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Agli Stati Uniti il premio “Black in the World” 2020

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Nelle categorie dei Weekend Premium Green Awards c’è anche il Black In the World, un premio che nessuno, nonostante gli inviti, è mai venuto a ritirare! Perché è un “riconoscimento” che viene attribuito ai paesi che si sono maggiormente distinti per la poca attenzione alle politiche ambientali, per il non rispetto della nostra Terra in nome del profitto, per l’alta percentuale di morti dovuti all’inquinamento atmosferico.

Smog a Los Angeles, la città più inquinata degli Stati Uniti

A vincere il premio “Black in the World” 2020 sono gli Stati Uniti di Donald Trump, poco incline alla salvaguardia dell’ambiente e fautore di leggi “morbide” che, di fatto, riducono e smantellano gli standard “inquinanti”. Non solo, però. Gli Stati Uniti primeggiano anche come maggiori consumatori di concimi chimici.

Emissioni inquinanti in alcune fabbriche

Basti poi pensare che gli USA figurano anche nelle prime dieci posizioni tra i “paesi più mortali” del mondo. Si stima, infatti, che nel 2017 hanno perso la vita a causa dell’inquinamento quasi 197 mila persone. A questi si aggiunge il milione di morti stimati per esposizione al piombo, presente, per esempio, nelle vernici delle pareti di casa, nei vecchi sistemi idraulici, e in molti oggetti di uso quotidiano.

Lo skyline di Los Angeles si vede a malapena nella cortina di smog

Tuttavia, c’è anche una buona notizia. Entro la fine del 2020 potrebbe crescere il numero di stati americano che aderiscono al piano per il controllo dell’inquinamento adottato per prima dalla California. Gli Stati di Washington, Minnesota, New Mexico, Colorado e Ohio stanno infatti completando il piano di approvazione della misura.

2° posto per la Cina

Secondo podio per il Black in the World per la Cina. Il colosso asiatico, infatti, oltre ad avere emissioni di monossido di carbonio elevatissime, fa anche un uso smodato del carbone. E di limitare le emissioni e adottare misure di riduzione dell’inquinamento non ci pensa nemmeno! Anzi, sembra che per sopperire alle perdite economiche dovute al periodo di lockdown per il Coronavirus ha intenzione di moltiplicare la nascita di industrie altamente inquinanti, come cementifici o acciaierie.

A causa dello smog, in Cina le persone indossano sempre la mascherina

Per rendersi conto della gravità della situazione, basta andare a Pechino, dove lo smog è talmente denso da ridurre notevolmente la visibilità e dove è stata registrata la percentuale record di 250 microgrammi di polveri sottili per metro cubo.

3° posto per l’Australia

Terza posizione del podio “Black in the World” per l’Australia, che nel 2020 è stata protagonista di un disastro ambientale a causa dei devastanti incendi che hanno letteralmente ridotto in fumo la vita di 1 miliardo di animali selvatici e oltre 12 milioni di ettari di terra. Non solo. Nel periodo che va dal settembre 2019 al marzo 2020, il fumo scaturito dagli incendi è stato responsabile della morte di 417 persone, 3151 ricoveri per problemi respiratori e cardiovascolari, oltre a emergenze per asma.

Gli incendi in Australia “fotografati” dal satellite

Inoltre, la stagione degli incendi ha rilasciato nell’atmosfera 830 milioni di tonnellate di anidride carbonica, una quantità superiore all’inquinamento annuale di tutto il paese, pari a 530 milioni di tonnellate. E questo ha fatto “volare” l’Australia al sesto posto tra le nazioni più inquinanti del mondo, dopo Cina, Stati Uniti, India, Russia e Giappone.

Un canguro tenta di mettersi in salvo dalle fiamme

L’emergenza climatica, poi, in Australia non è mai stata affrontata con politiche di contenimento, al punto che il paese si è classificato al 57° posto su 57 posizioni nel Climate Change Performance Index 2020 che classifica in paesi in base alle azioni poste in essere per contrastate i cambiamenti climatici.