Ci sono borghi da cartolina, borghi in cui sembra di fare un salto indietro nel tempo e vivere la storia e borghi abbandonati, dove il tempo ha cristallizzato un momento, magari dopo un evento storico che ha portato al loro abbandono. Alcuni di essi conservano tutto il loto fascino e si possono visitare, perché hanno molto da raccontare. Nella TOP 10 di questa settimana vi suggeriamo 10 borghi fantasma italiani, tutti da scoprire.
1.Craco (Matera, Basilicata)
Arroccato su uno sperone di argilla a 400 metri d’altezza nella Valle del Cavone, Craco è forse il borgo abbandonato più iconico d’Italia — e uno dei più fotografati al mondo. Il suo profilo in rovina, dominato dall’imponente torre normanna del XII secolo, è rimasto nella memoria collettiva anche grazie al cinema: Mel Gibson lo scelse come set per La Passione di Cristo, e James Bond vi ha corso in Quantum of Solace. La storia di Craco è millenaria: il borgo fu fondato nell’VIII secolo dai monaci basiliani greci, e nei secoli si sviluppò come importante centro agricolo e culturale. Nel 1963 una grave frana costrinse i primi evacuazioni, mentre nel 1980 il terremoto dell’Irpinia definitivamente svuotò le ultime case. Oggi i 1800 abitanti sono dispersi nella vicina Craco Peschiera.

Per arrivarci si prende la SS7 da Matera (circa 50 km), poi si seguono le indicazioni per Craco Peschiera. Da lì una strada panoramica porta al borgo vecchio. Visite guidate obbligatorie per ragioni di sicurezza: le guide locali accompagnano i visitatori tra le rovine con partenza dalla biglietteria. Nelle vicinanze: le Gravine di Matera, la magnifica Matera, e le masserie lucane dove gustare lagane con i ceci, pane di Matera DOP e il Primitivo di Manduria.
INFO: www.craco.it
2.Civita di Bagnoregio (Viterbo, Lazio)
Soprannominata “la città che muore”, Civita di Bagnoregio si erge solitaria su un pinnacolo di tufo vulcanico nel cuore della Tuscia, collegata al mondo da un unico ponte pedonale lungo 300 metri. Fondata dagli Etruschi nel VI secolo a.C., è da considerarsi un miracolo di sopravvivenza: l’erosione delle argille che costituiscono la base del colle ha progressivamente isolato e ridotto il borgo, che oggi conta appena cinque residenti stabili. Nonostante l’abbandono demografico, Civita è uno dei borghi più visitati d’Italia: le case medievali restaurate, la chiesa di San Donato con l’altare etrusco, le grotte scavate nella roccia e i giardini pensili regalano un’atmosfera irreale. Lo scrittore Bonaventura Tecchi la descrisse come un luogo “dove il tempo non esiste”. L’erosione continua: ogni anno il colle perde qualche metro.

Si raggiunge facilmente da Bagnoregio (4 km), a sua volta collegata a Viterbo e Roma. Si parcheggia a Bagnoregio, poi si prosegue con la navetta o a piedi fino al ponte. Nei dintorni: il Lago di Bolsena, Orvieto (20 km), la necropoli etrusca di Bagnoregio. Da assaggiare: la zuppa di cicerchie, i funghi porcini dei Monti Volsini e i vini DOC.
INFO: www.civita-di-bagnoregio.info
3. Apice Vecchia (Benevento, Campania)
Nel Sannio campano, a pochi chilometri dallo svincolo autostradale dell’A16, si cela uno dei borghi abbandonati più intatti e meno conosciuti d’Italia: Apice Vecchia. A differenza di altri paesi fantasma, qui il tempo sembra davvero essersi fermato il 23 novembre 1980, giorno del devastante terremoto dell’Irpinia. Gli abitanti, circa 7.000 prima del sisma, furono evacuati nel giro di ore e non tornarono più. Passeggiare per le strade di Apice è un’esperienza surreale: le case sono ancora arredate, i manifesti elettorali sbiaditi alle pareti, la farmacia conserva i barattoli sugli scaffali, la banca ha ancora la cassaforte spalancata. È un museo involontario della vita del Novecento. Il comune fu fondato dai Longobardi nell’VIII secolo e raggiunse il massimo splendore nel periodo medievale, con castello, conventi e una vivace attività commerciale lungo la via della transumanza.

Si raggiunge in auto dall’uscita autostradale di Benevento-Est, percorrendo circa 12 km in direzione Apice. L’accesso è libero, ma è consigliata la guida locale per sicurezza. Nelle vicinanze: Benevento e il suo Arco di Traiano, il Museo del Sannio, le Terme di Telese. Da gustare: il Caciocavallo del Sannio, la soppressata beneventana e il Falanghina del Sannio DOC.
INFO: www.comune.apice.bn.it/vivere_il_comune/luoghi/luogo_4.html
4. Roscigno Vecchia (Salerno, Campania)
Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, incastonato tra boschi di querce e colline di argilla instabile, sorge Roscigno Vecchia, universalmente nota come “la Pompei del ‘900“. A differenza delle altre città fantasma, qui non c’è stato un evento catastrofico improvviso: l’abbandono fu lento, decennale, consumato tra il 1900 e il 1969, quando le continue frane imposero la definitiva evacuazione. La particolarità di Roscigno è che per decenni ci ha vissuto un solo abitante, Giuseppe Spagnuolo, soprannominato “il custode”, che ha trascorso tutta la sua vita nel paese deserto, diventando lui stesso simbolo di quella resistenza alla modernità. Morto nel 2017, è sepolto nel cimitero del borgo. Le stradine acciottolate, la piazza con la fontana, la chiesa madre di San Nicola con affreschi ancora visibili: tutto è rimasto straordinariamente integro.

Da Salerno si percorre la SS166 verso Auletta, poi si sale verso Roscigno (circa 70 km). Il borgo è liberamente visitabile. Nelle vicinanze: la Certosa di Padula (Patrimonio UNESCO), le Grotte di Pertosa, le spiagge di Palinuro e Acciaroli. Da mangiare: mozzarella di bufala, cacioricotta del Cilento, alici di Menaica e il fusillo cilentano fatto a mano.
INFO: www.roscignovecchia.it
5.Bussana Vecchia (Imperia, Liguria)
A pochi chilometri dal mare della Riviera dei Fiori, nell’entroterra imperiese, Bussana Vecchia racconta una storia di distruzione e rinascita. Il 23 febbraio 1887 un terribile terremoto di magnitudo 6.7 rasa al suolo il borgo medievale durante la messa della domenica: centinaia di morti e una comunità decimata che costruisce in tutta fretta il nuovo paese a valle, abbandonando per sempre le rovine dell’antico. Ma la storia di Bussana non finisce qui. Negli anni ’60 un gruppo di artisti internazionali — pittori, scultori, ceramisti — riscopre il borgo diroccato e comincia ad abitarlo abusivamente, trasformando le case in rovina in atelier e gallerie. Oggi è una comunità di artisti ancora vivace e pienamente abitata, che convive con il fascino delle rovine. Passeggiando tra i vicoli si incontrano sculture, tele, mosaici e installazioni: un borgo-museo vivo e pulsante.

Da Sanremo (4 km) si raggiunge in auto o con bus locale. Parcheggio alla base, poi si sale a piedi. Negozi e gallerie aperte soprattutto nel weekend. Nei pressi: Sanremo, il mercato dei fiori di Ventimiglia, il Principato di Monaco (20 km). Da assaggiare: pasta di Liguria con pesto di basilico, brandacujun, vini Rossese di Dolceacqua DOC.
6. Pentedattilo (Reggio Calabria, Calabria)
Il nome viene dal greco antico: pente daktyloi, cinque dita. E davvero il profilo del monte che sovrasta questo borgo sembra una mano gigantesca emergere dalla roccia, a ridosso delle pendici dell’Aspromonte affacciate sullo Stretto di Messina. Pentedattilo è uno dei borghi più scenografici d’Italia, ma anche uno dei più tormentati. La leggenda vuole che nel 1686 i Feudatari Alberti siano stati massacrati qui durante la notte di Pasqua dalla famiglia rivale dei Abenavoli, in una vicenda che ancora oggi alimenta i racconti locali. Il borgo fu fondato dai Greci e rifondato dai Normanni: conserva resti di castello medievale, una chiesa rupestre del XVII secolo e un labirinto di vicoli scavati nella pietra viva. Le frane e il terremoto del 1908 ne decretarono l’abbandono progressivo.

Da Reggio Calabria si percorrono circa 40 km sulla SS106 Jonica. Il borgo è liberamente visitabile; visite guidate disponibili su prenotazione. Nei dintorni: il Parco Nazionale dell’Aspromonte, la Costa dei Gelsomini, i bronzi di Riace al Museo Nazionale di Reggio. Da assaggiare: ‘nduja di Spilinga, pitta ‘mpigliata, bergamotto reggino e il Cirò Rosso DOC.
INFO: www.pentedattilo.rc.it
7. Consonno (Lecco, Lombardia)
La storia di Consonno è una delle più bizzarre del panorama italiano: non abbandonata per calamità, non per emigrazione, ma per un folle progetto speculativo degli anni ’60. Il conte Mario Bagno acquistò l’intero borgo medievale, ne demolì quasi tutte le strutture originarie e costruì al loro posto una Las Vegas in miniatura sulle colline brianzole: alberghi, ristoranti, luna park, un minareto kitsch, un castello stile Disneyland. La “Città dei Balocchi” aprì i battenti nel 1969 e chiuse già nel 1976, quando una frana tranciò l’unica strada di accesso. Oggi Consonno è un trionfo di decadenza: le strutture kitsch del conte invase dalla vegetazione, il minareto ancora in piedi ma scrostato, le piscine ricolme di detriti. Un posto che sembra uscito da un film di fantascienza ambientato nel passato. La chiesa romanica di Sant’Eufemia — unico edificio risparmiato dalle demolizioni — è ancora consacrata e aperta.

Si raggiunge da Olginate (LC) percorrendo la strada che sale verso Consonno (circa 5 km). Accesso libero. Nei dintorni: il Lago di Garlate, Lecco e il suo Lago, la Valsassina. Da assaggiare: polenta taragna, formaggi della Valsassina (Taleggio, Grana Padano) e i dolci di Lecco.
INFO: www.consonno.it/home.htm
8. Fabbriche di Careggine (Lucca, Toscana)
C’è un borgo che emerge dalle acque solo ogni vent’anni: Fabbriche di Careggine, sommerso nel 1953 dalle acque del Lago di Vagli, nel cuore delle Alpi Apuane. Quando l’Enel svuota il bacino artificiale per lavori di manutenzione — evento raro, accaduto nel 1958, 1974, 1983 e 1994 — le strade, le case, il cimitero, persino il campanile della chiesa emergono dall’acqua come un’apparizione medievale. Il borgo fu fondato nel Medioevo da fabbri che lavoravano il ferro delle miniere apuane — da qui il nome. Era un centro modesto ma vitale: 150 abitanti, una manciata di case attorno alla piazza e alla chiesa di San Teodoro. Nel 1953 tutti furono indennizzati e costretti a trasferirsi per consentire la costruzione della diga. La prossima svuotatura del lago è prevista intorno al 2030— un evento che richiama ogni volta migliaia di visitatori.

Da Castelnuovo di Garfagnana si percorrono circa 25 km verso Vagli di Sotto. Il lago è sempre visitabile dalla riva; quando il borgo emerge, l’accesso è regolato. Nei pressi: le Cave di Marmo di Carrara, le Grotte del Vento, il borgo medievale di Barga. Da gustare: farro della Garfagnana IGP, lardo di Colonnata, tordelli lucchesi e vino Candia dei Colli Apuani.
INFO: www.visittuscany.com/it/citta-e-borghi/careggine/
9. Roghudi Vecchio (Reggio Calabria, Calabria)
Nascosto in una delle gole più selvagge dell’Aspromonte, lungo il torrente Amendolea, Roghudi Vecchio è uno degli ultimi avamposti della cultura grecanica calabrese — quella comunità discendente dagli antichi coloni greci che ancora fino agli anni ’70 parlava un dialetto greco arcaico, il Griko. Il borgo è arroccato su una rupe a strapiombo, accessibile solo a piedi attraverso un sentiero scosceso. L’alluvione del 1971 e quella più grave del 1973 convinsero gli abitanti — già quasi del tutto emigrati al Nord o in Germania — ad accettare il trasferimento forzato nel nuovo villaggio di Roghudi Nuovo, sulla costa. Il vecchio borgo è rimasto intatto: le case in pietra calcarea, i vicoli stretti, la piccola chiesa di San Giorgio, i mulini sul torrente. La vegetazione sta lentamente riprendendo possesso, ma la struttura urbanistica è leggibile.

Da Melito di Porto Salvo si raggiunge la fiumara Amendolea (circa 20 km), poi si prosegue a piedi per circa 2 ore su sentiero. Equipaggiamento da trekking obbligatorio. Nei dintorni: il Parco Nazionale dell’Aspromonte, le fiumare, Pentedattilo. Da assaggiare: pane di casa grecanico, capretto al forno, pitta con ‘nduja e il vino Pellaro.
INFO: www.parconazionaleaspromonte.it/pun-dettaglio.php?id=3012
10. Poggioreale Vecchia (Trapani, Sicilia)
Nel cuore della Valle del Belìce, a pochi chilometri da Selinunte, Poggioreale Vecchia è il borgo fantasma del terremoto del Belice del 15 gennaio 1968 — una catastrofe di magnitudo 6.4 che in pochi secondi rase al suolo undici comuni siciliani, uccise oltre 300 persone e ne rese senza casa 100.000. Poggioreale fu tra i paesi più colpiti: la vecchia comunità fu trasferita nel nuovo insediamento di Poggioreale Nuova, a un chilometro di distanza. Ciò che rimane del borgo antico è spettrale e commovente insieme: il Palazzo Pignatelli, la piazza con i portici crollati, la Chiesa Madre con le navate aperte al cielo, i vasi che si svuotano lentamente di significato. Tutto è rimasto congelato nel 1968. A differenza di altri siti simili, qui non c’è stata alcuna forma di recupero o musealizzazione: le rovine sono autentiche, non messe in scena per i turisti.

Da Palermo si percorrono circa 80 km sulla A29 direzione Mazara del Vallo, uscita Castelvetrano. Da lì circa 15 km verso Poggioreale. Accesso libero. Nei dintorni: il Parco Archeologico di Selinunte (tra i più grandi del Mediterraneo), Sciacca e le sue terme, Sambuca di Sicilia. Da gustare: pasta con le sarde, arancine di riso, cuscus alla trapanese e il Nero d’Avola.
INFO: www.visitpoggioreale.it







