Ci sono luoghi che sembrano usciti da un romanzo fantasy o da un film di fantascienza: campanili che spuntano dall’acqua, borghi ricostruiti dagli artisti tra le rovine di un terremoto, terrazze bianche che sembrano neve tra le colline della Turchia, foreste che per dieci giorni l’anno diventano blu. Posti che, se non li avessimo visti in fotografia, giureremmo frutto di una mente troppo creativa. E invece esistono, si visitano, hanno una storia precisa e spesso anche un piatto tipico da assaggiare a fine giornata. Ecco dieci destinazioni autentiche, tra natura e mano dell’uomo, per chi ama viaggiare fuori dagli itinerari scontati.
1.CURON VENOSTA (Lago di Resia) — Alto Adige/Südtirol
Un campanile romanico del Trecento che emerge in mezzo a un lago: sembra un fotomontaggio, invece è uno dei simboli più iconici dell’Alto Adige. Tra il 1949 e il 1950 il gruppo Montecatini costruì una diga per produrre energia idroelettrica, unendo due bacini naturali e sommergendo il vecchio paese di Curon insieme a parte di Resia: 163 abitazioni finirono sott’acqua, gli abitanti vennero espropriati e trasferiti in pochi giorni.
Le campane furono rimosse prima dell’allagamento, ma la leggenda locale vuole che nelle notti di vento si sentano ancora suonare. D’inverno, quando il lago gela, si può camminare sul ghiaccio fino alla base della torre, spettacolo che ogni anno attira fotografi da tutta Europa. D’estate invece si percorre l’anello ciclopedonale di circa 15 chilometri che costeggia le acque turchesi con lo sfondo delle Alpi Venoste e, non lontano, l’ingresso al Parco Nazionale dello Stelvio. Qui la cucina è quella tipica sudtirolese: canederli, speck IGP, strudel di mele e i vini bianchi della Val Venosta, tra cui Riesling e Gewürztraminer.
INFO: Alto Adige/Südtirol Tourismus – suedtirol.info e Reschensee.com – Curon
2. BUSSANA VECCHIA — Liguria
Il 23 febbraio 1887 un violentissimo terremoto colpì l’entroterra di Sanremo proprio durante la messa domenicale nella chiesa di Sant’Egidio, provocando morti e crolli diffusi. Il borgo medievale venne dichiarato inagibile e abbandonato, mentre la popolazione ricostruì una Bussana Nuova più vicina al mare. Per quasi un secolo le case restarono vuote, finché — tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta — un gruppo di artisti e artigiani, italiani e stranieri, iniziò a occupare spontaneamente le rovine, restaurandole con le proprie mani usando le pietre stesse del crollo.
Nacque così il “Borgo degli Artisti”: oggi le case diroccate convivono con atelier di ceramica, pittura, vetro soffiato e piccole gallerie a cielo aperto, in una situazione abitativa ancora oggi giuridicamente particolare e mai del tutto regolarizzata. Passeggiando tra i vicoli si incontrano la chiesa di Sant’Egidio, rimasta scheletro a cielo aperto, la Torre dell’Arma e la vecchia mulattiera che sale verso Poggio Bussana, con vista sulla Riviera dei Fiori. Da provare la sardenaira, la pizza tipica sanremese con pomodoro, cipolle, olive taggiasche e acciughe, accompagnata da un bicchiere di Rossese di Dolceacqua.
INFO: Italia.it – Bussana Vecchia e Comune di Sanremo, sezione turismo
3. PAMUKKALE — Denizli, Turchia
Il nome significa letteralmente “castello di cotone“, e basta vederla in fotografia per capire perché: una collina intera ricoperta di terrazze bianche di calcare, riempite d’acqua termale turchese, che dal basso sembrano neve o ovatta modellata dal vento. Le vasche si sono formate nei millenni grazie a sorgenti calde ricche di carbonato di calcio, che depositandosi hanno costruito questi gradoni naturali. Sopra l’altopiano sorgeva Hierapolis, città termale fondata nel II secolo a.C. dai re di Pergamo proprio per sfruttare queste acque curative, diventata poi fiorente colonia romana.
Oggi se ne visitano il grande teatro romano ben conservato, la necropoli — una delle più estese dell’Asia Minore, con oltre 1200 tombe — e la Piscina di Cleopatra, dove si nuota tra colonne romane crollate sul fondo, secondo la leggenda proprio dove la regina d’Egitto avrebbe fatto il bagno in dono da Marco Antonio. Camminare a piedi nudi lungo le vasche calde è parte dell’esperienza, ma è obbligatorio farlo scalzi per proteggere i travertini. Il sito, patrimonio UNESCO dal 1988, è visitabile tutto l’anno; nei dintorni si assaggiano i kebab locali e il testi kebab, cotto in un’anfora di coccio sigillata e rotta al momento di servire.
INFO: Ministero della Cultura e del Turismo turco – muze.gov.tr (ingresso circa €30, orari 8:00-21:00 aprile-ottobre, 8:30-17:00 negli altri mesi)
4. GROTTA DI MELISSANI — Cefalonia, Grecia
Un lago sotterraneo color turchese, racchiuso in una grotta il cui tetto è crollato migliaia di anni fa lasciando entrare la luce del sole a picco: il risultato, soprattutto verso mezzogiorno, è un’acqua che sembra illuminata dall’interno. Il nome deriva dal mito della ninfa Melissanthi che, respinta dal dio Pan di cui era innamorata, si gettò disperata nelle acque gelide del lago; una versione più popolare parla invece di una giovane pastorella annegata cercando un agnello smarrito.
La grotta, nota agli abitanti locali da secoli, fu riportata alla luce nel 1951 dallo speleologo Giannis Petrocheilos e dalla moglie Anna, e aperta al pubblico nel 1963; nel 1962 l’archeologo Spyridon Marinatos vi scoprì statuette raffiganti Pan e un disco con una processione di ninfe danzanti, oggi al Museo Archeologico di Argostoli, che confermano come il luogo fosse già un santuario nell’antichità. Si visita in barca a remi, silenziosamente, lungo un lago che raggiunge i 39 metri di profondità e mescola acqua dolce e salata. Nei dintorni di Sami si gustano la robola, vino bianco autoctono di Cefalonia, e la kreatopita, torta salata di carne tipica dell’isola.
INFO: Melissani-cave.com (adulti € 7, ridotto €4; aperta 9:00-18:00 maggio-ottobre, orario ridotto in inverno)
5. HALLERBOS (Foresta Blu) — Vallonia, Belgio
Per la maggior parte dell’anno è un normale bosco misto a sud di Bruxelles, oltre 500 ettari tra faggi e querce. Ma per una decina di giorni, tra la seconda metà di aprile e i primi di maggio, il sottobosco esplode in un tappeto di giacinti selvatici (Hyacinthoides non-scripta) che tinge il terreno di un blu-violetto quasi irreale, complice la luce che filtra ancora generosa tra i rami appena rinverditi dei faggi prima che le chiome si chiudano del tutto.
Il fenomeno, che vale al bosco il soprannome di “Blue Forest“, richiama ogni primavera decine di migliaia di visitatori da tutta Europa, al punto che il comune di Halle ha dovuto regolamentare parcheggi e percorsi per proteggere la fragile fioritura: uscire dai sentieri segnalati è vietato. La visita ideale prevede il percorso delle Sequoie (4 km) o quello del Capriolo (7 km), oltre al piccolo Museo del Bosco. Prima o dopo la passeggiata, da provare le specialità fiamminghe della zona: le patatine fritte servite in cartoccio con maionese, i waffle di Bruxelles e una birra d’abbazia locale.
INFO: Visit Halle – Hallerbos e Agentschap voor Natuur en Bos
6. GIETHOORN — Overijssel, Paesi Bassi
Immaginate un paese senza strade, dove ogni casa si raggiunge solo in barca o attraversando uno dei suoi 180 ponticelli di legno: è Giethoorn, soprannominata la “Venezia del Nord” olandese. Fu fondato intorno al 1230 da un gruppo di fuggiaschi religiosi; secondo la leggenda locale, che dà anche origine al nome (da “geit”, capra, e “hoorn”, corno), gli abitanti trovarono sul terreno un gran numero di corna di capra, probabilmente resti di un branco travolto da un’alluvione. Nei secoli successivi, l’estrazione della torba per uso combustibile scavò canali e bacini sempre più numerosi, al punto che costruire strade divenne superfluo: i contadini si spostavano — e si spostano tuttora — con le tipiche imbarcazioni piatte dette “punter”.
Il centro storico conserva fattorie dal tetto di paglia risalenti al Settecento e il piccolo museo a cielo aperto ‘t Olde Maat Uus, che racconta la vita quotidiana di un tempo. La visita ideale prevede un giro in barca silenziosa (molte sono a motore elettrico per non disturbare la quiete del villaggio) e una sosta per assaggiare i pannenkoeken, gli enormi pancake salati o dolci tipici della cucina olandese, o il pesce affumicato dei laghi vicini.
INFO: Giethoorn.com, sito ufficiale
7. COLLE DELLE CROCI (Kryžių kalnas) — Šiauliai, Lituania
Su una piccola collina nel nord della Lituania si accumulano, da quasi due secoli, circa 100-200 mila croci di ogni dimensione: da minuscoli crocifissi da collo a grandi croci di legno intagliato portate da pellegrini di tutto il mondo. Le prime risalgono probabilmente al 1831, dopo la rivolta antirussa: senza corpi da seppellire, le famiglie dei ribelli scomparsi iniziarono a piantare croci in loro memoria. Nel Novecento il colle divenne un simbolo di resistenza silenziosa all’occupazione sovietica: le autorità lo rasero al suolo con i bulldozer almeno tre volte, nel 1961, nel 1973 e nel 1975, ma ogni volta gli abitanti tornarono di notte a ricostruirlo.
Nel 1993 Papa Giovanni Paolo II vi si recò in visita e benedisse il luogo, portandolo alla notorietà internazionale; oggi accanto sorge anche un piccolo convento francescano costruito per l’occasione. L’accesso è libero e gratuito, tutto l’anno, e passeggiare tra le croci — molte delle quali capolavori dell’artigianato ligneo lituano, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale — è un’esperienza spiazzante quanto suggestiva. Da provare i cepelinai, grandi gnocchi di patate ripieni di carne, piatto nazionale lituano, magari accompagnati da una birra artigianale locale.
INFO: Lithuania Travel – Hill of Crosses e visitsiauliai.lt — tel. +370 620 33513
8. MINIERA DI SALE DI WIELICZKA — Polonia
Vicino a Cracovia si scende fino a 135 metri sotto terra per scoprire un mondo scavato interamente nel sale: cappelle, statue, lampadari, persino bassorilievi del genere dell’Ultima Cena, tutto ricavato dalla roccia salina o modellato con il sale stesso. L’estrazione a Wieliczka è documentata fin dal XIII secolo ed è proseguita ininterrottamente fino al 2007, rendendola una delle attività industriali più longeve al mondo; nel 1978 la miniera fu tra i primi dodici siti al mondo inseriti nella lista del Patrimonio UNESCO.
La leggenda più celebre è quella della principessa ungherese Kinga che, prima di trasferirsi in Polonia per sposare il duca locale, gettò il proprio anello di fidanzamento in una miniera ungherese; l’anello sarebbe poi riapparso miracolosamente dentro un blocco di salgemma proprio a Wieliczka, evento che la tradizione lega alla scoperta del giacimento. La visita, che tocca appena una minima parte degli oltre 300 chilometri di gallerie, culmina nella spettacolare Cappella di Santa Kinga, enorme sala sotterranea tuttora usata per concerti e persino matrimoni. Nei dintorni si gustano i pierogi ripieni, lo żurek, zuppa acidula a base di farina fermentata, e l’oscypek, formaggio di pecora affumicato tipico dell’area di Cracovia.
INFO: Wieliczka-saltmine.com, sito ufficiale — biglietti online su bilety.kopalnia.pl
9. GRÜNER SEE — Tragöß-Sankt Katharein, Stiria (Austria)
D’inverno è un semplice parco ai piedi del massiccio dell’Hochschwab, con panchine, sentieri e un laghetto profondo poco più di un metro. Ogni primavera, però, lo scioglimento delle nevi lo trasforma in tutt’altro: l’acqua, limpidissima e di un verde smeraldo quasi irreale, può salire fino a 10-12 metri, sommergendo completamente panchine, ponticelli e alberi del prato sottostante. Per alcune settimane, tra maggio e giugno, chi si immerge con maschera o bombole può nuotare letteralmente sopra i sentieri che d’estate percorrerebbe a piedi, in uno scenario tanto surreale da aver reso il Grüner See una delle mete più fotografate d’Austria; proprio per la fragilità dell’ecosistema, oggi l’accesso subacqueo è regolamentato e limitato a orari e periodi precisi.
In autunno il livello si abbassa di nuovo fino a prosciugarsi quasi del tutto, restituendo il parco agli escursionisti. Attorno al lago si sviluppano sentieri come il Kamplsteig e la suggestiva gola del Marienklamm, mentre le locande della zona propongono la cucina tipica stiriana: pollo fritto alla Backhendl, taglieri di salumi e formaggi locali (Brettljause) e l’olio di semi di zucca stiriano, prodotto IGP simbolo della regione.
INFO: Steiermark.com – Grüner See — tel. +43 3868 8330, email gruenersee@tragoess-st-katharein.gv.at
10. IPOGEO DI ĦAL SAFLIENI — Paola, Malta
Nel 1902 alcuni operai che scavavano cisterne per delle nuove case sopra Paola sfondarono per errore il soffitto di un complesso sotterraneo rimasto sigillato per migliaia di anni: era l’Ipogeo di Ħal Saflieni, un santuario e poi necropoli scavato nella roccia calcarea su tre livelli, risalente al Neolitico (circa 4000-2500 a.C.). Nei suoi ambienti — tra cui la suggestiva “Camera dell’Oracolo“, dove una nicchia nella roccia amplifica in modo impressionante una voce maschile bassa, quasi certamente sfruttata per rituali — sono stati ritrovati i resti di circa 6-7 mila individui, oltre alla celebre statuetta della “Dama Dormiente“, oggi conservata al Museo Nazionale di Archeologia della Valletta.
Dal 1980 fa parte del patrimonio UNESCO insieme ai templi megalitici maltesi. Per preservarne il fragile microclima, l’accesso è contingentato a soli 10 visitatori per turno, senza possibilità di fotografare, e la prenotazione va effettuata con largo anticipo (spesso mesi prima) sul sito ufficiale di Heritage Malta. È una delle esperienze archeologiche più intense d’Europa proprio per questa esclusività quasi rituale. Dopo la visita, da assaggiare i pastizzi, sfogliatine salate ripiene di ricotta o piselli, e la fenkata, lo stufato di coniglio, piatto simbolo della cucina maltese.
INFO: Heritage Malta – Ħal Saflieni Hypogeum — tel. +356 2180 5019 (biglietto adulti €35, ridotto giovani/over 60 € 20, bambini 6-11 anni €15)

