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Alto Piemonte da scoprire

A Vercelli e Novara si capita spesso per caso, ma il colpo di fulmine è assicurato

di Cinzia Meoni

L’Alto Piemonte è un territorio con vista sul Monte Rosa tutto da scoprire a meno di un’ora di distanza da Milano e da Torino.

Si capita in queste terre spesso, ma il colpo di fulmine è assicurato. Vercelli e Novara meritano più attenzione di quanto ne ricevano e regalano occasioni per weekend in ogni stagione dell’anno. Storia, arte, natura, enogastronomia e spiritualità si fondono in equilibrio perfetto in questa terra di risaie, città d’arte,  santuari e di villaggi in quota. Regno del Ghemme Docg, del Nebbiolo di Gattinara Docg e del Vespolina Doc, l’Alto Piemonte è anche patria della cipolla bionda di Cureggio e Fontaneto e della toma.

Sacro Monte di Varallo in provincia di Vercelli. Crediti Fotografici Archivio Atl Terre Alto Piemonte

Architetture ardite e soste golose a Novara

Antico crocevia tra Piemonte e Lombardia, Novara conserva un fascino raffinato fatto di palazzi ottocenteschi che si affacciano sull’antico castello visconteo-sforzesco, di piazze monumentali e di cortili, come quello del Broletto, e soprattutto di architetture sorprendenti.

Salumi tipici novaresi- Crediti Fotografici: Paolo Migliavacca per Archivio Fotografico Terre Alto Piemonte

La città è dominata, infatti, dai 121 metri di altezza della Cupola di San Gaudenzio firmata da Alessandro Antonelli. Dotati di casco e imbrago si può risalire fino in cima, attraverso camminamenti nascosti, per ammirare il paesaggio che si spinge fino ai grattacieli milanesi (per informazioni: https://katalata.it) Lo stesso Antonelli progetta anche la Cattedrale di Santa Maria Assunta, imponente edificio neoclassico sorto sul sito di due precedenti chiese.

Cupola di San Gaudenzio a Novara. Crediti Fotografici Kalata per Atl – Terre dell’Alto Piemonte

E, dopo aver ammirato Novara dall’alto, basta lasciarsi guidare dal profumo di zucchero che invade Corso Cavour, per imboccare il Vicolo Monte Ariolo dove il biscottificio Camporelli, dal 1852, produce i Biscottini di Novara, una dolce nuvola di soli tre ingredienti nata secoli fa come dono pasquale del clero cittadino al Vaticano. Da non perdere anche l’esplorazione dei negozi di alimentari alla ricerca della migliore Duja, un salame conservato nello strutto, e del miglior gorgonzola la cui produzione è legata per la gran parte proprio a Novara dove, dal 1970, ha sede anche il Consorzio di Tutela. Per maggiori informazioni www.turismonovara.it

Crediti Fotografici: Consorzio Gorgonzola

Vercelli: Mondine, Magna Carta e Marsigliese

A dare il benvenuto a Vercelli è la statua della Mondina di Agenore Fabbri. Questa cittadina di origine celtica porge così il suo tributo alle lavoranti che ogni anno arrivavano da tutta Italia per la monda. Un weekend a Vercelli può essere l’occasione per scoprire questo mondo rurale: sono infatti numerose le aziende agricole, come la Casina Oschiena (www.cascinaoschiena.it) che aprono le porte ai visitatori per mostrare il processo produttivo, le testimonianze storiche, gli antichi cascinali e le opere idrauliche. La risicoltura a Vercelli ha una tradizione secolare e affonda le proprie radici al Medioevo con l’arrivo dei monaci Cistercensi provenienti dalla Borgogna. E non deve stupire.

Prima diocesi del Piemonte Vercelli, già nell’Alto Medioevo, diventa un polo religioso e culturale grazie alla sua posizione lungo la via Francigena.

Una passeggiata per il centro della città mostra la ricca eredità dei secoli passati in un susseguirsi chiese affrescate, torri medievali come la Torre dell’Angelo, musei ricchi di tesori e piazze dai doppi nomi, quello ufficiale e quello legato alle antiche tradizioni. Come l’Antico Broletto, antica sede del comune, conosciuto anche come Piazza dei Pesci, o Piazza Cavour (già Piazza Maggiore) con i suoi portici e le botteghe storiche.

Basilica di Sant’Andrea a Vercelli. Crediti fotografici: Archivio Atl Terre dell’Alto Piemonte


Leggende e tradizioni: il fermento culturale di Vercelli attraversa i secoli

Ma a rapire lo sguardo del visitatore è innanzitutto l’Abazia di Sant’Andrea fondata nel 1219 dal cardinale Guala Bicchieri, personaggio leggendario che, quale legato papale nell’Inghilterra del XIII, concorre persino alla redazione della versione della Magna Charta Libertatum del 1217. Per realizzare l’Abazia il Cardinale chiama a Vercelli le migliori maestranze internazionali dell’epoca a cui affida successivamente anche la realizzazione dell’hospitalis e invita il filosofo e teologo Tommaso Gallo, già canonico a Parigi, che dà vita a un polo di formazione e di cultura.  
Il fermento culturale di Vercelli prosegue tutt’oggi anche grazie alla reinvenzione di antichi spazi come quelli della (ex) Chiesa di San Marco divenuta, in seguito alle soppressioni napoleoniche, prima sede del mercato centrale e poi dello spazio Arca al cui interno sono organizzate mostre di particolare interesse. Come quella attualmente in corso su Marc Chagall (www.arthemisia.it/it/mostra-chagall-vercelli), o quella dedicata, qualche tempo fa, a un altro cittadino illustre di Vercelli: Giovan Battista Viotti. Quest’ultimo, violinista e compositore alla Corte di Francia fino al 1792, sarebbe ispiratore secondo alcuni esperti, con il suo Tema e variazioni in Do maggiore del 1781 della musica della Marsigliese, ufficialmente attribuita a Rouget de Lisle. Per maggiori informazioni: visitvalsesiavercelli.it.

Varallo: l’artigianato, la natura e il patrimonio Unesco

Da Vercelli, seguendo il corso del Sesia, si arriva poi fino alla Valsesia dove le vallate attraversate da torrenti sono costellate da villaggi di montagna che mantengono la tradizione locale e la cultura walser. E se Alagna e l’Alpe di Mera sono tappe imperdibili per gli amanti degli sport outdoor, Varallo è una meta perfetta in ogni stagione dell’anno grazie al bel centro storico in cui si incontrano la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa di San Gaudenzio e la Torre Civica e, soprattutto, grazie al Sacro Monte che, arroccato a 608 metri di altezza, domina il borgo. È stato proprio questo “gran teatro montano” che rappresenta il Calvario, a ispirare gli altri Sacri Monti (in particolare quelli piemontesi e lombardi riconosciuti patrimonio dell’Umanità nel 2003).

Sacro Monte di Varallo. Crediti fotografici Archivio Fotografico Atl Piemonte


Il progetto nasce nel 1491 dall’idea del frate francescano Bernardino Caimi di riprodurre a Varallo una “Nuova Gerusalemme” e prende forma grazie a Gaudenzio Ferrari, pittore, scultore e architetto che realizza una sorta di modello narrativo raccolto dai maestri successivi.
Un pranzo con i piatti della tradizione al Vecchio Albergo Sacro Monte, proprio alla base del percorso di ascesa alle 44 cappelle e alla Basilica dell’Assunta, rimette in forze prima di tornare verso il centro cittadino dove, volendo, si possono apprendere i primi rudimenti di alcune tradizioni artigiane come il puncetto, un merletto ad ago e filo eseguito a mano (per informazioni Bottega dell’Artigianato di Varallo. puncetto @libero.it).

 

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