5 musei della Puglia da non perdere in estate 2021. L’arte viene in vacanza con noi!

Questa domenica la rubrica #weekendinarte è un po’ diversa dal solito. Invece di consigliarvi un luogo dove andare in vacanza, vi consiglia dei luoghi da visitare proprio in vacanza dove siete o dove avete in programma di andare. Abbiamo infatti pensato di consigliarvi dei musei da visitare tra un bagno e l’altro in una delle regioni più belle d’Italia: la Puglia. Godetevi spiaggia e mare (perché la stagione finalmente è arrivata), ma anche qualche pillola d’arte che arricchisce sempre l’animo. Ecco quindi i 5 musei della Puglia da non perdere nell’estete 2021!

 

Artistico digitale – BARI

Si tratta di una mostra che rinnova la visione della cultura popolare, rituale, magica e orale del nostro paese, da sud a nord, attraverso i linguaggi di fotografia, video, suono, illustrazione, mixed media e installazione. Osservatorio Artistico Digitale è un progetto a cura di FOLKLORE ELETTRICO. Un archivio virtuale che mira a raccogliere testimonianze artistiche su luoghi, riti e tradizioni in Italia. Con una collaborazione di 40 artisti provenienti da tutta Italia, l’archivio racconta il territorio attraverso le visioni e i contributi di artisti che si sono interrogati sull’identità territoriale, mediante le nuove forme di linguaggio. Futuro Arcaico quindi racconta il patrimonio collettivo italiano attraverso una mostra collettiva e diffusa, che coinvolge spazi noti quali il Museo Civico ed il Museo Nuova Era, e gli luoghi che rivestono un’importanza storico-culturale per la città.

5 musei della Puglia da non perdere in estate 2021. L'arte viene in vacanza con noi!
futuro arcaico fest
(foto: artribune)

 

Bansky – OTRANTO

Una street art che ha da sempre rivoluzionato il panorama dell’arte contemporanea, evocativa misteriosa ma dall’immenso potere politico. Parliamo dell’opera di Bansky. La mostra “Banksy al castello 2002-2007 prints selection” ospita serigrafie originali di Banksy allestita al castello aragonese di Otranto dal 23 giugno al 19 settembre 2021. Tra le opere esposte Girl with Balloon, serigrafia su carta del 2004-05, che nel 2017 è stata votata in un sondaggio come l’opera più amata dai britannici. E Love is in the Air, un lavoro su carta che riproduce su fondo rosso lo stencil apparso per la prima volta nel 2003 a Gerusalemme, raffigurante un giovane che lancia un mazzo di fiori. La mostra è a cura di Stefano S. Antonelli e Gianluca Marziani, nasce da un progetto sul territorio di Lorenzo Madaro, ed è prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale e MostreLab e promossa dal Comune di Otranto.

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Una boccata d’aria – FOGGIA

Tra i 5 musei della Puglia da non perdere abbiamo inserito la seconda edizione di Una boccata d’aria. Nell’edizione 2021 del progetto, i borghi italiano diventano il teatro di interventi in situ d’arte contemporanea, realizzati dai venti artisti (emergenti e non), mirati a coinvolgere non solo gli appassionati e gli addetti ai lavori, ma anche un pubblico più ampio e trasversale. In Puglia è stato selezionato il borgo Pietramontecorvino, in provincia di Foggia, che è stato rivoluzionato da un intervento site-specific realizzato da Gaia Di Lorenzo. Ha costruito i suoi lavori sovrapponendo livelli di significato apparentemente distanti passando dalla pittura alla scultura e incorporando testo, schizzi e stampe digitali proveniente anche dai social. Ha quindi focalizzato la sua ricerca sulla tematica della soglia fisica e simbolica e sulla valorizzazione in chiave contemporanea dei canti tradizionali diffusi in alcuni paesi dei Monti Dauni, denominati sciàmbule.

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immagine Gaia Di Lorenzo, ph. Leonardo Magrelli. Foto sito web Una Boccata d’Arte

 

Silent spring di Claudia Giannuli – MArTA TARANTO

Con la riapertura al pubblico del Museo Archeologico Nazionale di Taranto MArTA, dopo l’emergenza sanitaria, sabato 15 maggio inaugura la prima delle mostre del Circuito del Contemporaneo al MArTA: Silent Spring della scultrice Claudia Giannuli, in continuità con le collezioni archeologiche tarantine. La mostra nasce dopo una lunga riflessione dell’artista, in sinergia con la politica di apertura a linguaggi e temi contemporanei. La stessa direttrice del museo afferma: “La presenza di arte contemporanea all’interno dei musei archeologici di per sé non è una novità, ma è certamente più rara una compenetrazione così forte dei processi che ci hanno condotto a questa mostra. All’esposizione di Claudia Giannuli, si giungerà attraverso una sorta di percorso catartico che dal passato condurrà al presente e al futuro, dal secondo al primo piano delle nostre collezioni, e attraverso le tracce cariche di simbolismo erotico e funerario, rintracciabili nei reperti del MArTA, fino a svelare la proposta della giovane artista contemporanea”

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IntraMundi – LECCE

Una mostra contemporanea, in queste settimane (aperta fino 30 giugno 2021), ha dominato la città di Lecce. Si trova presso la Fondazione Palmieri e prende il nome di Intra Mundi. Legami, transiti e approdi di un presente imperfetto. L’esposizione è ideata e curata da Dores Sacquegna in collaborazione con il patrocinio del Comune di Lecce. Più di 20 artisti, alcuni pugliesi come Tarshito, Massimo Ruiu e Massimiliano Manieri, hanno partecipato alla mostra con opere differenti, ma tutti pongono l’attenzione sulla natura, luogo di cura, insegnamento e radice delle nostre esistenze. La mostra è dimensione onirica e spazio dell’eterno fluire, quasi come se avesse lo scopo di dar vita ad un’Odissea contemporanea. Linguaggi espressivi, necessità di un intervento ambientale per salvaguardare la natura, legami ancestrali con la terra e l’importanza del mito in epoca contemporanea; questi sono i temi protagonisti che vi sconvolgeranno completamente la visita.

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Ecco i 5 musei della Puglia da non perdere in estate 2021!

Leggete anche: Venezia sorprende ancora con l’apertura del labirinto di Borges e una visita multisensoriale




Venezia sorprende ancora con l’apertura del labirinto di Borges e una visita multisensoriale

Poco conosciuto, ma uno dei luoghi più affascinanti di Venezia. Da sempre un po’ nascosto, ma protagonista dell’isola. Stiamo parlando del labirinto di Borges sull’isola di San Giorgio, da poco aperto al pubblico per la prima volta. Con il tutto esaurito per i primi giorni d’apertura, ha sconvolto i visitatori con un intreccio panoramico e musicale. La fondazione Cini, con la collaborazione della società d’Uva, ha voluto creare una vera e propria visita multisensoriale a cielo aperto che trasporta il visitatore in una dimensione quasi spirituale.  Le musiche di Antonio Fresa infatti, accompagnano con dolcezza ed energia quella che è la scoperta del labirinto in un percorso di 15 minuti che vi farà commuovere. Ecco il video di presentazione:

 

IL LABIRINTO DI BORGES

Disegnato da Randoll Coate e costruito nel 2011 sull’isola di San Giorgio, il labirinto di Borges è grande circa 2300 metri quadrati e comprende più di 3000 piante; è un luogo dove perdersi per poi ritrovarsi. È un capolavoro botanico a forma di libro aperto cosparso di simboli presenti nelle sue opere letterarie: dagli specchi ad un enorme punto di domanda. Nascoste vi sono anche le iniziali della sua dolce metà, Maria Kodama, che partecipò attivamente alla costruzione di quest’opera. Le siepi sono disposte in modo da disegnare il nome “Borges” come se fosse idealmente scritto sulle pagine di questo grande libro. Il labirinto è infatti ispirato proprio ad una delle sue opere: Il giardino dei sentieri che si biforcano. Un racconto partorito nel 1941 che, solo successivamente, fu inserito in uno testi che compongono Finzioni. Straordinariamente ricco di dettagli, alle volte contraddittori e confusionari, che volutamente fanno perdere il lettore in un labirinto linguistico e concettuale.

Venezia sorprende ancora con l'apertura del labirinto di Borges e una visita multisensoriale
Labirinto di Borges, isola di San Giorgio, visita multisensoriale

“Per me questo è un progetto meraviglioso, è un regalo magico che mi fece dopo la morte di Borges, Randoll Coate, un architetto inglese di labirinti che ha conosciuto Borges molti anni fa in Argentina.” afferma la vedova Maria Kodama. “Questo labirinto che si è fatto qui a Venezia, perché Venezia era una delle città più amate o tra le più amate da Borges, è una città labirinto, è una città unica di una delicatezza (00:34) e una complessità sottili e meravigliosa, con una storia altrettanto meravigliosa”. Ed è proprio così, Venezia era davvero una delle città più amate dal famoso scrittore, e l’ha sempre descritta proprio come un labirinto urbanistico in cui godersi lo sperdimento. Tra le calli amava camminare e perdersi, per poi ritrovarsi e perdersi di nuovo.

Venezia sorprende ancora con l'apertura del labirinto di Borges e una visita multisensoriale
Isola di San Giorgio, interno della Fondazione Giorgio Cini

 

LA VISITA AL LABIRINTO

Il Labirinto Borges della Fondazione Giorgio Cini, a Venezia, apre per la prima volta al pubblico con visite accompagnate dalle musiche di Antonio Fresa, eseguite e registrate con l’Orchestra del Teatro La Fenice. In occasione del decennale della sua creazione, dei 35 anni dalla scomparsa di Borges e dei 70 anni della Fondazione Giorgio Cini, il Labirinto di Borges è da oggi finalmente accessibile, grazie al nuovo percorso di visita a cura della società D’Uva di Firenze.

Venezia sorprende ancora con l'apertura del labirinto di Borges e una visita multisensoriale
Labirinto di Borges, visita multisensoriale, con la gentile partecipazione di Carlo

Una suite di oltre 15 minuti, appositamente composta da Antonio Fresa, dal titolo Walking The Labyrinth, accompagnerà nelle audio guide multilingue i visitatori lungo la passeggiata attraverso il Labirinto, amplificandone la bellezza. Per assistere ad un’esperienza ancora più coinvolgente scaricate l’app visitcini, che vi assisterà nella visita. È visitabile tutti i giorni, escluso il mercoledì. Le presenze si prenotano su visitcini.com, dove sono disponibili anche gli altri percorsi di visita della Fondazione Giorgio Cini e delle Vatican Chapels, esperienze che includono anche una sosta al San Giorgio Café.

leggete anche: In viaggio con Dante. I luoghi di Verona nascosti nella Divina Commedia

Venezia sorprende ancora con l'apertura del labirinto di Borges e una visita multisensoriale
Labirinto di Borges, isola di San Giorgio, visita multisensoriale




In viaggio con Dante. I luoghi di Verona nascosti nella Divina Commedia

Lo primo tuo refugio e ‘l primo ostello
sarà la cortesia del gran Lombardo
che ‘n su la scala porta il santo uccello;
ch’in te avrà sí benigno riguardo
che del fare e del chieder, tra voi due,
fia primo quel che, tra li altri, è più tardo.

Paradiso – XVII, v. 70

In queste tipiche terzine dantesche parla Cacciaguida, un antenato di Dante, che gli preannuncia l’esilio e l’ospitalità che troverà a Verona. Infatti pochi sanno che proprio a Verona Dante trovò un rifugio dopo essere stato esiliato da Firenze, trovando in essa una nuova patria. Per questo motivo per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte del famoso poeta, Verona è una delle città protagoniste del progetto #annodiDante. Un percorso a cielo aperto tra piazze e monumenti, chiese, palazzi e biblioteche, con una mappa d’autore che guida il visitatore, orientato da segnaletiche e app. Si tratta di un’inedita mostra diffusa, realizzata dai Musei Civici, con il patrocinio e il contributo del Comitato Nazionale, in collaborazione con Università di Verona e Diocesi di Verona. La città intera quindi ricorda il poeta mettendosi in mostra come un vero e proprio museo a cielo aperto.

In viaggio con Dante. I luoghi di Verona nascosti nella Divina Commedia
Verona. Foto di Fabio Tura

 

DANTE A VERONA: città ispiratrice della Divina Commedia 

Il progetto veronese prevede un duplice omaggio: a Dante e alla città di Verona, che lo accolse dopo l’esilio da Firenze, e ne diventò seconda patria. Sono infatti numerosi i luoghi legati alla presenza di Dante, fonti di ispirazione per la Divina Commedia, e oggi è possibile, grazie alle tracce contenute nelle sue opere, ricostruire passaggi cruciali della vicenda veronese. La città non è quindi mero sfondo alla vicenda dantesca, ma ne diventa, essa stessa, protagonista e ispiratrice: come? Verona ha scelto di valorizzare la sua singolarità, rispetto alle altre città dell’esilio, ideando una mostra diffusa, un itinerario che si snoda nei luoghi della presenza e della tradizione dantesca. Verona, infatti, ci parla ancora dell’epoca di Dante: ripercorrendo le stesse strade, contemplando un paesaggio, entrando nei palazzi, visitando le chiese, osservando le immagini dipinte e scolpite che, oltre settecento anni fa, il Poeta stesso poté scoprire e ammirare.

In viaggio con Dante. I luoghi di Verona nascosti nella Divina Commedia

Il percorso e le tappe della mostra diffusa sono contenuti e illustrati in una mappa, preziosa guida che conduce i visitatori alla scoperta dei luoghi direttamente legati alla presenza di Dante; e perfino delle tracce dei suoi figli e dei suoi eredi. La mappa non è stata pensata solo per i turisti: ogni cittadino veronese potrà riscoprire, come portato per mano dal Poeta, il piacere di essere visitatore attento e privilegiato della propria città. Ogni luogo dantesco della mappa è segnalato in situ con un apposito pannello. Con un semplice tocco sul proprio cellulare tramite QRcode, il visitatore potrà accedere a un’espansione digitale dei contenuti della mappa, ulteriore approfondimento del proprio itinerario.

 

 

IL PERCORSO DELLA MAPPA: I LUOGHI LEGATI A DANTE

Ecco che coì comincia il viaggio alla scoperta di Dante nella splendida Verona. Prima tappa è Piazza dei Signori, centro del potere, sia durante la Signoria scaligera che dopo la sua caduta. Al centro vi è collocata una statua del Poeta, in marmo di Carrara, opera emblematica della Verona risorgimentale. Realizzata dallo scultore Ugo Zannoni nel 1865, in occasione del sesto centenario dalla nascita, fu inaugurata la notte tra il 13 e il 14 maggio alle 4 del mattino per scongiurare la censura degli austriaci, allora al governo della città scaligera. Quest’anno, per le celebrazioni dantesche, il monumento è stato sottoposto a un accurato restauro (grazie alla sponsorizzazione di Zalando) e restituito nella sua intera bellezza alla città.

In viaggio con Dante. I luoghi di Verona nascosti nella Divina Commedia
Verona, Piazza dei Signori

Si prosegue con Palazzo della Ragione, edificato verso la fine del XII secolo quale palazzo comunale, uno tra i primi in Italia, che oggi ospita la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti. Qui, la mostra diffusa trova un prezioso raccordo e ulteriori sviluppi tematici a carattere storico-artistico nelle esposizioni in programma: La mano che crea. La galleria pubblica di Ugo Zannoni (fino al 5 ottobre 2021, a cura di Francesca Rossi), un tributo allo scultore Zannoni, noto come uno dei protagonisti dell’esplosione del mito di Dante nelle arti figurative dell’Ottocento, ricordato per la lunga carriera animata dall’impegno civile a favore della cultura e dei musei cittadini. E Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona (11 giugno–3 ottobre 2021, a cura di Francesca Rossi, Tiziana Franco, Fausta Piccoli), realizzata con il contributo e il patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, vero e proprio snodo della mostra diffusa che presenta una significativa selezione di opere d’arte e testimonianze storiche dal Trecento all’Ottocento, per approfondire due precisi fulcri tematici. Il primo riguarda il rapporto tra Dante e la Verona di Cangrande della Scala e il successivo revival sette-ottocentesco della Divina Commedia e di un Medioevo ideale. Il secondo, strettamente connesso al precedente, dedicato al mito, tutto scaligero e shakespeariano, di Giulietta e Romeo. Temi sui quali si fonda, ancora oggi, la fama di Verona.

In viaggio con Dante. I luoghi di Verona nascosti nella Divina Commedia
Verona: Palazzo della ragione (foto di verona.com)

Le tappe successive sono: Palazzo del Capitanio, inizialmente residenza scaligera e costruzione recente ai tempi di Dante, quindi sede, sotto il dominio della Serenissima (1405-1796), del Capitano veneto – da qui il nome attuale – e poi, dal tardo Ottocento, degli uffici giudiziari. Palazzo della Provincia, oggi Prefettura, dimora che si fece costruire Cangrande della Scala. Le Arche Scaligere, sepolcro della famiglia della Scala, costruite presso la chiesa di Santa Maria Antica. Sono sepolti qui alcuni dei personaggi citati da Dante: Alberto I (morto nel 1301) e i suoi figli Bartolomeo I (1304), Alboino (1311) e Cangrande (1329). L’arca di Bartolomeo si distingue per l’insegna della scala sormontata da un’aquila; di Cangrande restano sia il primo sarcofago, dove fu deposto subito dopo la morte improvvisa e misteriosa. L’enigma sarà svelato prossimamente dall’indagine sul DNA condotto dalle Università di Verona e di Firenze in collaborazione con il Civico Museo di Storia Naturale di Verona), sia il sontuoso monumento che gli fece realizzare Mastino II, suo nipote, sopra la porta della chiesa, quando diede avvio alla trasformazione monumentale e dinastica del cimitero.

Arche scaligere, di Verona. Tomba di Cansignorio in primo piano, la chiesa di Santa Maria Antica e la tomba di Cangrande I della Scalae il diritto la tomba di Mastino II.
foto di: Didier Descouens

Sempre sulle orme dell’Alighieri, si arriva poi alla chiesa di San Zeno Maggiore, capolavoro del romanico lombardo. Dante, nel XVIII canto del Purgatorio, incontra Gerardo, abate di San Zeno vissuto al tempo del Barbarossa e gli fa esprimere un giudizio pessimo su Giuseppe, figlio illegittimo di Alberto I della Scala e abate di San Zeno dal 1292 al 1313. Il nostro Poeta potrebbe essere stato ispirato, per la figura dell’abate, dall’epigrafe incisa sul fianco sud della chiesa, che ricorda l’abate Gerardo e le opere da lui promosse al tempo del sovrano svevo.

In viaggio con Dante. I luoghi di Verona nascosti nella Divina Commedia
Verona, Chiostro San Zeno

Di qui si prosegue per Sant’Elena, adiacente alla Cattedrale, che conserva in buona parte la sua compagine alto-medievale. Il 20 gennaio 1320, Dante vi tenne una lezione pubblica per spiegare il fenomeno dell’emersione delle terre sopra la superficie dell’acqua. Forse sperava di conquistare così l’ammissione all’insegnamento nello Studio, la scuola superiore di Verona che stava diventando una rinomata Università, ma gli venne preferito il maestro di logica Artemisio. Alla fine del testo della Questio de aqua et terra si legge: «[…] definita da me, Dante Alighieri, il minimo dei filosofi, durante il dominio dell’invitto Signore messer Cangrande della Scala, Vicario del Sacro Romano Impero, nell’inclita città di Verona, nel tempietto della gloriosa Elena […]».

Durante il suo primo soggiorno veronese Dante frequentò quasi certamente anche la Biblioteca Capitolare, una delle più antiche del mondo, il cui scriptorium era attivo forse già dal VI secolo. La Capitolare ospitava, già allora, antichi manoscritti di alcuni fra i classici meno noti al Medioevo, come la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, le Historiae di Livio, Catullo. In un breve passaggio del De vulgari eloquentia, scritto tra il 1303 e il 1305, Dante cita una lista di autori classici – tra i quali «Titum Livium, Plinium, Frontinum, Paulum Orosium, et multos alios» – e rivela che una «amichevole insistenza» lo invitava a consultarli («Quos amica sollicitudo nos visitare invitat»).

In viaggio con Dante. I luoghi di Verona nascosti nella Divina Commedia
Mons. Bruno Fasani prefetto della biblioteca Capitolare di Verona
foto di: https://www.travelglobe.it/

La mappa ci conduce poi a tre chiese: Sant’Anastasia, solo un cantiere durante i soggiorni danteschi a Verona, che un tempo ospitava nel suo primo chiostro la più antica tomba veronese di famiglia degli Alighieri. San Fermo Maggiore – anch’essa in costruzione negli anni in cui Dante era presente a Verona – che nel transetto destro della chiesa conserva l’elegante cappella funeraria che Pietro IV e Ludovico Alighieri, discendenti del Poeta, fecero allestire a metà del Cinquecento. Quindi Sant’Eufemia, legata a Dante solo per via indiretta: il teologo Egidio Romano espose nel suo De regimine principum – opera composta prima del 1285 – alcune teorie cosmologiche che il Poeta avrebbe affrontato nella Questio de aqua et terra. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la Questio fosse un falso composto da qualche teologo di Sant’Eufemia e attribuito a Dante per avvalorare le dottrine del Romano. A Sant’Eufemia, inoltre, furono sepolti i figli di Guido Novello da Polenta, che ospitò Dante a Ravenna e che il Poeta menziona nella sua Egloga a Giovanni del Virgilio.

In viaggio con Dante. I luoghi di Verona nascosti nella Divina Commedia
Parte posteriore chiesa di San Fermo Maggiore, Verona.
Foto di: Andrea Bertozzi

 

…MA ANCHE LUOGHI LEGATI AI DISCENDENTI DI DANTE

In mappa anche luoghi legati ai discendenti del Poeta: come Piazza delle Erbe, dove, secondo l’umanista Moggio Moggi, Pietro Alighieri, figlio di Dante, recitò un capitolo in terzine sulla Commedia. O anche Palazzo Bevilacqua, abitazione del figlio di Dante, di fronte alla chiesa di Sant’Anastasia. Ma questi sono solo alcuni! 

L’ultima parte del percorso è una passeggiata tra i luoghi della tradizione dantesca.
Il trecentesco Palazzo Marogna vantava, nel Cinquecento, un’articolata decorazione ad affresco – oggi purtroppo appena visibile – che, secondo il pittore ottocentesco Pietro Nanin, raffigurava due scene della Divina Commedia. Dante che corre verso Virgilio, inseguito dalle fiere, e Beatrice su un carro, dipinta nell’atto di svelarsi il volto, secondo quanto riporta il XXXI canto del Purgatorio. È questa l’unica figura che appena si distingue oggi.

Tappa finale della mostra diffusa è Castelvecchio, che Dante non vide (fu costruito a partire dal 1354 per iniziativa di Cangrande II della Scala) ma che oggi accoglie, come sede museale, importanti testimonianze della Verona dell’età di Dante: sculture del Maestro di Sant’Anastasia, dipinti di stretta influenza giottesca, parte del corredo funerario della tomba di Cangrande della Scala e gli originali delle statue equestri di Cangrande e Mastino II, provenienti dalle Arche Scaligere.

In viaggio con Dante. I luoghi di Verona nascosti nella Divina Commedia
Verona: Museo di Castelvecchio

In occasione dell’anno dantesco, altro fulcro della mostra diffusa è l’esposizione, in sala Boggian, Dante negli archivi. L’Inferno di Mazur (fino al 3 ottobre, a cura di Francesca Rossi, Daniela Brunelli, Donatella Boni): 41 acqueforti e acquetinte che Michael Mazur produsse ispirandosi alla prima cantica della Divina Commedia. L’opera grafica è accompagnata dalla traduzione del poeta Robert Pinsky, amico dell’artista.

L’immagine coordinata della mostra diffusa è stata elaborata a partire dal disegno di Sandro Botticelli Dante e Beatrice. Paradiso II. L’opera è stata resa disponibile, eccezionalmente, per la sola sede di Verona, assieme ad altri due disegni botticelliani per Paradiso IV, Paradiso XVII, dal Kupferstichkabinett dei Musei Statali di Berlino. I tre disegni saranno esposti alla mostra Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti.

In viaggio con Dante. I luoghi di Verona nascosti nella Divina Commedia
Verona, GAM

Questa tappa veronese è solo uno degli spazi che abbiamo dedicato al grande poeta fiorentino. Per gli appassionati, ecco le altre mete!

In viaggio con Dante. Lerici, atmosfere romantiche nel Golfo dei Poeti

In viaggio con Dante. Sarzana, il cuore della Lunigiana

In viaggio con Dante. San Leo, il borgo sulla rupe

In viaggio con Dante. Noli, l’antica Repubblica Marinara

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In viaggio con Dante. Gradara, il borgo di Paolo e Francesca

In viaggio con Dante: A Ravenna, dove ci sono i mosaici più belli del mondo [PT.1]

In viaggio con Dante: A Ravenna, dove ci sono i mosaici più belli del mondo [PT.2]




60 candeline per la “merda” di Piero Manzoni: ecco gli omaggi di Milano

Milano – Nel maggio 1961 Piero Manzoni (1933-1963) realizzava novanta scatolette di Merda d’artista, Künstlerscheisse, Merde d’artiste, Artist’s Shit. Esattamente 60 anni fa Piero Manzoni cercò di rappresentare meccanismi e contraddizioni del sistema dell’arte contemporanea, che ancora oggi destano scandalo e fanno discutere. Per questa occasione Milano, città dove l’artista ha operato maggiormente, rende omaggio al suo lavoro più famoso con progetti speciali.

fotografia di Piero Manzoni con la sua opera: le scatolette di “merda d’artista”, 1961

 

INIZIATIVE PER CELEBRARE LA MERDA D’ARTISTA

La Fondazione Piero Manzoni ha organizzato diverse iniziative, che andranno da maggio 2021 a maggio 2022, per celebrare e raccontare storia, leggenda e significati della dissacrante scatoletta. Da maggio 2021 è on line il nuovo sito merdadartista.org, che si arricchirà nel corso dei mesi di nuovi contenuti, creati ad hoc. Alcuni esempi sono la serie “30, 20, 10 minuti di Merda” o anche incontri sul web con i protagonisti dell’arte contemporanea per approfondire temi legati alla Merda d’artista. La Taplab wall covering con il progetto “8PER / Omaggio a Merda d’artista di Piero Manzoni” ha prodotto otto nuove carte da parati che verranno presentate fino al 30 maggio alla Casa degli Artisti di Milano.

60 candeline per la "merda" di Piero Manzoni: ecco gli omaggi di Milano
Omaggio a Merda d’artista di Piero Manzoni, carta da parati della collezione 8per, taplab design, Milano, Casa d’Artista | Courtesy TapLab 2021

 

È in arrivo un agile libro pubblicato dalla Carlo Cambi Editore, in quattro lingue, come l’etichetta della Merda d’artista, che ci accompagnerà attraverso i saggi di quattro autori (Luca Bochicchio, Flaminio Gualdoni, Rosalia Pasqualino di Marineo e Marco Senaldi) in un viaggio alla scoperta della famigerata scatoletta. La prestigiosa rivista di Hauser & Wirth, Ursula, sta preparando un numero dedicato alla Merda d’artista, con interviste, testi e altro, in omaggio a questa straordinaria opera. Il regista Andrea Bettinetti (già autore del film Piero Manzoni, artista nel 2013) sta preparando dei brevi documentari per approfondire temi specifici, tra cui ad esempio lo scandalo del 1971, quando la Merda d’artista venne esposta alla Galleria d’Arte Moderna di Roma e ne conseguì una interrogazione parlamentare. È in lavorazione anche uno spettacolo per il teatro, con tre brevi dialoghi, scritti e diretti da Filippo Soldi. Moltissime iniziative dunque che verranno più precisamente annunciate sull’agenda del nuovo sito: merdadartista.org.

60 candeline per la "merda" di Piero Manzoni: ecco gli omaggi di Milano
Omaggio a Merda d’artista di Piero Manzoni, carta da parati della collezione 8per, taplab design, Milano, Casa d’Artista | Courtesy TapLab 2021

 

SIGNIFICATO DELL’OPERA

L’opera di Manzoni è inserita all’interno del genere DADA ed è, senza dubbio, influenzata dai celebri ready-made di Marcel Duchamp. Ha assunto, nel corso del tempo, letture simboliche differenti che fanno discutere ancora oggi. Può essere avvicinata al tema delle reliquie attraverso una lettura paradossale, in quanto le considera sacre al di là della loro natura effettiva. Allude inoltre all’idea che un artista seguito e affermato sarebbe acclamato a prescindere della qualità dell’opera pubblicata. Ma estremizza anche la caratteristica del mercato dell’arte contemporanea che è disposto ad accettare letteralmente degli escrementi se garantita la sua autenticità.

60 candeline per la "merda" di Piero Manzoni: ecco gli omaggi di Milano
Piero Manzoni, Merda d’artista n. 63, maggio 1961, scatoletta di latta, carta stampata, Milano, Fondazione Piero Manzoni | Courtesy Fondazione Piero Manzoni | Foto: © Osio

Con la Merda d’artista e con altre sue opere, concettualmente, Manzoni esplora altri temi centrali nell’arte del secondo Novecento. Esalta, per esempio, il rapporto quasi fideistico tra il fruitore dell’opera e l’artista: «Manzoni – scrive Gualdoni nel catalogo della mostra su Manzoni organizzata a Milano nel 2014 – prevede che il fruitore debba solo constatare il contenitore senza poter accertare la corrispondenza del contenuto, pena la perdita dell’opera». A questo si aggiungano performance a diretto contatto con il pubblico, che anticipano certe esperienze di body art, eventi corali che creano un cortocircuito tra artista e spettatori e tra loro e le opere d’arte, siano uova sode o le Sculture viventi. Manzoni crea un’arte irripetibile e al tempo stesso moltiplicabile – da notare che Andy Warhol riproduce le sue infinite Campbell’s Soup Cans nel 1962 – perché la sua arte è lui stesso che la crea.

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TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell’estate 2021

Questa domenica la rubrica #weekendinarte ha l’obbiettivo di fornirvi degli spunti su cosa andare a visitare quest’estate per una gita all’aria aperta con la vostra famiglia e i vostri amici. Una perfetta occasione di stare insieme, ma in totale sicurezza. Ecco quindi i nostri 10 musei top a cielo aperto da vedere in estate 2021!

 

MUSEI A CIELO APERTO NORD ITALIA

 

Triennale estate – Parco Sempione, MILANO

In pieno centro di Milano, in uno dei giardini più frequentati, riapre la Triennale estate con oltre 5 mesi di programmazione. I Giardini della Triennale di parco Sempione infatti, quest’estate ospiteranno eventi, concerti, laboratori per bambini e molte altre attività intorno al tema collecting stories. Inoltre, la Fog Triennale Milano Performing arts curata da Umberto Angelini apre per donare la possibilità ad artisti emergenti di esprimere la propria arte. Insomma, una stagione che non manca di idee e occasioni per godersi l’arte in totale sicurezza!

TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell'estate 2021
Triennale Estate 2020. © Triennale Milano, foto Gianluca Di Ioia

Arte Sella – Borgo Valsugana, TRENTINO

In Trentino, all’interno di un paesaggio fiabesco, si nasconde un luogo dove la natura si trasforma in arte: Arte Sella. Si tratta di una vastissima esposizione a cielo aperto di opere d’arte realizzate con erba, foglie, sassi e rami d’albero. Nasconde installazioni da osservare e da toccare, luoghi in cui entrare, cattedrali  da visitare, tronchi magici e grandi in cui correre e giocare.

TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell'estate 2021
Roberto Conte. Arte Sella photo Giacomo Bianchi.jpg

È un vero e proprio percorso creativo in cui tutte le opere prendono forma gradualmente traendo ispirazione da ciò che le circonda, la natura. In questo contesto naturale Arte Sella, nei mesi estivi, organizza anche gradi eventi: da mostre temporanee a concerti suggestivi inseriti in un busco-museo a dir poco magico.

TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell'estate 2021
Will Beckers_Eco_Copyright Arte Sella, ph.Giacomo Bianchi.jpg

Parco della Preistoria – Rivolta D’Adda, LOMBARDIA

In pieno centro della Lombardia, tra Milano e Brescia, si trova un museo a cielo aperto amato dai più piccoli ai più grandi. Tappa obbligatoria per molte gite scolastiche e familiari, il parco della preistoria di Rivolta d’Adda è un immenso museo che racconta la storia della preistoria. Tra giochi, attività e ricostruzioni a grandezza naturale, troviamo 34 specie riprodotte tra cui artropodi, pesci, anfibi, rettili arcaici, dinosauri, pterosauri, mammiferi e uomini primitivi. Sarete così catapultati in un’epoca lontana milioni di anni fa, che aspettate?

TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell'estate 2021

 

L’Abbazia di San Galgano: La vera Spada nella Roccia – TOSCANA

All’interno della bellissima Toscana, si nasconde un’abbazia che nasconde una delle storie più raccontate di sempre: la spada nella roccia. Un ambiente del tutto misterioso e affascinante accoglie un’antica chiesa gotica (ormai privata del suo tetto) e l’Eremo di Monte Siepi. L’abbazia fu costruita nel XIII secolo dai monaci cistercensi i quali, dopo la dura carestia causata dalla peste del 1300, sono stati costretti a spostarsi verso Siena. Subito vicino si trova l’eremo: piccola cappella costruita dopo la morte di San Galgano nel 1181. La leggenda narra che proprio in questo luogo San Galgano infisse la sua spada come segno di aver lasciato definitivamente le armi per cominciare una nuova vita di fede.

TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell'estate 2021
Visione dal basso Abbazia San Galgano, Toscana

 

Giardino dei Tarocchi – Capalbio, TOSCANA

Uno dei musei all’aperto più belli d’Italia si trova proprio in Toscana, a Capalbio. Si tratta di un parco artistico realizzato da Niki de Saint Phalle, che ha voluto creare un’atmosfera in bilico tra realtà e immaginazione.

TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell'estate 2021
Particolare statua giardini dei tarocchi di Niki de Saint Phalle

All’interno del parco infatti sono state inserite giganti sculture ciclopiche alte 15 metri dedicate ai simboli dei tarocchi (da qui prende il nome). È un vero e proprio museo inserito perfettamente nella natura toscana che, per le sue numerose peculiarità, si distingue da qualsiasi altro museo in Italia. Un luogo in cui perdersi e in cui farsi travolgere da un’atmosfera a dir poco magica.

 

 

MUSEI A CIELO APERTO CENTRO-SUD ITALIA

 

Il parco dei mostri – Bomarzo, LAZIO

Il Parco dei Mostri, noto anche con il nome Sacro Bosco di Bomarzo, fu ideato dall’architetto Pirro Ligorio (completò San Pietro dopo la morte di Michelangelo) su commissione del Principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, allo scopo di “sol per sfogare il core” per la morte della moglie Giulia Farnese. Durante la costruzione di questo parco all’italiana, trovarono rocce scolpite a forma di mostri, soggetti mitologici, draghi e animali esotici; ma anche fontane, obelischi e una casetta pendente. Sarà un percorso ricco di scoperte continue per i piccoli ma anche per i più grandi. Affascinante vero?

TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell'estate 2021
Dettaglio statua mascherone, parco dei mostri, Bomarzo

Parco archeologico di Pompei – Pompei, CAMPANIA

Quasi scontato è l’inserimento di Pompei, uno dei parchi archeologici più visitati al mondo per la sua unicità e fascinazione. Conservata per 2000 anni, Pompei antica è ad oggi visitabile intatta a seguito di un’eruzione vulcanica avvenuta nel ’79 che ha seppellito la città sotto una coltre di ceneri e lapilli, insieme a Ercolano, Stabia e Oplonti. Si possono visitare case, ville, templi, edifici pubblici, la necropoli e molto altro, per un tuffo all’interno della quotidianità romana del mondo antico. Tutto quello che avete studiato lo ritroverete davanti ai vostri occhi. Una magia da provare una volta nella vita. 

TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell'estate 2021
Visuale parco archeologico di Pompei, Campania

La basilica di rete metallica – Siponto, PUGLIA

Per chi andrà in vacanza in Puglia una tappa obbligatoria è Siponto, dove un artista di soli 34 anni ha rivoluzionato completamente il panorama con un progetto: “Dove l’arte ricostruisce il tempo”. Edoardo Tresoldi, attraverso un’affascinante struttura metallica, ha infatti ricostruito la struttura di un’antica basilica del XIII secolo ormai andata perduta.

TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell'estate 2021
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La struttura in rete metallica di Tresoldi fa parte del Parco archeologico di Siponto e, come afferma l’archeologo Francesco Matteo Martino, “richiama nelle forme l’ultima fase dell’antica basilica che ha subito tre interventi, il perimetro è rimasto inalterato dalla sua fondazione, ed è costituito da tre navate separate da colonne. Un rifacimento successivo non ne cambia la struttura e si caratterizza per l’arricchimento del pavimento con un nuovo mosaico. In una fase più tarda, quella altomedievale, la chiesa paleocristiana assume un doppio livello: il presbiterio viene rialzato e le navate vengono divise da pilastri. È da questa ricostruzione che prende forma l’opera realizzata da Tresoldi». Una vera opera d’arte che riesce a far dialogare due mondi apparentemente distanti: archeologia e arte contemporanea. Assolutamente da non perdere!

 

Parco Archeologico della Valle dei Templi – Agrigento, SICILIA

Stiamo parlando di uno dei siti archeologici più estesi, rappresentativi e meglio conservati della civiltà greca classica, inserito nel 1998 dall’UNESCO nell’elenco del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. L’area archeologica corrisponde ai resti dell’antica Akragas, nucleo originario della moderna Agrigento: su un crinale roccioso, che delimita a sud l’altopiano su cui sorgeva l’abitato classico, emergono gli imponenti resti dei templi dorici dedicati alle divinità elleniche. All’interno dell’area si trova anche il Museo Archeologico Regionale Pietro Griffo, che ospita ben 5688 reperti che illustrano la storia del territorio dalla preistoria fino alla fine dell’età greco-romana. Anche in questo caso un vero e proprio tuffo nel passato all’interno di un mondo lontano ormai migliaia di anni.

TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell'estate 2021
Tempio della concordia, parco archeologico di Agrigento “valle dei templi”

 

Il cretto di Gibellina – Gibellina SICILIA

Il cretto di Gibellina, in piena Sicilia, è l’opera di land arte più estesa al mondo ed è stata costruita da Alberto Burri tra il 1984 e il 1989. È grande 80 mila metri quadri ed è costituita da cemento bianco e detriti. Racconta la storia di una città scomparsa, Gibellina vecchia, poiché distrutta da un terremoto nel ’68 che provocò più di 1000 vittime.

TOP 10: musei a cielo aperto da visitare nell'estate 2021
The “Cretto di Burri” of Gibellina, by Gabriel Valentini : general view

La città fu ricostruita a 20 km di distanza e arricchita di nuove opere, e Alberto Burri affermò: “Andammo a Gibellina con l’architetto Zanmatti, il quale era stato incaricato dal sindaco di occuparsi della cosa. Quando andai a visitare il posto, in Sicilia, il paese nuovo era stato quasi ultimato ed era pieno di opere. Qui non ci faccio niente di sicuro, dissi subito, andiamo a vedere dove sorgeva il vecchio paese. Era quasi a venti chilometri. Ne rimasi veramente colpito. Mi veniva quasi da piangere e subito mi venne l’idea: ecco, io qui sento che potrei fare qualcosa. Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne ricordo di quest’avvenimento”. Un’opera da perdere il fiato che, oltre ad ammaliare, racconta anche una straziante storia.  

 

Ecco i nostri top 10 musei a cielo aperto che vi consigliamo di visitare!

Leggete anche: Zona gialla? Ecco le 4 grandi mostre da non perdere 




Estate 2021: 8 musei a cielo aperto da non perdere

Questa domenica la rubrica #weekendinarte ha l’obbiettivo di fornirvi degli spunti su cosa andare a visitare quest’estate per una gita all’aria aperta con la vostra famiglia e i vostri amici. Una perfetta occasione di stare insieme, ma in totale sicurezza. Ecco quindi gli 8 musei a cielo aperto da vedere in estate 2021!

 

Triennale estate – Parco Sempione, MILANO 

In pieno centro di Milano, in uno dei giardini più frequentati, riapre la Triennale estate con oltre 5 mesi di programmazione. I Giardini della Triennale di parco Sempione infatti, quest’estate ospiteranno eventi, concerti, laboratori per bambini e molte altre attività intorno al tema collecting stories. Inoltre, la Fog Triennale Milano Performing arts curata da Umberto Angelini apre per donare la possibilità ad artisti emergenti di esprimere la propria arte. Insomma, una stagione che non manca di idee e occasioni per godersi l’arte in totale sicurezza! 

Estate 2021: 8 musei a cielo aperto da non perdere
Triennale Estate 2020. © Triennale Milano, foto Gianluca Di Ioia

 

La basilica di rete metallica – Siponto, PUGLIA

Per chi andrà in vacanza in Puglia una tappa obbligatoria è Siponto, dove un artista di soli 34 anni ha rivoluzionato completamente il panorama con un progetto: “Dove l’arte ricostruisce il tempo”. Edoardo Tresoldi, attraverso un’affascinante struttura metallica, ha infatti ricostruito la struttura di un’antica basilica del XIII secolo ormai andata perduta.

Estate 2021: 8 musei a cielo aperto da non perdere
BlindEyeFactory_EdoardoTresoldi_DAY-MAIN.-1.jpg

La struttura in rete metallica di Tresoldi fa parte del Parco archeologico di Siponto e, come afferma l’archeologo Francesco Matteo Martino, “richiama nelle forme l’ultima fase dell’antica basilica che ha subito tre interventi, il perimetro è rimasto inalterato dalla sua fondazione, ed è costituito da tre navate separate da colonne. Un rifacimento successivo non ne cam

bia la struttura e si caratterizza per l’arricchimento del pavimento con un nuovo mosaico. In una fase più tarda, quella altomedievale, la chiesa paleocristiana assume un doppio livello: il presbiterio viene rialzato e le navate vengono divise da pilastri. È da questa ricostruzione che prende forma l’opera realizzata da Tresoldi». Una vera opera d’arte che riesce a far dialogare due mondi apparentemente distanti: archeologia e arte contemporanea. Assolutamente da non perdere! 

 

L’Abbazia di San Galgano: La vera Spada nella Roccia – TOSCANA 

All’interno della bellissima Toscana, si nasconde un’abbazia che nasconde una delle storie più raccontate di sempre: la spada nella roccia. Un ambiente del tutto misterioso e affascinante accoglie un’antica chiesa gotica (ormai privata del suo tetto) e l’Eremo di Monte Siepi. L’abbazia fu costruita nel XIII secolo dai monaci cistercensi i quali, dopo la dura carestia causata dalla peste del 1300, sono stati costretti a spostarsi verso Siena. Subito vicino si trova l’eremo: piccola cappella costruita dopo la morte di San Galgano nel 1181. La leggenda narra che proprio in questo luogo San Galgano infisse la sua spada come segno di aver lasciato definitivamente le armi per cominciare una nuova vita di fede.  

Estate 2021: 8 musei a cielo aperto da non perdere
Visione dal basso Abbazia San Galgano, Toscana

 

Arte Sella – Borgo Valsugana, TRENTINO

In Trentino, all’interno di un paesaggio fiabesco, si nasconde un luogo dove la natura si trasforma in arte: Arte Sella. Si tratta di una vastissima esposizione a cielo aperto di opere d’arte realizzate con erba, foglie, sassi e rami d’albero. Nasconde installazioni da osservare e da toccare, luoghi in cui entrare, cattedrali  da visitare, tronchi magici e grandi in cui correre e giocare.

Estate 2021: 8 musei a cielo aperto da non perdere
Roberto Conte. Arte Sella photo Giacomo Bianchi.jpg

È un vero e proprio percorso creativo in cui tutte le opere prendono forma gradualmente traendo ispirazione da ciò che le circonda, la natura. In questo contesto naturale Arte Sella, nei mesi estivi, organizza anche gradi eventi: da mostre temporanee a concerti suggestivi inseriti in un busco-museo a dir poco magico. 

Estate 2021: 8 musei a cielo aperto da non perdere
Will Beckers_Eco_Copyright Arte Sella, ph.Giacomo Bianchi.jpg

 

Il cretto di Gibellina – SICILIA 

Il cretto di Gibellina, in piena Sicilia, è l’opera di land arte più estesa al mondo ed è stata costruita da Alberto Burri tra il 1984 e il 1989. È grande 80 mila metri quadri ed è costituita da cemento bianco e detriti. Racconta la storia di una città scomparsa, Gibellina vecchia, poiché distrutta da un terremoto nel ’68 che provocò più di 1000 vittime.

Estate 2021: 8 musei a cielo aperto da non perdere
The “Cretto di Burri” of Gibellina, by Gabriel Valentini : general view

La città fu ricostruita a 20 km di distanza e arricchita di nuove opere, e Alberto Burri affermò: “Andammo a Gibellina con l’architetto Zanmatti, il quale era stato incaricato dal sindaco di occuparsi della cosa. Quando andai a visitare il posto, in Sicilia, il paese nuovo era stato quasi ultimato ed era pieno di opere. Qui non ci faccio niente di sicuro, dissi subito, andiamo a vedere dove sorgeva il vecchio paese. Era quasi a venti chilometri. Ne rimasi veramente colpito. Mi veniva quasi da piangere e subito mi venne l’idea: ecco, io qui sento che potrei fare qualcosa. Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne ricordo di quest’avvenimento”. Un’opera da perdere il fiato che, oltre ad ammaliare, racconta anche una straziante storia.  

 

 

Giardino dei Tarocchi – Capalbio, TOSCANA 

Uno dei musei all’aperto più belli d’Italia si trova proprio in Toscana, a Capalbio. Si tratta di un parco artistico realizzato da Niki de Saint Phalle, che ha voluto creare un’atmosfera in bilico tra realtà e immaginazione.

Estate 2021: 8 musei a cielo aperto da non perdere
Particolare statua giardini dei tarocchi di Niki de Saint Phalle

All’interno del parco infatti sono state inserite giganti sculture ciclopiche alte 15 metri dedicate ai simboli dei tarocchi (da qui prende il nome). È un vero e proprio museo inserito perfettamente nella natura toscana che, per le sue numerose peculiarità, si distingue da qualsiasi altro museo in Italia. Un luogo in cui perdersi e in cui farsi travolgere da un’atmosfera a dir poco magica. 

 

Parco della Preistoria – Rivolta D’Adda, LOMBARDIA 

In pieno centro della Lombardia, tra Milano e Brescia, si trova un museo a cielo aperto amato dai più piccoli ai più grandi. Tappa obbligatoria per molte gite scolastiche e familiari, il parco della preistoria di Rivolta d’Adda è un immenso museo che racconta la storia della preistoria. Tra giochi, attività e ricostruzioni a grandezza naturale, troviamo 34 specie riprodotte tra cui artropodi, pesci, anfibi, rettili arcaici, dinosauri, pterosauri, mammiferi e uomini primitivi. Sarete così catapultati in un’epoca lontana milioni di anni fa, che aspettate?

Estate 2021: 8 musei a cielo aperto da non perdere

 

Il parco dei mostri – Bomarzo, LAZIO 

Il Parco dei Mostri, noto anche con il nome Sacro Bosco di Bomarzo, fu ideato dall’architetto Pirro Ligorio (completò San Pietro dopo la morte di Michelangelo) su commissione del Principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, allo scopo di “sol per sfogare il core” per la morte della moglie Giulia Farnese. Durante la costruzione di questo parco all’italiana, trovarono rocce scolpite a forma di mostri, soggetti mitologici, draghi e animali esotici; ma anche fontane, obelischi e una casetta pendente. Sarà un percorso ricco di scoperte continue per i piccoli ma anche per i più grandi. Affascinante vero? 

Estate 2021: 8 musei a cielo aperto da non perdere
Dettaglio statua mascherone, parco dei mostri, Bomarzo

Ecco i nostri 8 musei a cielo aperto che vi consigliamo di visitare!

Leggete anche: Zona gialla? Ecco le 4 grandi mostre da non perdere 




Zona gialla? Ecco le 4 grandi mostre da non perdere 

Anche la nostra rubrica di #weekendinarte è lieta di annunciarvi che l’Italia torna in zona gialla! Dal 26 aprile le istituzioni culturali potranno nuovamente aprire le porte e accogliere coloro che hanno fame di cultura e arte. Ecco quindi le 4 grandi mostre da non perdere nelle prossime settimane! 

 

NEÏL BELOUFA, DIGITAL MOURNING – MILANO 

Zona gialla? Ecco le 4 grandi mostre da non perdere 
NEÏL BELOUFA con Digital Mourning all’HangarBicocca

Primo appuntamento è dedicato agli amanti dell’arte contemporanea e del mondo digitale. “Digital Mourning” è la prima grande personale dedicata a Neïl Beloufa in un’istituzione italiana e nasce da una riflessione sul panorama attuale e sul concetto di vita nel mondo digitale. Fin dal titolo, la mostra allude a uno dei paradossi più evidenti della società contemporanea, l’esistenza di un mondo tecnologico e la sua scomparsa. L’associazione dei due termini “digital” (digitale) e “mourning” (lutto) si risolve nell’incontro tra assenza di vita e contesto artificiale, una dimensione dove la vita stessa viene simulata attraverso modelli appositamente costruiti per comprenderne l’essenza. Presentando un’ampia selezione di lavori, la mostra si configura come una nuova complessa installazione multimediale che emula lo scenario di un “parco dei divertimenti” in cui le opere prendono vita in risposta a una serie di figure narranti.

 

VAN GOGH, I COLORI DELLA VITA – PADOVA 

Zona gialla? Ecco le 4 grandi mostre da non perdere 
Vincent van Gogh, Il seminatore, 1888, olio su tela, cm 64,2 x 80,3. Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands © 2020 Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands; Photography Rik Klein Gotink, Harderwijk

Mostra organizzata da Linea d’ombra, è una delle più intense esposizioni dedicate a Van Gogh con più di 78 opere dell’artista tra dipinti e disegni accompagnate da opere di altri straordinari artisti. Tra gli artisti accompagnatori spiccano Millet, Gauguin, Seurat e Signac. Si annuncia un evento straordinario che, un’opera alla volta, ricostruisce non solo la vita e l’arte di Van Gogh ma anche quello che era il suo tempo. Senz’altro un appuntamento da non perdere. 

 

DANTE, LA VISIONE DELL’ARTE – FORLÌ

Zona gialla? Ecco le 4 grandi mostre da non perdere 
Dipinto raffigurante Francesca all’inferno

Forlì, città ghibellina degli Ordelaffi, fra il 1302 e il 1313 ospitò in varie occasioni l’esule Poeta. In questo luogo, a metà strada tra la natìa città e quella che ospita i suoi resti mortali, è allestita una mostra dal titolo “Dante. La visione dell’arte”. L’esposizione, oltre celebrare l’anniversario dantesco, intende restituire una rilettura della figura di Dante e della sua opera attraverso le immagini che lo hanno reso celebre in tutto il mondo. Per il visitatore sarà come avere una mappa per un affascinante viaggio tra le parole e le immagini, a dimostrazione di come il successo corale di Dante nelle diverse forme artistiche abbia contribuito a definire, attraverso la sua eredità, i codici espressivi della nostra civiltà. Ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e dalle Gallerie degli Uffizi, in collaborazione con il Comune di Forlì e i Musei San Domenico, la mostra è diretta da Eike Schmidt (direttore delle Gallerie degli Uffizi) e da Gianfranco Brunelli (direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì).

 

MICHELANGELO, DIVINO ARTISTA – PALAZZO DUCALE, GENOVA 

Zona gialla? Ecco le 4 grandi mostre da non perdere 
Volto virile per la Volta Sistina, 1509-1510 circa matita rossa su carta, mm 125 x 142 Firenze, Casa Buonarroti

Scultore, pittore, architetto e poeta, Michelangelo Buonarroti fu artefice di opere incomparabili per tensione morale, energia della forma, complessità dei concetti espressi. La mostra di Palazzo Ducale che punta l’attenzione in particolare su un aspetto della vita del maestro toscano: gli incontri che hanno costellato la sua vita. In mostra appariranno due sculture in marmo di Michelangelo: la Madonna della Scala del 1490 proveniente da Casa Buonarroti e il monumentale Cristo redentore di San Vincenzo Martire di Bassano Romano. Oltre alle sculture saranno esposti disegni autografi e lettere, rime, e altri scritti originali, conservati per la maggior parte a Casa Buonarroti. 

L’Italia è pronta a ripartire con 5 grandi mostre da non perdere..e voi? 

Leggete anche: I 15 parchi più popolari d’Italia, in testa il parco di Dante




L’area sacra di Largo Argentina: un nuovo museo romano firmato Bulgari

Questa domenica la nostra rubrica di weekend in arte vi porta nel pieno centro di Roma, tra strade affollate dove regna il traffico, dove l’area sacra di Largo Argentina ha da sempre attirato gli amanti dell’arte. Affascinante e misteriosa, vissuta da una storica colonia di gatti, racchiude segreti che in pochi conoscono. Proprio qui infatti, nella Curia di Pompeo, Giulio Cesare venne pugnalato a morte nel 44 a.C. e un antico basamento di tufo custodisce ancora la memoria delle Idi di marzo. L’Area Sacra conserva, inoltre, numerose testimonianze della sua vita ininterrotta per oltre 2000 anni, come le fasi imperiali dei templi o le strutture di età medievale. Quest’area, con grande gioia degli amanti della storia e dell’archeologia, verrà aperta al pubblico grazie ad un restauro milionario finanziato dalla famosa maison Bulgari per l’apertura di un nuovo museo a cielo aperto.  

L'area sacra di Largo Argentina: un nuovo museo romano firmato Bulgari
Area Sacra di Torre Argentina, Roma

 

IL MILIONARIO RESTAURO DELL’AREA DI LARGO ARGENTINA 

L’Area Sacra di Largo Argentina è uno dei siti archeologici più suggestivi, immerso nel cuore della città. Grazie alla generosità della Maison Bvlgari, legata a Roma da un rapporto profondo di collaborazione e amore per il patrimonio culturale cittadino, finalmente stanno per partire i lavori che consentiranno l’apertura al pubblico di questo luogo così affascinante. Sarà realizzato un vero e proprio percorso in sicurezza fra gli antichi splendori: i visitatori potranno letteralmente camminare nella storia”, dichiara la Sindaca Virginia Raggi.  L’Area Sacra si conformerà così al criterio di “accessibilità allargata”, grazie alla realizzazione di camminamenti in quota – illuminati di notte con suggestive luci LED – che consentiranno ai visitatori una fruizione in tutta sicurezza. Un atto di mecenatismo, questo, che consentirà a Roma Capitale di procedere a una significativa opera di valorizzazione di uno dei più estesi complessi archeologici. 

L'area sacra di Largo Argentina: un nuovo museo romano firmato Bulgari
Percorso di visita realizzato con una passerella posta alla quota archeologica.jpg

In particolare il progetto è articolato su diversi elementi. La torre del Papito verrà restaurata e ospiterà i servizi di biglietteria. Verrà inserito un sistema di percorsi verticali e orizzontali interni all’area archeologica, comprensivi di una pedana elevatrice a cabina aperta, che consentirà l’accesso all’area agli utenti diversamente abili. I percorsi su passerella permetteranno la visione ravvicinata dei templi e dei numerosi reperti archeologici. Ci sarà anche un’area espositiva coperta, che sarà allestita nel portico orientale dell’Area Sacra. Lungo il percorso, il visitatore potrà seguire lo sviluppo storico dell’area sacra attraverso una serie di pannelli che ospiteranno reperti rinvenuti nell’area e pertinenti alle diverse fasi di vita del complesso. Tra iscrizioni, frammenti di decorazioni architettoniche, terrecotte e resti di statue sarà possibile seguire le vicende del sito a partire dal III secolo a.C. fino alle demolizioni del ventennio fascista.

L'area sacra di Largo Argentina: un nuovo museo romano firmato Bulgari
Foto aerea dell’area sacra di Largo Argentina, Roma

 

L’INTERVENTO DI JEAN-CHRISTOPHE BABIN (ceo di Bulgari) 

I lavori sono destinati a durare un anno, arricchendo la proposta di Roma per il Giubileo 2025. L’amministratore delegato, a proposito commenta L’avvio dei lavori per l’Area Sacra di Largo Argentina segna un nuovo, importantissimo momento nella nostra sempre positiva collaborazione con Roma Capitale e la Sovrintendenza per valorizzare i tesori storici e artistici della Città Eterna […] Siamo orgogliosi di contribuire a un progetto che avvicina ai nostri occhi questo luogo, consentendoci di conoscerne la storia e scoprine i dettagli. L’Area Sacra verrà finalmente riportata al centro della vita culturale di Roma, come era secoli fa in epoca repubblicana”. Quindi, al termine di questi lavori ci auguriamo che l’Area sacra di Largo Argentina, uno dei luoghi chiave della continuità monumentale di Roma nei secoli, possa raccontare a tutti la sua storia straordinaria. 

L'area sacra di Largo Argentina: un nuovo museo romano firmato Bulgari
Area Sacra di Torre Argentina, Roma




Vedere la musica. A Rovigo per assistere all’incontro magico tra arte e musica

È davvero possibile ascoltare la musica con gli occhi? Si può dare forma al suono e colore all’invisibile? A queste domande la mostra spettacolo di Rovigo ha dato delle risposte. L’esposizione prende il nome “vedere la musica, l’arte dal Simbolismo alle avanguardie” ed è in programma a Palazzo Roverella fino al 4 luglio 2021 (secondo direttive ministeriali causa Covid-19). È proprio la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con l’Accademia dei Concordi e il Comune di Rovigo, che ha voluto ripercorrere la lunga e intricata storia che ha unito musica e arte tramite la curatela di Paolo Bolpagni. Si tratta quindi di una perfetta occasione per andare a visitare la città di Rovigo per lasciarsi affascinare dalle sue meraviglie!

Vedere la musica. A Rovigo per assistere all'incontro magico tra arte e musica
Giacomo Balla, Bozzetto per il balletto di sole luci “Feu d’Artifice”, 1917, Milano, Museo Teatrale alla Scala© Giacomo Balla, by SIAE 2021

 

LA MOSTRA: vedere la musica 

Questa mostra esplora le molteplici relazioni tra le due sfere espressive, dalla stagione simbolista fino agli anni Trenta del Novecento. Il percorso è composto da 170 opere provenienti da quaranta musei e altrettanti prestatori privati. 

Bolpagni ricorda come, “alla fine del XIX secolo, si assista all’affermarsi in tutta Europa di un filone artistico che si ispira alle opere e alle teorie estetiche di un compositore carismatico e affascinante come Richard Wagner: i miti nibelungici, la leggenda di Tristano e Isotta, l’epopea del Graal, il tutto spesso condito di implicazioni esoteriche. A partire dal primo decennio del Novecento, però, la riscoperta di Johann Sebastian Bach e il fascino esercitato dalla purezza dei suoi contrappunti vengono a sostituirsi al modello wagneriano, non solamente in campo musicale. Infatti, il cammino in direzione dell’astrattismo troverà riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità delle fughe di Bach, alluse nei titoli delle opere di Vasilij Kandinskij, Paul Klee, František Kupka, Félix Del Marle, Augusto Giacometti e molti altri”.

Vedere la musica. A Rovigo per assistere all'incontro magico tra arte e musica
Paul Klee, at night, 1921, matita, penna, acquarello su carta

Si arriva quindi ad evidenziare le infinite, originali sfaccettature delle interazioni tra l’elemento musicale e le arti visive. Proponendo esempi emblematici di entrambe le arti si è creata così una mostra-spettacolo di assoluto fascino capace di farvi “vedere la musica” in tutti i sensi. 

Info: info@palazzoroverella.com e 0425 460093

Orari: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00; sabato, domenica e i giorni festivi fino alle 20.00 

Vedere la musica. A Rovigo per assistere all'incontro magico tra arte e musica
Vasilij Kandinskij, La grande porta (Nella capitale Kiev), 1928, Colonia, Theaterwissenschaftliche Sammlung der Universität

 

 

LA GUIDA A ROVIGO 

Come sempre non manca la nostra guida alla scoperta di meraviglie culturali e culinarie! La città tra i due fiumi, si estende tra l’Adige a nord e il Canalbianco a sud e dista una quarantina di chilometri dalla costa del mare Adriatico. Il suo piccolo centro storico con i suoi palazzi, il castello medievale e le dimore nobiliari, testimonia le influenze a cui è stata sottoposta la città nel corso degli anni. Oltre al centro storico e a Palazzo Roverella, assolutamente da vedere: Palazzo Roncale, Teatro Sociale, Tempio de La Rotonda, Museo dei Grandi Fiumi.

Vedere la musica. A Rovigo per assistere all'incontro magico tra arte e musica
chiesa della beata vergine , Rovigo dopo il rifacimento della piazza foto by Mauro Cordioli

E adesso ecco la guida ai vostri palati! Da provare sono i risotti, uno dei piatti tipici, vista conformazione del territorio ricco di risaie. Più in generale, i piatti raccontano la storia della tradizione locale, attraverso un’esperienza gastronomica di gusto e creatività.

Vedere la musica. A Rovigo per assistere all'incontro magico tra arte e musica

Dove mangiare

Ristorante Al Postiglione. Un viaggio tra sapori, gusto e tradizione. Locale raffinato e familiare, immerso in un grande giardino.

Dove dormire

Millefiori la Corte delle Rose. A soli dieci chilometri dal centro di Rovigo, una vera oasi di pace. Questo agriturismo offre ospitalità completa in 10 eleganti camere dotate di ogni comfort. Offre anche la possibilità di pranzare e cenare all’interno della struttura.




LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino

Oggi, giorno di Pasqua e quindi di festa, la rubrica weekend in arte vi porta ad esplorare il magico mondo dell’Emilia Romagna. Una tappa obbligatoria per chi, come noi, ama l’arte ma anche il buon cibo. Il viaggio di oggi vi porterà in un piccolo, ma meraviglioso borgo emiliano, proclamato uno dei più bei borghi d’Italia: Gualtieri. In un panorama ai limiti del magico, viene inserita una mostra dedicata ad uno degli artisti degli artisti più eclettici e misteriosi d’Italia, Antonio Ligabue. Dall’8 maggio al 14 novembre 2021, Palazzo Bentivoglio ospiterà un nuovo corpus di opere dell’artista, selezionate da Francesco Negri. 

LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino
Antonio Ligabue, Gorilla nella foresta, s.d., 1949-1950, Olio su tavola di compensato, 77 x 71 cm

 

LA MOSTRA: Ligabue, la figura ritrovata. 11 artisti contemporanei a confronto

Questa esposizione propone un inedito dialogo tra la mano di Antonio Ligabue e quella di undici artisti contemporanei che operano, per la maggior parte, in ambito figurativo: Evita Andùjar, Mirko Baricchi, Elisa Bertaglia, Marco Grassi, Fabio Lombardi, Juan Eugenio Ochoa, Michele Parisi, Ettore Pinelli, Maurizio Pometti, Giorgio Tentolini e Marika Vicari. Nella costruzione della mostra, essi avevano l’obbiettivo di porsi in dialogo con le 16 opere selezionate di Ligabue, che ha portato ad avere la figura come elemento protagonista. È infatti la figura che accomuna tutte le opere e subisce, nel percorso, una mutazione tale da diventare alla fine una mera rappresentazione del colore. Palazzo Bentivoglio diventa quindi lo spazio di un confronto di reciprocità e convergenze che invita a cogliere, nell’attualità dei linguaggi dell’oggi, lo stesso spirito trascendente e la centralità di riflessione posta sull’uomo.

LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino
Antonio Ligabue, Figura di donna, s.d. (1953), olio su tavola di faesite, cm. 200×100

“La scelta di questi artisti – spiega il curatore Matteo Galbiati – guarda alla specificità delle loro ricerche che, senza condizionamenti o scelte d’occasione, hanno sempre posto l’essenza della loro visione proprio sull’animo come centro di valore per le loro esperienze estetiche. Il loro linguaggio consacra la potenza dell’immaginazione che sa guidare lo sguardo di ogni osservatore ben oltre la singolarità del racconto specifico e rende ciascuna opera una soglia spalancata sulla sincerità del pathos umano”. Ma questo non significa che essi siano solo imitatori dell’artista novecentesco. “In loro – spiega Galbiati – prosegue l’ideale di coinvolgimento dell’altro, la connessione della realtà con un altrove denso di mistero e di tutta la sua trepidante speranza”.

Per info: sito del Museo Antonio Ligabue, +39 0522 221853, info@museo-ligabue.it

MA CHI ERA LIGABUE? 

Antonio Laccabue (vero cognome) nacque a Zurigo nel 1899, da Elisabetta Costa e Bonfiglio. All’età di un anno fu dato in affido alla famiglia Gobel. Ebbe un’infanzia emotivamente molto sofferta passando da scuole speciali e ricoveri in ospedali. Nel 1919 fu mandato a Gualtieri, paese del padre, dove crebbe la sua sofferenza, che esprimeva con azioni autolesionistiche e con la pittura. Visse molti anni nella golena del Po, dove fu scoperto e aiutato dallo scultore Marino Mazzacurati. Nei suoi dipinti e nelle sculture raffigurò soprattutto animali e autoritratti come espressione della continua ricerca dell’Io, in un dialogo stretto tra sé e la natura. Fu ricoverato tre volte all’Ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Una grande mostra alla “Barcaccia” a Roma lo lanciò a livello nazionale, ma fu un successo troncato presto da un colpo apoplettico. Morì a Gualtieri il 27 maggio 1965. Sulla tomba fu posta dall’amico Andrea Mozzali la sua maschera funebre in bronzo.

LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino
Antonio Ligabue, Autoritratto, s.d. (1951- 1952), olio su tavola di faesite, 53 x 60 cm. Courtesy Comune di Gualtieri

 

VISITARE E GUSTARE GUALTIERI 

Sono paesaggi d’acqua e di terra, quelli che circondano Gualtieri, una delle piccole capitali padane, disegnata come una minuscola corte ben attrezzata dai marchesi Bentivoglio, signori delle acque e delle bonifiche. Il largo respiro monumentale del palazzo nobiliare nella bellissima piazza quasi perfettamente quadrata, poco oltre la quale respira il Po, dà il segno di un raffinato gioco prospettico e di un’ambizione teatrale. I progettisti, esperti d’arte teatrale a Ferrara, hanno voluto coinvolgere lo spettatore in una messinscena simbolica e spettacolare del potere. E dalle nebbie invernali, nei boschi a ridosso delle golene del Po, esce il fantasma di Ligabue, che qui viveva selvaggio con i leopardi della sua immaginazione.

LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino
piazza principale del borgo di Gualtieri, emilia-Romagna

Niente paura, non ci siamo dimenticati della nostra tradizionale guida al cucina tipica del luogo! Essendo Gualtieri in emilia, è impossibile non nominare prodotti come il prosciutto crudo DOP, pasta ripiena e Parmigiano Reggiano. Il prosciutto crudo però è solo uno degli ottimi salumi che questa zona vi può offrire, infatti straordinari sono anche il culatello della Valle del Po, il salame, la coppa e la spalla cotta. Se si passa ai primi piatti, tipici sono gli anolini, i tortellini, i tortelli per non citare le tagliatelle e i risotti. In particolare a Gualteri tipici sono i cappelletti in brodo e i tortelli di zucca. Per un pasto completo la carne è d’obbligo! Spiccano infatti i bolliti, la trippa, lo stracotto di manzo. Da ricordare anche la cocomera reggiana di Santa Vittoria. Per gli amanti del vino il prodotto del borgo è l’uva fogarina, proveniente da un antico vitigno recuperato nel 2007. Da quest’uva, protagonista di una celebre canzone della tradizione popolare, si ricavano: il vino rosato, il passito e la grappa

LIGABUE LA FIGURA RITROVATA: un weekend nel borgo di Gualtieri tra arte e ottimo vino
tavola tipica emiliana

Leggete anche: a Parma, capitale della cultura 2020, per scoprire il genio “pazzo” di Ligabue 

Diritti immagini: rivista di viaggi suntime

 




Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie

Con l’arrivo a pochi giorni della zona gialla, cominciano ad affiorare le prime iniziative culturali museali: prima fra tutte “sul filo di Raffaello” aperta dal 21 Maggio al 12 Settembre 2021. La Galleria Nazionale delle Marche, in collaborazione con i Musei Vaticani e con il Mobilier National di Parigi, organizza, a Palazzo Ducale di Urbino, una mostra dedicata a Raffaello e al mondo degli arazzi. Essa così indaga sia l’apporto che il pittore fornì in questo specifico settore per il quale sperimentò invenzioni e realizzò cartoni e tessuti, sia la fortuna che le opere di Raffaello conobbero nel corso dei secoli nella produzione di arazzi.

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
Manifattura Gobelins (da Raffaello), Attila scacciato da Roma, arazzo, 1732-1736, cm 485 x 850, Mobilier National, Parigi

 

SUL FILO DI RAFFAELLO: LA MOSTRA

Con dodici grandiose pezze tessute nelle migliori arazzerie europee, raffiguranti principalmente le pitture delle Stanze Vaticane, Urbino potrà esibire tutta la monumentale opera pittorica del suo cittadino più illustre. Esse rappresentano la potenza e l’equilibrio classico che Raffaello raggiunse a Roma, circa 25 anni dopo aver lasciato la sua città natale. Gli spazi dove Raffaello aveva camminato da bambino accompagnato dal padre Giovanni Santi accoglieranno – all’indomani del cinquecentenario della morte del pittore – la sua opera più grandiosa, realizzata a Roma per i papi, apprezzata da artisti, critici, conoscitori e dai turisti di tutte le epoche.

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
Manifattura Gobelins, atelier Lefebvre (da Raffaello), Giudizio di Paride, arazzo, 1691-1703, cm 455 x 640, Mobilier National, Parigi

Spettacolare la visione che avrà lo spettatore entrando nel salone del Trono del palazzo di Federico di Montefeltro: vi troverà squadernati i celebri affreschi che Raffaello ha realizzato a Roma, qui proposti nei colori e negli intrecci delle tessiture. Undici degli arazzi esposti provengono dal Mobilier National di Parigi e testimoniano come la Francia, più di ogni altro paese, abbia nutrito una vera e propria venerazione nei confronti di Raffaello. Una venerazione che ha permesso la realizzazione della mostra Sul filo di Raffaello.

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
Manifattura Gobelins (da Raffaello), L’incendio di Borgo, arazzo, 1690 c., cm 487 x 800, Mobilier National, Parigi

 

PERCHÉ PROPRIO GLI ARAZZI?

Il successo ottenuto dalle immagini tessute, riproposte in tempi e manifatture differenti, entra a pieno titolo nel tema della fortuna che l’artista urbinate conobbe nel corso dei secoli. Modelli inesauribili di forme e d’invenzioni, le opere di Raffaello raggiunsero i contesti più disparati, grazie all’opera di tanti incisori che con i loro intagli ne consentirono una rapida diffusione. Raffaello aveva offerto il suo fondamentale contributo alla diffusione delle pratiche incisorie con le quali si era garantito una notevole pubblicità. L’incisione lo avrebbe ripagato nel corso dei secoli rendendolo l’autore più tradotto di tutti i tempi. Con gli arazzi si verificò di fatto la stessa cosa: i suoi cartoni nobilitarono questo genere artistico che, più tardi, avrebbe contribuito al consolidamento e all’arricchimento della sua fortuna.

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
Manifattura Gobelins (da Raffaello), Cacciata di Eliodoro dal tempio, arazzo, XVIII sec., cm 500 x 895, Mobilier National, Parigi

 

URBINO DA SCOPRIRE…

Oltre alla mostra Sul filo di Raffaello, la città di Urbino offre molti altri luoghi interessanti da visitare. In pieno centro storico, per esempio, è situato l’Oratorio di San Giovanni, visitabile con un biglietto di 2,50€, che possiede un meraviglioso ciclo di affreschi dei fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino (1400 circa), tra gli interpreti più importanti del tardo gotico marchigiano. A due chilometri da centro, in piena campagna, sorge la Chiesa di San Bernardino, chiamata anche Mausoleo dei duchi, poiché destinata ad accogliere le spoglie di Federico da Montefeltro. Si ritiene che sia il risultato della collaborazione tra Giorgio Martini e Bramante, di cui tipico è lo stile semplice all’interno della struttura.

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
Panoramica ciclo di affreschi Oratorio di San Giovanni, Urbino

 

…E DA GUSTARE

Gli amanti della tavola adoreranno essere avvolti da pietanze ricche di funghi e tartufi. Ma sappiate che il prodotto tipico locale è la crescia, una specie di piadina da accompagnare con il Salame di Montefeltro, con il Prosciutto di Carpegna, con il pecorino di fossa e, soprattutto, con la Casciotta, un pecorino D.O.P. di origini antiche molto apprezzato anche da Michelangelo. Per quanto riguarda la carne ottima è la marchigiana, razza locale che fornisce straordinarie bistecche

Sul filo di Raffaello: un weekend ad Urbino per delizie artistiche e culinarie
crescia: piadina con il Salame di Montefeltro, Prosciutto di Carpegna, pecorino di fossa e Casciotta

COME ARRIVARE

In auto: da Nord autostrada Bologna-Taranto, uscita Pesaro Urbino. Imboccare poi la SS423. Da Ancona, prendere l’A14 Taranto-Bologna con uscita Fano e procedere lungo la SS3 Flaminia verso Roma. Da Sud-Est prendere la SS3 Flaminia per Fano. Da Ovest prendere la E45, uscire a S. Giustino e prendere la SS73 bis in direzione di Urbino e Urbania.

DOVE MANGIARE

*Ristorante Antica Osteria Da La Stella, via Santa Margherita 1, tel. 0722 320228, www.anticaosteriadalastella.com, in pieno centro storico offre piatti marchigiani creativi in un elegante locale dalle travi a vista, con arredi e pavimento di legno scuro.

*Osteria km 0, via Puccinotti 21, tel. 0722 320369, www.osteriakmzero.it, situata nella piazza principale di Urbino accoglie i clienti con un’atmosfera tipica di un’osteria casereccia, che tra i piatti tipici locali offre la crescia.

DOVE DORMIRE

*Residenza storica Volta della Mortevia Volta della Morte 6, tel 329/3556050,. https://residenza-storica-volta-della-morte.business.site/, per chi vuole godersi un pernottamento in pieno centro all’interno di una residenza storica. È un’ottima scelta che arricchisce la vostra visita e vi permette di inglobare la vostra notte in un’atmosfera antica.

*Country House Ca’ Brunello, in Ca’ BRunello, www.a-hotel.com/it/italia/ , meravigliosa struttura per gli amanti della campagna e della tranquillità, a pochi chilometri dal centro (con colazione inclusa). Offre anche il servizio di noleggio auto.

I nostri consigli sono validi in linea con le norme in vigore causa Covid-19.

 




Feltre inaugura una collezione di vetri veneziani dall’immenso valore affettivo

Questa settimana la nostra rubrica racconta di una delle arti più antiche del mondo, la lavorazione del vetro. Quasi come una tradizione senza fine, la città di Feltre accoglie ancora una volta l’arte del vetro nei suoi magnifici palazzi. L’8 maggio 2021 verrà inaugurata la nuova sezione espositiva dedicata alla Collezione di vetri veneziani Carla Nasci – Ferruccio Franzoia alla Galleria d’arte moderna Rizzarda di Feltre. Si tratta di un percorso nella bellezza capace di parlare a ciascuno e di caratterizzare sempre di più la città di Feltre sul tema delle arti decorative. Lo annuncia l’Assessore alla Cultura Alessandro del Bianco: “Auspichiamo che l’inaugurazione della collezione possa coincidere con un periodo di ripresa, quantomeno parziale, dopo questi lunghi mesi di pandemia”

Feltre inaugura una collezione di vetri veneziani dall'immenso valore affettivo
Tapio Wirkkala per Venini, Bottiglie della serie Bolle, 1966

STRUTTURA DELLA COLLEZIONE DI FELTRE

Si tratta di oltre 800 pezzi che spaziano dal XVIII secolo alla contemporaneità, con uno speciale focus sulla produzione muranese e, in particolare, sui grandi “creativi” del vetro.

L’acquisizione di questa ambitissima collezione è in perfetta continuità con il nucleo originario della Galleria. Molte creazioni di Rizzarda sono completate da preziosi elementi vitrei di manifatture muranesi. Rarissimi vetri di Carlo Scarpa si trovano inoltre nella sua personale collezione. Per esporre i manufatti vitrei acquistati con la consorte Carla Nasci in oltre trent’anni di passione collezionistica, Franzoia ha ideato un itinerario “capriccioso”, sulla falsariga delle scelte qualitative e di gusto personale che hanno ispirato la genesi della collezione. Si è lasciato guidare da empatia, assonanze, emozioni e ricordi.

Feltre inaugura una collezione di vetri veneziani dall'immenso valore affettivo
Vittorio Zecchin per VSM Cappellin-Venini & C.,, Vasi Veronese, 1921-1922

Nelle diverse sale sono documentati capolavori unici di maestri che passeranno alla storia (se non lo hanno già fatto). Da Giacomo Cappellin e Paolo Venini, a cui è dedicata la prima sala, a Vittorio Zecchin che con i suoi elegantissimi soffiati trasparenti ispirati al Rinascimento, impresse una svolta determinante nella produzione muranese. Anche la figura di Carlo Scarpa appare rilevante all’interno della mostra, fu infatti uno straordinario ideatore di forme e tessuti vitrei innovativi di grande successo. Nella seconda sala, oltre alle opere di Scarpa sono esposti esemplari della produzione Venini degli anni tra il 1925 e gli anni ’60. Con essi anche una miscellanea di prodotti di altre ditte attive in laguna e di altri autori significativi che testimoniano l’alta qualità diffusa della produzione muranese. Il terzo e ultimo settore è dedicato ai vetri da mensa, beni di consumo destinati ad un utilizzo effimero e pertanto testimonianza particolarmente rara ed interessante. Gran parte dei pezzi in collezione fanno riferimento ai modelli creati da Zecchin negli anni ’20.

Per info: tel 0439/885234-242 e museo@comune.feltre.bl.it

Feltre inaugura una collezione di vetri veneziani dall'immenso valore affettivo
Vittorio Zecchin per VSM Cappellin-Venini & C., 1921-1925

 

UNA COLLEZIONE CON UN VALORE AFFETTIVO 

Una collezione di vetri così ricca e straordinaria sarebbe forse più a suoi agio in un luogo come Venezia o Murano. Quindi perché proprio Feltre? È lo stesso architetto Ferruccio Franzoia, donatore dei magnifici pezzi, che racconta la nascita e dello sviluppo della collezione. Un amore per il bello tutto concentrato nell’intervallo di tempo tra le due guerre mondiali, “L’epoca della rinascita delle arti decorative, e del vetro in particolare”, ha sottolineato Franzoia, che con Scarpa ha avuto anche una lunga frequentazione personale, oltre che professionale. “Al museo Rizzarda, ha aggiunto l’architetto feltrino, mi unisce anche un legame familiare: Carlo Rizzarda era fratello di mia nonna e vedere ora i vetri della nostra collezione privata riunirsi ai suoi ferri battuti è per me motivo di grande gioia ed orgoglio”. Si tratta quindi di un ritrovo familiare che accresce ancora di più il valore della collezione. 

Feltre inaugura una collezione di vetri veneziani dall'immenso valore affettivo
Laura Diaz de Santillana per Eos, anni ’80

Leggete anche: Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata

Diritti foto copertina: solotravel.it




Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata

Questa settimana vi raccontiamo di un miracolo archeologico avvenuto in Italia. In un luogo dove la magia dell’arte e del tempo si mescolano e diventano realtà proprio come in una fiaba: Pompei. Il Parco Archeologico di Pompei poco tempo fa infatti, annuncia il rinvenimento di un reperto straordinario, emerso integro dallo scavo della villa suburbana in località Civita Giuliana. Si tratta di grande carro cerimoniale a quattro ruote che mai finora era stato rinvenuto in Italia e che, proprio in un periodo delicato come questo, ha deciso venire alla luce. Sarà un segno? 

Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata
Primo piano del carro da parata a quattro ruote emerso integro dallo scavo di Villa Civita Giuliana

POMPEI: UN CARRO CHE RAPPRESENTA UN UNICUM 

Un ritrovamento unico nel suo genere: un grande carro cerimoniale a quattro ruote con i suoi elementi in ferro, le bellissime decorazioni in bronzo e stagno, i resti lignei mineralizzati, le impronte degli elementi organici (dalle corde a resti di decorazioni vegetali). Un ritrovamento eccezionale, non solo perché aggiunge un elemento in più alla storia di questa dimora, al racconto degli ultimi istanti di vita di chi abitava la villa, ma soprattutto perché restituisce un reperto unico – mai finora rinvenuto in Italia – in ottimo stato di conservazione.

Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata
Cartina: posizione della Villa di Civita Giuliana a nord di Pompei

Questo tipo di carro è un vero e proprio unicum in Italia non solo per il livello di conservazione, in quanto non abbiamo solo le singole decorazioni ma l’intero veicolo. Ma anche perché non è un carro da trasporto per i prodotti agricoli o per le attività della vita quotidiana, già attestati sia a Pompei che a Stabia. I medaglioni che impreziosiscono il retro del carro raffigurano satiri e ninfe, mentre alcuni eroti abbelliscono le numerose borchie di questa meravigliosa struttura che potremmo immaginare fosse un veicolo da trasporto usato nel mondo romano dalle élites in contesti cerimoniali.

Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata
Decorazione con piccoli medaglioni nella parte superiore del carro

 

UN RITROVAMENTO SOTTRATTO ALLA RAZZIA DEI TOMBAROLI 

l progetto di scavo in corso ha una duplice finalità. Da un lato cooperare nelle indagini con la Procura di Torre Annunziata, per arrestare il depredamento del patrimonio culturale ad opera di clandestini che nella zona avevano praticato diversi cunicoli per intercettare tesori archeologici. Dall’altro portare alla luce e salvare dall’azione di saccheggio una delle ville più significative del territorio vesuviano.

Gli scavi, che hanno permesso di verificare anche l’estensione dei cunicoli dei clandestini e i danni perpetrati al patrimonio, sono stati accompagnati costantemente da attività di messa in sicurezza e restauro di quanto emerso via via. Lo scavo, infatti, ha mostrato fin dall’inizio una notevole complessità tecnica-operativa in quanto gli ambienti da indagare sono in parte al di sotto e a ridosso delle abitazioni moderne, con conseguenti difficoltà sia di tipo strutturale che logistico.

Pompei stupisce ancora: emerge intatto un intero carro da parata
Panoramica carro a quattro ruote, noto come “pilentum”

Lo scavo quindi ha portato alla luce un carro cerimoniale, risparmiato miracolosamente sia dai crolli delle murature e delle coperture dell’ambiente sia dalle attività clandestine, che con lo scavo di due cunicoli lo hanno sfiorano su due lati, senza averne compromessa la struttura.

Vi lasciamo ad un breve video che mostra straordinaria maestria con cui si è lavorato a questo meraviglioso progetto:

Leggete anche: Ecco come Gabriel Zuchtriegel farà rivivere Pompei




Museo Bodoniano: a Parma per il museo di stampa più antico del mondo

L’appuntamento di oggi ci porta a Parma, meravigliosa città dell’Emilia-Romagna, per intraprendere un viaggio all’interno del mondo della stampa. Il progetto della Nuova Pilotta infatti il 19 Aprile 2021 si arricchirà di un nuovo gioiello: il nuovo Museo Bodoniano. Si tratta del più antico museo della stampa, inaugurato nel 1963 e dedicato a Giambattista Bodoni, il principe dei tipografi. 

Museo Bodoniano: a Parma per il museo di stampa più antico del mondo
Piazza Garibaldi, Parma, Italia

 

IL PIÙ ANTICO MUSEO DELLA STAMPA AL MONDO

Entrare nel nuovo Museo Bodoni sarà una esperienza doppiamente immersiva. Varcate le porte, sarà come entrare nella fucina bodoniana, nella sua tipografia, quasi avvertendo il profumo degli inchiostri e il frusciare delle carte. Ma si entrerà anche nel cuore della cultura di un’epoca in cui Parma era tra le vere capitali europee. A rendere ancora più sacrale l’ambiente, la scelta del nero come colore dominante, se non unico. Nere le pareti, nere le lampade industriali che, pendendo dai soffitti, daranno luce ad opere che sono indiscutibili capolavori della storia dell’editoria e, più in generale della grafica. Al nuovo Museo Simone Verde, Direttore della Pilotta, ha destinato gli ex locali destinati a magazzino dei periodici della Biblioteca Palatina. 

Museo Bodoniano: a Parma per il museo di stampa più antico del mondo
Panoramica Museo Bodoniano, Palazzo Palazzo della Pilotta, Parma

Il Museo Bodoniano è il più antico museo della stampa al mondo – sottolinea De Pasquale (responsabile dell’allestimento) – essendo stato fondato da Angela Pezzana nel 1842 quando, per rendere visitabile i capolavori della produzione bodoniana, come avveniva quando Bodoni era in vita, venne allestita una “stanza dei punzoni”, con uno specifico conservatore, presso la Galleria dell’Incoronata della Palatina”.

Orari di apertura: Lunedì – Venerdì (9.00 — 13.00)

Prenotazione: via email, da inviare entro le ore 13.00 del giorno precedente.
Ingresso: gratuito

Per info: sito web

Museo Bodoniano: a Parma per il museo di stampa più antico del mondo
Dettaglio allestimento Museo Bodoniano, Parma

 

LA STRUTTURA DEL MUSEO BODONIANO

Museo Bodoniano: a Parma per il museo di stampa più antico del mondo
Prospetto visuale museo bodoniano, Parma

Quattro sono le sezioni su cui si svilupperà il nuovo Museo Bodoni. La prima sarà riservata a “Bodoni, Parma e l’Europa”. In questa sezione il visitatore avrà a disposizione una panoramica della produzione tipografica del tempo e dei tipografi di riferimento di Bodoni. A “La fabbrica del libro” è poi riservata la sezione più vasta, che andrà ad occupare la parte centrale della sala espositiva, divisa in quattro grandi nicchie. In ogni nicchia sono ricostruite le varie fasi di lavoro di Bodoni. Per passare a “La stampa”, con prove su carta e pergamena, copie su seta, e il torchio, ricostruzione del 1940, rimesso in funzione anche a fini didattici. Infine “L’illustrazione e la legatura”, presenti anche le lastre di rame relative alle edizioni bodoniane.

Se siete curiosi di scoprire Parma anche nel gusto cliccate qui e godetevi le pietanze più succulente e tipiche!




La primavera d’arte è pronta ad esplodere: tornano i weekend in arte

Finalmente dopo mesi oggi, speranzosi, torniamo a parlare di weekend d’arte. Le proposte nel mondo artistico per la primavera sembrano essere a dir poco rigogliose. Infatti musei, fondazioni e sedi espositive programmano l’apertura di nuove mostre per tutta la prossima stagione. Dopo una lunga pausa, le vostre future mete per i weekend torneranno ad essere città d’arte e musei ricchi di cultura. Quindi non ci resta che dare il via alle danze. Ecco le principali mete d’arte italiane che aspettano solo voi!

 

PARMA

Ad aprire la fitta serie di aperture di mostre da troppo tempo rinviate e di altre di nuova programmazione, è la Nuova Pilotta di Parma. Qui il direttore Simone Verde ha scelto di aprire la pubblico il prossimo 26 febbraio. Intorno ai quattro capolavori del Correggio La Madonna con la scodella e la Madonna di San Girolamo più le due tele provenienti dalla Cappella del Bono (con il Secondo Trattato di Parigi nel 1815 restituiti a Parma dal Louvre). La mostra presenta anche il meglio della produzione ottocentesca del Ducato, nell’epoca in cui Correggio diventa l’eroe della pittura nazionale parmigiana negli antichi saloni dell’Accademia. Qui una generazione di artisti si confronta con Correggio, traendone suggestioni che traguardano nelle loro originali opere, per la prima volta svelate al grande pubblico.

La primavera d'arte è pronta ad esplodere: tornano i weekend in arte
A sinistra: Correggio, Madonna di San Girolamo o Il Giorno, pittura a olio su tavola, 1528
A destra: Correggio, La Madonna della Scodella, olio su tavola, 1528-1530 circa

Dallo stesso 27 marzo ma sino al 4 luglio, la Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo mette in scena Modigliani. Opere dal Musée de Grenoble. L’esposizione, grazie alla collaborazione col Musée de Grenoble, di sei opere: tutti ritratti di Modigliani. Fra pittura e disegno, consente di analizzare il rapporto fra grafica e pittura e di cogliere i principali riferimenti culturali nel suo lavoro di ritrattista. Vengono esposti il dipinto Femme au col blanc raffigurante Lunia Czechowska, moglie dell’amico Léopold Zborowski, mercante d’arte e mecenate di Modigliani. Ma anche cinque ritratti a matita di personaggi della capitale francese degli anni Dieci, al tempo all’avanguardia internazionale.

La primavera d'arte è pronta ad esplodere: tornano i weekend in arte
A sinistra: Modigliani, Femme ou col blanc, 1917, olio su tela
A destra: Modigliani, portrait d’homme, 1915, matita su carta

VERONA 

La serie delle grandi mostre per il Settimo Centenario Dantesco è aperta dai Musei Civici di Verona, che dal 6 marzo al 3 ottobre, nella sede di Castelvecchio propongono Michael Mazur. L’Inferno. Mazur, incisore statunitense tra i maggiori del Novecento, illustra il viaggio di Dante con sconvolgente forza. La sua è un’interpretazione agghiacciante ed indelebile, decisamente originale. Ad emergere da questa esperienza è un audace confronto tra il grande interprete contemporaneo e l’immaginario medievale.

La primavera d'arte è pronta ad esplodere: tornano i weekend in arte
A sinistra: Michael Mazur
A destra: Michael Mazur, Canto III – Caronte, acquaforte e acquatinta, 1996

 

TORINO

A Torino, Camera  Centro Italiano per la Fotografia risponde con una doppietta: Camera doppia. Horst P. Horst e Lisette Model e, in parallelo, a Camera project room, Roberto Gabetti fotografo. Horst P. Horst e Lisette Model: genio della fotografia di moda lui, ironica e dissacrante street photographer lei. Entrambi punti di riferimento nello sviluppo del proprio specifico genere fotografico ed ispiratori di intere generazioni. Il loro atteggiamento nei confronti dei soggetti ritratti è totalmente opposto. Se per l’autore tedesco le proprie modelle rappresentano un’eleganza senza tempo, dai richiami classici e dalla bellezza statuaria. I soggetti ritratti dall’austriaca diventano caricature di sé stessi, emblema di una società goffa e decadente.

E, appunto, in parallelo alla mostra su Horst e Lisette Model, CAMERA ospita nella project room dal 24 marzo al 4 luglio, un centinaio di fotografie scattate dal celebre architetto Roberto Gabetti (Torino, 1925-2000). La mostra, curata da Sisto Giriodi, ripercorre momenti della vita privata e professionale di Roberto Gabetti (a venti anni dalla sua scomparsa). Viaggi in Italia e all’estero sulle orme dei maestri dell’architettura, scatti di progetti che esprimono un gusto unico nel suo genere. 

La primavera d'arte è pronta ad esplodere: tornano i weekend in arte
Boris Mikhailov: Senza titolo, dalla serie Superimpositions, 1968–75. © Boris Mikhailov Courtesy Camera – Centro Italiano per la Fotografia

 

NUORO 

Dal 29 marzo al 20 giugno, il Museo Nivola ad Orani (Nuoro) propone Peter Halley, figura chiave del Neo Concettualismo americano affermatosi negli anni Ottanta. Realizza al Nivola un progetto site-specific diretto a trasformare lo spazio espositivo del museo, un antico lavatoio pubblico dalle forme e proporzioni simili ad una chiesa. Halley riveste interamente l’ambiente con le sue composizioni digitali, creando un’esplosione di colore fluo che investe il visitatore, producendo un forte contrasto con il candore abbagliante del cortile e degli edifici del museo. Un’ottima meta per il vostro weekend d’arte!

La primavera d'arte è pronta ad esplodere: tornano i weekend in arte
Valeria Cherchi, Anatomia del silenzio, 2020, Museo Nivola, Orani, foto di Valentino Congia

TREVISO

Evento doppio, anzi triplo, a Treviso per un weekend d’arte speciale. Dove dal 28 marzo apre al pubblico l’attesa nuova sede del Museo Nazionale della Collezione Salce, apre la grandiosa mostra omaggio a Roberto Casaro, l’ultimo dei cartellonisti del cinema internazionale. Da Sergio Leone ad Amadeus, all’Ultimo Imperatore, Casaro ha firmato i manifesti per molti dei capolavori del cinema, da Cinecittà a Hollywood, riuscendo a trasporre l’anima di un film in un manifesto. Non utilizzando l’immagine fotografica di un personaggio o di una scena ma disegnandola. Una selezione di sue 300 opere è esposta, appunto. al nuovo Museo Salce a Santa Margherita, alla sezione del San Gaetano e ai Musei Civici di Santa Caterina. L’occasione per questa grande mostra è, come si diceva, offerta dall’apertura da parte del Mibact del nuovo Museo Nazionale Collezione Salce nell’ex Chiesa di Santa Margherita. Dopo due secoli di totale abbandono, si ha nel 2021 la rinascita come uno dei più interessanti nuovi musei italiani. Al suo interno, sono conservati i quasi 50 mila manifesti della Collezione Salce, una delle più importati al mondo. Tutto intorno uno spazio immersivo che, grazie alle nuove tecnologie, consente di rivivere l’edificio come quando vi si ammiravano gli affreschi di Tommasi da Modena. Tutto questo intorno ad un ampio spazio espositivo.

La primavera d'arte è pronta ad esplodere: tornano i weekend in arte
Museo Nazionale Collezione Salce

ROVIGO

Completamente diverso il racconto di Quando Gigli, Pavarotti e la Callas..I Teatri Storici del Polesine, mostra proposta da Fondazione Cariparo dal 13 marzo al 27 giugno in Palazzo Roncale, a Rovigo. Il Polesine fu terra di teatri. Tra Otto e Novecento, ne erano attivi almeno una cinquantina, tutti o quasi dedicati alla musica e al bel canto. Numero stupefacente se si tiene conto di com’erano questi territori al tempo. Nelle stagioni del passato, i pochi denari e la molta competenza hanno spinto i gestori a puntare su cantanti giovani ma di cui intuivano le potenzialità: qui debuttò Beniamino Gigli, qui cantò, appena trentenne, Luciano Pavarotti. E poi Antonio Cotogni, Maria Callas, Renata Tebaldi, Giulietta Simionato. Senza dimenticare Katia Ricciarelli, figlia di queste terre.

La primavera d'arte è pronta ad esplodere: tornano i weekend in arte
Rovigo. Teatro Sociale, foto Giovanni Hänninen

Chiude il mese di marzo e apre quello di aprile (il 31 marzo è in programma la vernice per la stampa, mentre il primo aprile apre al pubblico) Vedere la Musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie, che si potrà ammirare al Roverella, a Rovigo sino al 4 luglio. È il racconto di relazioni, intrecci e corrispondenze tra l’elemento musicale e le arti visive. A partire dall’affermazione, alla fine del XIX secolo, in tutta Europa, di un filone pittorico ispirato alle opere di Richard Wagner. Passando per il Cubismo, il Futurismo, il Neoplasticismo, fino al Dada e al Surrealismo, la musica si conferma un riferimento assoluto, divenendo centrale in Kandinskij e Klee, non meno che per altri protagonisti delle avanguardie europee. Esempi emblematici di questa fusione delle arti creano una mostra-spettacolo di assoluto fascino.

La primavera d'arte è pronta ad esplodere: tornano i weekend in arte
Paul Ranson, L’Iniziazione alla musica, 1889, collezione privata.

Aprile e maggio si presentano ancora più ricchi di proposte, non meno originali e stimolanti. I weekend d’arte in primavera aspettano solo voi!

Per coloro che desiderano programmare un weekend d’arte nel capoluogo lombardo, avete ancora poco tempo per andare a visitare il Cenacolo. Proprio oggi, 21 febbraio, è l’ultima vostra occasione! Ecco i dettagli.




Il Cenacolo di Leonardo: a Milano aperto al pubblico fino al 21 febbraio

La nostra rubrica d’arte oggi cade proprio nel famoso giorno in cui tutti gli innamorati celebrano il loro amore. Se la festa di San Valentino infatti celebra l’amore di coppia, noi oggi celebriamo l’amore per l’arte. Quindi, per chiunque avesse voglia di organizzarsi un weekend a Milano nei prossimi giorni ecco una meta imperdibile: Il Cenacolo (o ultima cena) di Leonardo Da Vinci a Milano. Avete letto bene, proprio il cenacolo del 1494 commissionato da Ludovico il Moro in persona e dipinto da uno degli artisti più famosi di sempre. Che aspettate?

Il Cenacolo di Leonardo: a Milano aperto al pubblico fino al 21 febbraio
Ultima cena, Leonardo da Vinci (1494-1498), MI

 

IL CENACOLO: DURATA, ORARI E BIGLIETTI DELLA MOSTRA

Durata: questo privilegio però non durerà per sempre, poiché il Cenacolo sarà aperto in via transitoria solo fino al 21 febbraio. 

Giorni di apertura: dal martedì al venerdì. Nei sabati e domeniche, salvo modifiche alla attuale normativa di contenimento del Covid, resterà chiuso.

Orari per il pubblico: primo accesso 9.45, ultimo 18.45. 

Biglietti: intero € 15,00 e ridotto: € 2,00 (per i giovani dai 18 ai 25 anni). Gli ingressi potranno essere prenotati online, con prevendita settimanale, date le incertezze sull’evolversi della situazione. Ma i biglietti potranno essere acquistati anche il giorno stesso della visita presso la biglietteria del museo dalle 9.30 alle 18.30, naturalmente sino alla saturazione dei posti disponibili (fino 16 ogni quarto d’ora).

Indirizzo: Corso Magenta, 24 (20123 Milano)

Telefono per info: 02.80294401 e il sito web

Il Cenacolo di Leonardo: a Milano aperto al pubblico fino al 21 febbraio
Dettaglio Ultima cena, Leonardo da Vinci (1494-1498), MI

 

PICCOLO ANEDDOTO SULL’OPERA DI LEONARDO

«Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di’, chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone» (Giovanni 13, 21-26)

L’affresco rappresenta un passo del Vangelo di Giovanni 13:21, nel quale Gesù annuncia che nelle ore avvenire verrà tradito da uno degli apostoli. Lo stile dell’opera si avvicina molto alla tradizione dei cenacoli di Firenze, ma Leonardo riesce rinnovare l’iconografia per dare alla composizione un’atmosfera quasi intima. Viene descritto infatti un momento estremamente delicato dell’episodio religioso, che riesce in qualche modo a trasmettere un sentimento emotivo a chi osserva questo capolavoro. Leonardo infatti, non a caso ha studiato a lungo i moti dell’animo dei singoli personaggi dell’opera, rivelati sconcertati e stupiti dalla notizia. 

Ecco un appunto di Leonardo riguardante l’opera (documentato nell’opera letteraria di Edmondo Solmi): 

«Uno, che beveva, lascia la zaina nel suo sito, e volge la testa inverso il proponitore. Un altro tesse le dita delle sue mani insieme, e con rigide ciglia si volta al compagno; l’altro, colle mani aperte, mostra le palme di quelle, e alza la spalla inverso li orecchi, e fa la bocca della meraviglia. Un altro parla nell’orecchio all’altro, e quello che l’ascolta si torce inverso lui, e gli porge li orecchi, tendendo un coltello nell’una mano e nell’altra il pane, mezzo diviso da tal coltello. L’altro, nel voltarsi, tenendo un coltello in mano, versa con tal mano una zaina sopra della tavola. L’altro posa le mani sopra della tavola e guarda, l’altro soffia nel boccone, l’altro si china per vedere il proponitore, e fassi ombra colla mano alli occhi, l’altro si tira indirieto a quel che si china, e vede il proponitore infra ‘l muro e ‘l chinato.»

Il Cenacolo di Leonardo: a Milano aperto al pubblico fino al 21 febbraio
Dettaglio Ultima cena, Leonardo da Vinci (1494-1498), MI