C’è una stagione che sa aspettare, ed è l’autunno: quella in cui i paesaggi si accendono di rame e oro, le vendemmie profumano l’aria di mosto e le sagre di paese celebrano i frutti dell’annata appena raccolta. È il momento in cui il turismo rallenta, le luci si fanno più morbide e ogni destinazione rivela un volto diverso, spesso più autentico, rispetto all’affollata stagione estiva. Abbiamo selezionato dieci mete che, tra fine settembre e novembre, regalano il meglio di sé: quattro gioielli italiani dove le colline si tingono di giallo e il tartufo diventa protagonista, tre destinazioni europee dove castelli, vigneti e brughiere raccontano storie secolari, e tre mete extraeuropee che dimostrano come l’autunno, a seconda dell’emisfero, possa significare foglie di fuoco o fioriture di primavera. Che si tratti di un weekend enogastronomico a due passi da casa o di un viaggio dall’altra parte del mondo, ecco la nostra Top 10 delle destinazioni d’autunno, con la storia, le curiosità e tutte le informazioni utili per organizzare la partenza.
1. Val d’Orcia – TOSCANA, ITALIA
Non esiste cartolina più riconoscibile dell’Italia agricola di quella firmata dalla Val d’Orcia: colline dorate, filari di cipressi che disegnano curve perfette e casali solitari in cima a poggi dolcissimi. Il nome deriva dal fiume Orcia, che attraversa il territorio di cinque comuni — San Quirico d’Orcia, Pienza, Montalcino, Castiglione d’Orcia e Radicofani — riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità nel 2004 per aver reso concreto, già nel Rinascimento, l’ideale di paesaggio armonioso teorizzato dai grandi pittori senesi.

Il cuore culturale è Pienza, la “città ideale” voluta da Papa Pio II (al secolo Enea Silvio Piccolomini) e progettata dall’architetto Bernardo Rossellino a metà Quattrocento: pochi centri al mondo possono vantare un impianto urbano interamente ripensato in appena tre anni. Da vedere anche la rocca di Tentennano a Castiglione d’Orcia, la piazza termale di Bagno Vignoni — un’intera vasca d’acqua calda al posto della piazza del paese — e la fortezza di Montalcino, simbolo della Toscana vinicola. L’autunno è la stagione perfetta: a Montalcino è tempo di vendemmia e il Brunello, uno dei rossi più celebrati al mondo, si assaggia direttamente nelle cantine storiche; a Pienza il pecorino stagionato accompagna il tartufo bianco delle colline vicine, mentre le sagre di San Giovanni d’Asso celebrano proprio il tartufo tra ottobre e novembre. Le nebbie mattutine che avvolgono i poggi regalano scorci fotografici impossibili da trovare in altre stagioni.
INFO: www.visitvaldorcia.it
2. Val di Funes – TRENTINO-ALTO ADIGE, ITALIA
Se un luogo può sembrare uscito da un dipinto romantico, quello è la Val di Funes, incorniciata dalle guglie dolomitiche del gruppo delle Odle (Geisler), Patrimonio UNESCO. Il nome italiano è attestato già dal 1070 e avrebbe origini preromane, mentre il termine tedesco Villnöß deriverebbe dal ladino “Villes nöes“, cioè “nuovo villaggio”: un’origine linguistica che racconta la storia di un territorio conteso, nei secoli, tra genti retiche, latine, bavaresi e austriache. Il simbolo della valle è la piccola chiesa barocca di San Giovanni in Ranui, isolata nei prati con le Odle sullo sfondo: una delle immagini più fotografate di tutto l’Alto Adige. Merita una visita anche la romanica chiesetta di San Valentino, del 1303, e le malghe che punteggiano i sentieri del Parco Naturale Puez-Odle, tra le aree escursionistiche più amate delle Dolomiti.

In autunno i larici che vestono i versanti si accendono di un giallo dorato intenso, in contrasto con il grigio della roccia dolomitica: uno spettacolo che richiama fotografi da tutta Europa, soprattutto tra la seconda metà di ottobre e i primi di novembre. È anche il momento del Törggelen, l’antica tradizione contadina altoatesina che porta nei masi a degustare il vino nuovo, canederli, speck e caldarroste, prima che l’inverno chiuda i sentieri d’alta quota.
INFO: www.odlesdolomites.com tel. +39 0472 840 180 — info@odlesdolomites.com
3. Langhe – PIEMONTE, ITALIA
Le Langhe devono il loro nome, secondo l’ipotesi più accreditata, al latino “lingua”: le colline, viste dall’alto, sembrano infatti lunghe lingue di terra che si allungano tra un vigneto e l’altro. Dal 2014 il paesaggio vitivinicolo di Langhe-Roero e Monferrato è Patrimonio UNESCO, riconoscimento che consacra un territorio dove ogni filare racconta una storia di fatica contadina trasformata in eccellenza. Qui hanno sede alcuni dei vini più celebri al mondo, Barolo e Barbaresco, e ogni autunno la zona diventa la capitale del tartufo bianco d’Alba (Tuber magnatum Pico): la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, giunta nel 2026 alla 96ª edizione, anima la città con il celebre Mercato Mondiale del Tartufo.

Da non perdere il castello di Grinzane Cavour, che fu residenza del conte Camillo Cavour e oggi ospita l’Enoteca Regionale Piemontese, il WiMu (Museo del Vino) nel castello di Barolo e il balcone panoramico di La Morra, con vista sulle colline del Barolo fino al Monviso nelle giornate limpide. L’esperienza enogastronomica qui è imperdibile: tajarin al tartufo, brasato al Barolo, bagna cauda e formaggi di malga si accompagnano a degustazioni nelle cantine storiche. L’autunno, tra vendemmia, nebbie leggere e foliage nei boschi di querce e castagni, è semplicemente la stagione delle Langhe.
INFO: www.enteturismolmr.it (Ente Turismo Langhe Monferrato Roero), tel. +39 0173 35833 (ufficio di Alba) — info@visitlmr.it
4. Assisi e Norcia – UMBRIA, ITALIA
Il “cuore verde d’Italia” racchiude in un territorio compatto due dei luoghi spirituali più importanti del cristianesimo occidentale: Assisi, dove nel 1182 nacque Francesco, e Norcia, patria di san Benedetto, padre del monachesimo occidentale. Curiosità linguistica: dal nome di Norcia deriva il termine “norcineria”, diffuso in tutta Italia per indicare l’arte della lavorazione delle carni suine, mestiere che i norcini esportarono nei secoli in tutta la penisola. Ad Assisi, Patrimonio UNESCO dal 2000, la Basilica di San Francesco custodisce gli affreschi di Giotto e Cimabue in un ciclo che ha segnato la storia della pittura occidentale; da vedere anche la Basilica di Santa Chiara e la Rocca Maggiore, fortezza medievale che domina la città. Nel 2026 Assisi ospita, fino al 4 ottobre, la mostra “Franciscus. Fratello in arte”. A Norcia, la Basilica di San Benedetto, gravemente danneggiata dal terremoto del 2016, è al centro di una ricostruzione simbolo di rinascita per tutta la Valnerina.

L’autunno umbro è quello di “Frantoi Aperti“, che dal 17 ottobre al 15 novembre 2026 apre le porte dei frantoi regionali per assaggiare l’olio extravergine appena spremuto, ed è il momento in cui inizia la stagione del pregiato tartufo nero di Norcia. Tra un piatto di strangozzi al tartufo e un assaggio di salumi di Norcia, i borghi della Valnerina regalano un autunno lento e autentico, lontano dai flussi turistici estivi.
INFO: www.umbriatourism.it
5. Scottish Highlands – SCOZIA, REGNO UNITO
Le Highlands, letteralmente le “terre alte”, si contrappongono storicamente alle Lowlands della Scozia meridionale: una distinzione geografica che per secoli ha coinciso anche con una distinzione di lingua (il gaelico scozzese), cultura e struttura sociale basata sui clan. Qui, nel 1692, si consumò il tragico eccidio di Glencoe, quando membri del clan Campbell trucidarono gli ospiti del clan MacDonald: un episodio che ancora oggi aleggia tra le montagne di una delle valli più suggestive di tutta la Scozia. Tra i luoghi simbolo, il Loch Ness, avvolto dalla leggenda del suo mostro, il castello di Eilean Donan, tra i più fotografati al mondo su un isolotto tra tre loch, e l’Isola di Skye, con le sue formazioni rocciose vulcaniche. Le Highlands sono anche patria del whisky: la Speyside Malt Whisky Trail collega alcune delle distillerie più antiche e rinomate di Scozia.

L’autunno, tra fine settembre e ottobre, è il periodo del “rutting season“, quando i cervi maschi si sfidano bramendo nelle brughiere del Cairngorms National Park, mentre l’erica lascia il posto alle sfumature ambrate delle felci. È il momento migliore per una degustazione di whisky accompagnata da haggis o da una cullen skink, la zuppa di pesce affumicato tipica delle coste settentrionali, in un pub davanti al camino, mentre fuori il paesaggio si tinge di rame.
INFO: www.visitscotland.com, info@visitscotland.com
6. Valle del Douro – PORTOGALLO
La Valle del Douro è, dal 1756, la più antica regione vinicola demarcata e regolamentata al mondo, istituita per volere del Marchese di Pombal per tutelare la produzione del vino di Porto. Il paesaggio di vigneti terrazzati (i cosiddetti “socalcos”), scavati a mano lungo le pendici scoscese del fiume Douro, è stato dichiarato Patrimonio UNESCO nel 2001: un mosaico agricolo unico al mondo, frutto di secoli di ingegneria contadina. Il modo migliore per scoprirla è muoversi tra i celebri miradouros — i belvedere di São Leonardo da Galafura, Casal de Loivos (inserito dalla BBC tra i sei panorami più belli al mondo) e São Salvador do Mundo — oppure a bordo dello storico treno che costeggia il fiume fino alla stazione di Pinhão, rivestita di azulejos che raccontano la storia della vendemmia.

A Lamego, la scenografica scalinata barocca del Santuario di Nossa Senhora dos Remédios merita la salita a piedi. A Vila Nova de Gaia, alla foce del fiume, le storiche cantine del vino di Porto aprono le loro botti per le degustazioni. Settembre e ottobre sono i mesi della vindima, la vendemmia: partecipare alla raccolta dell’uva in una quinta (tenuta vinicola) storica, magari pigiando ancora a piedi nudi secondo tradizione, è un’esperienza che unisce paesaggio, storia e convivialità, con il foliage che infiamma i filari di rosso e oro.
INFO: www.visitportugal.com/en/content/douro-valley
7. Alsazia — Colmar e Strasburgo – FRANCIA
Terra di confine per eccellenza, l‘Alsazia è passata tra Francia e Germania più volte nella sua storia — dal 1871 al 1918 e poi ancora durante la Seconda guerra mondiale — dando vita a un’identità culturale unica, visibile nell’architettura a graticcio (colombage) dei suoi villaggi e nella lingua alsaziana ancora parlata dagli anziani. Colmar, con il quartiere della “Petite Venise” attraversato da canali fioriti, diede i natali a Frédéric Auguste Bartholdi, lo scultore della Statua della Libertà, oggi celebrato in un museo a lui dedicato.

A Strasburgo, sede del Parlamento Europeo, la Cattedrale di Notre-Dame, con la sua guglia unica e l’orologio astronomico cinquecentesco, domina il centro storico della Grande Île, anch’essa Patrimonio UNESCO. Lungo la Route des Vins d’Alsace, che attraversa borghi da fiaba come Riquewihr ed Eguisheim, si producono Riesling e Gewürztraminer tra i più apprezzati d’Europa. In autunno, tra fine settembre e ottobre, le Fêtes des Vendanges animano i villaggi vinicoli con degustazioni, musica e mercatini, mentre i filari si tingono di giallo lungo tutta la strada del vino. È la stagione ideale per assaggiare la choucroute garnie o una flammekueche fumante in una winstub, le tipiche taverne alsaziane, prima che il freddo porti con sé i primi mercatini di Natale.
INFO: www.visit.alsace, www.tourisme-colmar.com — tel. +33 (0)3 89 20 68 92 — info@tourisme-colmar.com
8. Vermont e New England – STATI UNITI
Il Vermont deve il proprio nome, secondo la tradizione più diffusa, alla fusione delle parole francesi “vert” e “mont”, ovvero “monte verde”: un omaggio ai Green Mountains che attraversano lo stato da nord a sud e che, per una manciata di settimane l’anno, si trasformano in un caleidoscopio di rosso, arancio e oro. Il fenomeno del foliage autunnale, che qui raggiunge il picco tra fine settembre e metà ottobre, attira visitatori da tutto il mondo fin dall’Ottocento, quando le prime linee ferroviarie iniziarono a pubblicizzare i “foliage special train“.

Tra le tappe imperdibili, i ponti coperti in legno che punteggiano le campagne, autentiche icone dell’architettura rurale americana, il grazioso centro di Burlington con la sua Church Street Marketplace, e la fabbrica-museo di Ben & Jerry’s a Waterbury. Lo Shelburne Museum, con la sua collezione di arte popolare americana e persino un piroscafo a ruote conservato su terraferma, racconta la storia sociale della regione. Il Vermont è anche patria dello sciroppo d’acero: in autunno le fattorie aprono le loro “sugarhouses” per degustazioni di sciroppo appena raccolto, mele e i tipici cider donuts, le ciambelle fritte al sidro. Percorrere in auto la Route 100, la strada panoramica che attraversa lo stato da nord a sud, tra boschi infuocati e villaggi con il classico campanile bianco, è l’esperienza di “leaf peeping” per eccellenza.
INFO: www.vermontvacation.com
9. Kyoto – GIAPPONE
Per oltre mille anni, dal 794 al 1868, Kyoto è stata la capitale imperiale del Giappone: il suo stesso nome, scritto con i caratteri 京都, significa letteralmente “città capitale“. Diciassette tra templi, santuari e castelli della città sono stati riconosciuti Patrimonio UNESCO nel 1994 come “Monumenti storici dell’antica Kyoto”, a testimonianza di un’eredità culturale senza pari in Giappone. Tra le tappe classiche, il tempio ligneo di Kiyomizu-dera, costruito senza l’uso di chiodi, il santuario Fushimi Inari con il suo tunnel di migliaia di torii vermigli, e il bosco di bambù di Arashiyama. In autunno, i templi di Tofuku-ji ed Eikan-dō diventano meta di pellegrinaggio fotografico grazie agli aceri (momiji) che si accendono di rosso intenso, spesso illuminati la sera in suggestive aperture straordinarie.

Il momento migliore per il koyo, la stagione delle foglie autunnali, va generalmente da metà novembre a inizio dicembre, quando il foliage scende gradualmente dalle colline verso il centro città. È anche la stagione perfetta per un pranzo kaiseki, il raffinato menu degustazione multi-portata della tradizione giapponese, o per una pausa in una casa da tè nel quartiere di Gion, cuore della cultura di geiko e maiko, tra dolci a base di matcha e castagne di stagione.
INFO: www.kyoto.travel, www.kyokanko.or.jp
10. Città del Capo e i Winelands – SUDAFRICA
C’è un motivo se questa voce chiude la nostra Top 10 in controtendenza: mentre in Italia le foglie cadono, a Città del Capo e nei Winelands è primavera. Un curioso rovesciamento di stagioni che rende l’area del Capo una destinazione ideale per chi, tra settembre e novembre, cerca sole, fioriture e vigneti in pieno germoglio invece del freddo autunnale europeo. Stellenbosch, cuore dei Winelands, fu fondata nel 1679 dal governatore olandese Simon van der Stel, che le diede il proprio nome: “Stellenbosch” significa infatti “il bosco di Stel”.

È la seconda città più antica del Sudafrica e la culla della viticoltura del Paese: le sue vie alberate di querce e l’architettura in stile Cape Dutch, con i tipici frontoni bianchi a volute, si respirano passeggiando lungo Dorp Street, una delle strade storiche meglio conservate dell’emisfero australe. Le tenute vinicole della zona, molte delle quali risalgono al Seicento, producono alcuni dei migliori Pinotage e Chenin Blanc al mondo, da degustare tra i filari in fiore. Non lontano, sulla costa, il villaggio di Hermanus è considerato tra i migliori punti al mondo per l’avvistamento delle balene franche australi dalla terraferma: la stagione, che va da giugno a novembre con il picco tra settembre e ottobre, coincide perfettamente con l’autunno europeo. Aggiungeteci una gita a Città del Capo, con la Table Mountain e Robben Island, e un buon braai (il barbecue sudafricano) in una tenuta dei Winelands, per un autunno capovolto all’insegna del sole.
INFO: www.visitstellenbosch.org — tel. +27 (0)21 886 4310. Per Città del Capo: www.capetown.travel








