, riprende a vivere. Ed il primo a parteciparvi è Francesco Forti che ci racconta il suo Sogno chiamato Ferrari.
Forse qualche nostro lettore conosce già la storia di questo premio che comincia  nel 2019, quando viene vinto da Jacopo Marotta, un ragazzo di 16 anni che ci aveva raccontato il suo viaggio a Barcellona, da cui era tornato con la maglia di Leo Messi, il suo idolo.

Jacopo con la maglia del suo idolo Leo Messi

Ma pochi sanno come è nato. Accade ad un certo punto della vita di volersi  staccare dalla scrivania, dagli impegni quotidiani, insomma staccare la spina.
E due anni fa accadde anche me, allora chiesi alle grandi firme del turismo di indicami loro, con le loro esperienze, un luogo, un angolo di mondo dove almeno “PER UNA VOLTA bisogna andare.
Serviva per me, ma questi miei importanti colleghi  scrissero talmente bene le loro indicazioni che ne nacque una rubrica su Weekend Premium.
Ora sapevo dove andare PER UNA VOLTA, potevo organizzarmi e partire. Ma un giorno vidi una trasmissione, o lessi una notizia?,  su ragazzi molto malati, per cui era faticoso vivere, colpiti da un destino avverso e crudele che aveva reso fragili le ali della loro gioventù.
E allora mi dissi che piuttosto a me toccava a loro PER UNA VOLTA visitare un luogo che loro sognavano, un angolo  di questo mondo che  amano tanto anche se per loro è un mondo difficile.
Cercai questi ragazzi, chiesi a molti, ma chissà perchè nessuno mi aiutava. Finchè in  un convegno all’Hotel Enterprise di Milano conobbi Vanni Oddera, un campione di moto Freestyle, che si era avvicinato a questi ragazzi e li  conosceva e li  aiutava. Con Vanni fu facile. Mi diede subito dei nomi, i primo fu Davide Ciceri, e poi seguì Jacopo Marotta. Il sogno di Davide era andare a Lisbona e quello di Jacopo era andare a Barcellona. E ci andarono e ci raccontarono i loro sogni catturati
Già perché non erano sogni regalati, ma sogni catturati. Perché loro li volevano catturare, sempre pronti, anche con sofferenza, a partire, ad andare, a prendersi la loro parte di mondo.

Leggi l’articolo completo

Li pubblicammo ma non erano articoli comuni: meritavano un premio. Fu Anna Maria Terzi,  firma di Weekend Premium  già coinvolta nel progetto, che disse: sarà il  il premio Young Reporter.
Il 26 settembre 2019  il primo  fu consegnato  ad Jacopo Marotta.

Weekend Premium 2019
Photo ©Roberta Roccati / Blue Passion 2019

E’ passato oltre un anno da allora, il ricordo di Jacopo è ancora scolpito nella nostra memoria.
Ma Il maledetto Covid ci ha  bloccati, il premio Young Reporter  non è stato più assegnato. Ma ora altri ragazzi, altri giovani reporter speciali ci racconteranno i loro  viaggi.
Il primo  a raccontarcelo in questo sito  è  Francesco Forti, fattoci conoscere ancora una volta  dal nostro amico Vanni Oddera.
Poi seguiranno Eleonora Ghiazza, Chiara Bruzzese, Ilaria Faen… il premio YOUNG REPORTER è tornato  e stavolta con qualcosa in più: è dedicato a Jacopo Marotta.



Oggi 2020: ecco come i borghi tornano a vivere, per far risorgere anche noi

Ora sono ancora lì abbandonati, semivuoti, tristi, con vecchi signori che non vogliono lasciarli, perché sanno che in quel borgo sono ancora qualcuno, con i loro ricordi, con le albe e tramonti che sono veri e non filtrati dalle PM10, con la consapevolezza di appartenere a qualcosa e di possedere qualcosa. Lì in quel borgo sono ancora qualcuno, altrove sarebbero nessuno.
I nostri borghi, venduti ad un euro, i nostri borghi a volte acquistati per farci dei resort.
I nostri borghi umiliati, trapassati di giorno da qualche turista frettoloso, ma svuotati di notte.
I giovani li hanno abbandonati per procurarsi il lavoro, per inseguire e conquistare un mondo tecnologico. Giustamente, non potevano mica restare a guardare albe e tramonti, dovevano seguire il progresso, il lavoro, la tecnologia…
Ma oggi è quello stesso progresso, quella tecnologia che li stanno riportando da dove erano partiti. Ora con lo smart working si può lavorare da casa, da lontano.
E allora sì che si può godere di albe e tramonti, di sapori, odori familiari.
Ora può finire la terribile vita dei pendolari che ingolfano treni e strade, che arrivano in città stressati e tornano a casa di sera ancora più stressati. E ci sarebbe anche tanta CO2 in meno.
Pensate che gli scenari fino a pochi mesi fa  erano quelli di un mondo futuro in cui vi sarebbero state soltanto un centinaio di grandi città al mondo in cui si sarebbe stipata tutta l’umanità.  E noi che oggi parliamo sempre contro gli allevamenti intensivi, saremmo stati, come i polli, uomini di batteria.
Quando si parla di coltivazioni di verdure fatte in città, con acqua e luce elettrica, mi vengono i brividi.
E mi ricordo i sapori dei pomodori, dei friggirelli, dei limoni, in quegli orti che ricamavano la mia collina.
Che la tecnologia ci aiuti a tornare alle piccole città, ai borghi, dove non si erano soli, dove si faceva parte di una  famiglia, allargatissima ma famiglia.
Dove non c’era bisogno di far parte di un gruppo virtuale su whatsApp.
Che le nostre piccole città, i  nostri borghi risuscitino per far risorgere anche noi.



Quando anche le parole sono ricordi e non vogliono essere dimenticate, schegge di un viaggio, del nostro viaggio più importante

Su questo sito pubblico varie interviste, qualcuna interessante, qualcuna meno, ma oggi ne pubblico una che è riemersa dal mio passato, dal viaggio della mia vita, che non voleva essere dimenticata.
Qualche giorno fa ho ricevuto una telefonata inaspettata dal signor Marco Prato, delle Edizioni “Il Saggiatore”… Cosa poteva volere da me?…Voleva incredibilmente l’autorizzazione a pubblicare una mia intervista al grande Lucio Dalla, insieme ad altre,
In libro a lui dedicato. Un tuffo nel passato lungo 45 anni. L’avevo pubblicata sull’Intrepido, (che ho anche diretto). Allora era giovane Lucio e lo ero anche io, non Raffaele, ma diminutivamente Lello.
Quella intervista, quelle parole, questi ricordi sono riemersi, proprio come pezzi di un viaggio.

1975
Predicatore pazzo o genio incompreso?
Lello d’Argenzio, L’intrepido, 24 aprile 1975

La fama di Dalla in questi anni si rafforza anche grazie all’attività dal vivo nei teatri, se pure non è accompagnata da exploit di vendite. I dischi con Roversi, in fondo, piacciono molto alla critica ma si attirano la nomea di opere «difficili».

A dispetto della barba non curata, della coppola, del suo modo di fare spavaldo e sicuro, Lucio ci appare esile e inerme. Come un piccolo orco che non fa paura a nessuno. A metà strada fra il predicatore pazzo e il genio incompreso, gode di questa sua posizione estranea, apolide, che impedisce agli altri di classificarlo e a se stesso di autodefinirsi. I suoi jeans con le toppe non sono la divisa del personaggio, ma soltanto la proiezione comoda di un pigro e di un simpatico trasandato. Lucio non cerca nelle cose, negli oggetti, nell’atteggiamento-abito una propria dimensione, perché con la marcata personalità che possiede è riuscito a incontrarsi e a piacersi. Ecco, non è un insoddisfatto, la società non gli procura alcun trauma. Lui non vede nella «gente» una grande mamma che deve proteggerlo e coccolarlo, gli basta essere coccolato dalla propria. Forse la cosa che chiede agli altri è soltanto che continuino ad affollare suoi spettacoli, perché lui al dialogo col pubblico ci tiene. Il suo non è un canto fine a se stesso, ma un’esibizione davanti a una platea. Anche nel suo ultimo interessante trentatré, Anidride solforosa, si nota questa sua recita di fronte a un pubblico inesistente. Lucio va prima sentito, risentito e poi, soprattutto, va visto.

A cosa attribuisci il successo delle tue esibizioni in teatro?
Secondo me il pubblico ha capito che io cerco di trasmettere qualcosa. Il mio non vuole essere un messaggio fra virgolette, ma piuttosto un passaggio d’idee, d’informazione, di sensibilità. E se in quei momenti sei sincero, la gente lo capisce. Puoi ingannare dieci, venti persone, ma se sei falso vieni subito smascherato, specialmente se ti rivolgi al pubblico del Teatro Quartiere, dei giovani, dove si va per sentire, non per vedere.

Quando ti trovi sul palco, per chi canti: per te o per gli altri?
Non ho dubbi: per gli altri! Non ho bisogno di salire su di un palco per sentirmi qualcuno, non ho bisogno delle esibizioni per affermare la mia personalità!

Come hai cominciato la tua avventura musicale?
Col jazz, come tu hai già scritto in un precedente articolo che mi piacque molto… anzi, avrei voluto scriverti per dirti che avevi centrato quello che io ero…

Perché hai detto quello che io «ero»?
Perché oggi sono diverso. E sono contento di esserlo, perché secondo me oggi la poesia non esiste più negli oggetti del passato, nelle nostalgie, nei tramonti, ma nel divenire, nel mutarsi, nel vivere la vita pienamente, nel fare il proprio lavoro, contenti di farlo. C’è molta più poesia in un lavoratore che ama il proprio lavoro che in un paesaggio bellissimo ma inerte.

Dunque, non più una poesia astratta, ma una poesia «positiva», vissuta e non sognata. A che servono i sogni, allora?
A niente. Oggi bisogna fare.

Di solito il cantante, invece, specula sui sogni del pubblico, le canzoni sono un continuo invito al pubblico per farlo sognare. Tu ti senti diverso?
Io il pubblico cerco di farlo pensare, di farlo ragionare, altrimenti non salirei neppure sul palco. Ma, intendiamoci, io non voglio passare per quello che canta gratis e non gli importa di guadagnare. A me i soldi fanno piacere e anche un’alta vendita dei dischi fa piacere. L’uomo deve cercare di vivere bene, di procurarsi gli agi necessari. Ciò che combatto e aborrisco è il lusso stupido, sfrontato. Io ho una bella casa, in affitto, ho il televisore a colori, i doppi servizi, la macchina comoda per trasferirmi da un posto all’altro, ma non ho il cesso con le maniglie d’oro…

Tu sei bolognese, ma vivi molto a Roma, perché?
Sia perché la mia casa discografica si trova a Roma, sia perché secondo me si può vivere umanamente oggi soltanto dall’Umbria in giù. Però devo aggiungere che se per caso sto poco bene e voglio guarire torno subito a Bologna, dove sono sicuro di trovare ospedali funzionanti… e ora voglio farti io una domanda: ti piace il mio ultimo trentatré?

Sì, molto curato, molto ricco d’idee, ma secondo me hai dimenticato di non essere su un palco dove la tua presenza scioglie i dubbi e chiarisce le idee…
Coloro i quali ritengono un po’ difficile il mio disco sono i miei amici più cari, perché poi me li ritrovo a teatro, in uno di quei teatri dove si paga al massimo millecinquecento lire.

 

Foto Credits: stonemusic.it




PREMIUM INTERVIEW MATTEO CACCIA: Come scoprire la Romagna “selvatica”, dove il MOSTO di vino sgorga insieme al MOSTO delle idee

Premium Interview: Matteo Caccia, attore, autore, conduttore, e anche direttore artistico dell’evento MOSTO, il succo delle idee che sgorga nei vigneti DAL NESPOLI

Sono  qui all’evento MOSTO, fra i vigneti dei poderi DAL NESPOLI,  a Civitella di Romagna, dove la cultura  delle parole sì sposa alla cultura del vino, perché anche il vino ha prodotto una propria cultura, con suoi autori ed anche con la sua forza  che sa svegliare i cuori e le passioni.

Fra gli antichi vigneti e la moderna cantina, arriva il profumo del mosto succo d’uva e quello dei boschi del Parco delle Faggete Casentinesi, sul vicino Appennino tosco-romagnolo, sito Unesco dal 2017. Matteo Caccia volteggia fra i suoi  grandi ospiti con competenza ma senza ansia, dando l’impressione  di goderselo anche lui questo weekend in Romagna.

 

Oltre questo, qual è il tuo “weekend premium” che non dimenticherai e dove, secondo te,  tutti  almeno per una volta dovrebbe andare?

Tutti dovrebbero andare almeno una volta nella Valle del Bidente, una valle che divide la Romagna dalla Toscana,  l’Appennino forlivese dal casentino. È una zona ancora un po’ selvatica, ma il cibo, i luoghi e le persone sono splendide. Ogni weekend di Mosto per me è stato un weekend indimenticabile. E non solo per il festival, anche per la Valle del Bidente. Se passate da quelle parti andate a dormire e mangiare alla Locanda della Campanara, Roberto e Alessandra vi faranno sentire a casa.

La Locanda della Campanara nella Valle del Bidente

 

Quale auto guidi e usi per i tuoi weekend? E quale sarà la prossima ?

Da quando ho potuto permettermi di comprare un auto sono un subarista convinto. Ho avuto una vecchia Forester e ora ora ho una Subaru XV, sono auto fatte da ingegneri senza grilli per la testa. Solide e sicure La prossima sarà sicuramente una Subaru ma  ibrida.

La Subaru XV guidata da Matteo Caccia

 

Non è possibile non chiederti come ha influito su di te la pandemia e come hai reagito.

Ho cercato di tenere la testa su piccoli obiettivi quotidiani. Lavorare al programma radio, finire un podcast, cucinare, portare fuori il cane, fare bici su dei rulli in terrazzo.  Ho cercato di stare concentrato sul presente, cercando di immaginare però cose belle per il futuro.

 

E  cosa è cambiato in MOSTO, rispetto a quello dello scorso anno?

In primis nella durata, invece che 3 giorni il festival è durato 2 giorni, per il resto, a parte il distanziamento e la contingentazione dei posti per le regole anti contagio, direi che è cambiato poco, i nomi e il titolo  Moto Perpetuo, era stato scelto già prima dell’emergenza sanitaria

 

Matteo Caccia

Come scegli l’argomento  annuale di MOSTO?

Ogni anno mi domando “che senso ha raccontare delle cose, oggi? Il 2018 è diverso dal 2019, il 2019 diverso dal 2020. E’ piuttosto facile: si respira l’aria e si capisce quale domanda quell’anno ha maggiore bisogno di avere una risposta.

 

Qual è il fine del progetto MOSTO, di cui sei il direttore artistico e forse anche l’ideatore?

Il progetto è nato dalla volontà di Marco Martini di Poderi dal Nespoli, come progetto di comunicazione. Alla Quarta edizione possiamo però dire che il festival ha preso ormai una sua direzione quasi indipendente.

Nel tuo programma Linee d’Ombra, nel pomeriggio su RADIO 24, hai raccontato qualche storia di pandemia e dintorni?

Sì per tutto il periodo della quarantena abbiamo raccontato i “diari della quarantena”. A modo nostro, abbiamo cercato di sbirciare dentro alle finestre delle case, grazie agli italiani che con le loro storie scostavano le tende e ci permettevano di farlo.

 

E storie di vino e dintorni?

Ci arrivano molte storie legate al cibo, ad avvenimenti accaduti grazie alla conviviali della tavola, del buon cibo e del buon bere (qualunque cosa significhi!)

 

E perché lo hai chiamato Linee d’ombra?

Insieme alla direzione della radio volevamo un titolo che definisse una direzione precisa con un suono accattivante. Storie che hanno un confine nel mezzo. Una linea di passaggio da un prima a un dopo. Senza dimenticare il mio amore per Conrad.

Cos’è la cultura, come hai cominciato farla diventare un lavoro?

Qualcuno dice che “la cultura è tutto ciò che rimane quando si è dimenticato tutto”. Io non sono un intellettuale, tuttalpiù sono un autore. Ho declinato questa definizione in ambiti diversi, il teatro per poco tempo, la radio, la scrittura, la curatela di eventi come Mosto. Un po’ di lavoro, un po’ di pazienza, un po’ di fortuna.

 

I giovani hanno bisogno di cultura? Perché?

La cultura è una definizione troppo ampia per poter essere applicata ad una categoria e definirla utile. La cultura sono i libri, ma son anche i videogiochi. Il teatro è cultura, ma lo è anche lo sport, il cinema, la tv, i fumetti. Tutto sta nel scegliere quella che ci interessa, che ci è utile. Umberto Eco diceva che i libri allungano la vita, forse la cultura fa lo stesso.

 

Ci rivedremo fra i vigneti della Romagna il prossimo anno ?

Certamente Sì..

 

Un’ultima domanda: secondo me ci sono dei luoghi, direi bellissimi e  magici, che danno attimi di felicità: tu hai provato questi attimi e dove?

Per anni ho frequentato la scuola di vela di Caprera. Tutto l’arcipelago de La Maddalena è un luogo splendido,  con un’anima identitaria di antica marineria. Sui monti di Caprera, cosparsi di fortificazioni militari abbandonate, quando il vento di ponente soffia dalle bocche di Bonifacio sembra di essere sospesi su un paradiso che ci aspetta.

Foto Wikipedia: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:La_Maddalena_Archipel_Aerial_view.jpg

CHI È MATTEO CACCIA

Nato a Novara nel 1975, ora lo si vede a Milano. Attore, autore, conduttore e  direttore artistico, raccoglie  e scrive storie. E  le racconta  alla radio e dal vivo, per iscritto e a voce. Lo ha fatto a Radio2, dove ha scritto e condotto “Amnèsia” , “Una Vita” e  “Pascal”. Nel 2019 Torna a Radio 24 dove aveva iniziato con “VendoTutto”, “Voi siete qui” e ora è in onda tutti i giorni alle 15 con Linee d’ombra”Ha creato e conduce “Don’t tell my mom”, storyshow in scena ogni primo lunedì del mese a Milano. Nel 2018 è uscita per Audible la sua prima serie podcast in cui racconta la storia di un meccanico infiltrato nei Narcos sudamericani in 10 puntate. Ha scritto tre libri: “Amnèsia” e “Il nostro fuoco è l’unica luce” per Mondadori e l’ultimo “Il silenzio coprì le sue tracce” per Baldini&Castoldi.E’ Maestro del biennio “Brand New” dedicato alla comunicazione d’impresa presso la Scuola Holden di Torino




Il futuro? L’auto deve rispettare il mondo in cui viviamo: la Peugeot 3008 lo fa

 

PREMIUM INTERVIEW: Intervista con il  direttore generale di Peugeot Italia Salvatore Internullo, a proposito di weekend e auto green.

Dato il periodo difficile in cui viviamo, durante questi mesi abbiamo intervistato grandi personalità del mondo del turismo: dall’assessore del turismo della Regione Abruzzo all’assessore del Comuna di  Firenze, dal  presidente del Parco Adamello Brenta  al  direttore della catena di Hotel, Planetaria…e tanti altri ancora.

Lo abbiamo fatto cercando d’avere indicazioni, suggerimenti, ma ci mancavano grandi personalità del mondo dell’auto, l’altra grande  faccia del mondo del weekend. L’abbiamo cercata e trovata:  Salvatore Internullo, direttore generale della Peugeot Italia, marchio del Gruppo PSA  che nel prossimo si fonderà con il gruppo iItaliano FCA. A chi se non a lui fare delle domande?

Gliele abbiamo fatte e lui ha risposto con una gran carica d’energia e di positività.

Dopo il fermo per mesi, oggi cosa state facendo per la ripartenza del mondo dell’auto?

In realtà, noi di PEUGEOT non ci siamo mai fermati durante il lockdown, abbiamo mantenuto il contatto col cliente a distanza, grazie alla tecnologia che ci ha permesso di sfruttare i nuovi canali digitali a nostra disposizione. Potrei dire che abbiamo girato la chiave e ci siamo rimessi in moto già da maggio, ma in maniera ancor più decisa da luglio, con la completa mobilità delle persone e il ritorno dell’attenzione sull’auto. Questa data è importante perché è come se il 2020 fosse cominciato proprio all’inizio del secondo semestre dimenticandoci i primi sei mesi. Il primo luglio è stato il nostro Capodanno.

E abbiamo iniziato dando un’iniezione di fiducia  ai nostri clienti con azioni concrete, come supporti economici e tanti modelli nuovi, fra cui la Nuova 208, che è stata eletta Auto dell’anno 2020, il nuovo SUV 2008, disponibili anche 100% elettrici, e poi il nostro cavallo di battaglia il  SUV 3008 che da inizio anno può esser guidato anche in versione plug-in hybrid, come peraltro l’ammiraglia 508 e 508 SW.

La nostra testata è Weekend Premium…quali sono modelli che state lanciando per i WEEKEND GREEN?

Ne abbiamo vari , ma citerei la  nuova 208 elettrica per gli urban-weekend per vivere le nostre magnifiche città d’arte senza inquinarle, e  poi  la nuova 3008 plug-in hybrid, ibrida ricaricabile. Un’auto che coniuga i grandi vantaggi della guida 100% a zero emissioni (per quasi 60 km) a quelli della propulsione ibrida in fatto di autonomia. Un SUV progettato specialmente per vivere  weekend green, in quanto si può uscire dalle città in elettrico per non inquinare, fare il tragitto in autostrada con motore termico e poi tornare in elettrico nei parchi, fra i vigneti, rispettando la natura. Ed  in elettrico anche nelle città d’arte e nei piccoli splendidi borghi della nostra splendida Italia.

E il vostro  percorso per essere marchio PREMIUM?

PEUGEOT ha l’obiettivo dichiarato di diventare il miglior brand generalista alto di gamma al mondo ed è un percorso lungo, una strada che passa sicuramente attraverso un forte rinnovamento dei prodotti e del loro posizionamento nel mercato, con qualità, tecnologie, stile che innegabilmente puntano nella direzione del premium. Devo dire che noi già ci siamo meritati tanti premi, come quelli di Auto dell’Anno (siamo gli unici nella storia ad avere 3 auto attualmente a listino che hanno vinto questo premio.. – 308, 3008 e 208), a testimonianza delle qualità dei nostri prodotto, ma sarà un lungo percorso anche nei confronti dei clienti, verso i quali stiamo puntando tutti i nostri sforzi e la nostra costanza nella ricerca della qualità e dell’innovazione. Pensate che proprio quest’anno, e precisamente il 26 settembre, festeggeremo 210 anni dalla nascita del nostro Marchio, il costruttore automobilistico ancora in attività con la più lunga storia al mondo, dal 1810.

Qual è il weekend che ricorda più volentieri e che consiglia ai nostri lettori?

Quello appena fatto, partendo da Milano con una Peugeot 3008 HYBRID4, in elettrico, passando in autostrada al motore termico, poi guidando con scioltezza sulle curve del passo della Cisa contando anche sui 300 CV di cui dispone, attraversando parte della maremma e arrivando a Piombino. Da qui con traghetto sono arrivato all’Isola d’Elba. Solo vedere Porto Ferraio avvicinarsi è un’emozione e poi arrivare a Marina di Campo. E’ un weekend che consiglio, l’isola d’Elba è un mondo a parte.

Secondo me ci sono dei luoghi  che come per magia possono darci  attimi di felicità. Lei ha provato questi attimi e dove?

Credo che la nostra meravigliosa Italia  ne abbia diversi di questi luoghi magici… ma io meravigliosi attimi li ho vissuti sull’Isola di Salina, a Capo Faro, da dove al tramonto  si vedono le altre isole Eolie all’orizzonte. E  anche  quando sono arrivato  a Pontremoli, da cui si vedono le Alpi Apuane, le cave di marmo, il mar Tirreno che brilla d’azzurro ..quando  ci capitano, vale la pena fermarsi, respirare e assaporare questi attimi indimenticabili.

E un viaggio indimenticabile in paesi lontani?

In Vietnam, nella vecchia Indocina, per scoprire un popolo con gran dignità e orgoglio, che ha molto sofferto nel periodo coloniale ed ha saputo conquistare la propria libertà. Visitando  i tunnel che scavavano durante l’occupazione americana, per  nascondersi e combattere contro un nemico enormemente più forte, ho capito che  non puoi sottomettere un intero popolo, che l’uomo, con la sua libertà, è al centro di tutto e merita rispetto.

Vietnam, foto di: amicimieiphukettravelagency.com

Rispetto, una parola sacra.

Sì, il nostro futuro si basa su questo, noi dobbiamo rispettare l’uomo e la natura, gli altri… ciascuno di noi ha un ruolo, rispettandoci a vicenda supereremo ogni difficoltà, migliorandoci.

Anche le auto nella nostra vita hanno un ruolo e noi dobbiamo costruirle e usarle  rispettando il mondo in cui viviamo. I  nostri nuovi modelli elettrificati (100% elettrici o plug-in hybird) arrivano ad emettere solo 30 grammi di CO2 (le elettriche zero, ovviamente), questo ci aiuterà a rispettare, come gruppo, i target imposti dall’Europa. Ma prima ancora che per questo, lo vogliamo fare per una questione etica, per rispettare il nostro ambiente.

Rispetto per il mondo in cui tutti viviamo ed  è la casa di tutti.

Raffaele d’Argenzio




Riapre la scuola: cari professori, lasciate i banchi e insegnate a conoscere la nostra Italia, con orgoglio e… mascherina 

 

Scuola riapre sì, riapre no, i banchi con rotelle o con i pattini, con mascherine o mascheroni, un turno solo o doppi turni, con i libri o solo con tablet….
Tanti interrogativi, cui non sta a noi dare  risposte, anche se qualche idea ce l’avremmo utilizzandolo soltanto il buon senso. Ma già sono tanti quelli che parlano parlano, giusto per parlare, per far sapere che ci sono. È semplice oggi dire stupidaggini in tv o attraverso i social, basta ritrattare il giorno dopo.

Cari, professori, aspettando i banchi, portate i nostri ragazzi nelle nostre città d’arte, fategliele vedere adesso come non potranno più vederle, fateli inorgoglire di essere italiani, fategli capire che nell’Italia c’è tanta sostanza e non soltanto simpatia.

Fateli inzuppare di bellezza e armonia, ma anche di scienza e visioni.

No, non soltanto Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Siena, Vigevano, Caserta ….e cento altre città, ma anche  Pisa,  dove studiò Enrico Fermi, il nobel della fisica che ci invidia il mondo, Padova dove insegnò Galileo Galilei, Ivrea dove Adriano Olivetti dimostrò come si riesce ad essere un grande industriale. facendo tra l’altro i primi pc,  anche in nome della democrazia e del bene comune.

Enrico Fermi, credits: www.firstonline.info

Cari professori, portateli anche a  Salerno dove intorno all’anno mille vi fu la Scuola Medica Salernitana, prima nel mondo occidentale, antesignana europea delle università…

Portateli anche davanti al mare e raccontate loro, che se oggi si parla di Porto Cervo per il Covid al Billionaire, una volta dai nostri porti partivano i grandi navigatori. Ricordate loro che se l’AMERICA si chiamano così è in nome del nostro navigatore Amerigo Vespucci, da Firenze, e se l’America del sud si chiama AMERICA LATINA è perchè ci sono stati i Latini, i Romani, che sono stati grandi conquistatori ma anche anche insegnato a costruire strade, archi, ponti, cupole ( fra cui quella del sito archeologico di Baia a Bacoli, Napoli, che ancora oggi è in piedi anche se è in zona di terremoti e bradisismi).

Amerigo Vespucci
Credits: www.acquariodilivorno.it

Cari professori, fateli alzare dai banchi, con rotelle o senza, portateli fuori dalle aule e fategli vedere che l’Italia,  oltre alla bellezza della natura,  ha avuto grandi uomini  di arte ma anche di scienza, e loro devono esserne orgogliosi e degni eredi.

 

 




Per far rinascere il Sud i giovani devono accecare Polifemo

Quante volte? Quante volte abbiamo scritto, detto, sentito dire e letto che il nostro Sud è splendido, che la Sicilia potrebbe essere ricca e piena tutto l’anno, che la Calabria è bella, che la Campania è uno scrigno prezioso, che la Puglia…, che il Molise… che la Basilicata (che io chiamo Lucania), che…

Ecco: da oggi bisognerebbe ricominciare con i fondamentali: conoscere e amare la propria terra, fare tutto quello che si può per migliorarla, partecipare con se stessi per esserne orgogliosi.

Aprire le chiese e i palazzi, pulire le strade e le piazze, baciarle, abbracciare le sacre colonne degli antichi templi, tenere aperti i musei giorno e notte, a tutte le ore, non… fregare mai il turista ma essere suo amico, proteggerlo, avere la voglia di fare sempre di più e meglio. Perchè oggi la storia siamo noi, e purtroppo la stiamo scrivendo con i ritardi, la poca cura, la poca voglia, il poco orgoglio. La stiamo scrivendo con il poco ed invece dovremmo scriverla con il tanto.

Gruppo scultoreo nella Grotta di Tiberio, a Sperlonga: Ulisse che acceca il bruto gigantesco Polifemo Autore foto: Steveilott https://www.flickr.com/photos/8057065@N04/4606667955

Un fondamentale per la Sicilia può essere seguire l’esempio di Ulisse, con la sua voglia di conoscere, fare, di non fermarsi. Ulisse che con la sua energia accecò il grande Polifemo, simbolo del peso gigantesco, enorme del non fare, dello status quo, del potere che opprime e ferma tutto per restare esso stesso fermo e non far nulla, aspettare che il tempo passi, nella sua vita immobile e inutile. Ecco la Storia che una parte del Sud sta scrivendo, una pagina di Storia ferma e inutile.  Ma i giovani sicuramente ripartiranno dai fondamentali, quando accecheranno Polifemo, ricordando Ulisse. Per tornare ad essere orgogliosi del Sud e di se stessi.

 




Andrea Farinetti: Il Rinascimento verde parte dal vino

Di Raffaele d’Argenzio

Questa settimana abbiamo intervistato Andrea Farinetti, figlio di Oscar Farinetti, oggi a capo del Villaggio Fontanafredda di Serralunga d’Alba (CN).

Il Villaggio Fontanafredda è un anche un pezzo di storia: qui il Re Vittorio Emanuele II visse la sua storia d’amore con la Bella Rosina, e qui oggi si producono milioni di bottiglie degli ottimi vini della Langhe, ma anche ospitalità per chi vuol vivere un weekend green.

Andrea è alto, fluente nel raccontare, con un gran sorriso amichevole, ma poi ti accorgi che in quel sorriso c’è la determinazione di un giovane manager e anche la forza della passione per le Langhe e per vino biologico in sintonia con la natura.

E, a guardarci bene, quel sorriso ricorda anche quello di papà Oscar Farinetti, buon sangue non mente.  L’intervista avviene in un angolo del Villaggio, sotto una gigantesca sequoia e poco lontano dal ristorante Guido, condotto dallo chef stellato Ugo Alciati. Un weekend green d’eccezione.

Andrea, come hai vissuto il lock-down, come hai utilizzato questi mesi?

“Sono stati mesi molto strani: abbiamo visto il mondo fermarsi, ma il tempo è stato utilizzato per creare nuove possibilità, opportunità. Abbiamo preso coscienza del fatto che le catastrofi possono esistere. Abbiamo altrettanto capito che solo noi, come esseri umani, abbiamo la capacità di posticiparle e annullarle. Infatti se stiamo 2 mesi a casa, il pianeta si rigenera. Quindi abbiamo anche capito che ne va del nostro futuro rispettare il nostro pianeta e, con le crisi sociali in atto, rispettare le persone. Abbiamo ragionato sul rispetto della Terra e quindi sul rispetto delle persone, dandogli poi un nome: Rinascimento verde.

Questo nome perché abbiamo analizzato il periodo storico del Medioevo che poi porta al Rinascimento, col quale troviamo grandi parallelismi. Medioevo come crisi finanziaria del 2008, peste nera come COVID-19, oggi come il Rinascimento. Quindi cambiare prospettiva e rinascere. E abbiamo cercato di farlo ragionando su tutto. Dalla produzione di vini all’ospitalità, che è come ci rapportiamo, come ci raccontiamo al mondo. Rispetto al Rinascimento ci sono similarità, ma differenze. Al contrario del Rinascimento la terra va messa al centro dell’uomo, come primo elemento di riflessione.

Secondo: nel primo Rinascimento si usava la bellezza come valore, che è fiducia in se stessi. Forza e fiducia nel singolo. Oggi non è più la bellezza a guidarci ma senso di comunità: da soli si può fare tanto, ma insieme si può fare meglio. La comunità servirà per sollevare lo spirito globale di rispetto della Terra. Poi abbiamo ragionato sullo strumento, ognuno ha il suo. Per noi il vino e l’ospitalità. Vino non più come bevanda, come oggetto di consumo. Ma come sogno che si arricchisce di valori nuovi.

Convivialità, armonia, incontro e confronto che generano la comunità. Siamo un marchio conosciuto, dal 1858. E vogliamo aprirci al mondo, per creare questo spirito di rinascimento verde. Questo si è traslato anche nella nostra produzione. Dalla materia prima al non spreco”.

Il mondo del vino, di solito, è un mondo di “anziani”. Cosa conti di portare tu, come giovane?

“Il mondo del vino non è proprio un mondo di anziani. Degli anziani ci voleva, ci vuole la loro grande esperienza. Noi come giovani riusciamo a partire da un livello alto, grazie proprio a questa loro preziosissima esperienza, grazie a chi ha insegnato un mestiere, una cultura. L’obbiettivo è aggiungere alla grandissima qualità, che già abbiamo, un sentimento nuovo: il rispetto. Far sì che il nostro vino non parli solo di gusto e territorio, ma porti un messaggio più ampio che riguarda l’eticità: rispetto per la terra e per il sociale.

Abbiamo 120 ettari biologici certificati. Tutto è eco-friendly, dalla bottiglia (85% riciclabile) alla carta, al tappo (100% naturale). Stiamo per imbottigliare il primo vino che con un tappo, riesce a crearne un altro. Tutto questo sta alla base.  A livello di ospitalità, abbiamo anche lavorato su un lago che restituisce depurate tutte le acque reflue del villaggio Fontanafredda.  La natura viene restituita migliore di come l’abbiamo trovata. L’energia nel 2022 sarà auto-prodotta al 100%.  Tutto questo, applicato alla nostra azienda, per creare vini che non rientrino solo nel superfluo, ma che parlino e dicano qualcosa di più”.

Queste sono idee tue, non delle generazioni precedenti!

“Si! Ma le generazioni precedenti non hanno colpe. Non esistevano consapevolezza e conoscenza, che oggi esistono e che abbiamo il dovere di seguire”.

Cosa può trovare un giovane nel mondo del vino?

“Tutto quello che vuole, se ha passione nel mestiere. Sei a contatto con la terra, produci la materia che la terra ti dà. È tempo di produttori, non di imbottigliatori e trasformatori. Il giovane può riuscire a dare il suo pensiero in un prodotto, che poi offre al mondo. Offre se stesso al mondo tramite una bottiglia, la bottiglia che produce”.

Come conti di riportare tu, come mondo dell’eno-turismo, gli stranieri in Italia?

“Intanto abbiamo pensato a come riportare gli italiani. Nel passato ci siamo dimenticati di noi, degli italiani. E ora riscopriamo il nostro retaggio. Ma gli stranieri sono indubbiamente fondamentali. L’Italia vive sul turismo.  Per primo si fa comunicando al mondo questo sentimento del rispetto.  Si fa comunicando che l’Italia è etica, che in Italia si vuole bene a se stessi e al mondo. Aggiungendo questo al nostro enorme patrimonio storico, culturale e artistico. Quindi convincere il turista che qui non trova solo bellezza, ma etica e stile di vita che ne deriva”.

Perché un giovane dovrebbe venire qui a Fontanafredda?

“Noi siamo una comunità aperta a tutti e per tutti, con formule per tutti. Tutto è qualità e sostenibilità, per tutte le tasche. Dalla ristorazione al soggiorno. E chiaramente trova la cultura del vino. Ma ripeto, l’offerta è differenziata e per tutti. Anche un giovane può godere di un soggiorno nelle langhe, anche solo per il weekend, spendendo il giusto e stando bene”.

Qual è il programma per un weekend giovane, qui a Fontanafredda?

“Si arriva il venerdì sera: aperitivo al Garden con musica, dormire alla “Foresteria delle Vigne” Sabato: al mattino, 4 passi nei 12 km di percorso nel “Bosco dei pensieri”, dove illustriamo flora e fauna, con scritti di Fenoglio e Pavese, che raccontano di una natura persa. Pranzo, aperitivo nella tenuta, visita alle cantine …poi, o sei distrutto e vai a dormire, o cena easy sempre all’interno della tenuta”.

Domanda personale, alcuni luoghi sono magici e danno sensazioni di felicità…le hai mai provate e dove?

…la risposta e i cinque punti nella seconda pagina…

Domanda personale, alcuni luoghi sono magici e danno sensazioni di felicità…le hai mai provate e dove?

“Il luogo conta per il 40%, il resto lo mette l’uomo. Il luogo ti mette in predisposizione verso l’esterno verso ciò che incontriamo. All’estero il mio luogo magico è Stoccolma, che per il mondo è tristezza e austerità, ma che al contrario mi ha dato gioia e serenità, non per il luogo in sé, ma per le persone!

In Italia, invece, un luogo dove ho provato felicità è “Castelbuono” in Sicilia, subito sopra Cefalù. Luogo, paese anarchico con il più grande festival di-vino (31 luglio, 1-2 agosto), cui segue festival di musica indie-rock (6-9 agosto). Un posto magnifico, per tutti”.

INFO: www.fontanafredda.it

I 5 PUNTI PER RIPARTIRE SECONDO ANDREA FARINETTI

CORAGGIO: Avere coraggio di affrontare l’ignoto, avere coraggio di affrontare le nuove sfide, avere coraggio di darsi da fare anche nei momenti più difficili, quando tutto sembra perduto. Avere e dare coraggio è una nobile qualità d’animo che ci permette di affrontare pericoli e difficoltà quotidiane. Qui a Fontanafredda da oltre 160 anni.

FIDUCIA: La fiducia è la base dei rapporti umani, senza di essa verrebbe meno la sopravvivenza della nostra specie. Non può esistere una comunità se non c’è fiducia e condivisione.

UMILTÀ: Essere riservati, umili e controllati nelle proprie azioni sono caratteristiche e qualità abituali del nostro essere piemontesi, «Langhetti», in particolar modo.

VERITÀ: Il punto di partenza dei contenuti della nostra narrazione sono i processi, le azioni, le strategie vere sui quali lavoriamo ogni giorno. La differenza nella narrazione la si fa solo se alla base ci sono: verità, qualità e rispetto.

RISPETTO: Dal 1858 siamo una comunità, qui nel “paese” di Fontanafredda, dove da generazioni vivono e lavorano famiglie intere, dove il rispetto sociale sta alla base dei rapporti umani. Ci uniamo intorno ai valori della terra aprendoci a tutti coloro che vorranno farne parte, generando una nuova comunità mondiale costruita sul rispetto del pianeta, riscoprendo il gusto della fiducia negli altri

VERDE: Quando il rispetto per la terra diventa rispetto per le persone. Valori che hanno un colore ben preciso: verde.




La C3 Aircross ci porta sulle malghe e nei vigneti a scoprire gli altri plus di Valdobbiadene

…Che  a proteggere queste colline dai venti del nord, c’è  un sorta di barriera  verde chiamata Monte Cesen,  a cui gli abitanti di  Valdobbiadene sono molto legati, come fosse una montagna sacra. La strada per salirvi  è un invito che non possiamo rifiutare. Lasciamo i vigneti e troviamo  un paesaggio montano. La nostra compagna di viaggio sembra dubitare un attimo, ma poi tornante dopo tornante  arriva fino a un cartello che ci invita ad una sosta  Agriturismo Malga Barbaria. Ci precipitiamo dentro, anche perchè è uno degli ultimi giorni che resta aperto. Da metà ottobre a metà maggio si chiude.  E’un giorno di sole e da quassù si spazia per chilometri e chilometri. Qui giurano che nei giorni d’aria limpida si vede Venezia e la sua laguna. Oggi ci accontentiamo di vedere da vicino un piatto di salumi, ricotta affumicata  e formaggi di malga, che ci affrettiamo anche a comprare. Un piatto  ottimo di malga? Formaggio fuso con polenta.

Vista Valdobbiadene dall'alto

 

Dal Monte Cesen al parco, dalle eroiche trincee della Grande Guerra al Piave

Da qui si dipartono sentieri e percorsi per fare trekking, ma il nostro tempo è breve, non dilatabile.  Cominciamo  la discesa. Una tappa veloce al Parco Avventura di Pianezze, per grandi e piccini, con percorsi  avventurosi, ma in sicurezza, fra bellissimi alberi e un sentiero didattico dove troviamo un faggio centenario e un’abitazione tradizionale anch’essa centenaria. Una bella passeggiata da fare durante un long weekend.

Paesaggio di montagna

Si ridiscende, verso località “Montagnola”, dove la sezione Alpini di Valdobbiadene ha ripristinato le  vecchie trincee della Grande Guerra di cento anni fa. Qui caddero per difendere la nostra Italia tanti giovani, e noi siamo qui perchè  ci sembra doveroso onorare con un saluto questi eroi. Uno in particolare, il capitano Francesco Tonolini, che si sacrificò, sapendo di  farlo, con i suoi uomini per permettere ad altri di vincere. Un monumento  con la Penna Mozza, una vita d’alpino spezzata. Un attimo di doverosa commozione. Anche il Piave adesso sembra scorrere mesto nel suo parco, ma è solo un’impressione.  In questo parco è bello venire, per trovare angoli quasi selvaggi, veri, fuori del tempo. Si riprende il viaggio dopo il doveroso omaggio agli eroi della Grande Guerra.

 

 La torrefazione piú piccola d’Italia, il pasticciere piú bravo, il risotto col prosecco e il vino con il fondo

La nostra C3 Aircross  ha ancora voglia di partire. E dobbiamo accontentarla, d’altronde se lo merita. L’accarezziamo con lo sguardo. La C3 Aircross ti conquista, infatti, con le sue forme personali e simpatiche, le sue infinite possibilità di personalizzazione  e quello spirito anticonformista  tipico del marchio Citroen. Dietro a questa grande energia del suo design, si scopre però con il passare dei chilometri che C3 Aircross è un’auto estremamente razionale e “concreta”: insomma forma e sostanza.  La C3 Aircross è l’auto ideale per mete turistiche: spazio, versatilità, simpatia, aspetto da sport utility e motorizzazioni di qualità.

Torniamo in città, per una sosta golosa, e ci fermiamo in via Piva 100, alla pasticceria “Alla Villa dei Cedri”, dove incontriamo Massimo Carnio, figlio d’arte, che nel 2015 è stato il miglior  pasticcere d’Italia in cioccolateria, ma anche quinto nel mondo. Forse vale il viaggio anche solo per mangiare le sue brioche e i suoi cioccolatini. Simpatico, disponibile…dolce.  Ma a pochi passi, in piazza Marconi, scopriamo che c’è anche la torrefazione  Spinetta, che è la più piccola d’Italia. Altro primato a Valdobbiadene è certamente il miglior “risotto con prosecco”, lo potete trovare buonissimo quasi ovunque.  D’Altronde se non qui, dove?

Qui abbiamo assaggiato  anche buoni vini alla Cantina Nani Rizzi e alla Riva De Milan. Di cantine buone ce ne sono tante, ma qui abbiamo assaggiato il “prosecco col  fondo”, come lo facevano una volta, che si  deve chiamare vino frizzante, non spumante. Costa meno ed ha qualcosa di più naturale, gradevole, sincero.

Ultima scoperta: lo scultore delle pietre del Piave che non vende le sue opere ma le regala

Nella frazione di  San Pietro di Barbozza, ci aspetta un’altra scoperta, quella di uno scultore naif, che ha fatto della strada la sua vetrina. Le sue particolarità sono che usa solo i Sassi del Piave  e che non vende mai le sue opere ma le regala, se gli siete simpatici. Il suo nome? Angelo Favero, ma chiamatelo ZOE, è cosi che si firma.  A visitarlo abbiamo trovato turisti francesi e tedeschi. Ma lui non si è scomposto, ha sorriso, ha scherzato, ma non ha venduto. E’ una strana terra questa, è dolce, gentile, ma  anche forte, temprata,  che non cede. Una terra dove ritornare.

Zoe e le sue statue con C3 Aircross

La compagna di viaggio: Citroen C3 Aircross

Lo spazio a bordo è abbondante sia per chi siede davanti che per i passeggeri posteriori e per i loro bagagli. I sedili sono comodissimi e non mancano  vani portaoggetti pratici e funzionali. Alla guida si apprezza il grande comfort del suo assetto, merito anche delle sue esclusive sospensioni idrauliche. Affrontare ogni genere di percorso non rappresenta mai un problema o una fonte di stress. Insomma  è la perfetta compagna per gli amanti dei viaggi e del tempo libero, ma anche perfetta per la città e la guida di tutti i giorni. Questa versione  è una 1.6 BlueHDi 100 da 99 CV nel più completo allestimento Shine, ma la gamma comprende anche tre motorizzazioni PureTech a benzina da 82,110 e 130 CV ed una Blue HDi da 120 CV con cambio a 6 marce, da 99 CV, senza per questo andare ad incidere sui consumi. I prezzi di C3 Aircross sono compresi tra i 15.500 ed i 22.500 Euro.

Appuntamento alla prossima settimana, un saluto Premium.

Per info:

www.valdobbiadene.com

iat@comune.valdobbiadene.tv.it

tel 0423.976975